L’autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazioni delle condizioni locali.

Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte delle pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all’interno del provvedimento complesso.
Ricorso al TAR Palermo di Cittadini di Isola delle Femmine per annullamento decreto n 693 della Regione Sicilia a favore della Italcementi

Conferenze: 31 Luglio 2007-21 Novembre 2007-31 gennaio 2008-20 febbraio 2008-19 marzo 2008

Cambiamo Aria


Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio. L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene. E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quidi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.

Se intanto il camponato finisce, pazienza.

Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore
Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

mercoledì 16 novembre 2011

LEGGE 17 agosto 1999 334 controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericoloseCommissione Ispettiva NESSUNA RELAZIONE

- - - - - monovigente 17 agosto 1999 334 Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose. -

 
 
- CAPO I PRINCIPI GENERALI - Art. 1 . - 1 - - Art. 2 . - 1 - - Art. 3 . - 1 - - Art. 4 . - 1 - - CAPO II ADEMPIMENTI DEL GESTORE DEGLI STABILIMENTI A RISCHIO DI INCIDENTI RILEVANTI - Art. 5 . - 1 - - Art. 6 . - 1 - - Art. 7 . - 1 - - Art. 8 . - 1 - - Art. 9 . - 1 - - Art. 10 . - 1 - - Art. 11 . - 1 - - Art. 12 . - 1 - - Art. 13 . - 1 - - Art. 14 . - 1 - - CAPO III COMPETENZE - Art. 15 . - 1 - - Art. 16 . - 1 - - Art. 17 . - 1 - - Art. 18 . - 1 - - Art. 19 . - 1 -
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Vista la legge 24 aprile 1998, n. 128;
Vista la direttiva 96/82/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul
controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose;
Visto il decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n.
175, e successive modifiche;
Vista la legge 19 maggio 1997, n. 137;
Vista la deliberazione preliminare del Consiglio dei Ministri
adottata nella riunione del 16 aprile 1999;
Sentita la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;
Acquisito il parere delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella
riunione del 23 luglio 1999;
Sulla proposta del Ministro per le politiche comunitarie e del
Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri degli affari esteri di grazia e giustizia del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, della sanita', dell'interno, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e per gli affari regionali;

emana
il seguente decreto legislativo:
Art. 1
(Finalita')

1. Il presente decreto detta disposizioni finalizzate a prevenire
incidenti rilevanti connessi a determinate sostanze pericolose e a limitarne le conseguenze per l'uomo e per l'ambiente.
2. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e
di Bolzano provvedono ad adeguare i rispettivi ordinamenti alle norme fondamentali contenute nel presente decreto secondo le previsioni dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuazione.
3. Le disposizioni del presente decreto recanti obblighi o
adempimenti a carico del gestore nei confronti delle regioni o degli organi regionali si intendono riferite per le province autonome di Trento e di Bolzano, alla provincia autonoma territorialmente competente; quelle che rinviano a organi tecnici regionali o interregionali si intendono riferite agli enti, agli organismi e alle strutture provinciali competenti secondo il rispettivo ordinamento.
Art. 2
(Ambito di applicazione)

1. Il presente decreto si applica agli stabilimenti in cui sono
presenti sostanze pericolose in quantita' uguali o superiori a quelle indicate nell'allegato I.
2. Ai fini del presente decreto si intende per "presenza di
sostanze pericolose" la presenza di queste, reale o prevista, nello stabilimento ovvero quelle che si reputa possano essere generate, in caso di perdita di controllo di un processo industriale, in quantita' uguale o superiore a quelle indicate nell'allegato I.
3. Agli stabilimenti industriali non rientranti tra quelli indicati
al comma 1, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 5.
4. Salvo che non sia diversamente stabilito rimangano ferme le
disposizioni di cui ai seguenti decreti:
a) decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 marzo
1989 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 93 del 21 aprile 1989, limitatamente agli articoli 1, 3, 4, 6, 7, 8, 9, 10;
b) decreto dei Ministri dell'ambiente del 20 maggio 1991,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 126 del 31, maggio 1991, limitatamente agli articoli 1, 3 e 4;
c) decreto dei Ministri dell'ambiente e della sanita' 23 dicembre
1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 15 del 20 gennaio 1994;
d) i criteri di cui all'allegato, del decreto del Ministro
dell'ambiente 13 maggio 1996, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 154 del 3 luglio 1996;
e) decreto del Ministro dell'ambiente 15 maggio 1996, pubblicato
nel supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale n. 155 del 4 luglio 1996;
f) decreto del Ministro dell'ambiente 15 maggio 1996, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 159 del 9 luglio 1996;
g) decreto del Ministro dell'ambiente 5 novembre 1997, pubblicato
nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 18 del 23 gennaio 1998;
h) decreto del Ministro dell'ambiente 5 novembre 1997, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 3 febbraio 1998;
i) decreto del Ministro dell'ambiente 16 marzo 1998, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 30 marzo 1998;
l) decreto del Ministro dell'ambiente 20 ottobre 1998,
pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 262 del 9 novembre 1998.
5. Le disposizioni di cui al presente decreto non pregiudicano
l'applicazione delle disposizioni in materia di sicurezza e salute dei lavoratori sul luogo di lavoro.
Art. 3
(Definizioni)

1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) "stabilimento", tutta l'area sottoposta al controllo di un
gestore, nella quale sono presenti sostanze pericolose all'interno di uno o piu impianti, comprese le infrastrutture o le attivita' comuni o connesse;
b) "impianto", un'unita' tecnica all'interno di uno stabilimento,
in cui sono prodotte, utilizzate, manipolate o depositate sostanze pericolose. Comprende tutte le apparecchiature, le strutture, le condotte, i macchinari, gli utensili, le diramazioni ferroviarie particolari, le banchine, i pontili che servono l'impianto, i moli, i magazzini e le strutture analoghe, galleggianti o meno, necessari per il funzionamento dell'impianto;
c) "deposito", la presenza di una certa quantita' di sostanze
pericolose a scopo di immagazzinamento, deposito per custodia in condizioni di sicurezza o stoccaggio;
d) "gestore", la persona fisica o giuridica che gestisce o
detiene lo stabilimento o l'impianto;
e) "sostanze pericolose", le sostanze, miscele o preparati
elencati nell'allegato I, parte 1, o rispondenti ai criteri fissati nell'allegato I, parte 2, che sono presenti come materie prime, prodotti, sottoprodotti, residui o prodotti intermedi, ivi compresi quelli che possono ragionevolmente ritenersi generati in caso di incidente;
f) "incidente rilevante", un evento quale un'emissione, un
incendio o un'esplosione di grande entita', dovuto a sviluppi incontrollati che si verificano durante l'attivita' di uno stabilimento di cui all'articolo 2, comma 1, e che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l'ambiente, all'interno o all'esterno dello stabilimento, e in cui intervengano una o piu' sostanze pericolose;
g) "pericolo", la proprieta' intrinseca di una sostanza
pericolosa o della situazione fisica esistente in uno stabilimento di provocare danni per la salute umana o per l'ambiente;
h) "rischio", la probabilita' che un determinato evento si
verifichi in un dato periodo o in circostanze specifiche.
Art. 4
Esclusioni

