L’autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazioni delle condizioni locali.

Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte delle pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all’interno del provvedimento complesso.
Ricorso al TAR Palermo di Cittadini di Isola delle Femmine per annullamento decreto n 693 della Regione Sicilia a favore della Italcementi

Conferenze: 31 Luglio 2007-21 Novembre 2007-31 gennaio 2008-20 febbraio 2008-19 marzo 2008

Cambiamo Aria


Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio. L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene. E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quidi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.

Se intanto il camponato finisce, pazienza.

Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore
Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

mercoledì 30 ottobre 2013

ILVA: la legalità prima del profitto. Vengano processati i politici che non hanno difeso la salute

ILVA: la legalità prima del profitto. Vengano processati i politici che non hanno difeso la salute

Notificato l'avviso di chiusura delle indagini preliminari, 53 indagati dell'ichiesta "Ambiente Svenduto"
30 ottobre 2013 - Associazione Peacelink
ilva di taranto

Il Tribunale di Taranto ha notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari e E STAMANI HA RESO NOTI I NOMI DEI 53 indagati nell’ambito dell’inchiesta “Ambiente Svenduto”. TRA QUESTI FIGURANO PERSONAGGI ECCELLENTI, COME IL GOVERNATORE DELLA REGIONE PUGLIA NICHI VENDOLA, IL SINDACO DI TARANTO IPPAZIO STEFANO E L'EX PRESIDENTE DELLA PROVINCIA GIANNI FLORIDO,


PeaceLink e Fondo Antidiossina esprimono la propria soddisfazione per l’eccellente lavoro svolto dal GIP Patrizia Todisco che con coraggio e professionalità ha garantito lo svolgimento delle indagini, le quali dovrebbero confluire nel processo a carico di coloro che, secondo il GIP, avrebbero messo in atto un "disegno criminoso" per inquinare l'ambiente, causando danni alla salute. Tutto ciò al fine di perseguire la logica del profitto.


Il lavoro del Giudice Todisco e della Procura di Taranto rappresentano il baluardo in difesa dei diritti primari dei cittadini, diritti che non dovrebbero mai essere negoziabili.

La difesa strenua e coraggiosa dell'ambiente e della salute dei tarantini, in contrasto con le logiche di profitto, è stata il caposaldo del lavoro dei magistrati tarantini e del Capo Procuratore Franco Sebastio, ai quali va il nostro più profondo ringraziamento e plauso, affinché si perseveri nella ricerca della verità, durante tutte le fasi del preannunciato processo.
peppino corisi incontra in casa nichi vendola, gianni florido e ezio stefàno (fotografia ritratta da un ritaglio di giornale, non si detiene nè si rivendica la paternità dello scatto originale)


PeaceLink e Fondo Antidiossina, in costante collegamento con le istituzioni europee ed in particolare con la Commissione, nel solco dell’attività svolta dai magistrati a Taranto, continuano a portare avanti il lavoro di denuncia e di informazione presso gli organi europei, affinché la parallela procedura di infrazione europea continui ad andare di pari passo con l' iter giudiziario a Taranto.


Vengano processati i politici che non hanno difeso la salute.

Taranto, 30 ottobre 2013
Fabio Matacchiera
Fondo Antidiossina
Alessandro Marescotti
PeaceLink
Antonia Battaglia
Fondo Antidiossina e PeaceLink

I destinatari degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari dell'inchiesta Ambiente svenduto

30 ottobre 2013 alle ore 14.22
SOCIETA’:
ILVA SPA (in persona del commissario straordinario Enrico Bondi)                                     

RIVE FIRE SPA (in persona del consigliere delegato e legale rappresentante Angelo Massimo Riva)                
RIVA FORNI ELETTRICI SPA (in persona del presidente legale e rappresentante Cesare Federico Riva)  

ILVA:
Emilio Riva
Nicola Riva
Fabio Arturo Riva
Girolamo Archinà
Luigi Capogrosso – ex direttore stabilimento
Marco Adelmi – capo reparto
Angelo Cavallo – capo reparto
Ivan Di Maggio – capo reparto
Salvatore De Felice – capo reparto
Salvatore D’Alò – capo reparto
Bruno Ferrante – pres. cda ILVA SPA
Adolfo Buffo – Ex dir. Stabilimento
Francesco Perli – legale ILVA
Sergio Palmisano – capo reparto
Vincenzo Dimastromatteo – capo reparto
Caterina Vittorio Romeo – dipendente Ilva
Antonio Colucci – dipendente ilva
Cosimo Giovinazzi – dipendente Ilva
Giuseppe Dinoi – dipendente ilva
Donato Perrini – dipendente ilva 

FIDUCIARI
Lanfranco Legnani
Alfredo Ceriani
Giovanni Rebaioli
Agostino Pastorino
Enrico Bessone
Giuseppe Casartelli
Cesare Corti
Giovanni Raffaelli 

COMUNE E PROVINCIA DI TARANTO
Ippazio Stefàno - Sindaco di Taranto
Giovanni Florido - già pres. prov. di Taranto
Michele Conserva - già ass prov Ambiente Provincia di Taranto
Vincenzo Specchia - già segr. Gen. Provincia di Taranto – attuale segretario generale
Angelo Veste - già capo di Gabinetto Pres Prov di taranto 

