L’autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazioni delle condizioni locali.

Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte delle pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all’interno del provvedimento complesso.
Ricorso al TAR Palermo di Cittadini di Isola delle Femmine per annullamento decreto n 693 della Regione Sicilia a favore della Italcementi

Conferenze: 31 Luglio 2007-21 Novembre 2007-31 gennaio 2008-20 febbraio 2008-19 marzo 2008

Cambiamo Aria


Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio. L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene. E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quidi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.

Se intanto il camponato finisce, pazienza.

Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore
Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

domenica 16 agosto 2015

Scoglitti (Ragusa) depuratore in tilt bagnanti nei liquami

Scoglitti (Ragusa) depuratore in tilt bagnanti nei liquami


Scoglitti è una piccola frazione di Vittoria (RG) e possiede una bellissima spiaggia meta di bagnanti e turisti ma, da alcuni giorni e proprio alla vigilia di un caldissimo ferragosto, l'impianto fognario è andato in tilt.



di Daniela Giuffrida.
Sversamento di liquami nella spiaggia di Scoglitti (RG). Intervengano gli organi competenti.
Ci risiamo, ancora una volta l’amministrazione di Vittori nell’occhio del ciclone per colpa dei suoi sistemi di depurazione delle acque reflue. Dopo i problemi al depuratore dello stesso centro ragusano, risolti poco più di un anno fa  ma solo dopo DUE ANNI di assoluta inefficienza da parte degli organi preposti, questa volta si tratta dell’impianto di “pretrattamento” di Scoglitti.
Scrivono il dr Fabio Ferreri ex dirigente del settore ecologia e servizi chimici del Comune di Vittoria e Francesco Aiello, ex sindaco della stessa cittadina ragusana, da anni in lotta contro le linee “operative” dell’attuale Amministrazione Comunale:
L’Amministrazione si trova nel marasma più assoluto: liquami che fuoriescono oramai dappertutto, sabbia accantonata in attesa del corretto smaltimento, tribune e gazebo smontati di quella che era la Blue Arena e poi quei lavori eseguiti a ridosso della Lanterna, simbolo di Scoglitti, celati maldestramente da una staccionata che non si capisce cosa siano. Manufatti in calcestruzzo, realizzati in pieno demanio, recanti una serie di pozzetti, una sorta di vascone con degli argani, mah! Ci chiediamo chi ha voluto tutto questo? ” Quanto è costato? Quali sono le autorizzazioni che avete richiesto e poi ottenuto? Chi sono i progettisti? E il direttore dei lavori? Perché non vi è un cartello di cantiere che informi la cittadinanza delle attività ivi svolte? E, in ultimo, cosa hanno risolto con questo manufatto, costato qualche centinaio di migliaia di euro, stante la situazione gravissima di carattere igienico e ambientale ancora in atto che rende invivibile la stagione estiva per residenti, villeggianti e turisti?
Scoglitti (RG) veduta
Scoglitti (RG) veduta
Raggiunto al telefono, abbiamo chiesto al dr. Ferreri cosa stia succedendo ancora una volta a Vittoria. 
“Vittoria possiede un impianto di depurazione che, per quanto scarsamente manutenuto, ha ripreso a funzionare sufficientemente dopo le noti pesanti denunce all’A.G., poi possiede un vecchio e obsoleto impianto di pretrattamento a Scoglitti, una frazione del paese, che sta proprio sul mare. L’impianto di Scoglitti era dotato di un “troppo pieno”, una specie di guardia idraulica che doveva attivarsi nei momenti di emergenza, ovvero una condotta secondaria uscente dallo stesso impianto, che nei momenti di sovraccarico idraulico, durante gli eventi meteorici, doveva servire a regolare la fuoriuscita dello stesso.
D. Come funziona l’impianto di Scoglitti?
R.”Tutti i liquami provenienti dagli scarichi allacciati alla rete fognaria dell’agglomerato urbano di Scoglitti vengono recapitati all’interno di una vasca dell’impianto vero e proprio dove ci sono delle pompe che rilanciano il liquame, grigliato e disinfettato con ipoclorito di sodio, a circa 1.800 metri dalla spiaggia attraverso una condotta sottomarina, in cemento, che però, ormai essendo vecchia, obsoleta e non mantenuta a dovere, non riesce a smaltire tutto il liquame che sopraggiunge. Il “troppo pieno” serviva a regolare il flusso della condotta nei giorni di pioggia, quando il carico idraulico diventava maggiore della capacità di deflusso della stessa condotta. In questo caso, le quantità di acque in surplus, attraverso il “troppo pieno”, venivano scaricate all’interno del porto.
D. Ma questa non mi sembra una soluzione ottimale per il porto.
R. No infatti. Anche se, comunque, questa operazione avrebbe impedito il sovraccarico idraulico e tutti gli incidenti occorsi in questi giorni. Consideri che il “troppo pieno” si attivava nei momenti di pioggia e non in assenza di questa.