1. Sono esclusi dall'applicazione del presente decreto:
a) gli stabilimenti, gli impianti o i depositi militari;
b) i pericoli connessi alle radiazioni ionizzanti;
c) il trasporto di sostanze pericolose e il deposito temporaneo
intermedio su strada, per idrovia interna e marittima o per via aerea;
d) il trasporto di sostanze pericolose in condotta, comprese le
stazioni di pompaggio, al di fuori degli stabilimenti di cui all'articolo 2, comma l;
(( e) lo sfruttamento, ossia l'esplorazione, l'estrazione e il
trattamento di minerali in miniere, cave o mediante trivellazione, ad eccezione delle operazioni di trattamento chimico o termico e del deposito ad esse relativo che comportano l'impiego delle sostanze pericolose di cui all'allegato I;))
(( e-bis) l'esplorazione e lo sfruttamento off shore di minerali,
compresi gli idrocarburi;))
(( f) le discariche di rifiuti, ad eccezione degli impianti
operativi di smaltimento degli sterili, compresi i bacini e le dighe di raccolta degli sterili, contenenti le sostanze pericolose di cui all'allegato I, in particolare quando utilizzati in relazione alla lavorazione chimica e termica dei minerali;))
g) il trasporto di sostanze pericolose per ferrovia, nonche' le
soste tecniche temporanee intermedie, dall'accettazione alla riconsegna delle merci e le operazioni di composizione e scomposizione dei treni condotte negli scali di smistamento ferroviario ad eccezione degli scali merci terminali di ferrovia di cui al comma 2;
h) gli scali merci terminali di ferrovia individuati secondo le
tipologie di cui all'allegato I del decreto del Ministro dell'ambiente 20 ottobre 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.
261 del 7 novembre 1998 che svolgono in modo non occasionale le attivita' ivi menzionate, per i quali restano validi gli obblighi, gli adempimenti e i termini di adeguamento di cui agli articoli 2, 3, 4 del citato decreto 20 ottobre 1998.
2. Gli scali merci terminali di ferrovie rientrano nella disciplina
del presente decreto:
a) quando svolgono attivita' di carico, scarico o travaso di
sostanze pericolose presenti in quantita' uguale o superiore a quelle indicate nell'allegato I nei o dai carri ferroviari sotto forma sfusa o in recipienti o in colli fino a un volume massimo di 450 litri e a una massa massima di 400 chilogrammi;
b) quando effettuano, in aree appositamente attrezzate, una
specifica attivita' di deposito, diversa da quella propria delle fasi di trasporto, dall'accettazione alla riconsegna delle sostanze pericolose presenti in quantita' uguale o superiore a quelle indicate nell'allegato I.
3. Nei porti industriali e petroliferi si applica la normativa del
presente decreto con gli adattamenti richiesti dalla peculiarita' delle attivita' portuali, definiti in un regolamento interministeriale da adottarsi di concerto tra il Ministro dell'ambiente, quello dei trasporti e della navigazione ((, e quelli della sanita' e dell'interno,)) entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Il regolamento dovra' garantire livelli di sicurezza equivalenti a quelli stabiliti, in particolare specificando le modalita' del rapporto di sicurezza, del piano di emergenza e dei sistemi di controllo. Fino alla data di entrata in vigore del regolamento continuano ad applicarsi, per i porti industriali ((, petroliferi e commerciali, in cui sono presenti sostanze pericolose di cui all'articolo 2, comma 1,)) le normative vigenti in materia di rischi industriali e di sicurezza.


Art. 5
Obblighi generali del gestore

1. Il gestore e tenuto a prendere tutte le misure idonee a
prevenire gli incidenti rilevanti e a limitarne le conseguenze per l'uomo e per l'ambiente, nel rispetto dei principi del presente decreto e delle normative vigenti in materia di sicurezza ed igiene del lavoro e di tutela della popolazione e dell'ambiente.
2. Il gestore degli stabilimenti industriali di cui all'allegato A
in cui sono presenti sostanze pericolose in quantita' inferiori a quelle indicate nell'allegato 1, oltre a quanto previsto al comma 1, e' altresi' tenuto a provvedere all'individuazione dei rischi di incidenti rilevanti, integrando il documento di valutazione dei rischi di cui al decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modifiche ed integrazioni; all'adozione delle appropriate misure di sicurezza e all'informazione, alla formazione, all'addestramento ed all'equipaggiamento di coloro che lavorano in situ come previsto dal decreto del Ministro dell'ambiente 16 marzo 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 74 del 30 marzo 1998.


3. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 21 SETTEMBRE 2005, N. 238)).
Art. 6
Notifica

