L’autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazioni delle condizioni locali.

Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte delle pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all’interno del provvedimento complesso.
Ricorso al TAR Palermo di Cittadini di Isola delle Femmine per annullamento decreto n 693 della Regione Sicilia a favore della Italcementi

Conferenze: 31 Luglio 2007-21 Novembre 2007-31 gennaio 2008-20 febbraio 2008-19 marzo 2008

Cambiamo Aria


Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio. L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene. E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quidi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.

Se intanto il camponato finisce, pazienza.

Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore
Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

martedì 5 maggio 2015

TAR PALERMO SENTENZA 01080 2015 AIELLO COSTRUZIONI S.r.l. CONTRO ORDINANZA 24 15 MAGGIO 2013 VIA GARIBALDI 86 ASENZA CONCESSIONE EDILIZIA

N. 01080/2015 REG.PROV.COLL  




N. 02203/2014 REG.RIC









REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Seconda)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 2203 del 2014, proposto dall’impresa AIELLO COSTRUZIONI s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Giuseppe Cusumano, con domicilio eletto in Palermo, via G. Maurigi, 4, presso lo studio del predetto difensore;
contro
- il Comune di Isola delle Femmine, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Vittorio Fiasconaro, con domicilio eletto in Palermo, via Goethe, 1, presso lo studio del predetto difensore;
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
- dell'ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi n. 24 del 15/5/2013, notificata in data 20/5/2014;
- di ogni altro atto precedente, successivo, comunque connesso.

VISTO il ricorso con i relativi allegati;
VISTA l’ordinanza collegiale n. 642 del 10 settembre 2014 di accoglimento parziale della domanda di sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato;
VISTA la memoria di costituzione in giudizio, con i relativi allegati, del Comune intimato;
RELATORE il Primo Referendario Anna Pignataro;
UDITI, alla pubblica udienza del 24 febbraio 2015, i difensori delle parti, presenti così come da verbale d’udienza;

