L’autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazioni delle condizioni locali.

Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte delle pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all’interno del provvedimento complesso.
Ricorso al TAR Palermo di Cittadini di Isola delle Femmine per annullamento decreto n 693 della Regione Sicilia a favore della Italcementi

Conferenze: 31 Luglio 2007-21 Novembre 2007-31 gennaio 2008-20 febbraio 2008-19 marzo 2008

Cambiamo Aria


Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio. L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene. E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quidi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.

Se intanto il camponato finisce, pazienza.

Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore
Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

martedì 17 novembre 2015

Da Dell'Utri un inedito di Pasolini sui misteri dell'Eni

Da Dell'Utri un inedito di Pasolini sui misteri dell'Eni
2 Marzo 2010


Credits: Ansa
Credits: Ansa
La notizia è di quelle bomba. Esiste un capitolo scomparso di Petrolio di Pier Paolo Pasolini: lo avrebbe ritrovato Marcello Dell’Utri.
Durante la presentazione della Mostra del libro antico, che si terrà a Milano dal 12 al 14 marzo, Dell’Utri (che ne è il curatore) ha svelato di essere in possesso di un dattiloscritto di Pasolini. Si tratterebbe addirittura di un capitolo di Petrolio, il romanzo incompiuto a cui Pasolini lavorò negli ultimi anni della sua vita, pubblicato postumo nel 1992 da Einaudi. Dell’Utri ha ipotizzato che lo scritto sia stato rubato dalla casa di Pasolini dopo la sua morte; sarebbe riemerso recentemente proprio durante l’allestimento della mostra “Immagini corsare: ritratti e libri di Pier Paolo Pasolini” organizzata da Alessandro Noceti e dalla Libreria Carattere di Milano, che farà parte della Mostra del libro antico.
“L’ho letto ma non posso ancora dire nulla”, ha commentato Dell’Utri, “è uno scritto inquietante per l’Eni, parla di temi e problemi dell’Eni, di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese e di Mattei” (citazione ripresa dal lancio stampa dell’Ansa).
L’annuncio ha creato un autentico tsunami mediatico e ha sollevato da più parti, politica e mondo letterario, molti dubbi e domande. Come Dell’Utri è effettivamente venuto in possesso del dattiloscritto? Chi lo trafugò dalla casa di Pasolini, selezionando oltretutto le giuste pagine da un corpus ponderoso (oltre 500 le pagine a noi pervenute), disordinato e frammentario? Il contenuto del capitolo scomparso può essere in qualche modo collegato alla morte di Pasolini?
La vicenda ha tutti i connotati del giallo. Dell’Utri ha aggiunto che il mistero delle pagine ritrovate sarà svelato in occasione della mostra. Per la soluzione, quindi, non resta che attendere.
Una premessa. Marcello Dell’Utri ha fama di bibliofilo e collezionista, ma già una volta è inciampato nel suo entusiasmo. Tre anni fa annunciò di possedere i diari originali di Benito Mussolini e si lasciò andare a una ricostruzione della personalità del Duce rivisitata attraverso quei documenti. Ma, come dimostrò L’Espresso, al quale quegli stessi diari furono offerti, si trattava di un falso. Ora il senatore del Pdl annuncia di avere tra le mani un foglio inedito di Pier Paolo Pasolini, un dattiloscritto di cui alcuni esperti sospettavano l’esistenza. Di più, un dattiloscritto di Petrolio. Di più, parole di Dell’Utri, un testo “inquietante per l’Eni”.
Passo indietro. Petrolio fu l’ultima ossessione di Pasolini. Lo incominciò nel 1972, non riuscì a finirlo perché morì nel ’75, fu pubblicato postumo nel ’92, ironia della sorte un romanzo sulle stragi nella stagione in cui le stragi in Italia erano riprese. E’ un testo oscuro e vischioso come il suo titolo nonostante l’immenso lavoro editoriale a cui è stato sottoposto. E’ più uno zibaldone di appunti che un romanzo. Ma se la trama non è del tutto chiara, è chiaro invece che cosa doveva diventare.