1. Il gestore degli stabilimenti di cui all'articolo 2, comma 1,
oltre a quanto disposto agli articoli 7 e 8, e' obbligato a trasmettere al Ministero dell'ambiente, alla regione, alla provincia, al comune, al prefetto ((; al Comando provinciale dei Vigili del fuoco competente per territorio)) e al Comitato tecnico regionale o interregionale del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, di cui all'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, integrato ai sensi dell'articolo 19 e d'ora in avanti denominato Comitato, una notifica entro i seguenti termini:
a) centottanta giorni prima dell'inizio della costruzione, per
gli stabilimenti nuovi;
b) entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, per gli stabilimenti preesistenti.
2. La notifica, sottoscritta nelle forme dell'autocertificazione
con le modalita' e gli effetti della legge 4 gennaio 1968, n. 15, e successive modifiche, deve contenere le seguenti informazioni:
a) il nome o la ragione sociale del gestore e l'indirizzo
completo dello stabilimento;
b) la sede o il domicilio del gestore, con l'indirizzo completo;
c) il nome o la funzione della persona responsabile dello
stabilimento se diversa da quella di cui alla lettera a);
d) le notizie che consentano di individuare le sostanze
pericolose o la categoria di sostanze pericolose, la loro quantita' e la loro forma fisica;
e) l'attivita', in corso o prevista, dell'impianto o del
deposito;
f) l'ambiente mediatamente circostante lo stabilimento e, in
particolare, gli elementi che potrebbero causare un incidente rilevante o aggravarne le conseguenze.
3. Il gestore degli stabilimenti che, per effetto di modifiche
all'allegato I ((...)) o per effetto di modifiche tecniche disposte con il decreto di cui all'articolo 15, comma 2, o per effetto di mutamento della classificazione di sostanze pericolose rientrano nel campo di applicazione del presente decreto deve espletare i prescritti adempimenti entro un anno dalla data di entrata in vigore delle suddette modifiche ovvero ((entro il termine stabilito dalla disciplina di recepimento delle relative disposizioni comunitarie)).
((4. In caso di chiusura definitiva dell'impianto o del deposito, ovvero nel caso di aumento significativo della quantita' e di modifica significativa della natura o dello stato fisico delle sostanze pericolose presenti, o di modifica dei processi che le impiegano, o di modifica dello stabilimento o dell'impianto che potrebbe costituire aggravio del preesistente livello di rischio ai sensi del decreto di cui all'articolo 10, nonche' di variazioni delle informazioni di cui al comma 2, il gestore aggiorna tempestivamente, nelle forme dell'autocertificazione, la notifica di cui al comma 1 e la scheda di cui all'allegato V)).
((5. Il gestore, unitamente alla notifica di cui al comma 2, invia al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, alla regione, alla provincia, al sindaco, al prefetto, al Comitato, nonche' al Comando provinciale dei Vigili del fuoco, competenti per territorio, le informazioni di cui all'allegato V.))
6. Il gestore degli stabilimenti di cui all'articolo 2, comma 1,
puo' allegare alla notifica di cui al comma 2 le certificazioni o autorizzazioni previste dalla normativa vigente in materia ambientale e di sicurezza e quanto altro eventualmente predisposto in base a regolamenti comunitari volontari, come ad esempio il Regolamento (CEE) 1836/93 del Consiglio, del 29 giugno 1993, sull'adesione volontaria delle imprese del settore industriale a un sistema comunitario di ecogestione e audit, e norme tecniche internazionali.
((6-bis. Il gestore di un nuovo stabilimento ovvero il gestore che ha realizzato modifiche con aggravio del preesistente livello di rischio ovvero modifiche tali da comportare obblighi diversi per lo stabilimento stesso ai sensi del presente decreto, previo conseguimento delle previste autorizzazioni, prima dell'avvio delle attivita' ne da' comunicazione ai destinatari della notifica di cui al comma 1.))
Art. 7
(Politica di prevenzione degli incidenti rilevanti)

1. Al fine di promuovere costanti miglioramenti della sicurezza e
garantire un elevato livello di protezione dell'uomo e dell'ambiente con mezzi, strutture e sistemi di gestione appropriati, il gestore degli stabilimenti di cui all'articolo 2, comma 1, deve redigere, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, un documento che definisce la propria politica di prevenzione degli incidenti rilevanti, allegando allo stesso il programma adottato per l'attuazione del sistema di gestione della sicurezza.
2. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, i gestori degli stabilimenti esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto devono attuare il sistema di gestione della sicurezza, previa consultazione del rappresentante della sicurezza di cui al decreto legislativo n. 626 del 1994, e successive modifiche, secondo quanto previsto dall'allegato III .
3. Con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con i
Ministri dell'interno, della sanita' e dell'industria, del commercio e dell'artigianato, d'intesa con la Conferenza unificata prevista dall'articolo 8 della legge 28 agosto 1997, n. 281, sono stabilite, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, linee guida per l'attuazione del sistema di gestione della sicurezza secondo le indicazioni dell'allegato III alle quali il gestore degli stabilimenti di cui al comma 1 deve adeguarsi entro il termine previsto per il primo riesame, successivo all'emanazione del predetto decreto, del documento di cui al comma 1.
4. Il documento di cui al comma 1 deve essere depositato presso lo
stabilimento e riesaminato ogni due anni sulla base delle linee guida definite con i decreti previsti al comma 3; esso resta a disposizione delle autorita' competenti di cui agli articoli 21 e 25.
5. Il gestore di nuovi stabilimenti adempie a quanto stabilito dal
comma 2 contestualmente all'inizio dell'attivita'.
Art. 8
Rapporto di sicurezza

1. Per gli stabilimenti in cui sono presenti sostanze pericolose in
quantita' uguali o superiori a quelle indicate nell'allegato 1, parti 1 e 2, colonna 3, il gestore e' tenuto a redigere un rapporto di sicurezza.
2. Il rapporto di sicurezza di cui il documento previsto
all'articolo 7, comma 1, e' parte integrante, deve evidenziare che:
a) e' stato adottato il sistema di gestione della sicurezza;
b) i pericoli di incidente rilevante sono stati individuati e
sono state adottate le misure necessarie per prevenirli e per limitarne le conseguenze per l'uomo e per l'ambiente;
c) la progettazione, la costruzione, l'esercizio e la
manutenzione di qualsiasi impianto, deposito, attrezzatura e infrastruttura, connessi con il funzionamento dello stabilimento, che hanno un rapporto con i pericoli di incidente rilevante nello stesso, sono sufficientemente sicuri e affidabili; per gli stabilimenti di cui all'articolo 14, comma 6, anche le misure complementari ivi previste;
d) sono stati predisposti i piani d'emergenza interni e sono
stati forniti all'autorita' competente di cui all'articolo 20 gli elementi utili per l'elaborazione del piano d'emergenza esterno al fine di prendere le misure necessarie in caso di incidente rilevante.
((3. Il rapporto di sicurezza di cui al comma 1 contiene almeno i dati di cui all'allegato II ed indica, tra l'altro, il nome delle organizzazioni partecipanti alla stesura del rapporto. Il rapporto di sicurezza contiene inoltre l'inventario aggiornato delle sostanze pericolose presenti nello stabilimento, nonche' le informazioni che possono consentire di prendere decisioni in merito all'insediamento di nuovi stabilimenti o alla costruzione di insediamenti attorno agli stabilimenti gia' esistenti.))
4. Con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente, di concerto
con i Ministri dell'interno, della sanita' e dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentita la Conferenza Stato-regioni, sono definiti, secondo le indicazioni dell'allegato II e tenuto conto di quanto gia' previsto nel decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 31 marzo 1989, i criteri, i dati e le informazioni per la redazione del rapporto di sicurezza ((...)) i criteri per l'adozione di iniziative specifiche in relazione ai diversi tipi di incidenti, nonche' i criteri di valutazione del rapporto medesimo; fino all'emanazione di tali decreti valgono, in quanto applicabili, le disposizioni di cui ai decreti ministeriali emanati ai sensi dell'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 17 maggio 1988, n. 175, e successive modifiche.
5. Al fine di semplificare le procedure e purche' ricorrano tutti i
requisiti prescritti dal presente articolo, rapporti di sicurezza analoghi o parti di essi, predisposti in attuazione di altre norme di legge o di regolamenti comunitari, possono essere utilizzati per costituire il rapporto di sicurezza.
6. Il rapporto di sicurezza e' inviato all'autorita' competente
preposta alla valutazione dello stesso cosi' come previsto all'articolo 21, entro i seguenti termini:
a) per gli stabilimenti nuovi, prima dell'inizio dell'attivita';
b) per gli stabilimenti esistenti, entro un anno dalla data di
entrata in vigore del presente decreto;
c) per gli stabilimenti preesistenti, non soggetti alle
disposizioni del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 175 del 1988, entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto;
d) in occasione del riesame periodico di cui al comma 7, lettere
a) e b).
7. Il gestore fermo restando l'obbligo di riesame biennale di cui
all'articolo 7, comma 4, deve riesaminare il rapporto di sicurezza:
a) almeno ogni cinque anni;
b) nei casi previsti dall'articolo 10;
c) in qualsiasi altro momento, a richiesta del Ministero
dell'ambiente, eventualmente su segnalazione della regione interessata, qualora fatti nuovi lo giustifichino, o in considerazione delle nuove conoscenze tecniche in materia di sicurezza derivanti dall'analisi degli incidenti, o, in misura del possibile, dei semincidenti o dei nuovi sviluppi delle conoscenze nel campo della valutazione dei pericoli o a seguito di modifiche legislative o delle modifiche degli allegati previste all'articolo 15, comma 2.
8. Il gestore deve comunicare immediatamente alle autorita' di cui
al comma 6 se il riesame del rapporto di sicurezza di cui al comma 7 comporti o meno una modifica dello stesso.
9. Ai fini dell'esercizio della facolta' di cui all'articolo 22,
comma 2, il gestore predispone una versione del rapporto di sicurezza, priva delle informazioni riservate da trasmettere alla regione territorialmente competente ai fini dell'accessibilita' al pubblico.
10. Il Ministero dell'ambiente, quando il gestore comprova che
determinate sostanze presenti nello stabilimento o che una qualsiasi parte dello stabilimento stesso si trovano in condizioni tali da non poter creare alcun pericolo di incidente rilevante, dispone, in conformita' ai criteri di cui all'allegato VII, la limitazione delle informazioni che devono figurare nel rapporto di sicurezza alla prevenzione dei rimanenti pericoli di incidenti rilevanti e alla limitazione delle loro conseguenze per l'uomo e per l'ambiente, dandone comunicazione alle autorita' destinatarie del rapporto di sicurezza.
11. Il Ministero dell'ambiente trasmette alla Commissione europea
l'elenco degli stabilimenti di cui al comma 10 e le motivazioni della motivazione delle informazioni.
Art. 9
Nuovi stabilimenti: rapporti di sicurezza