PREMESSO che, così come risulta dagli di causa, il Comune di Isola delle Femmine, con ordinanza n. 24 del 15/5/2013, ha disposto la demolizione di:
1) “22 bungalows prefabbricati, servizi igienici, docce e spazi coperti”;
2) un edificio a due elevazioni fuori terra a servizio dell’insediamento di cui sopra,
realizzati in assenza di concessione edilizia, in via Garibaldi 86, su area censita in catasto al foglio 1, p.lle 123 e 224, ricadente in zona “L” (fascia di rispetto litoraneo) del P.R.G. vigente del Comune di Isola delle Femmine, avente superficie complessiva di mq 6.000,00 circa.
Nella motivazione del predetto provvedimento si specifica che sull’area in questione gravano: il vincolo di inedificabilità assoluta ai sensi dell’art. 15, lett. a) della l.r. 78 del 1976, il vincolo paesaggistico di cui alla l. 1497 del 1939 e ss.mm.ii. e il vincolo sismico di 2° categoria di cui alla l. 64 del 1974 e al DM LL.PP. 23 settembre 1981 e ss.mm.ii..; è richiamata, altresì, la sentenza n. 2204 del 25 novembre 2011 (passata in giudicato) con la quale la sez. I di questo Tribunale ha rigettato il gravame proposto dal sig. Antonino Vincenzo Aiello - attuale amministratore e legale rappresentante della società odierna ricorrente – avverso il diniego di concessione edilizia in sanatoria n. 17/2002 per l’edificio a due elevazioni fuori terra, sito in via Garibaldi 86, di cui si controverte, e il diniego di concessione edilizia in sanatoria n. 18/2002 per lavori di tramezzatura interna e apertura di balconi nell’edificio medesimo, sul presupposto che quest’ultimo “non risulta dalla fotogrammetria aerea del 1977, mentre si ritrovano sue tracce dal novembre 1981; pertanto la sua realizzazione è successiva all’entrata in vigore della legge reg. n. 78/1976” e, dunque, “a fronte del carattere insanabile dell’abuso perpetrato, non è configurabile il silenzio assenso invocato”;
CONSIDERATO che con il ricorso in epigrafe ritualmente notificato e depositato l’impresa Aiello Costruzioni s.r.l. ha impugnato il provvedimento indicato in epigrafe, al fine dell’annullamento previa sospensione cautelare, deducendone l’illegittimità per i motivi di:
1) “Violazione di legge. Eccesso di potere per carenza di istruttoria, travisamento dei fatti, illogicità manifesta; violazione dei principi di buon andamento dell’azione amministrativa”.
I bungalows prefabbricati, dotati di servizi igienici, docce, spazi coperti, sarebbero stati edificati sulla scorta di regolare progetto approvato da tutte le autorità amministrative competenti e non sarebbero mai stati oggetto dei dinieghi di sanatoria n.17 e 18 del 2002, ormai consolidatisi;
2) “Violazione dell’art. 38 della legge 47/85; violazione dei principi di buon andamento dell’azione amministrativa; eccesso di potere per carenza di istruttoria, travisamento dei fatti, travisamento dei presupposti di diritto”.
Per l’edificio a due elevazioni fuori terra a servizio dell’insediamento turistico, si deduce che, oltre e successivamente alla presentazione delle due istanze di sanatoria ai sensi delle leggi regionali n.7 del 1980 e n. 70 del 1981, seguite dai dinieghi n. 17 e 18 del 2002, sarebbe stata presentata, il 30 settembre 1986, una nuova domanda di sanatoria, questa volta ai sensi della legge n. 47 del 1985, sulla quale il Comune non si sarebbe ancora espresso: donde l’asserita illegittimità dell’ordine demolitorio impugnato in quanto adottato in pendenza del procedimento di sanatoria da ultimo avviato;
3) “Violazione di legge; eccesso di potere per contraddittorietà manifesta; travisamento dei presupposti di fatto e di diritto”.
Nonostante i dinieghi di sanatoria n. 17 e 18 del 2002, espressi sulle istanze asseritamente presentate in via meramente cautelativa, nessun abuso sarebbe stato commesso poiché l’edificazione in contestazione sarebbe comunque fondata sui seguenti provvedimenti mai annullati o revocati dalle autorità emananti che perciò sarebbero validi e efficaci (depositati in copia):