Quando Pasolini scriveva “Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi” non rinunciò mai a voler dimostrare che tipo di Paese fosse l’Italia della Guerra fredda. E trovò il filo che teneva insieme la notte della Repubblica perché, diceva, “sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero”. E il filo che trovò non era rosso, ma nero. Come le stragi di Stato, la strategia della tensione e, appunto, il petrolio. Cioè l’Eni, cioè la morte di Mattei, cioè Cefis, cioè la Montedison, cioè quell’Italia raccontata anche da Eugenio Scalfari e Giuseppe Turani in Razza padrona.
Questo doveva essere Petrolio: un racconto di duemila pagine (ne sono rimaste cinqucento) sull’Italia che affondava scritto in un delirio narrativo e poetico dai toni a volte gotici, a volte grotteschi, a volte semplicemente crudeli che poi era il modo in cui Pasolini parlava del male dai tempi di Salò. E a proposito del film, altra ricorrenza inquietante. Anche in quel caso l’attore Sergio Citti disse che alcune bobine di pellicola erano sparite.
Torniamo a Dell’Utri che dice di aver letto il dattiloscritto, ma di non poterne parlare. “È uno scritto inquietante per l’Eni, parla di temi e problemi dell’Eni, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese e di Mattei”. E ha definito un “giallo” la scomparsa del dattiloscritto. “Credo – ha aggiunto – che sia stato rubato dallo studio di Pasolini”.
Parole che hanno subito acceso la reazione di Gianni D’Elia che in L’eresia di Pasolini ma soprattutto in Il petrolio delle stragi, ha sostenuto la teoria che Pasolini non morì per una notte da ragazzi di vita finita in tragedia, ma fu assassinato da chi non poteva tollerare che continuasse a fare il suo lavoro di intellettuale. “Pazzesco, roba da matti, incredibile – è stata la sua prima reazione all’annuncio di Dell’Utri – Quel capitolo di Petrolio, ritenuto dal giudice Calia, un documento storico sulle stragi d’Italia è stato rubato da casa di Pasolini. In termini giuridici è un corpo di reato. Se è vero, Dell’Utri deve dire come lo ha avuto, chi glielo ha dato, per quali fini”.
E poi: “Ho scritto che c’era una continuità tra il potere proto-piduista di Eugenio Cefis e il potere attuale, ma mai avrei creduto che un’eredità culturale e politica contemplasse anche il ricevere quelle carte, quel capitolo sottratto da casa Pasolini dopo la sua morte e che potrebbe anche averla giustificata, motivata”. “Quindi avevo ragione io quando ho sostenuto che quel capitolo Lampi sull’Eni era stato sottratto. Una delle tante società offshore della Edilnord (proprietà di Silvio Berlusconi ndr) era intestata al padre dell’avvocato Previti e si chiamava, con poca fantasia, Cefinvest. La questione aveva profondamente interessato il dottor Calia che ha dimostrato che la morte di Mattei altro non era che un attentato. Mi chiedo: chi vogliono colpire? Quali traffici ci sono ora con l’Eni. Questa non è una storia che finisce qui”.
Non sarà né l’unica né l’ultima reazione. Attendiamo di conoscere il contenuto del capitolo. Dell’Utri ha detto che lo rivelerà alla fiera del Libro antico di Milano che apre il 12 marzo. Parola di bibliofilo.
Pier Paolo Pasolini (Adnkronos)
Pier Paolo Pasolini (Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 03 marzo, ore 15:55
Roma - (Adnkronos) - Il senatore bibliofilo dopo l'annuncio del ritrovamento del capitolo inedito di 'Petrolio': ''Non si facciano strumentalizzazioni. La scoperta è tutta da verificare''. Poi precisa: ''Non ho ancora letto queste pagine, ma solo una sintesi, e non saprei dire se sono autentiche'' (VIDEO). Il regista Gabriele Vacis: ''Solo propaganda''
Roma, 3 mar. (Adnkronos) - Un inedito che potrebbe svelare molti misteri italiani. Si infittisce così ''il giallo della tragica scomparsa di Mattei, la stessa scomparsa di Pasolini e forse qualche altro fatto dell'epoca che ormai fa parte dei cosiddetti misteri d'Italia. Quelle cose che ancora oggi sono tutte da scoprire''. Così il senatore del Pdl e noto bibliofilo Marcello Dell'Utri, all'indomani del suo annuncio del probabile ritrovamento del dattiloscritto di 'Lampi sull'Eni' di Pier Paolo Pasolini, che avrebbe dovuto costituire un capitolo del romanzo incompiuto 'Petrolio', parla all'ADNKRONOS del ''giallo'' delle carte scomparse, che dovrebbero essere svelate all'apertura della XXI Mostra del libro antico di Milano, in programma dal 12 al 14 marzo.
