L’autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazioni delle condizioni locali.

Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte delle pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all’interno del provvedimento complesso.
Ricorso al TAR Palermo di Cittadini di Isola delle Femmine per annullamento decreto n 693 della Regione Sicilia a favore della Italcementi

Conferenze: 31 Luglio 2007-21 Novembre 2007-31 gennaio 2008-20 febbraio 2008-19 marzo 2008

Cambiamo Aria


Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio. L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene. E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quidi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.

Se intanto il camponato finisce, pazienza.

Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore
Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

domenica 31 agosto 2014

AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE ILLEGITTIMA AL CEMENTIFICIO SACCI SENTENZA TAR MARCHE CLIMA INFUOCATO

N. 00568/2014 REG.PROV.COLL



N. 00313/2013 REG.RIC

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche
(Sezione Prima) 
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 313 del 2013, proposto da:
Annapaola Girolamini, Giorgio Grespini, Luciana Palossi, Dario Pediconi, Nazzareno Spurio Giuseppetti, rappresentati e difesi dall'avv. Maria Raffaela Mazzi, con domicilio eletto presso Avv. Alberto Cucchieri in Ancona, corso Mazzini, 148; 
contro
Regione Marche, rappresentata e difesa dall'avv. Pasquale De Bellis, con domicilio eletto presso Servizio Legale Regione Marche in Ancona, piazza Cavour, 23;
Regione Marche - Dirigente della P.F. Valutazioni e Autorizzazioni Ambientali,
Regione Marche -Responsabile del Procedimento,
Agenzia Regionale Protezione Ambiente (Arpa) - Marche,
Agenzia Regionale Protezione Ambiente (Arpa) - Marche - Dipartimento Provinciale di Macerata,
Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio delle Marche,
Ministero per i Beni e le Attivita' Culturali,
Comune di Castelraimondo,
Comune di Gagliole,
Sindaco del Comune di Gagliole quale Autorita' Sanitaria Locale,
Sindaco del Comune di Castelraimondo quale Autorita' Sanitaria Locale,
Comando Provinciale del Corpo Forestale dello Stato di Macerata,
Comune di San Severino Marche; 
nei confronti di
Sacci Società per Azioni Centrale Cementerie Italiane S.p.A., rappresentata e difesa dagli avv. Giovanni Giustiniani, Giuseppe Caldarola, con domicilio eletto presso Avv. Giuseppe Caldarola in Ancona, piazza J.F.Kennedy, 13;
Provincia di Macerata; 
per l'annullamento
- del Decreto del Dirigente della P.F. Valutazioni ed Autorizzazione Ambientali della Regione Marche n. 1/ VAA del 04.01.2013 avente ad oggetto il giudizio positivo di compatibilità ambientale con prescrizioni e riesame autorizzazione integrata ambientale, relativamente all'impianto di Castelraimondo, della ditta Sacci s.p.a. e contestuale rilascio del provvedimento unico di VIA e AIA;
- degli atti connessi e presupposti del procedimento;
- del Decreto del Dirigente della Posizione di funzione Valutazione ed Autorizzazioni Ambientali n. 77/VAA-08 del 02.07.2010;
- della DGR n. 1547 del 3/10/2009;
- del Decreto del Dirigente della P.F. Valutazioni ed Autorizzazioni Ambientali n. 79/VAA del 16.07.2012.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Regione Marche e di Sacci Società per Azioni Centrale Cementerie Italiane S.p.A.;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 22 maggio 2014 il dott. Gianluca Morri e uditi per le parti i difensori Maria Raffaela Mazzi; Pasquale De Bellis; Giovanni Giustiniani;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO
1. Viene impugnato il Decreto n. 1/VAA del 4.1.2013 con cui la Regione Marche:
- esprimeva giudizio positivo di compatibilità ambientale (VIA) in relazione al progetto per l’ammodernamento e il potenziamento dell’impianto di produzione di cemento gestito dalla controinteressata nel Comune di Castelraimondo;