- la licenza edilizia n.3 rilasciata dal Sindaco il 31 gennaio 1973, per la “costruzione di un edificio per ristorante, pizzeria, tavola calda, supermercato” nell’area in catasto al foglio 1, p.lle 123, 106 e 224;
- il nulla osta n. 37 rilasciato dal Sindaco il 9 luglio 1979 “per la realizzazione di un villaggio turistico” in via Garibaldi, nell’area in catasto al foglio 1, p.lle 123 e 224;
- il nulla osta prot. n.2514 rilasciato dal Sindaco nel 1979, per “la realizzazione della variante in corso d’opera alla sistemazione interna” dell’edificio in via Garibaldi, in catasto al foglio 1, p.lle 123e 224;
- il nulla osta prot. n.390 rilasciato dal Sindaco il 24 ottobre 1979, per “la recinzione del villaggio turistico” in via Garibaldi, in catasto al foglio 1, p.lle 123 e 224;
- il permesso di agibilità e uso rilasciato dal Sindaco su istanza del 30 marzo 1984, prot.2328, ma privo di data, relativamente alle opere di cui alla licenza edilizia originaria n.3 del 31 gennaio 1973, al nulla osta n. 37 del 9 luglio 1979 e al nulla osta prot. n.2514 del 1979;
- il visto prot. n.1554 del 9 aprile 1984, rilasciato dalla Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici, relativamente al progetto di realizzazione del villaggio turistico nell’area in catasto al foglio 1, p.lle 123 e 224;
4) “Violazione dell’art.3 della l.241/1990; carenza assoluta di motivazione; eccesso di potere per travisamento dei fatti e dei presupposti di diritto”.
Poiché sono trascorsi 40 anni dalla realizzazione delle opere oggetto dell’ordine di demolizione impugnato, edificate, peraltro, nella convinzione della validità ed efficacia dei titoli edilizi a tal uopo rilasciati, a fronte dell’ormai consolidato l’affidamento del privato, il Comune avrebbe dovuto congruamente motivare la sanzione adottata con particolare riferimento all’interesse pubblico concreto perseguito;
RITENUTO che il ricorso è infondato.
È logico esaminare prioritariamente le argomentazioni poste a sostegno della presunta non abusività dell’edificio a due elevazioni fuori terra.
A tal fine, parte ricorrente sostiene, con il secondo motivo proposto, l’illegittimità dell’ordine demolitorio impugnato in quanto adottato in pendenza del procedimento di sanatoria da ultimo avviato con la nuova domanda di sanatoria, presentata il 30 settembre 1986, ai sensi della legge n. 47 del 1985.
La tesi non ha pregio.
E’ chiaramente esplicitato nella motivazione del provvedimento impugnato che l’ordine demolitorio presuppone il parere tecnico n.6493 del 10 giugno e il successivo del giorno 24 seguente, non favorevole al rilascio della concessione edilizia in sanatoria “sull’istanza prot. n. 1075 del 9/03/1982, ai sensi della l.r. 7/80 e 70/81 presentata dalla ditta Aiello Antonio Vincenzo, successivamente rinnovata ai sensi della L. 47/85”.
E, invero, dell’esito dell’esame congiunto delle due istanze di sanatoria predette, la prima del 1982 e la seconda del 1986, relative all’edificio a due elevazioni fuori terra, il Comune aveva già dato atto nella motivazione dei dinieghi nn. 17 e 18 del 2002, ove è contenuto il medesimo testuale richiamo al “parere tecnico del 10 giugno 2002, n.6493 ed il successivo reso in data 24 giugno 2002, espressi ai sensi dell’art.9 della L.R. 34/96 (…) non favorevole al rilascio della concessione edilizia in sanatoria ai sensi e per gli effetti della L. 47/85”.
Con evidenza risulta che il Comune con il dinieghi nn. 17 e 18 del 2002 ha concluso sia il procedimento avviato con l’istanza prot. n. 1075 del 9/03/1982 ai sensi della l.r. 7/80 e 70/81, sia quello scaturito dalla successiva domanda del 30 settembre 1986, presentata ai sensi della legge n. 47 del 1985: donde l’infondatezza dei profili di doglianza così come formulati.
Va ora scrutinato il terzo motivo.
Non convince la tesi di parte ricorrente secondo la quale l’edificazione dei manufatti oggetto del provvedimento impugnato sarebbe comunque fondata sui provvedimenti autorizzatori mai annullati o revocati dalle autorità emananti che perciò sarebbero rimasti sempre validi e efficaci – circostanza puntualmente contestata dal Comune resistente - e ciò perché:
a) nella licenza edilizia n.3 del 31 gennaio 1973, per la “costruzione di un edificio per ristorante, pizzeria, tavola calda, supermercato” nell’area in catasto al foglio 1, p.lle 123, 106 e 224, è specificato che “la presente licenza è valida per l’inizio dei lavori entro un anno”.
Posto che la decadenza del titolo edilizio non necessita di un provvedimento espresso da parte della pubblica amministrazione, essendo sufficiente il decorso del tempo accompagnato dall'inerzia del titolare (Consiglio di Stato, sez. IV, 18 maggio 2012, n. 2915), nel caso di specie risulta che tale termine di validità è decorso vanamente alla stregua di quanto accertato da questo Giudice con la già richiamata sentenza n. 2204 del 25 novembre 2011, ove testualmente è detto che “l’immobile oggetto della presente controversia non risulta dalla fotogrammetria aerea del 1977, mentre si ritrovano sue tracce dal novembre 1981; pertanto la sua realizzazione è successiva all’entrata in vigore della legge reg. n. 78/1976”.
Tanto basta per desumere che alla data del 31 gennaio 1974, di scadenza del termine annuale fissato nel titolo edilizio, nessun intervento edile era stato avviato, dovendosi attendere addirittura l’anno 1981 per rinvenire “tracce” dell’edificio a due elevazioni fuori terra.
Analogamente a dirsi per il nulla osta n. 37 del 9 luglio 1979 per “la realizzazione di un villaggio turistico in via Garibaldi”, nell’area in catasto al foglio 1, p.lle 123 e 224 (con allegata planimetria dalla quale però non è dato evincere in numero esatto degli “igloo” ovvero i bungalows prefabbricati), il nulla osta prot. n.2514 del 1979, per “la realizzazione della variante in corso d’opera alla sistemazione interna”, il nulla osta prot. n.390 del 24 ottobre 1979, per “la recinzione del villaggio turistico” (la richiesta del 26 luglio 1979 riguarda la recinzione del terreno) tutti rilasciati sul presupposto (non sussistente) della validità della licenza edilizia n.3 del 31 gennaio 1973 e, comunque, soggetti ai termini di cui all’art. 4 della legge 28 gennaio 1977, n. 10, secondo il quale “Il termine per l'inizio dei lavori non può essere superiore ad un anno; il termine di ultimazione, entro il quale l'opera deve essere abitabile o agibile, non può essere superiore a tre anni e può essere prorogato, con provvedimento motivato, solo per fatti estranei alla volontà del concessionario, che siano sopravvenuti a ritardare i lavori durante la loro esecuzione. Un periodo più lungo per l'ultimazione dei lavori può essere concesso esclusivamente in considerazione della mole dell'opera da realizzare o delle sue particolari caratteristiche tecnico-costruttive; ovvero quando si tratti di opere pubbliche il cui finanziamento sia previsto in più esercizi finanziari” (comma 4).
Qualora i lavori non siano ultimati nel termine stabilito, il concessionario deve presentare istanza diretta ad ottenere una nuova concessione; in tal caso la nuova concessione concerne la parte non ultimata” (comma 5).
E’ parte ricorrente medesima che afferma (pag. 3 del ricorso) di avere provveduto alle realizzazione degli igloo successivamente al dissequestro (non prima dell’anno 1983) dell’area al termine del procedimento penale di appello cui è stato sottoposto il sig. Aiello, per l’edificazione abusiva di che trattasi, e all’ottenimento dell’autorizzazione da parte della Soprintendenza per i Beni ambientali e architettonici di Palermo nel 1984 (prot. n.1554 del 9 aprile 1984).
Ammessa, per mera ipotesi, la legittimità iniziale del nulla osta per la realizzazione del villaggio turistico, in ragione della scadenza dei termini e in assenza di alcuna proroga di cui all’art. 4 citato, è evidente che la presentazione delle istanze di sanatoria, nel 1982 e poi nel 1986, non poteva certo avere finalità meramente “cautelativa” ma specificamente mirata all’ottenimento del titolo edilizio mancante.