Dell'Utri avverte: ''Non si facciano strumentalizzazioni, non parlo di queste cose perché obiettivamente non so ancora cosa ci sia stato dietro a questi misteri. Certamente un cosiddetto giallo quello sì, potrebbe esserci stato e se venisse fuori una trama vera con la soluzione finale, sarebbe un bene per tutti''.
La scoperta del dattiloscritto di Pasolini ''è tutta da verificare. Intanto - ribadisce il senatore - ho dato la notizia di questa scoperta che mi è stata annunciata, spero si faccia in tempo per la mostra del libro antico di Milano. Si annuncia questo interessante inedito, che attendiamo materialmente di vedere, e si annuncia una cosa interessante. Anch'io sono molto curioso di capire di che si tratta, e spero non sia soltanto un annuncio''.
''Non ho ancora letto queste pagine, ho letto una sintesi. Non saprei dire se queste scritture siano di Pasolini o meno. In ogni caso, aspetto di vedere questo dattiloscritto che mi è stato annunciato. Però - rimarca il senatore bibliofilo - c'è una cosa interessante: si è scoperto o meglio dissotterrato forse un libro che era scomparso, libro dal quale Pasolini trae le argomentazioni per il famoso capitolo 'Lampi sull'Eni' di 'Petrolio'. Questo libro ('Questo è Cefis. L'altra faccia dell'onorato presidente' di un autore anonimo che si firma Giorgio Steimetz, ndr) è un libro che fu editato nel 1972 e sparì dal mercato, in maniera direi quasi rocambolesca perché non fu proprio neanche depositato nelle biblioteche nazionali per il deposito obbligatorio, quello legale. Per cui già la scoperta di questo libro mi sembra interessante, poi vedremo il resto. L'appuntamento è alla Mostra del Libro antico''.
Intanto, il giallo sul capitolo mancante arriva a teatro. Lo spettacolo di Gabriele Vacis, 'Il signore del cane nero - storie su Enrico Mattei', che ha debuttato ieri sera a Torino in prima nazionale, si sviluppa proprio intorno alla fatidica domanda 'che fine ha fatto il capitolo mancante del romanzo di Pasolini che riguarda l'Eni'? Secondo Vacis, contattato dall'ADNKRONOS, il senatore Dell'Utri - starebbe facendo ''propaganda''.
''Stamattina, quando ho letto la notizia sui giornali - commenta il regista - non ci potevo credere. Mi son detto: ecco chi ce l'aveva! Ma dovendo fare una riflessione seria dico che la questione è complessa. Da un lato la cugina di Pasolini (Graziella Chiarcossi, ndr) ha sempre sostenuto che il capitolo non sia scomparso. Però in effetti, nel capitolo successivo Pasolini fa riferimento alle imprese antifasciste nella Resistenza di Mattei dicendo di averne già parlato nel paragrafo 'Lampi sull'Eni' e quindi potrebbe essere che sia stato rubato''.
Sulle dichiarazioni di Dell'Utri, Vacis non si sbilancia: ''Vedremo quando lo tirerà fuori, perché in quel momento, naturalmente, dovrà anche spiegare da chi e come lo ha avuto''. Anche perché, secondo Vacis, si tratta di un pezzo 'scottante' di storia del nostro Paese. ''La morte di Mattei è uno dei misteri italiani - dice il regista -. Fanfani diceva che era il primo atto della 'strategia della tensione', ed io nel mio spettacolo cerco di capire proprio i rapporti tra le due figure cardine dell'Eni, Cefis e Mattei, la contrapposizione tra il 'mistero' e il 'fare'''. Dunque, perché Dell'Utri avrebbe dichiarato di essere in possesso di un documento così scottante? ''Una sola parola: propaganda - conclude Vacis -. Come tutto il resto, in questo momento''.
La rivelazione del senatore bibliofilo:
"Parla dell'Eni, è un testo inquietante"
ROMA
A 35 anni dalla morte Pier Paolo Pasolini fa discutere, anche se suo malgrado. È di oggi infatti la notizia che Marcello Dell’Utri, politico e bibliofilo, ha annunciato una scoperta che sarà svelata soltanto all’apertura della XXI mostra del libro antico di Milano, che si terrà al Palazzo della Permanente dal 12 al 14 marzo.