- rilasciava l’Autorizzazione Paesaggistica per l’esecuzione di tale progetto;
- riesaminava il precedente Decreto n. 77/VAA del 2.7.2010, con cui veniva rilasciata l’Autorizzazione Integrale Ambientale per l’esercizio dell’impianto esistente (ora oggetto di ammodernamento e potenziamento), dettando condizioni e prescrizioni sostitutive per la prosecuzione dell’attività.
Vengono altresì impugnati gli atti presupposti e antecedenti indicati in epigrafe.
Il progetto di ammodernamento e di potenziamento dell’impianto prevede, in sintesi:
- l’aumento di produzione da 400.000 t/a a 1.000.000 t/a;
- la sostituzione di due mulini obsoleti da 90 t/h con uno nuovo della capacità di 300 t/h;
- la sostituzione dei due impianti per la cottura della farina cruda (1.200 t/g) con un nuovo forno rotante di capacità fino a 3.000 t/g;
- l’utilizzo di Combustibile Solido Secondario (CSS) attraverso la costruzione di un impianto di co-incenerimento;
- l’incremento della superficie dello stabilimento per circa mq. 10.000;
- il raddoppio delle volumetrie esistenti (da 372.800 a 648.500 mc);
- sbancamenti per circa mc. 170.000.
Si sono costituite la Regione Marche e la controinteressata per contestare, nel merito, le deduzioni di parte ricorrente chiedendone il rigetto. La controinteressata deduce, inoltre, parziali eccezioni in rito che saranno esaminate in occasione dell’esame delle censure cui si riferiscono.
2. Con il primo motivo viene dedotta violazione della disciplina in materia di AIA, errata applicazione dell’art. 5 comma 18 del D.Lgs. n. 59/2005, l’incostituzionalità dell’art. 33 comma 1 della L.r. n. 14/2007, violazione degli artt. 29 e 29-octies del D.Lgs. 152/2006, nonché eccesso di potere per sviamento.
La censura sembra rivolgersi contro il Decreto n. 77/VAA del 2.7.2010 di rilascio dell’AIA provvisoria e atti connessi (tutti indicati, nell’epigrafe del ricorso, tra i provvedimenti impugnati). Con memoria depositata in data 30.4.2014, i ricorrenti precisano invece che l’oggetto del presente ricorso è il Decreto n. 1/VAA del 4.1.2013, sia nella parte in cui riguarda il progetto di ammodernamento e potenziamento dell’impianto, che nella parte in cui riesamina la precedente AIA di cui al Decreto n. 77/VAA del 2.7.2010 prorogandone gli effetti fino al 31.12.2018 (anziché al 31.12.2015 come originariamente previsto).
Al riguardo il Collegio osserva che qualunque fosse stata la reale intenzione dei ricorrenti, su cui incombeva l’obbligo processuale di redigere i propri scritti in maniera “chiara” (oltre che sintetica, nel rispetto della prescrizione di cui all’art. 3 comma 2 del D.Lgs. n. 104/2010), deve essere condivisa l’eccezione di irricevibilità del ricorso dedotta dalla controinteressata per quanto concerne il citato Decreto n. 77/VAA del 2.7.2010 pubblicato sul BUR del 1.10.2010 n. 86, unitamente al successivo decreto di proroga n. 79/VAA del 16.7.2012.
2.1 La censura sarà quindi esaminata nei limiti in cui si rivolge contro l’avvenuto riesame del Decreto n. 77/VAA del 2.7.2010, sul presupposto dell’ormai inoppugnabilità dello stesso.
Al riguardo i ricorrenti deducono la violazione del D.Lgs. n. 180/2007 che prescriveva l’adeguamento all’applicazione delle BAT, di cui alla direttiva 96/61/CE (ora 2008/01/CE), entro il 30.3.2008, poi fissato al 31.12.2015 dal Decreto n. 77/VAA del 2.7.2010 e ulteriormente slittato al 31.12.2018 attraverso il Decreto n. 1/VAA del 4.1.2013. Deducono, inoltre, che l’impianto attuale non sarebbe stato adeguato per quanto concerne l’emissione di diossine e furani, il cui valore limite (stabilito in 5ug/Nm3, ovvero 0,005 mg/Nm3) è stato ritenuto molto elevato sia dall’ARPAM (parere del 15.12.2012) che dalla Provincia di Macerata (parere del 22.6.2012), senza che seguissero approfondimenti istruttori da parte della Regione.
2.2 La censura merita condivisione nei termini che seguono.