Le spiego: immagini il lavabo di casa, il foro apparentemente “passivo” che vediamo sotto il rubinetto è un “troppo pieno” e serve ad impedire che il surplus di acqua raccolta dentro il lavabo, in caso di temporaneo impedimento o di accidentale dimenticanza di apertura del chiusino, non riuscendo a defluire dal tubo di scarico, fuoriesca dallo stesso lavabo. In questo caso accade la stessa cosa: l’acqua piovana determina un sovraccarico idraulico il quale, quando la condotta non riesce a garantirne il necessario deflusso, comporta l’automatica attivazione del “troppo pieno”  così da consentire la fuoriuscita prevenendo i vergognosi fenomeni di sversamento in strada e in spiaggia di questi giorni. E’ bene evidenziare che l’acqua piovana determina, inoltre, la contemporanea diluizione del carico inquinante del liquame tal quale, il quale rientrando nei parametri di accettabilità previsti dalla legge, lo rendono recapitabile direttamente al corpo idrico recettore.
D. Cos’è successo allora ?
R. “Una serie di strafalcioni ed errori tecnici senza pari, corroborati, si fa per dire, da una notevole superficialità. Intanto l’anno scorso su disposizione dell’assessore ai Lavori Pubblici,Filippo Cavallo che, decano degli assessori del Comune e quindi a conoscenza di fatti e misfatti del Comune di Vittoria, interviene in tante materie e non per forza di sua competenza, forse a seguito di rimostranze da parte di qualcuno non d’accordo sulla consegna delle acque reflue al porto, il ” troppo pieno” è stato soppresso.
Questo ha determinato gli sversamenti – prosegue il dr. Ferreri – dei giorni scorsi occorsi puntualmente ad ogni evento meteorico. Ed il fatto che queste piogge le abbiano definite addirittura “bombe d’acqua”, per giustificare la loro inadeguatezza dando la colpa alla natura, non nasconde le responsabilità. A parte che manco sanno cosa siano le bombe d’acqua! Inoltre, l’Amministrazione ha consentito, negli anni, altri allacci alla rete fognaria non avendo potenziato conseguenzialmente l’impianto.
Ovviamente ciò ha determinato il sovraccarico idraulico pressoché sistematico dell’impianto durante le portate di punta (mezzogiorno e sera) anche in periodo asciutto e la mancanza del troppo pieno, come detto, soppresso senza prevedere una valida alternativa tecnica, ha determinato le fuoriuscite di liquame dai pozzetti di adduzione. Infine, un errore madornale è quello di non aver provveduto a dotare l’impianto di un gruppo elettrogeno tale da consentire la necessaria erogazione di energia elettrica nei momenti di stacco da parte del gestore della rete.
Pare che il primo sversamento di questa stagione sia occorso proprio in concomitanza di uno stacco della erogazione di corrente elettrica. Non penso ci voglia particolare attenzione per capire che un impianto tecnologico che funziona con l’ausilio della corrente elettrica, e non per sola gravità, abbia la necessità dell’approvvigionamento della energia elettrica anche nei momenti di emergenza. Non avere previsto tutto questo attribuisce agli amministratori delle colpe gravissime difficilmente celabili.
D. Era già successa questa cosa?
R. “Si, per quanto mi riguarda, dieci anni fa, quando ero ancora dirigente del settore ecologia e servizi chimici di Vittoria, il Troppo Pieno entrò contingibilmente in funzione anche in periodo asciutto, a causa di una rottura accidentale dovuta allo strascico di reti da pesca, della condotta sottomarina. Allora, assumendo su disposizione del Sindaco Aiello il coordinamento delle attività, suggerii al responsabile del settore manutenzioni del Comune, di attivare un servizio di autoespurghi atti a raccogliere tutto il liquame che fuoriusciva dalla condotta dal Troppo Pieno di Scoglitti ed al recapito all’impianto di depurazione di Vittoria, il tutto nel pieno rispetto delle norme in quanto materiale derivante da altri impianti di trattamento delle acque reflue urbane, nei quali l’ulteriore trattamento dei medesimi non risulti realizzabile tecnicamente e/o economicamente, utilizzando i registri di carico e scarico, i formulari di identificazione rifiuti.
Nessuno sversamento avvenne presso il  porto  e la stagione balneare continuò senza il minimo danno ambientale e senza arrecare fastidi alla cittadinanza. Solo le mie ferie ci andarono di mezzo, ma un dirigente non può esimersi durante i periodi di emergenza.
D. Lei cosa avrebbe fatto in questa occasione?