1. Chiunque intende realizzare uno degli stabilimenti di cui
all'articolo 81, comma 1, prima di dare inizio alla costruzione degli impianti, oltre a tutte le autorizzazioni previste dalla legislazione vigente, deve ottenere il nulla osta di fattibilita' di cui all'articolo 21, comma 3; a tal fine, fa pervenire all'autorita' di cui all'articolo 21, comma 1, un rapporto preliminare di' sicurezza. La concessione edilizia non puo' essere rilasciata in mancanza del nulla osta di fattibilita'.
2. Prima di dare inizio all'attivita', il gestore, al fine di
ottenere il parere tecnico conclusivo, presenta all'autorita' di cui all'articolo 21, comma 1, il rapporto di sicurezza, integrando eventualmente quello preliminare.
3. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 21 SETTEMBRE 2005, N. 238)).
4. ((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 21 SETTEMBRE 2005, N. 238)).
Art. 10
(Modifiche di uno stabilimento)

1. Con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con i
Ministri della sanita' dell'interno e dell'industria del commercio e dell'artigianato, da emanarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono individuate le modifiche di impianti e di depositi, di processi industriali, della natura o dei quantitativi di sostanze pericolose che potrebbero costituire aggravio del preesistente livello di rischio.
2. Il gestore deve, secondo le procedure e i termini fissati nel
decreto di cui al comma 1:
a) riesaminare e, se necessario, modificare la politica di
prevenzione degli incidenti rilevanti, i sistemi di gestione nonche' le procedure di cui agli articoli 6 e 8 e trasmettere alle autorita' competenti tutte le informazioni utili;
b) riesaminare e, se necessario, modificare il rapporto di
sicurezza e trasmettere alle autorita' competenti tutte le informazioni utili prima di procedere alle modifiche, secondo le procedure previste dall'articolo 9, per i nuovi stabilimenti;
c) comunicare la modifica all'autorita' competente in materia di
valutazione di impatto ambientale, che si deve pronunciare entro un mese, ai fini della verifica di assoggettabilita' alla procedura prevista per tale valutazione.
Art. 11
Piano di emergenza interno

1. Per tutti gli stabilimenti soggetti alle disposizioni
dell'articolo 8 il gestore e' tenuto a predisporre, previa consultazione del personale che lavora nello stabilimento, (( ivi compreso il personale di imprese subappaltatrici a lungo termine, )) il piano di emergenza interno da adottare nello stabilimento nei seguenti termini:
a) per gli stabilimenti nuovi, prima di iniziare l'attivita';
b) per gli stabilimenti esistenti, non ancora soggetti al decreto
del Presidente della Repubblica n. 175 del 1988, entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente decreto;
c) per gli altri stabilimenti preesistenti gia' assoggettati alla
disciplina prevista dal decreto del Presidente della Repubblica n. 175 del 1988 entro tre mesi a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto;
2. Il piano di emergenza interno deve contenere almeno le
informazioni di cui all'allegato IV, punto 1, ed e' predisposto allo scopo di:
a) controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da
minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per l'uomo, per l'ambiente e per le cose;
b) mettere in atto le misure necessarie per proteggere l'uomo e
l'ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti;
c) informare adeguatamente i lavoratori e le autorita' locali
competenti;
d) provvedere al ripristino e al disinquinamento dell'ambiente
dopo un incidente rilevante.
3. Il piano di emergenza interno deve essere riesaminato,
sperimentato e, se necessario, riveduto ed aggiornato dal gestore, previa consultazione del personale che lavora nello stabilimento, ((ivi compreso il personale di imprese subappaltatrici a lungo termine,)) ad intervalli appropriati, e, comunque, non superiori a tre anni. La revisione deve tenere conto dei cambiamenti avvenuti nello stabilimento e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di incidente rilevante.
4. Il gestore deve trasmettere al Prefetto e alla provincia, entro
gli stessi termini di cui al comma 1, tutte le informazioni utili per l'elaborazione del piano di emergenza di cui all'articolo 20 secondo la rispettiva competenza.
5. Il Ministro dell'ambiente provvede, con regolamento da adottarsi
ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge del 23 agosto 1988, n. 400, a disciplinare le forme di consultazione, di cui ai commi 1 e 3, del personale che lavora nello stabilimento ((ivi compreso il personale di imprese subappaltatrici a lungo termine,))
Art. 12
Effetto domino

