L’autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazioni delle condizioni locali.

Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte delle pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all’interno del provvedimento complesso.
Ricorso al TAR Palermo di Cittadini di Isola delle Femmine per annullamento decreto n 693 della Regione Sicilia a favore della Italcementi

Conferenze: 31 Luglio 2007-21 Novembre 2007-31 gennaio 2008-20 febbraio 2008-19 marzo 2008

Cambiamo Aria


Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio. L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene. E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quidi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.

Se intanto il camponato finisce, pazienza.

Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore
Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

venerdì 28 dicembre 2012

MUNNEZZA A ISOLA DELLE FEMMINE NATALE CAPODANNO TUTTO L'ANNO


 DI FRONTE A QUESTA SELVAGGIA AGGRESSIONE ALL'AMBIENTE AL TERRITORIO ALL'ECONOMIA E ALLA SALUTE NON C'E' CHE DA ESPRIMERE INDIGNAZIONE RABBIA RIVOLTA DISOBBEDIENZA FISCALE 



VIALE DEI SARACENI ACCANTO AL  NUOVO PARCO DELLE DUNE  PROTEZIONE DELLA NATURA

VIALE DEI SARACENI ACCANTO AL  NUOVO PARCO DELLE DUNE   PROTEZIONE DELLA NATURA

VIALE DEI SARACENI ACCANTO AL  NUOVO PARCO DELLE DUNE  PROTEZIONE DELLA NATURA

VIALE DEI SARACENI ACCANTO AL  NUOVO PARCO DELLE DUNE    PROTEZIONE DELLA NATURA


VIALE DEI SARACENI ACCANTO AL  NUOVO PARCO DELLE DUNE   PROTEZIONE DELLA NATURA

VIALE DEI SARACENI ACCANTO AL  NUOVO PARCO DELLE DUNE   PROTEZIONE DELLA NATURA


VIALE DEI SARACENI ACCANTO AL  NUOVO PARCO DELLE DUNE   PROTEZIONE DELLA NATURA

VIALE DEI SARACENI ACCANTO AL  NUOVO PARCO DELLE DUNE PROTEZIONE DELLA NATURA


VIALE MARINO ACCANTO AL RISTORANTE ORCA 300 METRI DI MUNNEZZA  

VIALE MARINO ACCANTO AL RISTORANTE ORCA 300 METRI DI MUNNEZZA 

VIALE MARINO ACCANTO AL RISTORANTE ORCA 300 METRI DI MUNNEZZA 4


VIALE MARINO ACCANTO AL RISTORANTE ORCA 300 METRI DI MUNNEZZA 4


VIA FALCONE ACCANTO AL SUPERMERCATO ALLE SCUOLE MEDIE  ASILO ACCANTO ALL'OSPEDALETTO CIVILI ABITAZIONI


VIA FALCONE ACCANTO AL SUPERMERCATO ALLE SCUOLE MEDIE  ASILO ACCANTO ALL'OSPEDALETTO CIVILI ABITAZIONI


VIA FALCONE ACCANTO AL SUPERMERCATO ALLE SCUOLE MEDIE  ASILO ACCANTO ALL'OSPEDALETTO CIVILI ABITAZIONI


VIA LIBERTA' ACCANTO AL CAMPO SPORTIVO RINALDO IN CAMPO CIVILI ABITAZIONI

VIA LIBERTA' ACCANTO AL CAMPO SPORTIVO RINALDO IN CAMPO CIVILI ABITAZIONI

VIA LIBERTA' ACCANTO AL CAMPO SPORTIVO RINALDO IN CAMPO CIVILI ABITAZIONI

VIA LIBERTA' ACCANTO AL CAMPO SPORTIVO RINALDO IN CAMPO CIVILI ABITAZIONI

VIA LIBERTA' ACCANTO AL CAMPO SPORTIVO RINALDO IN CAMPO CIVILI ABITAZIONI


VIA LIBERTA' ACCANTO AL CAMPO SPORTIVO RINALDO IN CAMPO CIVILI ABITAZIONI


VIA LIBERTA' ACCANTO AL CAMPO SPORTIVO RINALDO IN CAMPO CIVILI ABITAZIONI

VIA KENNEDY OLTRE 450 METRI DI MUNNEZZA SI ARRIVA AD OSTRUIRE IL CANCELLO 

VIA KENNEDY ZONA RESIDENZIALE ZONA VIP OLTRE 450 METRI DI MUNNEZZA 


VIA KENNEDY ZONA RESIDENZIALE ZONA VIP OLTRE 450 METRI DI MUNNEZZA 

VIALE DEI SARACENI ACCANTO ALL'HOTEL SIRENETTA E A RIDOSSO DEGLI STABILIMENTI BALNEARI

VIALE DEI SARACENI ACCANTO ALL'HOTEL SIRENETTA E A RIDOSSO DEGLI STABILIMENTI BALNEARI