R. “Io avrei programmato altri interventi come in realtà avevo proposto durante il periodo di mia dirigenza al Comune. In ogni caso, se fosse stato impossibile fare altro, avrei lasciato il Troppo Pieno e avrei realizzato un sistema di recapito in bacini all’interno dei quali raccogliere il surplus idraulico nei momenti di emergenza e da li avrei operato il prelievo con autoespurghi. Oltretutto sono trascorsi dieci anni e in dieci anni non hanno trovato il modo di ovviare a questi inconvenienti. Prima di andar via ho lasciato al settore ecologia del Comune, ormai soppresso, una serie di ipotesi progettuali per trattare quei liquami in maniera seria, ma nessuno li ha attenzionati. Le dirò di più, fino al 2011, il Comune di Vittoria ogni anno appaltava le manutenzioni dell’impianto, cioè prestavano la loro professionalità presso l’impianto operatori che si prendevano cura dell’impianto per 365 gg all’anno, rimuovendo i fanghi, togliendo il grigliato, verificando il funzionamento delle pompe ecc. Ovviamente si procedeva preventivamente alla ispezione della condotta sottomarina per programmare anticipatamente, rispetto alla stagione estiva, gli interventi di ripristino. Dal 2011 il Comune ha deciso che questo non fosse importante. “
D. Quindi l’impianto è abbandonato a sè stesso.
R. Per quanto possa sapere io, si! Salvo poi intervenire quando si crea l’emergenza, magari con operai e tecnici adattati alla bisogna senza la necessaria competenza e formazione. Mandati allo sbaraglio dagli Amministratori o da Dirigenti che non possono esimersi da tanta sciatteria per non perdere posizioni di vantaggio.
D. Cos’è successo alla spiaggia di Scoglitti?
R. “Qualche giorno fa lo sversamento di liquami, di cui le ho detto, è finito sulla spiaggia, e ancora due giorni fa, vi è stata fuoriuscita di liquame dai pozzetti presenti lungo una delle condotte di adduzione all’impianto, per ben due volte durante la giornata e non vi è notizia di alcuna ordinanza che abbia interdetto la fruizione della spiaggia.” 
D. Quando accadono eventi di questo tipo vi sono delle operazioni codificate, da espletare?
R. Si, il tutto dipende anche dall’estensione dell’evento in termini di superfici interessate, ma sostanzialmente si deve: 1) Comunicare l’accaduto agli organi preposti (ARPA, Provincia ecc..) entro 24 h dell’avvenuta conoscenza dell’evento. 2) Determinare la superficie interessata dallo sversamento, attraverso la redazione del cosiddetto “modello concettuale” 3) Stabilire un piano di caratterizzazione con programmazione di carotaggi per capire quanto è profondo l’inquinamento. Avuta contezza di queste notizie bisogna preparare un progetto per la rimozione della sabbia interessata e farlo utilizzando i formulari di identificazione rifiuti, eseguire le analisi di verifica e poi eventualmente ricoprire con sabbia pulita, preceduta da una disinfezione del sito, quindi fare certificare il tutto dagli organi preposti al controllo.
Ma prima di ogni cosa bisognava inibire alla popolazione la fruizione della spiaggia, limitatamente alla zona interessata. Un sindaco, un’Amministrazione che tiene alla salute dei cittadini, appena avuto sentore di quanto stava accadendo al depuratore, avrebbero dovuto comportarsi secondo il modus operandi del “buon padre di famiglia” e, utilizzando il principio di precauzione, avrebbero dovuto emettere un’ordinanza di divieto temporaneo alla balneazione, spiegando cosa stava accadendo. 
D. Non vi è stata alcuna ordinanza, dunque?
R. “NO!” In tutto questo un mistero: Il 3 agosto l’impianto riceve la visita ispettiva dall’Arpa Sicilia e due giorni dopo, il 5 agosto, con L’IMPIANTO SOTTO SEQUESTRO, sembra siano stati fatti gli accertamenti del caso, tant’è che la richiesta di dissequestro è di giorno 12.
Scoglitti (RG) spiaggia
Scoglitti (RG) spiaggia
Intervengono a questo punto anche gli ambientalisti di FARE VERDE ed in un loro comunicato scrivono: “A seguito dell’avvenuto è ripetuto sversamento di liquami provenienti dalla rete fognaria che ha interessato un ampio tratto di spiaggia della riviera Lanterna a Scoglitti, come associazione di protezione ambientale, auspichiamo nel pieno rispetto dei ruoli istituzionali, l’intervento dell’ Arpa Ragusa e della Capitaneria di Porto, organi competenti nel monitoraggio del documentato inquinamento ambientale riferito all’arenile sopra citato. Il Grave episodio e nel caso specifico il ripristino delle minime condizioni di sicurezza, non può essere circoscritto all’impiego di mezzi e uomini dell’amministrazione comunale, prodigatisi immediatamente, ma poiché trattasi di salvaguardia della salute pubblica la legge necessariamente impone l’intervento di organi terzi. Ad oggi ufficialmente non ci è dato sapere se sono stati effettuati, e da chi, i carotaggi per verificare l’estensione e la profondità della zona contaminata, le modalità con cui si è smaltita o si intenda smaltire la sabbia microbiologicamente contaminata ed infetta ed il relativo sito di destinazione (Decreto legislativo 152/06). La trasparenza dell’azione amministrativa e la corretta procedura per la tutela della salute pubblica,devono essere l’obbiettivo di amministratori seri e coscienziosi, in una cornice di legalità. Nel dare voce ai tanti cittadini legittimamente preoccupati , attendiamo fiduciosi documentate risposte dai responsabili tecnici riguardo la presunta bonifica a norma di legge in materia ambientale.