Quanto poi al rilascio del permesso di agibilità e uso (prodotto in copia non recante la data di adozione che si presume successiva al 20 giugno 1984, poiché vi è nel testo dell’atto il riferimento all’avvenuto pagamento della “tassa Ufficiale sanitario” in data 20 giugno 1984) relativamente alle opere di cui alla licenza edilizia n.3 del 31 gennaio 1973, al nulla osta n. 37 del 9 luglio 1979 e al nulla osta prot. n.2514 del 1979, ciò è avvenuto sul presupposto della perdurante validità ed efficacia della licenza edilizia n. 37 del 9 luglio 1979 secondo la tesi sostenuta nel parere legale pro veritate rilasciato dal legale incaricato a tal fine dal Comune di Isola delle Femmine.
Ora, a parte il fatto che tale precisazione dimostra che la questione della dubbia validità del titolo edilizio era, dunque, ben nota al Comune così come all’odierna ricorrente, non può esservi dubbio che, invece, tale certificazione di agibilità costituisce un “presunzione” di conformità dell'opera al progetto, ma non può sostituire in alcun modo la concessione edilizia - che il predetto progetto approva in quanto conforme alle norme urbanistiche ed edilizie - al fine di sanarne l’eventuale assenza.
Nel caso di specie, ciò è ulteriore dimostrazione che prima della metà del 1984 le opere non erano state ultimate.
Quanto al visto prot. n.1554 del 9 aprile 1984 della Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici di Palermo, relativamente al progetto di realizzazione del villaggio turistico nell’area in catasto al foglio 1, p.lle 123 e 224, con validità di cinque anni, è sufficiente osservare che è stato rilasciato ai soli fini della tutela paesaggistica e ambientale e fatte salve le norme urbanistiche vigenti in materia.
A questo punto, dall’approfondimento proprio dell’esame nel merito, appare evidente l’infondatezza del primo motivo: nessun valido titolo edilizio, invero, ha supportato la realizzazione dei bungalows prefabbricati, dotati di servizi igienici, docce e spazi coperti, inizialmente avviata dopo il novembre 1980 proseguita dopo il dissequestro dell’area nel 1983 e completata presumibilmente entro il marzo del 1984, così come si evince sulla base degli atti di causa.
Ora, se è vero che i legittimi dinieghi n. 17 e 18 del 2002 non avevano a oggetto tali opere ed è dato incontestato che esse insistono in area soggetta al vincolo di inedificabilità assoluta ai sensi dell’art. 15, lett. a) della l.r. 78 del 1976, appare del tutto legittimo l’ordine demolitorio impugnato.
Altrettanto destituito di fondamento è il quarto e ultimo motivo.
In materia di misure demolitorie il principio generale è che non sia necessaria alcuna specifica motivazione sull'esistenza di un interesse pubblico in quanto è pacificamente riconosciuto che l'abusività di un'opera edilizia, costituisce già di per sé presupposto per l'applicazione della prescritta sanzione demolitoria.
Per costante giurisprudenza, infatti, la diffida a demolire manufatti abusivi è atto vincolato (ex multis Cons. Stato, VI, 28 /06/ 2004, n. 4743; id., sez. V, 10 /07/ 2003, n. 4107; T.A.R. Napoli, Sez. IV, 4 /02/ 2003, n. 617; 15 /07/ 2003, n. 8246) e come tale non necessita di una puntuale valutazione delle ragioni di interesse pubblico, né di un bilanciamento di questo con gli interessi privati coinvolti e sacrificati, né di una motivazione sulla sussistenza di un interesse pubblico concreto ed attuale alla demolizione (Cons. Stato Sez. VI, 28 /01/ 2013, n. 496; id. Sez. IV, 28 /12/ 2012, n. 6702).
Stante questo principio generale, è stata in giurisprudenza dibattuta la particolare ipotesi in cui sia trascorso un notevole lasso di tempo tra la commissione dell'abuso, il suo accertamento e l'adozione della misura sanzionatoria e sul punto sono emersi diversi orientamenti giurisprudenziali.