Si tratta di un dattiloscritto scomparso di Pasolini, che avrebbe dovuto costituire un capitolo del romanzo incompiuto “Petrolio”.

Ma si fanno avanti dubbi su come ne sia venuto in possesso il senatore Dell’Utri, già qualche anno fa al centro di polemiche sull’autenticità dei diari di Mussolini.

«L’ho letto ma non posso ancora dire nulla - ha dichiarato Dell’Utri - è uno scritto inquietante per l’Eni, parla di temi e problemi dell’azienda, parla di Cefis, di Mattei e si lega alla storia del nostro Paese».

Pur non volendo anticipare il contenuto del capitolo, Dell’Utri non ha esitato a parlare di “giallo” a proposito del destino del dattiloscritto. «Credo - si è limitato a dire - che sia stato rubato dallo studio di Pasolini».

Immediate le reazioni. A pronunciarsi sulla vicenda Gianni D’Elia, poeta, saggista e scrittore, che per primo ha individuato l’importanza del capitolo scomparso del libro postumo di Pasolini, nel suo volume “Il petrolio delle stragi”, edito da Effigie.

«Pazzesco, roba da matti, incredibile. Quel capitolo del romanzo “Petrolio”, ritenuto dal giudice Calia un documento storico sulle stragi d’Italia, è stato rubato da casa di Pasolini. In termini giuridici è un “corpo di reato”. Se è vero, Dell’Utri deve dire come lo ha avuto, chi glielo ha dato, per quali fini», ha commentato D’Elia.

«Ho scritto che c’era una continuità tra il potere proto-piduista di Eugenio Cefis e il potere attuale - ha aggiunto - ma mai avrei creduto che un’eredità culturale e politica contemplasse anche il ricevere quelle carte, quel capitolo sottratto da casa Pasolini dopo la sua morte e che potrebbe anche averla giustificata, motivata», «È materia sulla quale non si scherza, quel capitolo trafugato nella casa di Pasolini, è stato ritenuto da studiosi e magistrati assai significativo per indagare su una parte rilevante e drammatica della storia d’Italia - gli fa eco il deputato del Pd, Roberto Zaccaria - Dunque, se questo tesoro ora è nelle mani del senatore Dell’Utri, è importante che l’opinione pubblica sappia anche come questo sia potuto accadere».

Petroliò è uno dei più importanti lavori di Pier Paolo Pasolini: un romanzo-inchiesta al quale lo scrittore stava lavorando prima della morte, pubblicato postumo nel 1992 da Einaudi, grazie all’iniziativa di Piero Gelli. Il protagonista del romanzo è Carlo, brillante ingegnere torinese che lavora all’Eni. Il personaggio appare però nel testo in una duplice veste, simbolo di un periodo storico contraddittorio e controverso.