VIALE DEI SARACENI ACCANTO AL NUOVO PARCO DELLE DUNE PARCO DELLA NATURA 350 METRI DI MUNNEZZA


VIALE DEI SARACENI  SUL LITORALE MARINO STABILIMENTI BALNEARI 

VIALE DEI SARACENI  SUL LITORALE MARINO STABILIMENTI BALNEARI 


 DI FRONTE A QUESTA SELVAGGIA AGGRESSIONE ALL'AMBIENTE AL TERRITORIO ALL'ECONOMIA E ALLA SALUTE NON C'E' CHE DA ESPRIMERE INDIGNAZIONE RABBIA RIVOLTA

mercoledì 26 dicembre 2012

PIANO ARIA REGIONE SICILIA

PIANO ARIA REGIONE SICILIA CAPITOLO 4


PIANO ARIA REGIONE SICILIA SOMMARIO PAG 1 6


PIANO ARIA REGIONE SICILIA CAPITOLO 3


PIANO ARIA REGIONE SICILIA CAPITOLO 2


PIANO ARIA REGIONE SICILIA CAPITOLO 1 PAG 9 14 15 19 20 24 25 29


PIANO ARIA REGIONE SICILIA CAPITOLO 5 PAG 201 203 DAL VENETO 232175 e 184 Sicilia 201 202 Annuario Arpa 2004 2.44 2.46


PIANO ARIA REGIONE SICILIA CAPITOLO 10 PAG 236 DAL VENETO 232


PIANO ARIA REGIONE SICILIA CAPITOLO 9 PAG 235 DAL VENETO 229 231


PIANO ARIA REGIONE SICILIA CAPITOLO 8 PAG 234 218 DAL VENETO 227 228


PIANO ARIA REGIONE SICILIA CAPITOLO 6 PAG 204 218 DAL VENETO 190 205 E 219 222 PISTE CICLABILI FIUMI CANALI BACINO AEROLOGICO PADANO 205 206 207 PIANO SICILIA

PIANO ARIA REGIONE SICILIA CAPITOLO 7 PAG 219 200 DAL VENETO 220 221 SICILIA PAG 232 233 VENETO 222 223 SICILIA PAG 233 PIANO DIRETTORE TURISMO PAG 4 6 Piano_ Capitolo_7


IL PIANO DELL’ARIA REGIONE SICILIA IN DISCUSSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO


IL PIANO DELL’ARIA REGIONE SICILIA IN DISCUSSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO


IL PIANO DELL’ARIA REGIONE SICILIA IN DISCUSSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO


Guida ALLA LETTURA DEL PIANO ARIA REGIONE SICILIA COPIATO


Veleni d’Italia, 19 impianti senza Autorizzazione Integrata Ambientale Piano ARIA REGIONE SICILIA e fonti copiate

Veleni d’Italia, 19  impianti senza Autorizzazione Integrata Ambientale 



Diciannove tra raffinerie e acciaierie non hanno ancora ricevuto l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Eppure continuano a produrre. Lo dice l’ultimo dossier Legambiente, “Mal’aria industriale”, che elenca gli impianti italiani che non rispetterebbero «gli standard di esercizio ed emissioni previsti dall’Europa»
Lidia Baratta

Sono 19. Continuano a produrre, e a inquinare, anche se ancora non hanno ricevuto l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) richiesta dalla Comunità europea. Sono gli stabilimenti censiti nell’ultimo dossier Legambiente, “Mal’aria industriale”, un elenco delle raffinerie, acciaierie e impianti chimici italiani che, al momento, non rispetterebbero «gli standard di esercizio ed emissioni previsti dall’Europa». Nella lista ci sono anche i colossi dell'inquinamento atmosferico industriale italiano, indicati dal ministero dell'Ambiente come siti di interesse nazionale (Sin): la raffineria di Gela, l’impianto petrolchimico Eni di Priolo e pure lo stabilimento siderurgico della Lucchini di Piombino, che in questi giorni spegnerà il proprio altoforno per un mese. Ciminiere, capannoni, macchine che continuano a emettere fumi inquinanti senza avere però l’autorizzazione obbligatoria per le aziende che rientrano nella direttiva Ippc, Integrated Pollution Prevention and Control, cioè quelle più inquinanti.