REGIONE PUGLIA
Nicola Vendola - Pres Regione Puglia
Nicola Fratoianni - già cons. regionale – Deputato della repubblica
Lorenzo Nicastro - Ass reg Ecologia ed Ambiente
Donato Pentassuglia - Cons regionale – Pres Comm Ambiente ed assetto del territorio
Antonello Antonicelli - Dirigente settore Ecologia ed Ambiente
Davide Filippo Pellegrino - Capo di Gabinetto pres Regione Puglia
Francesco Manna - già capo di Gabinetto Pres Regione Puglia
Pierfrancesco Palmisano - Funzionario assessorato qualità Ambiente Regione Puglia – già rappr c/o Comm Aia 

ARPA PUGLIA
Giorgio Assennato - Direttore Generale Arpa Puglia
Massimo Blonda - Dir scientifico Arpa Puglia
Roberto Primerano - Funzionario Arpa Puglia – già consulente Procura 

COMMISSIONE AIA
Dario Ticali - Presidente
Luigi Pelaggi - Segretario Commissione 

ALTRI
Lorenzo Liberti - ex Preside Politecnico di Taranto – già cons Procura
Aldo De Michele - ispettore della Digos
Giovanni Bardari - ex consulente della Procura
don Marco Gerardo - già segretario Vescovo Taranto 




GIUSTIZIA

Ilva, indagato anche Vendola


Tra le 50 persone sotto indagine, il governatore e il sindaco di 

Taranto.


Il 30 ottobre i militari della guardia di finanza di Taranto hanno iniziato a notificare, in Puglia e in altre zone d'Italia, l'avviso di chiusura delle indagini preliminari a oltre 50 indagati dell'inchiesta per disastro ambientale a carico dell'Ilva. Il provvedimento riguarda dirigenti, funzionari e politici.


VENDOLA: «PRESTO DAI PM». Tra gli indagati c'è anche il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che avrebbe tentato di 'far fuori' il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, figura 'sgradita' all'azienda.


In questo, che è «il momento di più grande turbamento, continuo a dare una straordinaria importanza all'inchiesta sull'Ilva», ha dettoVendola. «La mia amministrazione ha provato a scoperchiare le pentole e a vedere dove nessuno aveva visto prima». Vendola ha assicurato che ha intenzione di «andare il prima possibile a rispondere alle domande del pm».


INDAGATO ANCHE STEFANO. L'avviso di chiusura delle indagini sull'Ilva è stato ricevuto anche dal sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, formalmente indagato dall'aprile 2013, quando fu firmata la proroga di sei mesi dell'inchiesta 'Ambiente svenduto'. Stefano è stato rieletto nel 2012 a capo di una coalizione di centrosinistra: i magistrati ipotizzano nei suoi confronti il reato di abuso e omissioni in atti d'ufficio.


Per l'accusa, non si sarebbe adoperato con le necessarie misure per tutelare la salute dei cittadini.
Tra i 53 indagati, comprese tre società, che hanno ricevuto l'avviso di chiusura delle indagini preliminari, ci sono anche l'ex assessore regionale alle Politiche giovanili e attuale deputato di Sel Nicola Fratoianni, l'attuale assessore regionale all'Ambiente ed ex magistrato Lorenzo Nicastro (Idv), il consigliere regionale del Pd Donato Pentassuglia e il dg dell'Arpa Giorgio Assennato.


NUMEROSI I REATI CONTESTATI. Il provvedimento è stato firmato dal procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, dal procuratore aggiunto Pietro Argentino, e dai sostituti procuratori Mariano Buccoliero, Giovanna Cannarile, Remo Epifani e Raffaele Graziano.


Quest'ultimo è titolare di due fascicoli d'inchiesta relativi a incidenti mortali verificatisi all'Ilva di Taranto, che sono stati inglobati nell'inchiesta-madre chiusa il 30 ottobre.
I reati contestati agli indagati vanno dall'associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale all'avvelenamento di sostanze alimentari, passando per l'emissione di sostanze inquinanti con violazione delle normative a tutela dell'ambiente.

Presunte minacce per garantire la produzione

Vendola è finito nel mirino della procura per frasi come la seguente: «Così com'è Arpa Puglia può andare a casa, perché hanno rotto». Parole che sarebbero state condite da presunte minacce implicite per garantire all'Ilva una produzione «ai massimi livelli».


INDAGATI UOMINI ILVA. I coindagati di Vendola sono tutti uomini Ilva: gli ex manager Girolamo Archinà e Luigi Capogrosso, il vicepresidente di Riva fire Fabio Arturo Riva e l'avvocato del siderurgico Francesco Perli. Il governatore è accusato di aver costretto il direttore dell'Arpa Puglia, Giorgio Assennato, «mediante minaccia implicita della mancata riconferma dell'incarico», ad «ammorbidire» la posizione dell'Agenzia regionale di protezione dell'ambiente nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall'Ilva e a dare quindi al siderurgico la «possibilità - è scritto nel capo di imputazione - di proseguire l'attività produttiva ai massimi livelli, come sino ad allora avvenuto, senza perciò dover subire le auspicate riduzioni o rimodulazioni».