2.3 Dal Decreto n. 77/VAA del 2010 emerge che la ditta impiegava (al momento di adozione dello stesso) il 60% delle BAT applicabili alla situazione in esame, mentre il restante 40% avrebbe dovuto essere implementato entro il 31.12.2015 grazie anche al progetto di ammodernamento dell’impianto (cfr. pagg. 40-41).
Dal Decreto n. 1/VAA del 2013 si ricava invece:
- che il nuovo impianto risponde all’applicazione della maggior parte delle BAT (pag. 49, versione integrale);
- che nello scenario post operam ci saranno aspetti migliorativi. Nello scenario ante operam (che sembra continuerà a persistere fino a tutto il 2018) viene invece rilevato il superamento del valore limite orario limitatamente agli ossidi di azoto (pag. 67);
- che l’esito dell’istruttoria VIA (pag. 119) si limita ad esprimere giudizio positivo (con prescrizioni) di compatibilità ambientale sul progetto. Nulla però si dice riguardo alla compatibilità ambientale della fase transitoria;
- che attualmente la ditta impiega un numero sufficiente delle BAT applicabili, aggiungendo tuttavia che solo con l’ammodernamento dell’impianto, gli adeguamenti previsti e l’applicazione della quasi totalità delle BAT di settore, si otterrà un contenimento dei livelli di inquinamento compatibile con lo spirito della direttiva IPPC (pag. 131);
- che il quadro rappresentativo dello stato di applicazione delle BAT (pagg. 120 e ss.) ripropone il medesimo quadro contenuto nel Decreto n. 77/VAA del 2010 (pagg. 34 e ss.), confermando l’applicazione delle BAT già applicate e modificando la data di implementazione delle BAT non applicate (dal 31.12.2015 al 31.12.2018). Sono state inoltre individuate ulteriori BAT, in parte applicate, in parte non applicabili e in parte applicabili entro il 31.12.2018.
A giudizio del Collegio, la complessa esposizione istruttoria sopra sintetizzata, non rivela adeguatamente e con la dovuta chiarezza, la distinzione tra i due profili, ossia:
- il riesame della precedente AIA (di cui al Decreto n. 77/2010) con giudizio di compatibilità della proroga all’attività esistente fino al 31.12.2018;
- la nuova autorizzazione per l’esercizio dell’impianto ammodernato dal 2019.
Tale distinzione sarebbe stata invece necessaria proprio per evitare il pericolo prospettato dai ricorrenti, ossia che nelle more di realizzazione del progetto di ammodernamento (e potenziamento) dell’impianto, si continui a tollerare l’esercizio di un’attività non del tutto a norma.
2.4 Riguardo al profilo delle emissioni in atmosfera, anche con particolare riferimento a diossine e furani (questioni riproposte attraverso il secondo e terzo motivo di gravame che vengono quindi trattati congiuntamente in questa sede), va osservato che la Provincia di Macerata, pur essendo stata invitata ai lavori della conferenza di servizi e avendo rappresentato problematiche ed esigenze istruttorie attraverso la nota del 22.6.2012, non partecipava alla conferenza di servizi conclusiva del 28.12.2012, né risulta abbia fornito valutazioni definitive.
Per quanto il modulo procedurale, adottato dalla Regione, consenta la conclusione del procedimento anche in assenza delle amministrazioni regolarmente convocate, la problematica, stante l’incidenza su fondamentali principi costituzionali, come quello della salute, avrebbe richiesto un approfondimento ed una articolata motivazione volta comunque a superare i rilievi provinciali, prendendo altresì formale posizione sulle controdeduzioni di parte privata.
L’ARPAM rilevava, inoltre, valori limite di diossine e furani di 5ug/Nm3 ritenuti molto elevati (con rischio di possibili fluidi di massa veramente consistenti in termini di possibili impatti sulle matrici ambientali aria suolo) contro i valori di 0,0001 ugTE/m3 previsti per gli inceneritori.
L’argomento, per quanto delicato e rilevante, sembra essere stato oggetto di una certa confusione.
Sul punto la Regione evidenzia un mero errore materiale, riferendo che il limite dovrebbe invece intendersi come 0,005 ug/Nm3 (quindi 1.000 volte inferiore), come da provvedimento di correzione recentemente adottato ma che non è stato possibile depositare in giudizio, nel corso dell’udienza di merito, per opposizione dei ricorrenti.