I provvedimenti di rilascio dell’Aia da parte del ministero dell’Ambiente sono 153. Tra questi ci sono 98 centrali termoelettriche, 31 impianti chimici, 20 raffinerie petrolifere, un terminal di rigassificazione, una piattaforma per l’estrazione di idrocarburi, l’acciaieria Ilva di Taranto e la Eurallumina spa di Portoscuso. Fin qui tutto bene. Altri 19 impianti, però, non hanno ottenuto il lasciapassare: dieci stabilimenti chimici, una raffineria, sei centrali termiche e due acciaierie. Nell'elenco compaiono anche sei dei cosiddetti Sin, i siti di interesse nazionale inseriti nel programma di bonifica del ministero dell’Ambiente: la raffineria e l’impiantopetrolchimico di Gela, lo stabilimento siderurgico di Piombino, l’impianto chimico della Tessenderlo a Pieve Vergonte (Verbania), l’impianto petrolchimico Eni di Priolo (Sassari) e l’impianto di produzione di acido solforico di Portoscuso di Portovesme in Sardegna. Alcuni di questi presenti anche nella lista nera delle 622 impianti più inquinanti d'Europa stilata dall'Agenzia europea per l'ambiente (Eea). 


Ma che cos'è l'Aia? Nel 2005 l’Italia ha recepito la direttiva europea 96/61/CE. Ed ntro il 2007 avrebbe dovuto rilasciare le autorizzazioni integrate ambientali per gli impianti considerati inquinanti. In caso contrario, un'azienda non conforme non potrebbe esser più operativa. Così non è stato. Tanto che la Commissione europea nel 2008 ha avviato una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese, conclusasi poi con una condanna della Corte di giustizia nel marzo del 2011.


L’Aia, approvata per l’Ilva di Taranto a metà ottobre, è un’autorizzazione all’esercizio “integrata”, nel senso che tra le valutazioni tecniche effettuate sono considerati anche l'impatto sull’ambiente e le caratteristiche dell’impianto. Per ridurre al massimo le emissioni inquinanti, nell'Aia vengono quindi individuate le migliori tecniche disponibili che garantiscono prestazioni ambientali ottimali con l'indicazione dei tempi per la loro realizzazione. Non per tutte le fabbriche, però, è obbligatorio avere questa documentazione, ma solo per quelle che rientrano nella direttiva Ippc, Integrated Pollution Prevention and Control. Sono gli stabilimenti che si occupano di combustione, le cokerie, le raffinerie, gli impianti di lavorazione dei metalli, gli impianti chimici, quelli per la gestione dei rifiuti e le strutture con impatto significativo come cartiere, concerie, macelli e allevamenti intensivi. Tutti impianti molto inquinanti.


Nel suo dossier, Legambiente ha stilato anche la top tendell’inquinamento industriale italiano analizzando i principali inquinanti atmosferici emessi dalle ciminiere delle fabbriche: polveri sottili, ossidi di azoto, ossidi di zolfo , monossido di carbonio, composti organici non metanici e benzene. «Sostanze pericolose», si legge nel report, «non solo per l’ambiente ma anche per l’uomo che vive e lavora a contatto con essi».


Per i livelli di emissione di pm10, le polveri sottili in grado di provocare problemi cardiaci e respiratori fino alle ischemie, ai primi tre posti si trovano l’Ilva di Taranto (con il 37% delle emissioni totali), la centrale termoelettrica Federico II di Brindisi e l’Alcoa di Portovesme. Anche per l’ossido di azoto in cima ci sono Ilva e Federico II, con circa 8mila e 7mila tonnellate, pari al 4,6% e 4% del totale delle emissioni. La raffineria di Gela, quella che non ha ancora ottenuto l'Aia, è invece in testa per le emissioni di ossidi di zolfo e di mercurio. Tre raffinerie, Milazzo, Sannazzaro de’ Burgondi e Gela, sono nelle prime posizioni per i composti organici volatili non metanici. L’Ilva di Taranto è ancora in cima nelle emissioni di monossido di carbonio, idrocarburi, piombo, cadmio e arsenico. Per i livelli di diossina in testa si trova invece l'Erg Power Impianti Nord di Sassari, mentre l'acciaieria pugliese del Gruppo Riva è al terzo posto. 