MINACCE SEMPRE NEGATE. Ma Assennato ha sempre negato di aver ricevuto minacce o pressioni da Vendola. La stessa cosa ha fatto il governatore, che ha ricordato ancora una volta di essere stato lui ad aver scelto Assennato alla guida dell'Arpa Puglia

Mercoledì, 30 Ottobre 2013

L'Ilva e la pentola scoperchiata dalla Procura di Taranto

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Come un vaso di pandora, il sistema Ilva che ha interessato le indagini della Procura di Taranto è stato scoperchiato: contiene in sè tutti i mali, i mali di un'intera classe politica e dirigenziale. Oggi quel contenitore è stato totalmente scoperchiato e sono da esso fuoriusciti 53 nomi e cognomi. Tra questi anche quelli del Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola e del Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, che per la verità non erano inattesi. Nichi Vendola è indagato per concussione ai danni del direttore generale dell’Agenzia regionale per l'ambiente, Giorgio Assennato. Vendola - è scritto nell'atto della magistratura - avrebbe abusato della sua qualità di Presidente della Regione Puglia mediante minaccia implicita della mancata riconferma nell'incarico ricoperto". Vendola, Archinà, Fabio Riva, Luigi Capogrosso e Francesco Perli avrebbero costretto Asennato con incarico in scadenza nel febbraio 2011 e in attesa di riconferma, ad "ammorbidire" la posizione di Arpa Puglia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall'impianto siderurgico e dare la pobbisilità all'impianto industriale di produrre ai massimi livelli senza perciò dover subire le auspicate riduzioni o rimodulazioni. In un incontro Vendola avrebbe detto riferendosi all'operato dell'agenzia per l'ambiente " così com'è Arpa Puglia può andare a casa perchè hanno rotto" ribadendo che in nessun caso l'attività produttiva dell'Ilva avrebbe dovuto subire ripercussioni. 


Assennato, inoltre, convocato in una riunione  informale indetta nel luglio 2010 alla quale presenziavano  Emilio Riva , Fabio Riva, Luigi Capogrosso, Girolamo Archinà,  invece di essere ricevuto è stato costretto a restare fuori dalla stanza, dove è stato ammonito dal dirigente Antonello Antonicelli, su incarico di Vendola a non utilizzare i dati tecnici come "bombe carta che poi si trasformano in bombe a mano"

Ma anche lo stesso Giorgio Assennato compare tra i nomi degli indagati, perchèeludendo le indagini, in particolare sentito dall'Autorità giudiziaria quale persona informata dei fatti avrebbe reso dichiarazioni mendaci e reticenti in merito alle indebite pressioni subite dal Presidente della Regione Puglia. 

 Al sindaco di Taranto invece è contestata l'omissione di atti d'ufficio, procurando in questo modo "intenzionalmente"  alla famiglia Riva e alla società Ilva spa un ingiusto vantaggio patrimoniale di rilevante gravità consistito nel consentire il mantenimento dei livelli produttivi in atto presso lo stabilimento.

Un avviso è stato notificato anche all'ex presidente IPPC che si doveva occupare di rilasciare l'Aia all'Ilva di Taranto.Ricordate il nome di Dario Ticali, l'enfant prodige della Prestigiacomo?
Avrebbe tenuto contatti diretti non istituzionali con Ilva spa anche per il tramite della Romeo (Caterina Vittoria- addetta ufficio relazioni istituzionali dell'Ilva), ed in particolare tenendo costantemente aggiornato l'avvocato Perli (Ilva) e gli esponenti del Gruppo Riva sull'avanzare dei lavori in Commissione IPPC sebbene come riportato su tutti i verbali del gruppo istruttore della predetta Commissione i commissari fossero tenuti ad osservare il segreto d'ufficio sulle attività oggetto dell'incarico, avrebbe in questo modo procurato "intenzionalmente"  alla famiglia Riva e alla società Ilva spa un ingiusto vantaggio patrimoniale di rilevante gravità consistito nel consentire il mantenimento dei livelli produttivi in atto presso lo stabilimento.

Il Presidente Vendola si dice oggi molto turbato: "soprattutto per una ragione: io ho l’orgoglio di aver guidato un’Amministrazione regionale che ha provato a scoperchiare la pentola, che è andata a mettere il naso laddove nessuno mai aveva messo il naso".

La pentola in effetti è stata scoperchiata, ma non da Vendola, ma da quell'ordinanza di 56 pagine emessa dalla procura di Taranto.  

 










Droga, mazzette, pure il doppio lavoro: alla Regione SICILIA 300 i dipendenti indagati GIORNALE DI SICILIA NEI CASI PIU' GRAVI DI VIOLAZIONE PROCESSO DA FARE IN 120 GIORNI

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Droga, mazzette, pure il doppio lavoro: alla Regione SICILIA 300 i dipendenti indagati GIORNALE DI SICILIA NEI CASI PIU' GRAVI DI VIOLAZIONE PROCESSO DA FARE IN 120 GIORNI

Droga, mazzette, pure il doppio lavoro: alla Regione 300 i dipendenti indagati

Con il suo esercito di oltre 17.000 burocrati, emerge una ricca casistica di presunti reati e irregolarità nelle file dell’amministrazione

di ELEONORA IANNELLI
PALERMO. Insospettabili impiegati che, nei propri orticelli di casa, coltivano cannabis per lucrose attività di spaccio, o scaricano musica e vendono cd e beni di ogni genere su internet. C'è chi ha un doppio lavoro e nei propri uffici è uccel di bosco. Perfino un episodio di molestie sessuali, archiviato perché il dipendente, nel frattempo, è andato in pensione. Nella pachidermica macchina della Regione, con il suo esercito di oltre 17.000 burocrati, emerge una ricca casistica di presunti reati e irregolarità con ben 300 procedimenti disciplinari aperti. E scattano, con una circolare del dipartimento Funzione pubblica, regole più rigorose, tempi perentori per l'istruttoria e la chiusura delle «indagini» interne e anche nuove disposizioni di trasparenza e anticorruzione, in applicazione della riforma Brunetta del 2009. Insomma, un drastico giro di vite.