Il Collegio, considerato che il ricorso è comunque fondato sotto altri profili che imporranno quindi un riesame della vicenda (che dovrà, a questo punto, estendersi anche al profili in esame), non ritiene necessario procedere all’acquisizione di tale provvedimento attraverso formale istruttoria.
3. Con il quarto motivo viene dedotta violazione dell’art. 97 della Costituzione nonchè del Piano Regionale e Provinciale di Gestione dei Rifiuti. Nello specifico viene dedotta l’illegittimità della decisione di rilasciare l’AIA sulla scorta di un emanando decreto che sottrae, dalla qualifica di rifiuti, il Combustibile Solido Secondario (CSS). Vengono comunque prospettati contrasti tra la pianificazione regionale/provinciale e l’impianto
3.1 La censura è fondata nei termini che seguono.
3.2 Dai documenti istruttori, parti integranti del Decreto n. 1/VAA del 2013, emerge che riguardo alla tematica in questione e alle verifiche di conformità dell’impianto con la pianificazione in materia di gestione dei rifiuti, veniva coinvolta la Provincia di Macerata che, con nota del 25.6.2012, rappresentava problematiche ed esigenze istruttorie, successivamente riscontrate con nota del proponente in data 8.11.2012. La Provincia di Macerata, come ricordato in precedenza, non partecipava tuttavia alla successiva conferenza di servizi del 28.12.2012 (cfr. pag. 12), né risulta abbia fornito valutazioni definitive.
Gli stessi documenti richiamano il Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, ma nulla dicono riguardo alla relativa conformità (cfr. pag. 35), che viene verificata esclusivamente in base al Piano Provinciale (cfr. pagg. 35-37).
Sembrerebbe tuttavia emergere che la tematica dei rifiuti veniva risolta, escludendone la rilevanza, attraverso la prescrizione di impiegare esclusivamente, quale combustibile alternativo, il CSS (Combustibile Solido Secondario), che avrebbe dovuto uscire dalla qualifica di rifiuto per effetto di un emanando decreto (cfr. pagg. 84-85 e 134).
Al riguardo vanno in parte condivise le deduzioni dei ricorrenti.
L’ordinamento ammette, via generale, la possibilità di emanare il provvedimento amministrativo sotto condizione (sospensiva o risolutiva) ovvero con prescrizioni, che, nel caso specifico, erano rappresentate dall’imminente entrata in vigore della nuova disciplina riguardante il CSS (poi effettivamente emanata con DM 14.2.2013 n. 22), il cui utilizzo risulta essere connesso con la realizzazione del nuovo impianto.
Ciò che risulta tuttavia inaccettabile è che la Regione abbia previsto una (doverosa) fase di riesame (da concludersi entro il 30.3.2013) solo nel caso in cui la pubblicazione dell’emanando decreto si fosse protratta nel tempo (cfr. pag. 134 punto 4.1.5), mentre invece la stessa avrebbe comunque dovuto essere prevista, quantomeno, anche per verificare che la nuova disciplina effettivamente entrata in vigore fosse la stessa esaminata in bozza nella fase istruttoria (oltre a verificare se fosse stato necessario impartire ulteriori prescrizioni).
Ciò riveste carattere assorbente rispetto alle ulteriori censure concernenti i dedotti contrasti con la pianificazione (regionale e provinciale) in materia di rifiuti.
4. Con il quinto motivo viene dedotto eccesso di potere per travisamento dei fatti e carenza istruttoria riguardo alle verifiche in materia di ZPS e SIC. In particolare i ricorrenti deducono che la Ditta Sacci ha falsamente prospettato la non interferenza con le aree protette raddoppiando le distanze (effettive) tra queste e l’impianto (indicando 4 km anziché la metà) e che non sarebbero stati valutati gli effetti cumulativi con l’insediamento COSMARI.
La censura va disattesa poiché carente di supporto probatorio.
Al riguardo i ricorrenti rinviano alla relazione dei propri Consulenti Tecnici di Parte i quali determinano la distanza attraverso l’esame comparativo di due planimetrie generali, non quotate e di cui non risulta la scala.