CENTO CANTIERI FERMI, SOLO 12 IMPIANTI IN REGOLA: LA SICILIA RISCHIA MAXIMULTA E STOP AI FONDI

L’Europa presenta un conto da 185 milioni di euro In pericolo anche aree protette

di GIOACCHINO AMATO 

Un miliardo e cento milioni di euro di fondi europei sbloccati da una delibera del Cipe a metà del 2012 ma ancora non spesi, 93 cantieri per la realizzazione di depuratori e impianti fognari fermi al palo, 227 dei 1.300 chilometri di coste siciliane sempre più inquinati, come decine di falde acquifere. La scure di Renzi sull’inerzia di Regione e Comuni dell’Isola arriva su un sistema che fa acqua, in questo caso inquinata, da tutte le parti e nel quale i depuratori mai costruiti appaiono solo come l’ultimo degli scandali.

La decisione del governo Renzi di nominare commissari per far partire i cantieri entro i prossimi mesi scatta dopo la procedura di infrazione avviata dall’Unione europea. Una multa miliardaria che verrà pagata fino a quando gli scarichi a mare non saranno stati ridotti a zero. Solo per la Sicilia, secondo i calcoli di Erasmo De Angelis, a capo della struttura del governo contro il dissesto idrogeologico, si tratta di 185 milioni di euro, 37 euro per ogni abitante. E per pagarla il governo si rifarà sui Comuni inadempienti, che non potranno far altro che dichiarare il default.

Proprio qualche giorno fa i costruttori di Ance Sicilia avevano inviato al premier la loro lista aggiornata delle opere cantierabili ma bloccate, depuratori e fogne comprese. Tra queste una decina di impianti nell’Agrigentino, quasi il doppio nel Palermitano, otto nel Catanese fra i quali intere reti fognarie e le opere per salvaguardare l’area marina protetta dell’isola dei Ciclopi, poi il depuratore di Macchitella a Gela, quelli di Priolo e Augusta.
Non a caso il sindaco di Catania, Enzo Bianco, si è già proposto a Renzi come commissario per l’area etnea, che da sola attende opere per mezzo miliardo, depuratori e reti che spetterà al commissario anche affidare in gestione.

Ma quei 93 cantieri potrebbero non salvare la Sicilia né dalle multe né dalla devastazione di mari, coste e falde acquifere. Su oltre cinque milioni di abitanti dell’Isola, poco più di tre milioni sono serviti da impianti di depurazione, 27 comuni sono stati multati dall’Unione europea perché non hanno una rete fognaria, altri 175 sono in infrazione, un quinto delle coste siciliane non sono balneabili. Il paradosso è che la Sicilia e i suoi 390 comuni hanno già la bellezza di 431 impianti di depurazione, anche se 73 sono ufficialmente «inattivi». Ne rimangono 358: «Quelli efficienti però non sono più di 12 — rivela il docente universitario Aurelio Angelini, esperto di politica ambientale — gli altri spesso sono soltanto contenitori di liquami.
C’è stata la tendenza a fare un depuratore per ogni comune, ma i costi di gestione sono proibitivi, soprattutto per i piccoli centri, e il risultato in termini di efficienza è minimo». Un grosso spreco di miliardi e di ricchezze ambientali, insomma, in nome del campanilismo delle opere pubbliche:
«In Sicilia — ricorda Angelini — basterebbero venti depuratori di grandi dimensioni per essere in regola con le direttive europee, e soprattutto un sistema idrico integrato che consenta di utilizzare l’acqua depurata per l’agricoltura e l’industria, risparmiando le risorse dei bacini».

Un compito che spettava agli Ato idrici usciti dalla riforma di privatizzazione del servizio, che in Sicilia si è rivelata un gigantesco flop. Adesso tutto dipende dalla nuova legge sul servizio idrico che da due anni si attende, finora invano, dal governo Crocetta.

Nel frattempo in Sicilia accade di tutto. Dal depuratore di Acate, in provincia di Ragusa, l’acqua esce più inquinata di prima e non viene usata neanche dagli agricoltori. Nel Catanese molti comuni, Acireale compreso, scaricano a mare.
Come a Isola delle Femmine, dove manca ancora il “pennello a mare”. «Nelle aree industriali di Gela, Siracusa e Milazzo va molto peggio — rincara Angelini — con il porto di Augusta che registra una situazione drammatica: idrocarburi e metalli pesanti che stanno causando mutazioni genetiche della fauna. Ma anche tutte le falde acquifere sotto Palermo sono fortemente inquinate».
«Abbiamo decine di segnalazioni — racconta il presidente della commissione Ambiente all’Ars, Giampiero Trizzino dei 5Stelle — avevamo chiesto una mappatura all’assessore Marino, poi al successore Calleri che l’aveva quasi pronta, adesso è arrivata Vania Contrafatto che martedì avremo in audizione».