((1. In attesa di quanto previsto dall'articolo 72 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, sentiti la regione interessata e il Comitato, in base alle informazioni ricevute dai gestori a norma dell'articolo 6 e dell'articolo 8, individua gli stabilimenti tra quelli di cui all'articolo 2, comma 1, per i quali la probabilita' o la possibilita' o le conseguenze di un incidente rilevante possono essere maggiori a causa del luogo, della vicinanza degli stabilimenti stessi e dell'inventario delle sostanze pericolose presenti in essi.))
2. I gestori degli stabilimenti di cui al comma 1 devono
trasmettere al prefetto e alla provincia entro, quattro mesi dall'individuazione del possibile effetto domino, le informazioni necessarie per gli adempimenti di competenza di cui all'articolo 20.
((2-bis. I gestori degli stabilimenti di cui al comma 1 devono:
a) scambiarsi le informazioni necessarie per consentire di
riesaminare e, eventualmente, modificare, in considerazione della natura e dell'entita' del pericolo globale di incidente rilevante, i rispettivi sistemi di gestione della sicurezza, i rapporti di sicurezza, i piani di emergenza interni e la diffusione delle informazioni alla popolazione;
b) cooperare nella trasmissione delle informazioni all'autorita'
competente per la predisposizione dei piani di emergenza esterni.
2-ter. Il Comitato, in attesa dell'attuazione di quanto previsto
dall'articolo 72 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, accerta che:
a) avvenga lo scambio, fra i gestori, delle informazioni di cui
al comma 2-bis, lettera a);
b) i gestori cooperino nella trasmissione delle informazioni di
cui al comma 2-bis, lettera b).))
Art. 13
(Aree ad elevata concentrazione di stabilimenti)

1. In attesa di quanto previsto dall'articolo 72 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112, il Ministero dell'ambiente, sentita la regione interessata e il Comitato:
a) individua le aree ad elevata concentrazione di stabilimenti
sulla base dei criteri stabiliti dal decreto di cui al comma 2 e sulla base delle informazioni di cui all'articolo 12, comma 2;
b) coordina fra tutti i gestori degli stabilimenti soggetti agli
obblighi di cui agli articoli 6 e 8, presenti nell'area, avvalendosi del Comitato:
1 ) lo scambio delle informazioni necessarie per accertare la
natura e l'entita' del pericolo globale di incidenti rilevanti ed acquisisce e fornisce ai gestori stessi ogni altra informazione utile ai fini della valutazione dei rischi dell'area, compresi studi di sicurezza relativi agli altri stabilimenti esistenti nell'area in cui sono presenti sostanze pericolose;
2) la predisposizione, da parte dei gestori degli stabilimenti
soggetti agli obblighi di cui agli articoli 6 e 8, anche mediante consorzio, di uno studio di sicurezza integrato dell'area, aggiornato nei tempi e con le modalita' di cui all'articolo 8, comma 6;
c) predispone nelle aree di cui alla lettera a), anche sulla base
delle indicazioni contenute nello studio di sicurezza integrato di cui al comma 1, lettera b), numero 2) un piano di intervento nel quale sono individuate le misure urgenti atte a ridurre o eliminare i fattori di rischio.
2. Con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente, di concerto
con i Ministri dell'interno, della sanita' e dell'industria, del commercio, e dell'artigianato, d'intesa con la Conferenza Stato- regioni, sono stabiliti:
a) i criteri per l'individuazione e la perimetrazione delle aree
ad elevata concentrazione di stabilimenti pericolosi nelle quali il possibile effetto domino coinvolga gruppi di stabilimenti;
b) le procedure per lo scambio delle informazioni fra i gestori e
per la predisposizione e la valutazione dello studio di sicurezza integrato;
c) le procedure per la diffusione delle informazioni alla
popolazione;
d) le linee guida per la predisposizione dei piani d'intervento
di cui al comma 1, lettera c).
Art. 14
(( (Assetto del territorio e controllo dell'urbanizzazione) ))

1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, il Ministro dei lavori pubblici, d'intesa con i Ministri dell'interno, dell'ambiente, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e con la Conferenza Stato-regioni, stabilisce, per le zone interessate da stabilimenti a rischio di incidente rilevante che rientrano nel campo di applicazione del presente decreto, requisiti minimi di sicurezza in materia di pianificazione territoriale, con riferimento alla destinazione e utilizzazione dei suoli che tengano conto della necessita' di mantenere le opportune distanze tra stabilimenti e zone residenziali nonche' degli obiettivi di prevenire gli incidenti rilevanti o di limitarne le conseguenze, per:
a) insediamenti di stabilimenti nuovi;
b) modifiche degli stabilimenti di cui all'articolo 10, comma 1;
c) nuovi insediamenti o infrastrutture attorno agli stabilimenti
esistenti, quali ad esempio, vie di comunicazione, luoghi frequentati dal pubblico, zone residenziali, qualora l'ubicazione o l'insediamento o l'infrastruttura possono aggravare il rischio o le conseguenze di un incidente rilevante.
2. Trascorso inutilmente il termine di cui al comma 1,
all'emanazione del decreto provvede, entro i successivi tre mesi, il Presidente del Consiglio dei Ministri.
3. Entro tre mesi dall'adozione del decreto di cui al comma 1 o di
quello di cui al comma 2, gli enti territoriali apportano, ove necessario, le varianti ai piani territoriali di coordinamento, provinciale e agli strumenti urbanistici. La variante e' approvata in base alle procedure individuate dall'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 20 ottobre 1998, n. 447. Trascorso il termine di cui sopra senza che sia stata adottata la variante, la concessione o l'autorizzazione per gli interventi di cui al comma 1, lettere a), b) e c), sono rilasciate qualora il progetto sia conforme ai requisiti di sicurezza previsti dai decreti di cui al comma 1 o al comma 2, previo parere tecnico dell'autorita' competente di cui all'articolo 21, comma 1, sui rischi connessi alla presenza dello stabilimento, basato sullo studio del caso specifico o su criteri generali.
4. Decorsi i termini di cui ai commi, 1 e 2 senza che siano stati
adottati i provvedimenti ivi previsti, la concessione o l'autorizzazione per gli interventi di cui al comma 1, lettere a), b) e c), sono rilasciate, previa valutazione favorevole dell'autorita' competente di cui all'articolo 21, comma 1, in ordine alla compatibilita' della localizzazione degli interventi con le esigenze di sicurezza.
5. Sono fatte salve le concessioni edilizie gia' rilasciate alla
data di entrata in vigore del presente decreto.
((5-bis. Nelle zone interessate dagli stabilimenti di cui all'articolo 2, comma 1, gli enti territoriali tengono conto, nell'elaborazione degli strumenti di pianificazione dell'assetto del territorio, della necessita' di prevedere e mantenere opportune distanze tra gli stabilimenti e le zone residenziali, gli edifici e le zone frequentate dal pubblico, le vie di trasporto principali, le aree ricreative e le aree di particolare interesse naturale o particolarmente sensibili dal punto di vista naturale, nonche' tra gli stabilimenti e gli istituti, i luoghi e le aree tutelati ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.))
6. In caso di stabilimenti esistenti ubicati ((vicino a zone
residenziali, ad edifici e zone frequentate dal pubblico, a vie di trasporto principali, ad aree ricreative e ad aree di particolare interesse naturale o particolarmente sensibili dal punto di vista naturale)) il gestore deve, altresi', adottare misure tecniche complementari per contenere i rischi per le persone e per l'ambiente, utilizzando le migliori tecniche disponibili. A tal fine il Comune invita il gestore di tali stabilimenti a trasmettere, entro tre mesi, all'autorita' competente di cui all'articolo 21, comma 1, le misure che intende adottare; tali misure vengono esaminate dalla stessa autorita' nell'ambito dell'istruttoria di cui all'articolo 21.
Art. 15
Funzioni del Ministero dell'ambiente