Il Collegio, anche riguardo al caso di specie, aderisce alla prevalente tesi che non richiede alcuna specifica motivazione sull'interesse pubblico indipendentemente dal passaggio del tempo dall'abuso o dal suo accertamento e il provvedimento sanzionatorio non potendo ammettersi l'esistenza di alcun affidamento tutelabile alla conservazione di una situazione di fatto abusiva, che il tempo non può giammai legittimare e non potendo l'interessato dolersi del fatto che l'Amministrazione non abbia emanato in data antecedente i dovuti atti repressivi(Cons. Stato, Sez. VI, 21 /10/ 2013, n. 5088; id., Sez. VI, 4 /10/ 2013, n. 4907;Cons. Stato Sez. VI, 28 /01/ 2013, n. 496; id., Sez. IV, 16 /04/ 2012, n. 2185; id. Sez. IV, 28 /12/ 2012, n. 6702, id., Sez. VI, 27 /03/ 2012, n. 1813; id., Sez. IV, 27 /10/ 2011, n. 5758; id., Sez. IV, 20 /07/ 2011, n. 4403; id., Sez. V, 27 /04/ 2011, dalla n. 2497 alla n. 2527; id., Sez. V, 11 /01/ 2011, n. 79; id., Sez. V, 9 /02/ 2010, n. 628; T.A.R. Milano Sez. II, 8 /09/ 2011, n. 2183; T.A.R. Lazio Sez. I quater, 23 /06/ 2011, n. 5582; T.A.R. Napoli Sez. III, 16 /06/ 2011, n. 3211; id., Sez. VIII, 9 /06/ 2011, n. 3029).
Nel caso di abusi edilizi, infatti, vi è un soggetto che pone in essere un comportamento contrastante con le prescrizioni dell'ordinamento e che confida nell'omissione dei controlli o comunque nella persistente inerzia dell'amministrazione nell'esercizio del potere di vigilanza: di contro, l'abuso edilizio rappresenta un illecito permanente integrato dalla violazione dell'obbligo, perdurante nel tempo, di ripristinare in conformità a diritto lo stato dei luoghi, di talché ogni provvedimento repressivo dell'Amministrazione non è emanato a distanza di tempo da un illecito ormai esaurito, bensì interviene su una situazione antigiuridica che perdura sino a quel momento (T.A.R. Brescia, Sez. I, 22 /02/ 2010, n. 860).
Si rileva poi che consentire la possibilità di non sanzionare gli abusi edilizi per effetto del mero decorso di un notevole lasso di tempo, non determinato con precisione, significherebbe introdurre nel sistema un pericoloso elemento di indeterminatezza, perché la repressione di un dato abuso nel caso concreto sarebbe rimessa all'apprezzamento del singolo funzionario, oltretutto pressoché impossibile da sindacare nella presente sede giurisdizionale, con intuibile possibilità di strumentalizzazioni (T.A.R. Napoli, Sez. IV, 22 maggio 2013, n. 2679).
Inoltre, nel caso di specie, i manufatti abusivi ricadono in zona sottoposta oltre che a vincolo paesaggistico, a vincolo assoluto d’inedificabilità e ciò induce a escludere, già in via autonoma, la necessità di motivare l'esistenza di un interesse pubblico alla demolizione la cui prevalenza sull'interesse privato deve considerarsi in re ipsa.
In ogni caso, che parte ricorrente fosse pienamente consapevole della contestata legittimità della licenza edilizia rilasciata dal Comune resistente discende dalla sottoposizione al giudizio penale per il reato di costruzione abusiva del sig. Aiello negli anni 80 e dalla proposizione “ in via cautelativa” delle domande di sanatoria nel 1982 e poi nel 1986, circostanze queste che valutate unitamente all’esistenza del vincolo di inedificabilità assoluta ai sensi dell’art. 15, lett. a) della l.r. 78 del 1976, tale da escludere ogni possibilità di sanatoria, incrinano definitivamente l’assunto del consolidamento nel tempo di un affidamento degno di tutela giuridica.
RITENUTO per le ragioni esposte, che il ricorso è infondato e va rigettato;
RITENUTO infine che le spese di giudizio vanno poste a carico di parte ricorrente in quanto soccombente.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese di lite nei confronti del Comune resistente che liquida in € 2.000,00 (euro duemila/00) oltre accessori come per legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 24 febbraio 2015 con l'intervento dei magistrati:
Carlo Modica de Mohac, Presidente FF
Anna Pignataro, Primo Referendario, Estensore
Sebastiano Zafarana, Referendario
L'ESTENSOREIL PRESIDENTE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 05/05/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)





TAR PALERMO SENTENZA 01080 2015 AIELLO COSTRUZIONI S.r.l. CONTRO ORDINANZA 24  15 MAGGIO 2013  VIA GARIBALDI 86 ASENZA CONCESSIONE EDILIZIA 

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