Non è dato quindi comprendere come la relativa conclusione sia quella corretta in luogo di quella verificata dalle competenti amministrazioni in sede istruttoria.
Peraltro non è dato comprendere anche come inciderebbe una distanza minore (circa 2 km), quando nello stesso ricorso (sulla scorta delle stesse valutazioni dei CTP) si riconosce che le ricadute inquinanti si verificherebbero ad una distanza intorno al chilometro (o poco più).
Peraltro dette planimetrie non riportano l’ubicazione dell’insediamento COSMARI, per cui non risulta altresì verificabile anche l’effettiva esigenza di una valutazione cumulativa.
5. Con il sesto motivo viene dedotta carenza istruttoria riguardo alle prescrizioni contenute nell’art. 30 delle NTA del PRG del Comune di Castelraimondo, poiché il nuovo impianto si espande su area classificata EM - Zona Agricola Montana, che esclude interventi che possano alterare il naturale equilibrio tra superficie boscata, presenza di pascoli e prati pascolo.
La censura non può essere condivisa.
Al riguardo va osservato che il richiamato art. 30 delle NTA non esclude qualsiasi intervento, ma solo quegli interventi di trasformazione capaci di alterare il naturale equilibrio tra superfici boscate, pascoli, prati pascolo, e profili geologici, morfologici e idrogeologici.
Sul punto, oltre al parere favorevole del Comune, veniva acquisito il parere del Corpo Forestale dello Stato (in relazione al quale nessuna contestazione viene mossa attraverso il motivo in esame), che aveva inizialmente evidenziato alcune problematiche riguardo all’eliminazione del nucleo boscato, ritenendo poi di esprimere parere favorevole dopo aver esaminato le controdeduzioni della richiedente che presentava un progetto di compensazione ambientale proprio a seguito dei rilievi sollevati.
Riguardo a tale a progetto nulla si contesta nell’odierno motivo di doglianza.
6. Con il successivo motivo vengono dedotte alcune questioni riguardo alla partecipazione dei rappresentanti dei Comuni di Castelraimondo e di Gagliole alle conferenze di servizi (attinenti, in particolare, alla pretesa non chiarezza sul tipo di parere espresso e all’effettivo contenuto della relativa delega). Inoltre i ricorrenti si interrogano come tali rappresentanti abbiano potuto esprimere parere favorevole (in qualità di autorità sanitarie) stante le molteplici criticità ambientali riscontrate dall’ARPAM e dalla Provincia di Macerata.
Anche tale censura va disattesa, poiché muove da una visione esclusivamente probabilistica e dubitativa, finendo quindi per risolversi in questioni esclusivamente formali e di carattere esplorativo.
7. Con l’ultimo motivo viene dedotta violazione degli artt. 134 e 142 del D.Lgs. n. 42/2004, del DM 21.9.1984, nonché eccesso di potere per difetto dei presupposti, carenza di motivazione e di istruttoria. In particolare viene dedotto che il parere della Soprintendenza non sarebbe sufficientemente motivato in relazione all’effettiva entità dei nuovi lavori (che prevedono la realizzazione di una torre di circa 90 m di altezza e incrementi di volumetria dei capannoni da 8.700 a 26.000 mc.).
7.1 Occorre esaminare preliminarmente le eccezioni in rito dedotte dalla controinteressata, che ritiene la doglianza irricevibile (trattandosi di parere della Soprintendenza emesso in data 31.5.2011) e inammissibile (per sostituzione del giudizio discrezionale della ricorrente con quello dell’amministrazione preposta alla tutela del vincolo).
Le eccezioni vanno disattese.
Sotto il primo profilo è sufficiente osservare che il parere espresso dalla Soprintendenza non rappresenta un provvedimento direttamente impugnabile, ma solo un contributo istruttorio endoprocedimentale impugnabile unitamente al provvedimento conclusivo nel caso in cui venga effettivamente recepito.