Trovato un capitolo inedito di Petrolio di Pasolini

pubblicato: martedì 02 marzo 2010 da Andrea Coccia in: news scrittori libri narrativa italiana
Trovato un capitolo inedito di Petrolio di Pasolini Secondo Marcello Dell’Utri, che oltre ad essere senatore del Pdl è anche un famoso bibliofilo nonché curatore della Mostra del libro antico che si terrà a Milano dal 12 al 14 marzo, durante i preparativi per la mostra “Immagini corsare: ritratti e libri di Pier Paolo Pasolini,” organizzata da Alessandro Noceti e dalla Libreria Carattere di Milano, sarebbe emerso tra le carte un preziosissimo capitolo di Petrolio, romanzo di Pasolini rimasto incompiuto.
A quanto afferma Dell’Utri, il capitolo ritrovato tratterebbe alcune importanti problematiche legate alla Eni, al suo presidente Eugenio Cefis e al fondatore Enrico Mattei e il suo contenuto sarebbe scottante. Queste le parole di Dell’Utri:
“C’è un giallo perché credo che sia stato rubato dallo studio di Pasolini e sparì, ma è stato ritrovato. E’ un capitolo inquietante per l’Eni, di grande interesse, perché si lega alla storia del Paese, alla morte misteriosa di Mattei e di Pasolini stesso”
Il documento sarà presentato al pubblico in esclusiva durante la mostra. Si tratterà effettivamente dello scoop letterario dell’anno o sarà stato un trucchetto per pubblicizzare l’evento? Presto lo scopriremo
Pasolini, Mattei e i misteri di Dell’Utri
Non c'è pace per Pier Paolo Pasolini. Sono passati quasi 40 anni dal suo omicidio, ma il fantasma dello scrittore più intuitivo e medianico della seconda del Novecento rimane qualcosa con cui non si può non fare i conti. Ieri Marcello Dell'Utri, e già questa è una cosa bizzarra, ha annunciato che alla prossima fiera del libro antico sarà mostrato un dattiloscritto di Pasolini che nessuno conosceva, nessuno aveva mai letto, e nessuno sospettava neppure che esistesse. Dell'Utri lo ha letto. E dice che è inquietante. Ma come fa Dell'Utri a possedere un dattiloscritto di Pasolini? Non era suo amico, non lo conosceva, ed è culturalmente e polliticamente agli antipodi di Pasolini. Allora? Dell'Utri dice due cose, oltre al fatto che quel dattiloscritto sarebbe inquietante. La prima cosa è che con ogni probabilità sarebbe un capitolo tratto da "Petrolio", il romanzo postumo, il romanzo monstre di Pasolini, pubblicato solo molti anni dopo la morte dello scrittore, per Einaudi. "Petrolio" è un libro controverso, un romanzo testamento, ma anche un romanzo che può essere uno degli elementi che hanno portato al suo assassinio. Perché "Petrolio" è il marcio, l'oscurità di una parte di storia del nostro paese. Dunque è molto interessante che si tratti di un capitolo di quel romanzo. La cui uscita è stata curata personalmente dalla nipote dello scrittore: Graziella Chiarcossi. Ma Dell'Utri aggiunge un altro dettaglio: il dattiloscritto è stato probabilmente trafugato a Pasolini dopo la sua morte, nella sua casa. Ora, immaginiamo che questo possa essere vero. Come fa Dell'Utri a esserne certo? E inoltre: chi lo ha trafugato? E soprattutto: perché soltanto quel capitolo, e non tutto il dattiloscritto di "Petrolio", che, non dimentichiamolo, è di molte centinaia di pagine? Il ladro a casa di Pasolini avrebbe preso solo quello. Neppure Gianfranco Contini, neppure un filologo straordinario sarebbe stato capace di riconoscere il capitolo giusto di un romanzo disordinato, e complicato da rimettere assieme, e portarselo via. E allora, a questo punto bisognerebbe saperne di più. Molto di più. Riguardo al contenuto, Dell'Utri dice che si parla di Mattei. Enrico Mattei, l'uomo santificato nell'ultima fiction televisiva con Massimo Ghini. Un Mattei inquietante, un Pasolini che viene ucciso, un ladro geniale che si porta via poche pagine. L'uomo chiave del presidente del Consiglio, diciamo così, che lo mostra dopo quasi 40 anni. Se non è una fiction questa...
03 marzo 2010
Politica&Palazzo Redazione Il Fatto Quotidiano

Ma Dell'Utri che c'entra?

4 marzo 2010
L'inedito di Pasolini, l'Eni e quei misteriosi legami siciliani

di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

Palermo - E adesso ?lo scoop letterario di Marcello Dell’Utri può diventare un input giudiziario, provocando la riapertura dell’inchiesta sull’uccisione di Pier Paolo Pasolini, assassinato all’Idroscalo di Ostia la notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975. E’ l’avvocato Stefano Maccioni (che un anno fa, assieme alla criminologa Simona Ruffini, depositò alla Procura di Roma un’istanza per riaprire le indagini sulla morte del poeta) a chiedere oggi ai magistrati il sequestro del misterioso dattiloscritto in possesso del senatore bibliofilo. Secondo Dell’Utri, si tratta di quindici pagine che costituirebbero un sunto di “Lampi sull’Eni'”: il capitolo scomparso del romanzo “Petrolio”, l’ultima opera letteraria di Pasolini, pubblicata postuma da Einaudi nel 1992.