http://www.linkiesta.it/legambiente-inquinamento-aziende-aia

Italcementi decide di chiudere la produzione a Monselice

Annuncio-choc dopo il consiglio di amministrazione del gruppo: sotto la Rocca resterà solo la macinatura. Con l'indotto si perderanno duecento posti di lavoro



MONSELICE. Italcementi chiude la produzione nello stabilimento di Monselice, che attualmente dà lavoro a 104 persone.
La decisione-choc è stata presa dal consiglio di amministrazione del gruppo industriale, che, alla luce della crisi del comparto edilizio e dell'accantonamento del progetto di ammodernamento degli impianti padovani, ha programmato una radicale ristrutturazione dell’attività sul territorio nazionale.
Accantonato il tanto disc usso e controverso progetto del “revamping” (150 milioni di euro di investimenti), o meglio, trasferitolo pari pari allo stabilimento bresciano di Rezzato, la proprietà di Italcementi ha annunciato che nelle prossime settimane azzererà la produzione di materia prima, mantenendo a Monselice unicamente il reparto di macinatura.
Secondo i rappresentanti dei sindacati e degli enti locali, all'Italcementi di Monselice rimarranno una quarantina di addetti tra macinatura e spedizione, mentre tra tra produzione di clinker e indotto (camion, officine, pulizie, eccetera) si perderanno 200 posti di lavoro



http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2012/12/13/news/italcementi-sospendera-la-produzione-a-monselice-1.6191209


 Italcementi lancia il "Progetto 2015"

FTA Online News 




Italcementi lancia il "Progetto 2015" per il rafforzamento del sistema produttivo e il presidio competitivo del mercato italiano Previsto a regime un contenimento dei costi per circa 40 milioni di euro anno


Bergamo, 12 dicembre 2012 - Il gruppo Italcementi, dopo una approfondita valutazione del difficile andamento del mercato dei materiali da costruzione in Italia, dove il consumo di cemento è sceso ai livelli che non si registravano dalla fine degli anni Sessanta, ha messo a punto un articolato progetto di riorganizzazione e rafforzamento della propria attività nel Paese, basato su una forte flessibilità del sistema produttivo e commerciale Il mercato italiano, storicamente fra i più importanti dell'area europea, risulta ormai caratterizzato da una sovraccapacità produttiva che ha determinato pressioni concorrenziali non più sostenibili dall'intero comparto.

Il 'Progetto 2015', che sarà implementato nel corso del biennio 2013-2014, ha l'obiettivo di razionalizzare non solo l'apparato industriale e distributivo sul territorio italiano ma anche di intervenire sulle strutture centrali del Gruppo e sulla rete commerciale, interessando dirigenti, quadri e operai. Questo intervento è volto a raggiungere migliori livelli di efficienza anche attraverso significativi investimenti industriali. Un esempio è il revamping della cementeria di Rezzato – annunciato di recente - dopo quelli già effettuati a Calusco e Matera –, così come l'impegno profuso nella realizzazione della nuova infrastruttura di ricerca e innovazione (i.lab) che andrà sempre più integrandosi con le attività della nuova funzione di Global Sales and Marketing destinata a interagire più attivamente con il mercato.

In particolare, le nuove tecnologie adottate nel revamping di Rezzato (che richiederà nel periodo 2012-2014 un investimento complessivo per circa 150 milioni) garantiranno una riduzione dei costi di produzione del 23% e un radicale abbattimento delle emissioni, con un calo complessivo a regime del 75%. L'intervento assicurerà quindi competitività e redditività dell'impianto, ponendolo come punto di riferimento europeo in termini di sostenibilità industriale e ambientale.

"Il piano di investimenti e ristrutturazione che abbiamo illustrato oggi alle organizzazioni sindacali – sottolinea il Direttore Generale Giovanni Ferrario – è, pur nell'ambito dei sacrifici richiesti ai nostri dipendenti attraverso il ricorso alla Cassa Integrazione Straordinaria, l'unica soluzione possibile per affrontare uno scenario economico così profondamente cambiato, senza pregiudicare la possibilità di cogliere le opportunità di una futura ripresa. Per questo non limiteremo gli investimenti in Italia, dove impegneremo risorse molto significative, superiori a quanto investito nel biennio precedente".