Davanti a tanto inquinamento, chi dovrebbe controllare allarga le braccia. Come il direttore dell’Arpa Sicilia, Francesco Licata di Baucina, che alla trasmissione di Raitre Report ha dichiarato di avere solo il 30 per cento del personale necessario per i controlli, in una Regione zeppa di funzionari ma anche di forestali. E la storia rischia di non finire qui. Se i commissari non riusciranno a sbloccare i cantieri, il miliardo andrà ad altre Regioni attraverso il “fondo revoche” già aperto al ministero dell’Ambiente. A questo punto saranno altri Comuni italiani a salvarsi dalle sanzioni, ma con i soldi destinati alla Sicilia. Mentre i siciliani continueranno a nuotare in un mare
di liquami.
Il governatore della Sicilia aveva parlato di una normale riunione con Delrio, Padoan e Galletti. Oggi la doccia fredda del premier: "Un miliardo bloccato, è inaccettabile"
di Giuseppe Pipitone | 6 febbraio 2015 
A sentire il governatore Rosario Crocetta era stato un incontro normalissimo. Da una parte del tavolo c’era il presidente della Sicilia, accompagnato dall’assessore al bilancio Alessandro Baccei; dall’altra il sottosegretario Graziano Delrio e i ministri dell’Economia e dell’Ambiente Pier Carlo Padoan e Luciano Galletti. “Nel corso dell’incontro si è stabilito di costituire tre tavoli di lavoro congiunti tra Regione siciliana e governo nazionale. Il primo si occuperà di questioni generali al Mef, di finanziaria e del settore salute, il secondo alla Funzione pubblica, si occuperà di partecipate e riorganizzazione del pubblico impiego, il terzo all’Ambiente, si occuperà della questione rifiuti e del sistema idrico” scriveva Crocetta in un comunicato stampa diffuso nella serata di ieri (il governatore, da quando ha licenziato in tronco l’ufficio stampa ha dichiarato di scriversi i comunicati da solo).
Passano poche ore ed ecco la doccia fredda: il premier Matteo Renzi ha deciso di commissariare la Sicilia. 

Non un commissariamento tout court, non ancora: al momento il presidente del Consiglio ha intenzione di avocare al governo centrale soltanto la questione dei depuratori.“Ieri ho fatto una riunione sugli impianti di depurazione per la Sicilia: c’è più di un miliardo di euro tecnicamente fermo ed è ingiusto e inaccettabile. Il commissariamento è l’unica strada e ho chiesto di procedere rapidamente senza guardare in faccia nessuno” dice Renzi nella sua enews. Il governatore Crocetta, fermo ancora ai tre tavoli tecnici stabiliti nella riunione di ieri, casca dalle nuvole. “Onestamente non ne so nulla: e neanche capisco per quale motivo ci commissaria ora che ci stiamo muovendo”.
Eppure il nodo degli impianti di depurazione non è certo argomento nuovo per il governo regionale. Già nel 2012 la Corte di Giustizia dell’Unione europea condannò 57 comuni siciliani per inadempienza rispetto alla direttiva europea sul trattamento delle acque reflue urbane: tra questi, ben 27 comuni erano completamente sprovvisti di reti fognarie.

Oggi la situazione non è migliorata: secondo il ministero delle Infrastrutture ben sei comuni su dieci in Sicilia continuano ad essere sprovvisti di fognature e depuratori a norma. In più i 1.161 milioni di euro previsti dai fondi strutturali europei per la realizzazione di fogne e depuratori è fermo: su 93 opere previste, in appena 14 casi esiste un progetto cantierabile. 

 “Allo stato attuale non c’erano garanzie, ci sono diverse delibere Cipe che hanno assegnato 1,6 miliardi di euro per la costruzione delle reti idriche e delle altre opere. Alla Sicilia spettano un miliardo e cento milioni di euro per 93 opere. Su questa materia siamo sotto infrazione europea e solo la Sicilia, nel 2016 costerà 180 milioni di euro: non si poteva rimandare oltre” spiega Erasmo D’Angelis, a capo della cabina di regia sulle infrastrutture.

Il problema dei depuratori dei comuni siciliani era già approdato a Bruxelles con un’interrogazione depositata al parlamento europeo dal Movimento 5 Stelle. “L’Unione europea ha avviato una procedura di infrazione ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva comunitaria concernente il trattamento delle acque reflue urbane che coinvolge 175 agglomerati urbani siciliani: c’è una palese inadempienza amministrativa della Sicilia ed un totale appiattimento della macchina di governo regionale, incapace al momento di approvare progetti, di fare bandi e supportare i comuni” scriveva il capo delegazione Ignazio Corrao nell’ottobre scorso. E infatti oggi il premier Matteo Renzi ha deciso di esautorare il governo regionale: dal primo marzo in Sicilia arriverà un commissario che dovrà coordinare la realizzazione delle opere. E poco importa che Crocetta non ne sia informato in tempo: il rischio è che le sanzioni europee per i ritardi della Regione Siciliana superino quota 160 milioni di euro. E i comuni rimangano ancora senza impianto fognario.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/06/depuratori-renzi-commissaria-sicilia-allinsaputa-crocetta/1404435/ 

UE - Panoramica sullo stadio raggiunto dalle procedure di infrazione aperte nei confronti dell’Italia