1. Con uno o piu' decreti del Ministro dell'ambiente, di concerto
con i Ministri dell'interno, dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della sanita', d'intesa con la Conferenza unificata, sono stabiliti le norme tecniche di sicurezza per la prevenzione di rischi di incidenti rilevanti, le modalita' con le quali il gestore deve procedere all'individuazione di tali rischi, all'adozione delle appropriate misure di sicurezza, all'informazione, all'addestramento e all'equipaggiamento di coloro che lavorano in situ, i criteri di valutazione dei rapporti di sicurezza, i criteri di riferimento per l'adozione di iniziative specifiche in relazione ai diversi tipi di incidente, nonche' i criteri per l'individuazione delle modifiche alle attivita' industriati che possono avere implicazioni per i rischi di incidenti rilevanti; fino all'emanazione di tali decreti valgono, in quanto applicabili, le disposizioni di cui ai decreti ministeriali emanati ai sensi dell'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica 17 mangio 1988, n. 175, e successive modifiche.
2. Con decreto del Ministro dell'ambiente, previa comunicazione al
Ministero della sanita', al Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato ((d'intesa con la Conferenza unificata,)) e al Ministero dell'interno, si provvede al recepimento di ulteriori direttive tecniche di modifica degli allegati, ai sensi dell'articolo 20 della legge 16 aprile 1987, n. 183; il decreto e' emanato di concerto con i Ministri dell'interno, della sanita' e dell'industria, del commercio e dell'artigianato, ogni qualvolta la nuova direttiva preveda poteri discrezionali per il proprio recepimento.
3. Il Ministero dell'ambiente:
a) comunica agli Stati membri relativamente agli stabilimenti di
cui all'articolo 8 vicini al loro territorio nei quali possa verificarsi un incidente rilevante con effetti transfrontalieri tutte le informazioni utili perche' lo Stato membro possa applicare tutte le misure connesse ai piani di emergenza interni ed esterni e all'urbanizzazione;
b) informa tempestivamente la Commissione europea sugli incidenti
rilevanti verificatisi sul territorio nazionale e che rispondano ai criteri riportati nell'allegato VI, parte 1, e comunica, non appena disponibili, le informazioni che figurano nell'allegato VI, parte II;
c) presenta alla Commissione europea una relazione triennale secondo la procedura prevista dalla direttiva 91/692/CEE, del Consiglio, del 23 dicembre 1991, per la standardizzazione e la razionalizzazione delle relazioni relative all'attuazione di talune direttive concernenti l'ambiente, per gli stabilimenti soggetti agli obblighi di cui agli articoli 6 e 8;
((c-bis) comunica alta Commissione europea il nome e la ragione
sociale del gestore, l'indirizzo degli stabilimenti soggetti all'articolo 2, comma 1, nonche' informazioni sulle attivita' dei suddetti stabilimenti.))
4. Il Ministero dell'ambiente predispone e aggiorna, nei limiti
delle risorse Finanziarie previste dalla legislazione vigente avvalendosi dell'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente (ANPA), l'inventario degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti e la banca dati suoli esiti di valutazione dei rapporti di sicurezza e dei sistemi di gestione della sicurezza.
5. Il Ministero dell'ambiente, per lo svolgimento dei compiti
previsti dal presente decreto, puo' avvalersi anche della segreteria tecnica gia' ivi istituita presso il Servizio inquinamento atmosferico e acustico e per le industrie a rischio.
6. Il Ministero dell'ambiente, per la predisposizione delle norme
tecniche di attuazione previste dal presente decreto, puo' convocare, ai sensi dell'articolo 14 della legge 7 agosto 1990, n.241, una conferenza di servizi con la partecipazione, a fini esclusivamente consultivi di un rappresentante per ciascuno degli organi tecnici previsti all'articolo 17, di due rappresentanti delle associazioni degli industriali nominati dal Ministro, dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di un rappresentante delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative e di un rappresentante delle associazioni ambientali di interesse nazionale riconosciute tali ai sensi e per gli effetti dell'articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349.
Art. 16
(Funzioni d'indirizzo)

1. Su proposta del Ministro dell'ambiente, di concerto con i
Ministri dell'interno, della sanita' e dell'industria, del commercio e dell'artigianato sono adottati atti di indirizzo e coordinamento ai sensi dell'articolo 8 della legge 15 marzo 1997, n. 59, al fine di stabilire criteri uniformi:
a) per l'individuazione dell'effetto domino di cui all'articolo
12;
b) per l'individuazione delle aree ad elevata concentrazione di
cui all'articolo 13;
c) relativi alle misure di controllo di cui all'articolo 25;
d) diretti alla semplificazione e allo snellimento dei
procedimenti per l'elaborazione dei provvedimenti discendenti dall'istruttoria tecnica di cui all'articolo 21.
Art. 17
(Organi tecnici)

1. Ai fini dell'applicazione del presente decreto i ministeri
competenti si avvalgono, in relazione alle specifiche competenze, dell'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL), dell'Istituto superiore di sanita' (ISS) e del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco (CNVVF) i quali, nell'ambito delle ordinarie disponibilita' dei propri bilanci, possono elaborare e promuovere anche programmi di formazione in materia di rischi di incidenti rilevanti.
2. L'ISPESL armonizza il procedimento di omologazione degli
impianti, ai sensi della legge 12 agosto 1982, n. 597, in cui sono presenti le sostanze dell'allegato 1, parte I e II, con le norme tecniche del presente decreto in materia di sicurezza.
Art. 18
Competenze della Regione