Per quanto riguarda le unità produttive, le 14 cementerie attuali (dopo la cessione dell'impianto di Pontassieve e la trasformazione di Vibo Valentia e di Porto Empedocle in centri di macinazione) sono state suddivise in gruppi con connotazioni strategiche differenti. Il primo gruppo – che comprende gli impianti di Calusco, Rezzato, Colleferro, Samatzai, Matera ed Isola delle Femmine – rappresenta la fascia di eccellenza industriale e ambientale e formerà l'ossatura portante della capacità produttiva in Italia. Un secondo gruppo di cementerie (Sarche, Guardiaregia, Scafa, Castrovillari e Salerno) nel prossimo biennio opererà a ciclo continuo con flessibilità nelle fasi in cui il mercato richiederà questa capacità produttiva aggiuntiva, mentre la produzione di clinker a Monselice, Broni e Trieste sarà fermata, mantenendo impianti l'attività di macinazione e spedizione.

"A valle di queste iniziative, grazie alla maggiore efficienza complessiva del backbone industriale – ha aggiunto Ferrario – il Gruppo non subirà alcuna riduzione nella capacità di presidiare la propria quota di mercato, confermando l'attuale presenza capillare sull'intero territorio nazionale".

Sotto l'aspetto dell'occupazione il "Progetto 2015" prevede il ricorso alla CIGS per un numero massimo di 665 dipendenti (su un totale di circa 2500 occupati) di cui 2/3 attualmente impegnati nei siti produttivi e un terzo nella sede centrale di Bergamo. Al termine del periodo di CIGS, in mancanza di segnali concreti di miglioramento del quadro congiunturale, circa la metà delle sospensioni temporanee saranno trasformate in strutturali, anche con il ricorso alla mobilità. Nei confronti delle persone coinvolte dal piano, l'azienda svilupperà diverse forma di sostegno integrative anche attraverso interventi innovativi di sostenibilità sociale L'effetto economico del 'Progetto 2015' è quello di garantire a regime un contenimento dei costi intorno ai 40 milioni di euro all'anno.

A valle degli interventi previsti nell'ambito del settore cemento, con lo stesso obiettivo di efficienza, flessibilità e sostenibilità, saranno adottate analoghe iniziative che riiguarderanno Il Centro Tecnico di Gruppo (che potranno interessare fino a 85 persone) oltre ad un intervento sul sistema Calcestruzzi, che verrà allineato ai parametri industriali e occupazionali stabiliti per le attività cemento di Italcementi in Italia.

(SF) 


http://finanza.lastampa.it/Notizie/0,489970/Italcementi_lancia_il_Progetto_2015_.aspx?refresh_ce


Italcementi riduce del 30% la capacità in Italia, basterà?

Di Francesca Gerosa


<a href="/quotazioni/quotazioni.asp?step=1&action=ricerca&codiceStrumento=u2ae&titolo=ITALCEMENTI">Italcementi</a> riduce del 30% la capacità in Italia, basterà?


Il mercato premia Italcementi(+8,26% a 3,906 euro a Piazza Affari) che ieri ha lanciato il "Progetto 2015", un nuovo piano di riorganizzazione in Italia che sarà implementato nel biennio 2013-2015 con un taglio dei costi di circa 40 milioni di euro all'anno (il 6% dell'ebitda 2012 stimato da Kepler e il 5% di quello 2014) e Cig per 665 dipendenti su 2.500, che potrà poi trasformarsi in mobilità per circa 330 persone. 



Per il gruppo bergamasco il progetto ha l'obiettivo di razionalizzare non solo l'apparato industriale e distributivo sul territorio italiano, ma anche di intervenire sulle strutture centrali del gruppo e sulla rete commerciale, interessando dirigenti, quadri e operai. Il riassetto suddivide gli attuali 14 stabilimenti in gruppi con connotazioni strategiche differenti. 



Del primo gruppo, cosiddetto "di eccellenza industriale e ambientale" fanno parte gli impianti di Calusco (Bergamo), Rezzato (Brescia), Colleferro (Roma), Samatzai (Cagliari), Matera ed Isola delle Femmine (Palermo), che formano l'ossatura portante della capacità produttiva in Italia. 