I 300 fascicoli sulla scrivania dello speciale Ufficio per i procedimenti disciplinari si riferiscono a infrazioni gravi rilevate, punibili con sanzioni che partono da 10 giorni di sospensione dal servizio senza retribuzione, fino al licenziamento. Dietro sportelli e uffici, non solo le furbizie degli scansafatiche, le assenze ingiustificate e gli orari «fai da te», ma anche macroscopici disservizi agli utenti. E reati di peculato, corruzione, concussione. Nel mirino dell'Ufficio «investigativo» sono finiti soprattutto i settori della Formazione, della Motorizzazione e dell'Agricoltura, con un 10% di coinvolgimento di dirigenti. Da gennaio a giugno 2013, sono scattati i seguenti provvedimenti: il licenziamento di una persona, accusata di corruzione, sorpresa in flagrante con una «mazzetta», che però ha impugnato il provvedimento; 12 sospensioni obbligatorie per arresti (in carcere o ai domiciliari, oggi, ci sono cinque dipendenti) o condanne in primo grado per corruzione, concussione e peculato (nei dodici mesi dell'anno precedente, erano state otto). La sospensione può durare fino a un massimo di 5 anni; poi, se il procedimento penale non si conclude, l'amministrazione è costretta a reintegrare il dipendente, ma alcuni settori saranno per lui «off-limits». Spulciando ancora l'elenco, figurano una censura; 25 contestazioni. Ben 160 le richieste di aggiornamento inviate alle Procure (in tutto il 2012 erano state 67). In aumento, quindi, perché sono state acquisite d'ufficio le notizie di stampa sui procedimenti penali, piuttosto che attendere le notifiche dalle cancellerie. L'Ufficio, adesso, aspetta montagne di aggiornamenti per i casi connessi alle recenti inchieste sulla formazione. E altri procedimenti saranno attivati. 



Parallelamente, sul versante normativo, sono state introdotte alcune novità, o rispolverate regole già esistenti, con una circolare dell'assessorato alle Autonomie locali, guidato da Patrizia Valenti, a firma del dirigente generale, Luciana Giammanco, nominata pure, con decreto del presidente Crocetta, responsabile della prevenzione della corruzione. In fase di elaborazione, c'è anche il piano triennale di prevenzione della corruzione, che conterrà un codice di comportamento e di trasparenza, con particolare attenzione per le «aree» individuate come a rischio. Dovrà essere approvato in giunta e trasmesso al Ministero entro gennaio. «Sia chiaro - dice la Valenti - che chi sbaglia paga e va incontro a sanzioni, rischiando anche il posto di lavoro. Nessun intento persecutorio, ma rispetto delle regole e trasparenza, in linea con le normative nazionali del 2009 e del 2012 su prevenzione e repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione».


FONTE DELLA NOTIZIA 



NEI CASI PIU' GRAVI DI VIOLAZIONE "PROCESSO" DA FARE IN 120 GIORNI 

Palermo 
Per i dipendenti regionali occhio alle sanzioni e anche alla mannaia dei rimborsi di tasca propria. Finora, in Sicilia, vigevano le modalità stabilite con una circolare del 2010, meno intransigenti e spesso disattese, come spiega la dirigente Luciana Giammanco, che denuncia "aspetti patologici, soprattutto nella tempistica, che a volte hanno portato all'inevitabile decadenza dell'azione amministrativa.

Queste le nuove regole. Si distinguono due tipi di intervento disciplinare: quello "semplificato" e "l'ordinario". 

Il primo quando la presunta violazione è punibile con una sanzione inferiore a 10 giorni di sospensione dal servizio  senza retribuzione, quale può essere un'assenza ingiustificata (se annosa, rientra nei casi casi gravi; nel 2013, quattro episodi sanzionati).

E' di esclusiva competenza del Capostruttura del Dipartimento, che, entro 20 giorni. deve contestare l'addebito.

L'iter deve chiudersi inderogabilmente entro 60 giorni.

Superato il termine, l'Amministrazione perde il diritto all'azione disciplinare e di questa decadenza risponde in prima persona il dirigente.

Per i casi più gravi, invece, la competenza è dell'Ufficio per i procedimenti disciplinari, di cui è responsabile Pio Guida.

Si segue un persorso più complesso: 40 giorni per l'avvio; 120 giorni per la conclusione.

E, inoltre, bisognerà garantire l'anonimato delle denunce per la tutela dal rischio ritorsioni.

E vige l'obbligo di pubblicare i nomi dei titolari di collaborazioni o consulenze.