1. La regione disciplina, ai sensi dell'articolo 72 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112, l'esercizio delle competenze amministrative in materia di incidenti rilevanti. A tal fine la regione:
a)individua le autorita' competenti titolari delle funzioni
amministrative e dei provvedimenti discendenti dall'istruttoria tecnica e stabilisce le modalita' per l'adozione degli stessi, prevedendo la semplificazione dei procedimenti ed il raccordo con il procedimento di valutazione di impatto ambientale;
b) definisce le modalita' per il coordinamento dei soggetti che
procedono all'istruttoria tecnica, raccordando le funzioni dell'ARPA con quelle del comitato tecnico regionale di cui all'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, e degli altri organismi tecnici coinvolti nell'istruttoria, nonche', nel rispetto di quanto previsto all'articolo 25, le modalita' per l'esercizio della vigilanza e del controllo;
c) definisce le procedure per l'adozione degli interventi di
salvaguardia dell'ambiente e del territorio in relazione alla presenza di stabilimenti a rischio di incidente rilevante;
(( c-bis) fornisce al Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio tutte le informazioni necessarie per le comunicazioni di cui all'articolo 15, comma 3, lettere c) e c-bis), nonche' per l'aggiornamento della banca dati di cui all'articolo 15, comma 4, anche attraverso le procedure e gli standard di cui all'articolo 6-quater del decreto-legge 12 ottobre 2000, n. 279, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 dicembre 2000, n. 365.))
Art. 19
(Composizione e funzionamento del Comitato tecnico regionale o interregionale)

1. Fino all'emanazione da parte delle regioni della disciplina di
cui all'articolo 18, il comitato tecnico regionale, di cui all'articolo 20 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n.577, provvede a svolgere le istruttorie per gli stabilimenti soggetti alla presentazione del rapporto di sicurezza ai sensi dell'articolo 8 e a formulare le relative conclusioni con le modalita' previste all'articolo 21.
2. Ai Fini dell'espletamento dei compiti previsti dal comma 1 il
Comitato e' integrato, nei limiti delle risorse Finanziarie previste dalla legislazione vigente, dal comandante provinciale dei Vigili del fuoco competente per territorio, ove non sia gia' componente, nonche' da soggetti dotati di specifica competenza nel settore e, precisamente:
a) due rappresentanti dell'Agenzia regionale per la protezione
dell'Ambiente territorialmente competente, ove costituita;
b) due rappresentanti del dipartimento periferico dell'ISPESL
territorialmente competente;
c) un rappresentante della regione territorialmente competente;
d) un rappresentante della provincia territorialmente competente;
e) un rappresentante del comune territorialmente competente.
3. Per ogni componente titolare e' nominato un supplente.
4. Il Comitato e' costituito validamente con la presenza dei due
terzi dei componenti e delibera a maggioranza dei presenti.
5. Il Comitato puo' avvalersi del supporto tecnico-scientifico di
enti e istituzioni pubbliche competenti.
- CAPO IV PROCEDURE - Art. 20 . - 1 -
Art. 20
Piano di emergenza esterno

1. Per gli stabilimenti di cui all'articolo 8, al fine di limitare
gli effetti dannosi derivanti da incidenti rilevanti, sulla scorta delle informazioni fornite dal gestore ai sensi degli articoli 11 e 12, delle conclusioni del l'istruttoria, ove disponibili, delle linee guida previste dal comma 4, nonche' delle eventuali valutazioni formulate dal Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri - il prefetto, d'intesa con le regioni e gli enti locali interessati, previa consultazione della popolazione e nell'ambito della disponibilita' finanziarie previste dalla legislazione vigente, predispone il piano di emergenza esterno allo stabilimento e ne coordina l'attuazione. Il piano e' comunicato al Ministero dell'ambiente, ai sindaci, alla regione e alla provincia competenti per territorio, al Ministero dell'interno ed al Dipartimento della protezione civile. Nella comunicazione al Ministero dell'ambiente devono essere segnalati anche gli stabilimenti di cui all'articolo 15, comma 3, lettera a).
2. Il piano di cui al comma 1 deve essere elaborato tenendo conto
almeno delle indicazioni di cui all'alegato IV, punto 2, ed essere elaborati allo scopo di:
a) controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da
minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per l'uomo, per l'ambiente e per i beni;
b) mettere in atto le misure necessarie per proteggere l'uomo e
l'ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti ((, in particolare mediante la cooperazione rafforzata negli interventi di soccorso con l'organizzazione di protezione civile));
c) informare adeguadamente la popolazione e le autorita' locali
competenti;
d) provvedere sulla base delle disposizioni vigenti al ripristino
e al disinquinamento dell'ambiente dopo un incidente rilevante.
3. Il piano di cui al comma 1 deve essere riesaminato, sperimentato
e, se necessario, riveduto ed aggiornato ((previa consultazione della popolazione,)) nei limiti delle risorse previste dalla legislazione vigente, dal prefetto ad intervalli appropriati e, comunque, non superiori a tre anni. La revisione deve tenere conto dei cambiamenti avvenuti negli stabilimenti e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di incidenti rilevanti; della revisione del piano viene data comunicazione al Ministero dell'ambiente.
4. Il Dipartimento della protezione civile stabilisce, d'intesa con
la Conferenza unificata, per le finalita di cui alla legge 24 febbraio 1992, n. 225, le linee guida per la predisposizione del piano di emergenza esterna, provvisorio o definitivo, e per la relativa informazione alla popolazione. Inoltre, ferme restando le attribuzioni delle amministrazioni dello Stato e degli enti territoriali e locali definite dalla vigente legislazione, il Dipartimento della protezione civile verifica che l'attivazione del piano, avvenga in maniera tempestiva da parte dei soggetti competenti qualora accada un incidente rilevante o un evento incontrollato di natura tale che si possa ragionevolmente prevedere che provochi un incidente rilevante.
((4-bis. Le linee guida di cui al comma 4 sono aggiornate dal Dipartimento di protezione civile, d'intesa con la Conferenza unificata, ad intervalli appropriati comunque non superiori a cinque anni. L'aggiornamento deve tenere conto dei cambiamenti normativi e delle esigenze evidenziate dall'analisi dei piani di emergenza esterna esistenti.))
5. Per le aree ad elevata concentrazione di cui all'articolo 13, il
prefetto, d'intesa con la regione e gli enti locali interessati, redige anche il piano di emergenza esterno dell'area interessata; fino all'emanazione del nuovo piano di emergenza esterno vale quello gia' emanato in precedenza.
6. Il Ministro dell'ambiente provvede a disciplinare, con
regolamento da adottarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge del 23 agosto 1988, n. 400, le forme di consultazione della popolazione sui piani di cui al comma 1.
((6-bis. Le disposizioni di cui ai precedenti commi si applicano anche agli stabilimenti di cui all'articolo 6, qualora non assoggettati a tali disposizioni a norma dell'articolo 8. Il piano di emergenza esterno e' redatto sulla scorta delle informazioni di cui al medesimo articolo 6 e all'articolo 12.))
7. Le disposizioni del presente articolo restano in vigore fino
all'attuazione dell'articolo 72 del citato decreto leggislativo n. 112 del 1998 ((, fatta eccezione per le procedure di adozione e aggiornamento di cui ai commi 4 e 4-bis.))
- Art. 21 . - 1 -
Art. 21
Procedura per la valutazione del rapporto di sicurezza