Al secondo gruppo appartengono invece gli impianti di Sarche (Trento), Guardiaregia (Campobasso), Scafa (Pescara), Castrovillari (Cosenza) e Salerno, che saranno attivi a ciclo continuo, con flessibilità nelle fasi in cui il mercato richiederà questa capacità produttiva aggiuntiva, mentre la produzione di clinker a Monselice, Broni e Trieste sarà fermata, mantenendo l'attività di macinazione e spedizione. 

La società aveva già anticipato che il perdurare delle attuali condizioni di mercato sfavorevoli avrebbe portato a un nuovo piano di taglio costi. Si ricorda che l'Italia quest'anno dovrebbe chiudere con un'ebitda vicino al pareggio e un fatturato di oltre 800 milioni. Grazie a tale intervento, unito a quello annunciato a giugno, Italcementiridurrà di circa il 30% la capacità in Italia. 

Il piano "incisivo e credibile", secondo gli analisti di Equita, unito agli interventi di revamping conclusi o in corso, migliora in modo significativo l'efficienza del network del gruppo in Italia, uno dei principali punti critici dell'equity story di Italcementi. "La notizia è positiva anche per il settore soprattutto se verrà seguita da operazioni simili da parte di altri operatori di mercato", aggiungono gli analisti della sim. 

"E' una notizia positiva per l'intero settore italiano del cemento a causa delladiminuzione della capacità in eccesso", concordano gli analisti di Banca Akros (hold e target price a 4,50 euro confermati sul titolo Italcementi). "Il mercato italiano del cemento si trova ad affrontare una crisi drammatica e a breve termine le prospettivedell'economia italiana sono pessimeLa visibilità su una ripresa in Italia è infatti ancora molto bassa".

Alla luce di questa notizia, che potrebbe favorire un cambiamento del mood sul titolo, e della debole performance dal downgrade (-15% assoluta, -16% relativa dal 23 ottobre), Equita ha alzato il rating sul titolo da reduce a hold e il target price da 3,96 a 4 euro. Non solo. L'azione esce dal portafoglio least preferred della sim. 

Invece Kepler ha ribadito hold e un prezzo obiettivo a 3,70 euro. "Le azioni intraprese dalla società abbatteranno i costi di 185 milioni di euro nel periodo 2012-2013 con conseguente risparmio aggregato sopra i 650 milioni id euro dal 2008", precisano gli analisti di Kepler. "Il track record di Italcementi è positivo nell'attuazione di queste azioni per contrastare il calo dei volumi e i disagi geopoliticinel 2008-2011, nonostante risparmi per 427 milioni, l'ebitda rettificato del gruppo è diminuito di 415 milioni"

Quanto deciso ora da Italcementi per Kepler è un'iniziativa necessaria, "ma forse non abbastanza per rispondere a un altro periodo di scarsa domanda in Italia, con laproduzione di cemento in calo del 47% rispetto al picco del 2006, e forse anche in Europa".

http://www.milanofinanza.it/news/dettaglio_news.asp?id=201212131052549807&chkAgenzie=TMFI&titolo=Italcementi%20riduce%20del%2030%%20la%20capacit%C3%A0%20in%20Italia,%20baster%C3%A0?


Italcementi e Porto Tolle,
l’ira degli industriali

L’allarme degli imprenditori dopo il caso di Monselice. Pavin: lottiamo con la crisi nel Paese dei no. Legambiente: mascherate gli errori cavalcando la disperazione