In  caso di "dimenticanza". si risponderà di tasca propria.
(Eia) 


FONTE DELLA NOTIZIA 





Droga, mazzette, pure il doppio lavoro: alla Regione SICILIA 300 i dipendenti indagati GIORNALE DI SICILIA NEI CASI PIU' GRAVI DI VIOLAZIONE PROCESSO DA FARE IN 120 GIORNI

SALVATORE ANZA',PIETRO TOLOMEO,DECRETO 693 18 LUGLIO 2008,ITALCEMENTI,PIANO ARIA SICILIA,SANSONE,SENTENZA 5455 2012,SENTENZA 2708 2010

DIPARTIMENTO TERRITORIO ED AMBIENTE

DIPARTIMENTO TERRITORIO ED AMBIENTE Dirigente Generale Dott. Gaetano Gullo
Centralino Tel./Fax 091 7077877 
URP: 091 7078559 - 091 7077046
Segreteria del Dirigente Generale / URP : 091 7078559 - 091 7077046  
email: dra@regione.sicilia.it  email certificata: dipartimento.ambiente@certmail.regione.sicilia.it

SERVIZIO 2
cognomenomequalificaplessopianostanzatelefonobreveemail
CAPILLIGAETANODirigenteA21177886gaetano.capilli@regione.sicilia.it
DI LEOGIOVANNIDirigenteA21577967giovanni.dileo@regione.sicilia.it
PULLARAROSALIADirigenteA21877125rosalia.pullara@regione.sicilia.it
DORIAM. GRAZIAFunzionarioA21077100mariagrazia.doria@regione.sicilia.it
FICILEMARCELLOFunzionarioA52277886marcello.ficile@regione.sicilia.it
GULOTTASALVATOREIstruttoreA215salvatore.gulotta@regione.sicilia.it
LIPARIFRANCESCO ROSARIOIstruttoreA22277196francescorosario.lipari@regione.sicilia.it
LISCIANDRELLOGIANTONIOFunzionarioA21677023glisciandrello@artasicilia.eu
LA ROCCAENZOCollaboratoreA21478664enzo.larocca@regione.sicilia.it
TARANTINOGIUSEPPECollaboratoreA21477979giuseppe.tarantino@regione.sicilia.it
TESTAFREDDAUBALDOCollaboratoreA21377871ubaldo.testafredda@regione.sicilia.it


CAPILLI,DI LEO,PULLARA,DORIA,FICILE,GULOTTA LIPARI,DPARTIMENTO TERRITORIO AMBIENTE 2° SERVIZIO 






lunedì 28 ottobre 2013

COPIA DI CURRICULA DOTTORE SALVATORE ANZA'

Copia Di Curricula Dottore Salvatore Anza' by Pino Ciampolillo

PIANO ARIA REGIONE SICILI CAPITOLI 5 6 7 8 9 10 GLOSSARI DA PAG 201 A PAG 239 COPIATO DAL PIANO VENETO DA PAG 175 A PAG 236

PIANO ARIA REGIONE SICILI CAPITOLI 5 6 7 8 9 10 GLOSSARI DA PAG 201 A PAG 239 COPIATO DAL PIANO VENETO DA PAG 175 A PAG 236

PIANO ARIA REGIONE SICILIA CAPITOLO 3 DA PAG 169 A PAG 195 COPIATO DAL PIANO VENETO DA PAG 124 A PAG 154

PERIZIA PROCED. 9916 2011 ANZA CIAMPOLILLO CTU D'AGOSTINO FABIO


DR. CAPILLI REDATTORE PIANO ARIA SICILIA RICONOSCE CHE IL PIANO SIA STATO COPIATO DA ALTRE REGIONI 26 9 2013 IL PIANO SIA AUDIZIONE COMMISSIONE AMBIENTE REGIONE

venerdì 25 ottobre 2013

ISOLA PULITA ITALCEMENTI Decadenza, per inosservanza prescrizioni, decreto 693 18 luglio 2008

ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE 
Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
DIRIGENTE GENERALE
Dott. Gaetano Gullo
 Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO


Regione Sicilia
1° Servizio VIA-VAS
dr. Giorgio D’Angelo
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO

Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
Dott.sa  Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO
FAX 091 7077963

IV Commissione Ambiente e Territorio
Assemblea Regionale Siciliana   
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
90129 PALERMO
 FAX 091 7054564

Raccomandata R.R.
Anticipata via fax


Oggetto: Decadenza, per inosservanza prescrizioni,  decreto 693 18 luglio 2008

Il Sottoscritto Coordinatore del  Comitato Cittadino Isola Pulita con la presente intende ribadire  quanto dichiarato nel corso della riunione del Tavolo tecnico tenutosi presso il 1° Servizio VIA-VAS  di questo Assessorato, avente ad oggetto “Procedura A.I.A. Impianto IPPC ditta Italcementi S.p.a.”:


Considerato che la procedura di autorizzazione integrata ambientale, in particolare per I cementifici, ha diverse funzioni, quelle di maggior interesse sono le seguenti:

a) verifica puntuale delle autorizzazioni ambientali esistenti per ricondurle ad una unica autorizzazione tenendo conto del principio della applicazione della prevenzione e riduzione  dell’inquinamento, al fine di raggiungere l’obiettivo di un elevato  livello di protezione ambientale e della popolazione.