La  procedura d'infrazione è volta a rilevare eventuali inadempimenti da parte degli Stati di obblighi ad essi imposti dal diritto dell’Unione europea. La sua disciplina è contenuta negli articoli da 258 a 260 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE). I ricorsi possono essere proposti
dalla Commissione (art. 258 TFUE) oppure da un altro Stato membro (art. 259 TFUE); tuttavia, ad oggi questa seconda ipotesi si è verificata in pochi casi.
Nell’ipotesi più frequente, è la Commissione che dà avvio alla procedura, spesso sulla base di segnalazioni provenienti da persone fisiche o giuridiche. La Commissione non ha tuttavia un obbligo di dare seguito ad ogni segnalazione e, infatti, nella prassi essa procede solo nel caso di violazioni ritenute sostanziali; inoltre, anche una volta avviata la procedura, la sua prosecuzione non è un atto dovuto da parte della Commissione, che può dunque decidere se intraprendere o meno gli steps successivi che sono di sua competenza (in sostanza, l’invio del parere motivato e la decisione di ricorrere alla Corte di giustizia). La prima fase della procedura – definita «precontenziosa» – si apre con l’invio di una lettera detta di «intimazione» o di «addebito» allo Stato membro ritenuto inadempiente. La lettera di addebito circoscrive la materia del contendere, cosicché, nell’ipotesi in cui la Commissione decida di proseguire nell’iniziativa, l’oggetto della procedura non può essere ulteriormente 
ampliato. Allo Stato interessato è assegnato un termine per presentare delle osservazioni (art. 258.1 TFUE).  Valutate tali osservazioni ovvero decorso vanamente il termine per la loro presentazione, la Commissione può inviare un parere motivato allo Stato in questione, indicando le misure che lo stesso dovrebbe adottare per porre fine all’inadempimento e assegnando un termine entro il quale provvedere (art. 258.1 TFUE). Ove il parere sia emesso, se lo Stato non si conforma ad esso nel termine fissato dalla Commissione, quest’ultima può deferire il caso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, avviando in tal modo la fase «contenziosa» della procedura (art. 258.2 TFUE).
Se la Corte di Giustizia riconosce - la natura della sentenza che accerta l’infrazione è, infatti, meramente dichiarativa - che lo Stato membro in questione è venuto meno ad uno degli obblighi ad esso incombenti in forza del diritto UE, a tale Stato è fatto divieto di applicare le disposizioni dichiarate in contrasto con il Trattato, mentre, se del caso, esso dovrà adottare tutti i provvedimenti necessari per adempiere ai propri obblighi derivanti dal diritto UE (art. 260.1 TFUE). Di regola, tali provvedimenti non sono indicati dalla sentenza, ma spetta invece allo Stato membro inadempiente individuare le misure necessarie più appropriate. L’esecuzione deve iniziare immediatamente e deve concludersi nel più breve tempo possibile.

In caso di mancata esecuzione, la Commissione può avviare una seconda procedura di infrazione, secondo quanto previsto dall’art. 260.2 TFUE, che si rifà sostanzialmente alla disciplina della prima procedura di infrazione, ma che ha come oggetto la violazione dell’obbligo di eseguire la sentenza. Dunque, la Commissione, dopo aver dato allo Stato membro la possibilità di presentare le sue osservazioni, può formulare un parere motivato che precisa i punti sui quali lo Stato membro in questione non si è conformato alla sentenza e, se il termine fissato nel parere scade senza che lo Stato membro abbia adottato le necessarie misure, la Commissione potrà nuovamente adire la Corte di giustizia.
Il Trattato di Lisbona ha tuttavia previsto, in questa seconda procedura, la possibilità per la Commissione di adire direttamente la Corte di giustizia dopo aver messo lo Stato membro nelle condizioni di presentare le proprie osservazioni, senza necessità di emettere previamente il parere motivato. In questa seconda azione, la Commissione precisa l'importo della somma forfetaria o della penalità[1] da versare (all’Unione) da parte dello Stato membro in questione, che consideri adeguate alle circostanze. Per calcolare l’entità della somma, la Commissione fa riferimento ad una serie di parametri riportati nella comunicazione SEC[2005]1658. 

La proposta della Commissione non vincola tuttavia la Corte di giustizia, che può stabilire una somma sia superiore che inferiore, che peraltro viene calcolata con riferimento a parametri parzialmente diversi, quali la durata dell’infrazione, la sua gravità e la capacità finanziaria dello Stato inadempiente. Un’ulteriore novità prevista dal Trattato di Lisbona consiste nella possibilità di comminare la sanzione pecuniaria già nel caso del ricorso per inadempimento qualora tale inadempimento consista nell’omessa comunicazione, da parte di uno Stato membro, delle «misure di attuazione di una direttiva adottata secondo una procedura legislativa» (art. 260.3 TFUE). In questo caso, la somma proposta dalla Commissione vincola la Corte di giustizia, nel senso che costituisce per quest’ultima un tetto massimo. Sebbene l’ipotesi appena considerata sia molto specifica, essa è tuttavia rilevante nella prassi, poiché un numero significativo di inadempimenti riguarda proprio l’omessa comunicazione delle misure nazionali di attuazione.
Ulteriori informazioni e statistiche relative all’attività della Commissione di controllo del rispetto del diritto Ue sono reperibili ai seguenti indirizzi:

-  pagina ufficiale della Commissione dedicata alla procedura di infrazione:http://ec.europa.eu/eu_law/infringements/infringements_it.htm-  

Eur-infra (archivio informatico nazionale delle procedure di infrazione realizzato dal Dipartimento Politiche Europee):