Italcementi-Monselice
VENEZIA — Italcementi voleva fare del suo impianto di Monselice, Padova, «uno dei fiori all’occhiello del gruppo». Era pronta ad investire nel revamping (leggasi ristrutturazione industriale) 160 milioni di euro ma l’opposizione dei comitati e dei sindaci (non quello di Monselice), culminata in un ricorso oggi pendente al Consiglio di Stato, l’ha convinta a dirottare obiettivi e denari su un altro stabilimento. A Brescia. Il nodo giuridico è il via libera rilasciato dal Parco Colli e dalla Provincia di Padova alla realizzazione di una torre alta 89 metri, che dovrebbe sostituire i 4 forni attuali.Mail vero timore dei comitati è che l’impianto possa diventare un inceneritore mascherato, per rifiuti speciali. E ora 104 lavoratori rischiano di restare a casa. Una settantina di chilometri più a sud c’è Porto Tolle, scenario di una vicenda il cui inizio si perde oramai nella memoria. Enel vorrebbe sostituire l’olio combustibile che oggi brucia nella sua centrale con il «carbone pulito».
Sostiene che così inquinerebbe meno e produrrebbe di più e che comunque quello è l’unico modo per tenere in vita 800 posti di lavoro, senza contare che nel cantiere allestito per la conversione servirebbero altre 3.500 persone. Gli ambientalisti dicono no: «Si conterebbero 85 morti premature all’anno». Anche qui ci sono stati ricorsi e contro ricorsi, c’è di mezzo un Parco, quello del Delta (di cui si è arrivati a modificare lo statuto pur di andare avanti) e perfino un indagine della procura, che ora pare avviata a chiedere l’archiviazione per quei commissari Via sospettati di aver sorvolato sui dati per far ottenere ad Enel «un ingiusto vantaggio patrimoniale ». Nel mezzo, tra Monselice e Porto Tolle, tra Italcementi ed Enel, ci sono in Veneto decine di battaglie combattute dalle aziende e dai lavoratori da un lato e dai comitati di residenti ed ambientalisti dall’altro. I primi lottano per lavorare, perché «se non si lavora, non si vive». I secondi lottano per salvare un lembo di questo pianeta, perché «se si distrugge la Terra non si lavora di più. Si muore ». Stritolati nel mezzo ci sono la politica, chiamata a scegliere da che parte stare, e la magistratura, chiamata a decidere quale diritto valga la pena difendere.
Il macello-cartiera di Barcon e l’Ikea di Casale nel Trevigiano, il Dal Molin a Vicenza (una caserma Usa che dà lavoro come e più di una fabbrica), Veneto City ed il Palais Lumiere di Pierre Cardin nel Veneziano. Gli esempi non mancano e la lista si allunga. «Il caso Italcementi è la fotografia dell’irreversibile china che sta prendendo il fare industria in Italia - tuona Massimo Pavin, presidente di Confindustria Padova -. Di fronte alla volontà ostinata di molti imprenditori di resistere, nonostante la crisi, ideando, innovando e producendo in modo sostenibile qui, si preferisce dire tanti no. Si è guardati con sospetto, anziché con rispetto». Replica Francesco Miazzi, consigliere comunale a capo dei comitati contro il revamping: «Solo una visione miope ed interessata può pensare che lo scopo sia il rilancio della produzione di cemento. L’obiettivo era ben altro, come dimostra la richiesta già avanzata dall’altro cementificio Zillo di bruciare 225 mila tonnellate all’anno di rifiuti speciali. Già in questi giorni si registrano emissioni pari a quelle di 10 inceneritori».
Parata e affondo, il duello continua a Porto Tolle: «Quando ci fu la famosa sentenza del Consiglio di Stato che bloccò l’iter, molte imprese si fecero parte in causa mandando fax al collegio per ricordare l’importanza che l’impianto ha sul territorio» ricorda Gian Michele Gambato, leader di Unindustria Rovigo, spalleggiato dai dipendenti Enel: «Anni di indagini della procura, pagate dai cittadini, non hanno portato a nulla. E dopo 8 anni ancora non sappiamo quale sarà il nostro futuro. Sarà un triste Natale». Risponde Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente: «Sono servite due leggi "ad aziendam" per rimettere in moto una procedura giustamente bloccata dai magistrati. Grazie allo sviluppo delle rinnovabili c’è sempre meno bisogno di centrali elettriche e non abbiamo bisogno di aggiungere anidride carbonica». Gli fa eco il presidente veneto dell’associazione, Luigi Lazzaro: «La vecchia cantilena che contrappone ambiente e lavoro risale agli anni Settanta. Spesso gli imprenditori cavalcano la disperazione dei lavoratori per mascherare la loro incapacità o inevitabili crisi del mercato». Lazzaro, però, distingue «l’ambientalismo organizzato, che ha visioni globali ed organiche, dai comitati spontanei, che per natura esaltano un malessere limitato al loro territorio».
Le differenze non mancano: «Noi, ad esempio, non siamo del tutto contrari al revamping di Monselice. Se i rifiuti si bruciassero nello stabilimento Italcementi, infatti, si potrebbero evitare nuovi inceneritori». Nel mezzo, come si diceva, sta in equilibrio la politica: «Conto 162 mila disoccupati in Veneto, il lavoro è la nostra priorità - prova a districarsi il governatore Luca Zaia - ma ogni caso fa storia a sé e l’impatto ambientale non va mai sottovalutato. Certo a Monselice non vedo dove stia il guadagno: si perdono i posti ed il moloch resta». I comitati? «Basta un cittadino per bloccare un’opera da 2 miliardi come la Pedemontana. Se questa è democrazia...». Da qualunque parte si scelga di stare, questo è certo, non si è mai del tutto vinto e mai del tutto perso. E questo, a detta di Zaia, vale anche per i magistrati. «Sono chiamati a fare da supplenti a noi amministratori, che nel tempo siamo stati privati di ogni potere. Di fronte alle aspettative dei nostri cittadini siamo dei nani, non abbiamo più la forza per imporre alcunché».