b) Verifica della applicazione delle migliori tecnologie disponibili (sulla base di linee guida redatte per conto della Commissione della Unione Europea ed a  livello nazionale) atte a ridurre gli impatti ambientali e, tenendo conto delle caratteristiche tecnologiche e la durata di vita tecnica dell’impianto, la previsione di prescrizioni atte a ricondurre l’impianto, ove necessario, a raggiungere prestazioni idonee entro tempi certi.

c) La fissazione di limiti emissivi per le diverse matrici ambientali di interesse (emissioni, scarichi, rumore, ecc) che tengano conto delle tecnologie disponibili e applicabili al caso in  esame ma anche delle caratteristiche ambientali della area limitrofa all’impianto. In tal caso possono essere prescritti limiti inferiori a quelli stabiliti dalle norme nazionali applicabili all’impianto e anche limiti inferiori alle prestazioni ottenibili dall’applicazione delle  migliori tecnologie ove le criticità locali siano tali da renderle necessarie.

d) La individuazione di dettaglio di un programma di monitoraggio a cura del gestore e di un  programma di controllo da parte degli enti preposti che riguardi oltre al rispetto dei limiti  emissivi disposti anche le specifiche modalità gestionali prescritte e il rispetto concreto  delle migliori tecnologie disponibili individuate per l’impianto.

Preso atto dell’istanza presentata, dalla  Italcementi datati 3.11.2006,, contenente un progetto di modifica dell’impianto esistente ed ammodernamento tecnologico dell’impianto.
(rintracciabile sul sito a pag 

Preso atto  che in data 31.01.08 nella seduta della Conferenza dei  Servizi la Italcementi faceva richiesta di concessione dell’A.I.A. esclusivamente per l’utilizzo del pet-coke come combustibile nel vecchio impianto, escludendo così  il progetto di modifica dell’impianto che la Italcementi aveva presentato  il 3.11.2006

Preso atto che il 29 agosto 2008 la G.U.R.S. il decreto 693 del 18 luglio 2008 con cui il “Dirigente”  del 2° Servizio VIA-VAS Ing Vincenzo Sansone rilasciava l’autorizzazione Integrata Ambientale  alla Italcementi S.p.a.

Preso atto che il decreto 693 autorizzativo:

articolo 13 recita: “ Questo Assessorato, nella qualità di Autorità competente per l’AIA, provvederà ad effettuare una visita ispettiva presso l’impianto  congiuntamente con gli enti che hanno rilasciato parere in merito ai lavori oggetto, successivamente alla comunicazione di inizio dell’attività di produzione dell’impianto, al fine di verifica  la attuazione delle prescrizioni in fase di realizzazione dei lavori. La società Italcementi S.p.a. è onerata, i quella sede, a voler consegnare ad ogni ente intervenuto copia di progetto aggiornato con le previsioni delle suddette prescrizioni….”


articolo 7 recita: “subordinato al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti autorità intervenute  in sede di conferenze dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportati, che fanno parte integrante e sostanziale del presente decreto. In particolare, dalla data di notifica del presente provvedimento dovranno essere osservate le prescrizioni relative all’applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi decisoria qui di seguito riportate:……….”

articolo pag 6 5° capoverso recita “ E’ fatto obbligo all’azienda di procedere, entro 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste per il settore  cemento, al fine di ottenere un sostanziale miglioramento delle prestazioni ambientali per quanto riguarda l’abbattimento dei principali inquinanti (polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo). Nell’ambito dell’intervento di conversione tecnologica  l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare un sistema di abbattimento delle  polveri che garantisca, per il forno di cottura (attualmente camino E35), un livello emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media oraria).……….”

Visto  l’atto d’invito e diffida  a provvedere con istanza in autotutela, inviato con Raccomandata  R.R. 14344889362-1  del 21-03-2011 al 2° Servizio VIA-VAS  Assessorato TT.AA. Atto a tutt’oggi rimasto inevaso.
Considerato che alla data della presente sono ampiamente decorsi i termini (24 mesi) di adeguamento alle prescrizioni imposte alla Italcementi S.p.a., con il decreto n.693 del 18 luglio 2008 emesso dall’Assessorato Regionale Territorio Ambiente senza che risulti  realizzato alcun intervento volto ad uniformarsi alle previsioni della predetta Autorizzazione Integrata Ambientale.
Considerato che tale condotta comporta una grave responsabilità per Italcementi S.p.a. che continua ad utilizzare un impianto altamente inquinante e nocivo per la salute dei Cittadini, ma è foriero di responsabilità anche per l’Amministrazione regionale per i suoi agenti che rimanendo inerti sono solidamente responsabili con l’Italcementi S.p.a., per i danni alla salute dei cittadini;
Considerato che non risulta che l’amministrazione abbia effettuato alcun controllo in ordine all’adempimento delle prescrizioni imposte nei termini previsti dall’A.I.A., nonostante che in data 18.1.2011 è stata comunicata all’amministrazione regionale una situazione di emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementerai e che di tale emergenza è stata informata l’autorità giudiziaria;
Considerato che ogni ulteriore inerzia da parte dell’amministrazione regionale appare foriera di gravi responsabilità per la stessa e , specialmente dei suoi agenti per i gravi pericoli che corre la comunità locale in particolare i cittadini che risiedono a ridosso del cementificio;
Considerato che la tutela della salute e dell’ambiente costituiscono interessi pubblici sensibili,con valore primario e prevalente che obbliga l’amministrazione ad una maggiore sensibilità in ordine alle attività di controllo nel caso di pericolo;
Tutto quanto sopra premesso e considerato