EU Pilot
EU Pilot è un progetto, operativo dall’aprile 2008, che mira a favorire la cooperazione tra Stati membri e Commissione al fine di risolvere problemi (soprattutto quelli sollevati da cittadini e imprese) relativi alla (non) corretta applicazione del diritto UE e alla (non) conformità con quest’ultimo del diritto nazionale,  prima della apertura di una procedura di infrazione ex art. 258 TFUE. Il fine ultimo di EU Pilot è dunque quello di evitare, quando ciò sia possibile, il ricorso ad una formale procedura di infrazione. La comunicazione avviene tramite una piattaforma on-line - EU Pilot, appunto - che consente di sottoporre la richiesta di informazioni al servizio competente della Commissione, che provvederà poi a inoltrarla allo Stato membro interessato, con ogni eventuale indicazione o domanda che lo stesso abbia identificato come rilevante. Le risposte devono venire trasmesse alla persona fisica o giuridica che le ha richieste entro 20 settimane dalla richiesta stessa (si considera un termine di 10 settimane per la trattazione a livello nazionale ed un termine uguale per la trattazione da parte della Commissione).

All’avvio del progetto, gli Stati membri che avevano accettato di parteciparvi erano 15; dal 2012 EU Pilot è operativo in 27 Stati membri.

Sin dall’avvio del progetto, l’Italia figura tra i paesi con il più alto numero di
richieste sottoposte.

Ulteriori informazioni e statistiche relative alla performance di EU Pilot sono
reperibili ai seguenti indirizzi:


Di seguito, si riporta una sintetica panoramica delle procedure d’infrazione pendenti nei confronti dell’Italia, suddivise per stadio, con aggiornamento alla seduta della Commissione del 18 giugno 2014. Chiudono la panoramica tre sentenze pronunciate nel periodo considerato a chiusura di altrettante procedure di infrazione avviate nei confronti dell’Italia. In tutti e tre i casi, la Corte ha accolto i ricorsi proposti dalla Commissione europea.

Seduta del 28.03.2014

Messe in mora ex art. 258 TFUE
•2014/2059
- Ambiente - Attuazione della direttiva 1991/271/CEE relativa al trattamento
delle acque reflue urbane - Violazione del diritto UE.
•2014/256
- Salute - Mancato recepimento della direttiva 2013/46/UE che modifica la
direttiva 2006/141/CE per quanto concerne le prescrizioni in materia di
proteine relative agli alimenti per lattanti e agli alimenti di proseguimento.
Pareri Motivati ex art. 258 TFUE
•2009/2086
- Ambiente - Non corretto recepimento della direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati,
come modificata dalle direttive 97/11/CE, 2003/35/CE e 2009/31/CE.
•2013/4202
- Libera prestazione dei servizi e stabilimento - Regime transitorio per la
protezione del diritto d'autore dei disegni e modelli (direttiva 98/71/CE) -
Violazione del diritto UE.
Ricorso ex art. 260 TFEU
•2013/2074
- Trasporti - Non corretta applicazione del Regolamento (CE) n. 1371/2007
relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario.

Seduta del 16.04.2014

Messe in mora ex art. 258 TFUE
•2012/4128
- Libera circolazione delle persone - Formazione delle squadre di pallacanestro
nelle competizioni professionistiche organizzate dalla Federazione Italiana
Pallacanestro.
•2014/4011
- Appalti - Affidamento dei lavori di costruzione e gestione dell'autostrada
Civitavecchia - Livorno - Violazione del diritto UE.
Messe in mora complementari ex art. 258 TFUE
•2013/2177 - Ambiente - Stabilimento siderurgico ILVA di Taranto - Violazione
del diritto UE.
Pareri Motivati ex art. 258 TFUE
•2012/4096
- Ambiente - Direttiva Natura - Cascina "Tre Pini". Violazione della
direttiva 92/43/CEE. Impatto ambientale dell’aeroporto di Malpensa.
•2013/405
- Libera prestazione dei servizi e stabilimento - Mancato recepimento della
direttiva 2013/25/UE del Consiglio, del 13 maggio 2013, che adegua determinate direttive in materia di diritto di stabilimento e libera prestazione dei servizi a motivo dell’adesione della Repubblica di Croazia.
•2013/0401
- Salute - Mancato recepimento della direttiva 2012/26/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che modifica la direttiva  2001/83/CE per quanto riguarda la farmacovigilanza.

Seduta del 27.05.2014

Messe in mora ex art. 258 TFUE
•2014/287
- Salute - Mancata trasposizione della direttiva di esecuzione 2012/25/UE sulle
procedure informative per lo scambio tra Stati membri di organi umani destinati ai trapianti.
•2014/289
- Libera circolazione delle merci - Mancata trasposizione della direttiva
2013/10/UE sull’etichettatura degli aerosol.

Seduta del 18.06.2014

Messe in mora ex art. 258 TFUE
•2014/2143
- Affari economici e finanziari - Attuazione della direttiva 2011/7/UE relativa
alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali-

Sentenze emesse dalla Corte di giustizia al termine di procedure di infrazione nei confronti dell’Italia

Sentenza della Corte (Decima Sezione) del 10 aprile 2014, causa C-85/13, Commissione europea c. Repubblica italiana


Oggetto:
Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue urbane –
Articoli da 3 a 5 e 10 – Allegato I, sezioni A e B.