(ha collaborato Nicola Cappello)


Il presidente di Legambiente Veneto, Luigi Lazzaro, precisa che le sue parole riferite al revamping vanno intese come la non contrarietà pregiudiziale dell’associazione a che vecchi cementifici oramai dismessi, convertiti con l’uso delle più recenti tecnologie in grado di ridurre al minimo le emissioni, possano essere riutilizzati per l’incenerimento dei rifiuti, così da evitare la realizzazione di nuovi termovalorizzatori là dove ve ne sia bisogno, così come accaduto in Valle D’Aosta. «Questo, però, non è il caso di Monselice, dove nel raggio di 5 chilometri esistono ben tre cementifici e le emissioni sono a livello record – spiega Lazzaro -. Senza contare che in quell’area non vi è alcuna necessità di nuovi inceneritori. Resta dunque la totale contrarietà del sottoscritto e di Legambiente Veneto a qualunque ipotesi di revamping nell’impianto Italcementi». Chi scrive si scusa con il diretto interessato e con i lettori per l’equivoco. (ma.bo.)


ITALCEMENTI AZZERA PRODUZIONE

ITALCEMENTIIl progetto dell'Italcementi dopo il revamping, mai fatto
La proprietà di Italcementi ha annunciato che nelle prossime settimane azzererà la produzione di materia prima nello stabilimento di Monselice, che attualmente dà lavoro a oltre 100 addetti. mantenendo a Monselice unicamente la macinatura. La decisione è arrivata come un fulmine a ciel sereno al termine del consiglio di amministrazione del gruppo industriale ed è legata alla crisi del comparto edilizio. Italcemeenti, accantonato il controverso progetto del “revamping, che è stato invece già programmato nello stabilimento bresciano di Rovato, ha deciso una radicale ristrutturazione dell’attività sul territorio nazionale, e a farne le spese sarà proprio lo stabilimento padovano.


Italcementi, da riorganizzazione attività Italia 40 mln annui di risparmi


MILANO, 12 dicembre (Reuters) - Italcementi ha deciso di procedere alla riorganizzazione delle attività italiane, che a regime porterà a un contenimento dei costi intorno ai 40 milioni di euro all'anno.
E' quanto comunica il gruppo in una nota, dove si spiega che il piano prevede il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per un massimo di 665 dipendenti, su un totale di 2500 occupati.
Al termine del periodo di Cigs, se non ci saranno miglioramenti del quadro congiunturale, "circa la metà delle sospensioni temporanee saranno trasformate in strutturali, anche con il ricorso alla mobilità", prosegue la nota.
Il "progetto 2015", che sarà implementato nel biennio 2013-2014, prevede tra gli altri anche l'ammodernamento della cementeria di Rezzato, già annunciato, che dovrebbe portare alla riduzione dei costi di produzione del 23% nello stabilimento e a un abbattimento delle emissioni.
Il comunicato sottolinea che la riorganizzazione si è resa necessaria, considerato che il consumo di cemento in Italia è sceso su livelli di fine anni Sessanta e che il mercato domestico è caratterizzato da una sovraccapacità produttiva.
"Non limiteremo gli investimenti in Italia, dove impegneremo risorse molto significative, superiori a quanto investito nel biennio precedente", ha dichiarato il Direttore Generale Giovanni Ferrario nella nota.
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Veleni d’Italia, 19  impianti senza Autorizzazione Integrata Ambientale
19  impianti senza Autorizzazione Integrata Ambientale, A.I.A.. decreto 693 ITALCEMENTI 2008, ANZA', EUROPA, ISOLA DELLE FEMMINE, MONSELICE, Sansone, TOLOMEO, Veleni d’Italia, zuccarello,