E’ il romanzo che per la prima volta denuncia con illuminante chiarezza le origini della strategia della tensione in Italia, culminata nella stagione delle stragi impunite, orchestrata e finanziata – secondo Pasolini – da potentati economici, in un gioco perverso tollerato persino dai più alti rappresentanti delle istituzioni. Un romanzo che Pasolini non riuscì a terminare proprio perché fu assassinato e che potrebbe costituire addirittura la ragione della sua eliminazione. “Riterrei necessario – annuncia Maccioni – che il pm Diana De Martino provvedesse al sequestro del manoscritto, poiché tale documento potrebbe costituire il movente dell’omicidio di Pier Paolo Pasolini”. Un omicidio, con ogni probabilità, di chiara matrice “politica”. Perché il capitolo misteriosamente scomparso è così importante?

“Lampi sull’Eni” potrebbe costituire proprio il cuore di “Petrolio”, spiegando tutti i retroscena della morte del presidente dell’Eni Enrico Mattei, precipitato nelle campagne di Bascapé in seguito a un attentato camuffato da incidente aereo nel 1962. Quell’incidente che Amintore Fanfani definì “il primo gesto terroristico del nostro paese”. Sostiene ora Dell’Utri, l’unico che ha in mano quelle pagine e che le ha lette in attesa, come dice, di ricevere l’intero capitolo di 78 pagine: “Parlano dell’Eni, di loschi intrecci, di particolari sulla morte di Mattei. Contengono feroci accuse a Cefis. E’ più di un giallo, perché si collega ad altri enigmi. La morte di Mauro De Mauro, quella dello stesso Pasolini”. Che significa tutto ciò? Per l’ex pm di Pavia Vincenzo Calia, che negli anni passati ha indagato sulla fine di Mattei, l’attentato di Bascapé sarebbe il frutto di un complotto tutto italiano, orchestrato “con la copertura degli organi di sicurezza dello Stato” e poi occultato in un intreccio di omertà e depistaggi pronti a ricompattarsi ogni volta che, nella storia del paese, qualcuno minaccia di rivelarne il segreto.

Per questo motivo sarebbe morto, nel 1970, Mauro De Mauro, il giornalista de L’Ora di Palermo, impegnato a scavare sulla morte del presidente dell’Eni mentre scriveva la sceneggiatura del film di Francesco Rosi sul caso Mattei. Per lo stesso motivo, Pasolini, ucciso ufficialmente in un’assurda lite tra “froci”, potrebbe essere rimasto vittima di un agguato studiato a tavolino. In “Petrolio”, infatti, lo scrittore alludeva a pesanti responsabilità di Eugenio Cefis, successore di Mattei alla presidenza dell’Eni e poi presidente di Montedison, nella scomparsa del suo predecessore. Alle stesse conclusioni, a quanto pare, era giunto pure De Mauro, che, per raccogliere notizie sulla fine di Mattei si era rivolto all’avvocato Vito Guarrasi, l’uomo di Cefis in Sicilia. Ma chi era Cefis? Dal dopoguerra in poi è stato il grande vecchio della finanza italiana, protagonista di un sistema che, secondo Massimo Teodori, componente radicale della Commissione sulla Loggia P2, “diviene progressivamente un vero e proprio potentato, che sfruttando le risorse imprenditoriali pubbliche, condiziona pesantemente la stampa, usa illecitamente i servizi segreti dello Stato a scopo di informazione, pratica l’intimidazione e il ricatto, compie manovre finanziarie spregiudicate oltre i limiti della legalità, corrompe politici, stabilisce alleanze con ministri, partiti e correnti”.