Dispositivo: La Repubblica italiana, avendo omesso di prendere le disposizioni necessarie per garantire che:
– gli agglomerati di Melegnano, Mortara, Olona Nord, Olona Sud, Robecco sul Naviglio, San Giuliano Milanese Est, Trezzano sul Naviglio e Vigevano (Lombardia), aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 10 000 e scaricanti acque reflue urbane in acque recipienti considerate «aree sensibili» ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, come modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2008, siano provvisti di reti fognarie per le acque
reflue urbane, conformemente all’articolo 3 di tale direttiva;


– negli agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado (Friuli-Venezia Giulia), Broni, Calco, Casteggio, Melegnano, Mortara, Orzinuovi, Rozzano, Trezzano sul Naviglio, Valle San Martino, Vigevano (Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Nuoro (Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Terrasini (Sicilia), Courmayeur (Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto), aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 10 000, le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente, conformemente all’articolo 4 della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008;

– negli agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cividale del Friuli, Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Latisana Capoluogo, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, Udine (Friuli-Venezia Giulia), Frosinone (Lazio), Francavilla Fontana, Trinitapoli (Puglia), Dorgali,Nuoro, ZIR Villacidro (Sardegna) e Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini e Trappeto (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 10 000 e scaricanti in acque recipienti considerate «aree sensibili» ai sensi della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008, le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento più spinto di un trattamento secondario o equivalente, conformemente all’articolo 5 di detta
direttiva, e

– la progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati dagli articoli da 4 a 7 della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008, siano condotte in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e che la progettazione degli impianti tenga conto delle variazioni stagionali di carico negli agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cividale del Friuli, Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Latisana Capoluogo, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, Udine (Friuli-Venezia Giulia), Frosinone (Lazio), Broni, Calco, Casteggio, Melegnano, Mortara, Orzinuovi, Rozzano, Trezzano sul Naviglio, Valle San Martino, Vigevano (Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Francavilla Fontana, Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro (Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini, Trappeto (Sicilia), Courmayeur (Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto), è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 3 e/o dell’articolo 4 e/o dell’articolo 5 nonché dell’articolo 10 della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008.

Testo:http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&;docid=150789&pageIndex=0&doclang=it&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=106800

Sentenza della Corte (nona Sezione) del 22 maggio 2014, Causa C-339/13, Commissione europea c. Repubblica italiana

Oggetto: Direttiva  1999/74/CE – Articoli 3 e 5, paragrafo 2 – Divieto di allevare galline ovaiole in gabbie non modificate – Allevamento di galline ovaiole in gabbie non conformi ai requisiti derivanti da tale direttiva.
Dispositivo: la Corte di giustizia ha accolto il ricorso avviato nei confronti dell’Italia dalla Commissione europea, ritenendo che, la Repubblica italiana, non avendo garantito che, a partire dal 1° gennaio 2012, le galline ovaiole non fossero più tenute in gabbie non modificate, è venuta meno agli obblighi ad

essa incombenti in forza degli articoli 3 e 5, paragrafo 2, della direttiva 1999/74/CE del Consiglio, del 19 luglio 1999, che stabilisce le norme minime per la protezione delle galline ovaiole.


Testo:http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&; docid=152654&pageIndex=0&doclang=it&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=106800

Sentenza della Corte (nona Sezione) del 5 giugno 2014, Causa C-547/11, Commissione europea c. Italia

Oggetto: Aiuti di Stato - Decisioni 2006/323/CE e 2007/375/CE - Esenzione dall’accisa sugli oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina in Sardegna - Recupero - Decisioni di sospensione dell’esecuzione di un avviso di pagamento adottate da un giudice nazionale.


Dispositivo: La Repubblica italiana, non avendo preso nei termini stabiliti tutti i provvedimenti necessari a recuperare gli aiuti di Stato giudicati illegittimi ed incompatibili con il mercato comune dalla decisione 2006/323/CE della Commissione, del 7 dicembre 2005, relativa all’esenzione dall’accisa sugli oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina nella regione di Gardanne, nella regione di Shannon e in Sardegna cui hanno dato esecuzione la Francia, l’Irlanda e l’Italia rispettivamente, e dalla decisione 2007/375/CE della Commissione, del 7 febbraio 2007, relativa all’esenzione dall’accisa sugli oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina nella regione di Gardanne, nella regione di Shannon e in Sardegna, cui hannodato esecuzione rispettivamente la Francia, l’Irlanda e l’Italia
[C 78/2001 (ex NN 22/01), C 79/2001 (ex NN 23/01), C 80/2001 (ex NN 26/01)], è venuta meno agli obblighi ad essa imposti dall’articolo 5 della decisione 2006/323, dall’articolo 4 della decisione 2007/375 e dall’articolo 249, quarto comma, CE.
La Repubblica italiana, non avendo trasmesso nei termini impartiti le informazioni di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della decisione 2006/323 e all’articolo 6,paragrafo 2, della decisione 2007/375, è venuta meno agli obblighi ad essa imposti da tali due disposizioni e dall’articolo 249, quarto comma, CE.


Continua su……..

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