 Questo Comitato Cittadino Isola Pulita sollecita gli  Enti in indirizzo, per le competenze che la legge affida loro, a voler provvedere con urgenza a sospendere e/o revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al decreto n 693 del 18 luglio 2008, per il mancato adeguamento alle prescrizioni imposte nel termine previsto dalla stessa  e/o per gli altroi motivi che l’autorità che legge la presente vorrà verificare a seguito di adeguato ed idoneo controllo sulla documentazione e sull’impianto oggetto dell’A.I.A.
 25.10.2013 PROTOCOLLATO ASSESSORATO 


Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13
90040 Isola delle Femmine

Ilva, prosegue la farsa dell’AIA – Ecco la diffida

24 OTTOBRE 2013 13:26
ILVA

TARANTO – Domanda: i controlli effettuati congiuntamente dai tecnici ISPRA e ARPA Puglia nei giorni 10 e 11 settembre all’interno dell’Ilva e finalizzati alla verifica dello stato di attuazione degli interventi strutturali e gestionali previsti dal riesame dell’AIA dell’ottobre del 2012, hanno realmente senso? E se sì, quale valenza giuridica hanno le violazioni accertate e le conseguenti future diffide che verranno inoltrate all’Ilva?
Perché se è vero che stando alla legge n.89 del 4 agosto il controllo del rispetto delle prescrizioni AIA è affidato al commissario Ilva Enrico Bondi, è altrettanto vero che quella stessa legge ha previsto la nomina da parte del ministero dell’Ambiente di tre esperti a cui è stato affidato il compito di stilare un piano di lavoro che rimodulasse la tempistica della realizzazione delle prescrizioni stesse (piano presentato lo scorso 11 ottobre con un ritardo di un mese sulla tabella di marcia prevista).
Ciò premesso: perché dunque mandare i tecnici di ISPRA ed ARPA all’interno dell’Ilva per accertare la scontata violazione di prescrizioni che è stato stabilito per legge siano attuate in tempi diversi rispetto a quanto prescritto dal riesame AIA dell’ottobre 2012? Facciamo alcuni esempi. Nella nuova diffida spedita lunedì scorso all’Ilva dal direttore generale per le valutazioni ambientali del ministero dell’Ambiente Mariano Grillo, vi è allegato il rapporto conclusivo stilato dal responsabile delle attività ispettive dell’ISPRA, Alfredo Pini, in cui vengono elencate le prescrizioni non rispettate, tenendo conto anche delle precedenti diffide di giugno e luglio.
SCARICA IL DOCUMENTO: diffida
Viene segnalata, ancora una volta, la mancata adozione di sistemi di scarico automatico o scaricatori continui coperti (“Sistemi di scarico per trasporto via mare”, prescrizione n. 5). Durante la penultima verifica nello scorso giugno, la tecnica di implementazione proposta dall’Ilva era stata giudicata inadeguata perché “non rientra tra quelle espressamente previste dall’autorizzazione”. Nella “Proposta del piano di lavoro” redatta dal comitato dei tre esperti, si legge che nella alternativa di adeguamento dei sistemi oggi installati pressi i 2 sporgenti di scarico tra benne ecologiche chiuse e sistemi di scaricamento automatico, “dal diretto riscontro sembra preferibile, dal punto di vista della emissione di polveri e dell’agibilità del sistema, la soluzione con benne ecologiche chiuse superiormente con chiusura e manovra automatica”.
Gli interventi da eseguire consistono dunque “nella adozione di sistemi di scarico automatici da completare con benne chiuse (ecologiche) da installare negli esistenti scaricatori automatizzati”. L’Ilva ha effettuato l’ordine per uno di tali sistemi, la cui installazione è prevista entro dicembre. Perché è stato inoltrato un solo ordine? Lo si legge nel piano dei tre esperti: “si propone di verificare l’efficacia in termini di performance ambientale e la rispondenza a quanto previsto dalla BAT n. 11, attraverso un confronto con l’ente di controllo”. Dunque, onde “spendere” soldi inutili e sbagliare qualcosina, si ordina un solo dispositivo per vedere se risponde esattamente a quanto prescritto dall’AIA.
Non è un caso allora se nel piano la tempistica di installazione su tutti e 6 gli scaricatori delle benne chiuse (ecologiche) gestite in automatico, nel caso in cui la soluzione venga ritenuta adeguata, è la seguente: scaricatore A aprile 2014; scaricatore B luglio 2014; scaricatore C ottobre 2014; scaricatore D gennaio 2015; scaricatore E aprile 2015; scaricatore F luglio 2015. Ma non finisce qui: perché, si legge sempre nel piano, l’idoneità della previsione impiantistica del sistema di scarico mediante benne ecologiche, deve comunque “trovare supporto nella implementazione delle procedure operative riportate nella BAT n.11 quali abbassamento del punto di scarico, bagnatura del cumulo (non usando acqua di mare), etc”. Secondo il riesame AIA dell’ottobre 2012, la prescrizione andava attuata entro lo scorso gennaio. A fronte di ciò, che senso ha mandare ogni tre mesi i tecnici di ISPRA ed ARPA sugli sporgenti del porto usati dall’Ilva per annotare un qualcosa di scontato?