Ma non solo. Secondo una nota del Sismi, “la loggia P2 è stata fondata da Eugenio Cefis, che l’ha gestita fino a quando è rimasto presidente della Montedison”. Nelle pagine di “Petrolio”, proprio Cefis appare come un protagonista. Nel romanzo, infatti, compaiono sia Mattei sia Cefis, rispettivamente con i nomi di fantasia di Bonocore e Troya. E, in un appunto, Pasolini è più che esplicito: “Troya (!) sta per essere fatto presidente dell’Eni, e ciò implica la soppressione del suo predecessore”. Ecco perché, nella sua complessa inchiesta giudiziaria sulla fine di Mattei (conclusa con un’archiviazione), il pm Calia ipotizza un legame tra le morti del presidente dell’Eni, di De Mauro e di Pasolini. Ed ecco perché le quindici pagine affidate a sorpresa a Marcello Dell’Utri possono fare paura a molti. Da dove provengono?

Il senatore del Pdl, dopo aver svelato che è stato “un privato” a mettere a disposizione il capitolo mancante di “Petrolio”, si è affrettato a precisare: “Sia chiaro che questo documento riguarda un periodo lontano, quindi parla di un Eni che non c’entra con l’attuale. Dico questo perché non si pensi a manovre”.

Ma Gianni D’Elia, autore de “Il petrolio delle stragi” (Edizioni Effigie), tra i massimi studiosi dell’opera di Pasolini, non ci crede: “Quel capitolo, ritenuto un documento storico sulle stragi in Italia, è stato rubato da casa di Pasolini. In termini giuridici è un corpo del reato. Se è vero, Dell’Utri deve dire come ?lo ha avuto, chi glielo ha dato, per quali fini”. E ancora: “Ho scritto che c’era una continuità tra il potere proto-piduista di Cefis e il potere attuale, ma mai avrei creduto che un’eredità culturale e politica contemplasse anche il ricevere quelle carte”.

D’Elia ricorda che “una delle tante società offshore della Edilnord era intestata al padre dell’avvocato Previti e si chiamava, con poca fantasia, Cefinvest”. E conclude: “Mi chiedo: chi vogliono colpire? Quali traffici ci sono ora con l’Eni? Questa è una storia che non finisce qui”. Sono molti, infatti, i punti da chiarire sulla improvvisa ricomparsa del capitolo mancante di “Petrolio”: perché spunta proprio adesso? Chi ?lo ha tenuto nascosto fino ad oggi? E perché arriva proprio a Dell’Utri, il cui padre Alfredo, deceduto nel 1971, fu socio di Vito Guarrasi, l’uomo di Cefis in Sicilia (come è scritto nella scheda biografica dell’avvocato palermitano redatta dalla Dia e agli atti del processo De Mauro in corso a Palermo) dal 1948 al 1950 nella società per azioni Ra.Spe.Me. per la vendita di prodotti medicinali?




Corriere della Sera, 14 novembre 1974
Cos'è questo golpe? Io so
di Pier Paolo Pasolini


Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori).
Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.
,Peloso,Scritti Corsari,,Gianni D'Elia,Il Petrolio delle stragi,,,,,,Fanfani,Cefis,Mattei,Francesco Rosi,Stefano Maccioni,De Mauro,L'Ora di Palermo

Trasmettere notizie, fornire ai Cittadini la conoscenza dei “fatti”, svolgere una funzione di critica e di stimolo al potere costituito, essere come in genere si dice i "cani da guardia" della politica, questo è ciò che riteniamo essere un nostro diritto dovere da CITTADINI LIBERI da ogni vincolo ed interesse personale. PERSONE con una propria DIGNITA' da rivendicare ed affermare. Non abbiamo nessuna ideologia da difendere nessun padrone a cui ubbidire, ma soprattutto non abbiamo nessuna posizione di privilegio da difendere. Non abbiamo favori da chiedere. Non c'è ricchezza al mondo che possa comprare la nostra ONESTA'. E' bello essere "liberi" dal BISOGNO! Mostrare, Conoscere, Comunicare modelli, esperienze valori positivi per la crescita sociale umana e spirituale di una Comunità è il compito che vogliamo svolgere. Vogliamo essere formiche protagoniste per la crescita di una grande Comunità.
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IL CORAGGIO DI DIRLO

























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