Per quanto concerne la pretesa inammissibilità, va osservato che la stessa non può colpire la censura dedotta dalla ricorrente ma, semmai, potrà riflettersi sul potere del giudice amministrativo (limitandolo) che non può, nella materia in esame, estendersi alle valutazioni di merito.
7.2 La censura deve invece essere condivisa.
Va innanzitutto escluso che il DM 21.9.1984 abbia introdotto un vincolo comportante l’immodificabilità assoluta della zona e, nella fattispecie, dell’area che qui interessa.
Il vincolo tende invece a salvaguardare l’area da ulteriori compromissioni che avrebbero potuto derivare dall’assenza di una disciplina paesaggistica attraverso cui valutare, di volta in volta, la compatibilità dell’intervento con la salvaguardia della bellezza ambientale e naturalistica della zona.
Sotto quest’ultimo profilo non si può tuttavia affermare che il parere della Soprintendenza (prima) e l’Autorizzazione Paesaggistica (dopo) rechino una sufficiente motivazione, in coerenza con gli indirizzi, ripetutamente affermati dalla giurisprudenza amministrativa, che impongono di esternare adeguatamente l'avvenuto apprezzamento comparativo, da un lato, del contenuto del vincolo e, dall'altro, di tutte le rilevanti circostanze di fatto relative all’intervento e al suo inserimento nel contesto protetto, in modo da giustificare la scelta di dare prevalenza all'interesse del privato rispetto a quello tutelato in via primaria attraverso l'imposizione del vincolo (cfr. da ultimo, TAR Liguria Sez. I, 29.1.2014 n. 162 e giurisprudenza ivi richiamata).
Quest’ultimo provvedimento (le cui motivazioni sono rinvenibili alle pagine 115-119 del Decreto n. 1/VAA del 2013) si limita effettivamente a recepire le valutazioni espresse dall’organo statale, secondo cui l’ammodernamento e l’ampliamento dell’unità produttiva comportano un incremento degli elementi, che possono ulteriormente arrecare pregiudizio al territorio, di non apprezzabile quantificazione.
Come hanno correttamente osservato i ricorrenti, tali elementi sono invece ben quantificabili in termini di superficie e di volume (come sopra ricordato), per cui sarebbe stata necessaria una valutazione più approfondita riguardo al relativo impatto territoriale, non certo irrilevante data l’entità degli stessi.
8. Il ricorso va quindi parzialmente accolto, con conseguente annullamento del Decreto n. 1/VAA del 4.1.2013 nei limiti di cui in motivazione.
9. Le spese di giudizio possono, tuttavia, essere compensate tenuto conto della parziale irricevibilità e infondatezza del ricorso nonchè della complessità della vicenda in esame. Peraltro i ricorrenti non si sono attenuti alla prescrizione di cui all’art. 3 comma 2 del D.Lgs. n. 104/2010 che impone chiarezza e sinteticità degli atti di parte, e ciò costituisce ulteriore ragione di compensazione, ai sensi del successivo art. 26 comma 1, essendo stato aggravato l’onere difensivo di controparte.
P.Q.M.
il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche, definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso in epigrafe e, per l'effetto, annulla il Decreto n. 1/VAA del 4.1.2013 nei limiti di cui in motivazione. Dichiara irricevibile il ricorso nella parte in cui si rivolge contro i Decreti nn. 77/VAA del 2.7.2010 e 79/VAA del 16.7.2012.
Spese compensate.
La presente sentenza sarà eseguita dall'Autorità amministrativa ed è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Ancona nella camera di consiglio del giorno 22 maggio 2014 con l'intervento dei magistrati:
Gianluca Morri, Presidente FF, Estensore
Tommaso Capitanio, Consigliere
Francesca Aprile, Primo Referendario




IL PRESIDENTE, ESTENSORE
DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 03/06/2014
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


ULTERIORI RICORSI 220 DEL 2013 SEZIONE 2 TAR MARCHE 
300 DEL 2013 ALLA SEZIONE 1 TAR MARCHE 
AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE ILLEGITTIMA AL CEMENTIFICIO SACCI SENTENZA TAR MARCHE

CLIMA INFUOCATO

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