Altro, “drammatico”, esempio. Viene segnalata per la terza volta di fila, la mancata attuazione della prescrizione n. 6, la chiusura dei nastri trasportatori, che “rimangono non allineati i tempi di ultimazione rispetto al crono programma allegato alla richiesta di modifica non sostanziale”. In pratica l’Ilva, dopo aver chiesto ed ottenuto una corposa proroga sulla tempistica prevista (l’accoglimento dell’istanza di modifica non sostanziale con nota ILVA DIR 257 del 17/12/2012 da parte della Commissione IPPC ha previsto che i 90 km di nastri che andavano coperti entro gennaio scorso fosse posticipata ad ottobre 2015), non sta rispettando lo stesso i tempi previsti. Infatti, nel piano di lavoro dei tre esperti, a tal proposito si legge che “il termine fissato dal Gestore per il completamento dell’intervento era indicato ad ottobre 2015”. Era, appunto.
Allo stato attuale, l’intervento è in corso di esecuzione (avanzamento pari al 20% circa della lunghezza complessiva dei nastri). I tempi per la realizzazione della copertura dei nastri (sulla percentuale della lunghezza totale)? 35% entro marzo 2014; 55% entro dicembre 2014; 75% entro settembre 2015; 100% entro giugno 2016. Se tutto va bene. E pensare che nel “Rapporto Ambiente e Sicurezza” Ilva del 2011, i nastri trasportatori figuravano tra le opere già effettuare dall’azienda il cui costo rientrava nel famoso miliardo investito dal gruppo Riva dal ’95 al 2012 per “l’ambientalizzazione” del siderurgico.
Terzo esempio. Si segnala la mancata trasmissione, nonostante la diffida precedente, del progetto della chiusura edifici dei materiali polverulenti, “mentre Ilva attende che si pronunci il comitato di esperti”, previsto dalla prescrizione n. 4. Il maggio scorso è stata inoltrata l’ennesima istanza, accolta ancora una volta dalla Commissione IPPC, di modifica non sostanziale alla prescrizione. Sono previsti 5 nuovi fabbricati, in diverse aree; sono state effettuate le indagini geotecniche e la progettazione degli interventi di copertura per 2 aree. I lavori dovrebbero partire entro fine anno e terminare entro il 2015 (in origine dovevano essere conclusi già a gennaio).
Allorché, il dubbio sorge legittimo e spontaneo: in che modo è stata riesaminata l’AIA concessa all’Ilva nell’agosto del 2011? Che lavoro è stato effettuato dalla commissione IPPC a cui si affidò l’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini? Nell’Ilva sono mai entrati? Se sì, vuol dire che il tutto è stata soltanto l’ennesima colossale presa in giro per Taranto. Visto che la tempistica per l’attuazione di tantissime prescrizioni era pressoché impossibile nei tempi previsti, anche a fronte dell’azienda più volitiva di questo mondo.
Inoltre, sono state accertate anche violazioni sul piano gestionale. Il “superamento dei 25 grammi per tonnellata di coke nelle emissioni del particolato dalle torri di spegnimento; la procedura RAMS per eliminare lo slopping applicata soltanto al convertitore 3 dell’acciaieria 2 (già a giugno fu segnalato il fatto che il sistema fosse incompleto); assenza di pavimentazione con asfalto o cemento dell’area IRF (recupero ferro) di gestione scorie; mancata adozione di misure per eliminare le emissioni diffuse polverulente durante lo scarico del dumper; mancata adozione di pratiche idonee alla gestione delle acque per il raffreddamento e inumidimento dei cumuli di scorie in area IRF; mancata distinzione delle aree adibite allo stoccaggio dei sottoprodotti da quelle utilizzate per il deposito dei rifiuti; raffreddamento e trattamento delle paiole in aree non destinate a queste operazioni; omesse comunicazioni all’autorità competente della non conformità ai limiti di emissione del particolato”. A fronte di ciò ISPRA ha chiesto (a chi?) l’emissione di nuove diffide. Voi ve li vedete Bondi e Ronchi che si auto diffidano? Siamo davvero alle comiche. A quando quelle finali?
 Gianmario Leone (TarantoOggi, 24.10.2013)
SCARICA IL DOCUMENTO: diffida
N.B. L’ìndividuazione di questo file, nel sito del ministero dell’Ambiente, si è rivelata una vera e propria caccia al tesoro. Ciò che sfugge ai funzionari del ministero è che la ricerca di documenti così importanti dovrebbe essere facile e intuitiva per tutti,  anche per i cittadini comuni, non solo per gli addetti ai lavori e per qualche giornalista che si ostina nella ricerca. E ora c’è solo da sperare che qualcuno recepisca il messaggio. (A. Congedo)

AIA, Anzà, BAT, CROMO ESAVALENTE VI, ILVA, Italcementi decreto 693 luglio 2008, Mercurio benzopirene, Ossidi di Zolfo, PETCOKE, PRESCRIZIONI, Sansone, SORBELLO, Taranto, TOLOMEO, TUMORI, 
  ISOLA PULITA ITALCEMENTI Decadenza, per inosservanza prescrizioni,  decreto 693 18 luglio 2008