1. Il Comitato provvede, fino all'emanazione da parte delle regioni
della specifica disciplina prevista dall'articolo 18, a svolgere le istruttorie per gli stabilimenti soggetti alla presentazione del rapporto di sicurezza ai sensi dell'articolo 8 e adotta altresi' il provvedimento conclusivo.
2. Per gli stabilimenti esistenti il Comitato, ricevuto il rapporto
di sicurezza, avvia l'istruttoria e, esaminato il rapporto di sicurezza, esprime le valutazioni di propria competenza entro il termine di quattro mesi dall'avvio dell'istruttoria, termine comprensivo dei necessari sopralluoghi ed ispezioni, fatte salve le sospensioni necessarie all'acquisizione di informazioni supplementari, che non possono essere comunque superiori a due mesi. Nell'atto che conclude l'istruttoria vengono indicate le valutazioni tecniche finali, le eventuali prescrizioni integrative e, qualora le misure adottate dal gestore per la prevenzione e la riduzione di incidenti rilevanti siano nettamente insufficienti, viene prevista la limitazione o il divieto di esercizio.
3. Per i nuovi stabilimenti o per le modifiche individuate con il
decreto di cui all'articolo 10, il Comitato avvia l'istruttoria all'atto del ricevimento del rapporto preliminare di sicurezza. Il Comitato, esaminato il rapporto preliminare di sicurezza, effettuati i sopralluoghi eventualmente ritenuti necessari, rilascia il nulla-osta di fattibilita', eventualmente condizionato ovvero, qualora l'esame del rapporto preliminare abbia rilevato, gravi carenze per quanto riguarda la sicurezza, formula la proposta di divieto di costruzione, entro quattro mesi dal ricevimento del rapporto preliminare di sicurezza, fatte salve le sospensioni necessarie all'acquisizione di informazioni supplementari, non superiori comunque a due mesi. A seguito del rilascio del nulla-osta di fattibilita' il gestore trasmette al Comitato il rapporto definitivo di sicurezza relativo al progetto particolareggiato. Il Comitato, esaminato il rapporto definitivo di sicurezza, esprime il parere tecnico conclusivo entro quattro mesi dal ricevimento del rapporto di sicurezza, comprensivo dei necessari sopralluoghi ed ispezioni. Nell'atto che conclude l'istruttoria vengono indicate le valutazioni tecniche finali, le proposte di eventuali prescrizioni integrative e, qualora le misure che il gestore intende adottare per la prevenzione e la riduzione di incidenti rilevanti risultino nettamente inadeguate ovvero non siano state fornite le informazioni richieste, ((e' previsto)) il divieto di inizio di attivita'.
4. Gli atti adottati dal Comitato ai sensi dei commi 2 e 3 vengono
trasmessi al Ministero dell'ambiente, al Ministero dell'interno, alla regione, al prefetto, al sindaco, nonche', per l'applicazione della normativa antincendi, al Comando provinciale dei Vigili del fuoco competente per territorio.
5. Il gestore dello stabilimento partecipa, anche a mezzo di un
tecnico di sua fiducia, all'istruttoria tecnica prevista dal presente decreto. La partecipazione puo' avvenire attraverso l'accesso agli atti del procedimento, la presentazione di eventuali osservazioni scritte e documentazioni integrative, la presenza in caso di ispezioni o sopralluoghi nello stabilimento. Qualora ritenuto necessario dal comitato, il gestore puo' essere chiamato a partecipare alle riunioni del comitato stesso.
((5-bis. Le istruttorie di cui ai commi 2 e 3 comprendono sopralluoghi tesi a garantire che i dati e le informazioni contenuti nel rapporto di sicurezza descrivano fedelmente la situazione dello stabilimento.))
- Art. 22 . - 1 -
Art. 22
Informazioni sulle misure di sicurezza

1. Le informazioni e i dati relativi agli stabilimenti raccolti
dalle autorita' pubbliche in applicazione del presente decreto possono essere utilizzati solo per gli scopi per i quali sono stati richiesti.
2. La regione provvede affinche' il rapporto di sicurezza di cui
all'articolo 8 e lo studio di sicurezza integrato di cui all'articolo 13, comma 1, lettera b), numero 2), siano accessibili alla popolazione interessata. Il gestore puo' chiedere alla regione di non diffondere le parti del rapporto che contengono informazioni riservate di carattere industriale, commerciale o personale o che si riferiscono alla pubblica sicurezza o alla difesa nazionale. In tali casi la regione mette a disposizione della popolazione la versione del rapporto di sicurezza di cui ((all'articolo 8, comma 9)).
3. E' vietata la diffusione dei dati e delle informazioni riservate
di cui al comma 2, da parte di chiunque ne venga a conoscenza per motivi attinenti al suo ufficio.
4. Il comune, ove e' localizzato lo stabilimento soggetto a
notifica porta tempestivamente a conoscenza della popolazione le informazioni fornite dal gestore ai sensi dell'articolo 6, comma 5, eventualmente rese maggiormente comprensibili, fermo restando che tali informazioni dovranno includere almeno i contenuti minimi riportati nelle sezioni 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 della scheda informativa di cui all'allegato V.
((5. Le notizie di cui al comma 4 sono fornite d'ufficio, nei limiti delle risorse finanziarie, umane e strumentali disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, nella forma piu' idonea, a ogni persona ed a ogni struttura frequentata dal pubblico che possono essere colpite da un incidente rilevante verificatosi in uno degli stabilimenti di cui all'articolo 2. Tali notizie sono pubblicate almeno ogni cinque anni e, per gli stabilimenti di cui all'articolo 8, devono essere aggiornate dal sindaco sulla base dei provvedimenti di cui all'articolo 21.))
6. Le informazioni sulle misure di sicurezza da adottare e sulle
norme di comportamento da osservare in caso di incidente sono comunque fornite dal comune alle persone che possono essere coinvolte in caso di incidente rilevante verificatosi in uno degli stabilimenti soggetti al presente decreto. Tali informazioni sono riesaminate ogni tre anni e, se del caso, ridiffuse e aggiornate almeno ogni volta che intervenga una modifica in conformita' all'articolo 10. Esse devono essere permanentemente a disposizione del pubblico. L'intervallo massimo di ridiffusione delle informazioni alla popolazione non puo', in nessun caso, essere superiore a cinque anni.
- Art. 23 . - 1 -
Art. 23
(Consultazione della popolazione)

1. La popolazione interessata deve essere messa in grado di
esprimere il proprio parere nei casi di:
a) elaborazione dei progetti relativi a nuovi stabilimenti di cui
all'articolo 9;
b) modifiche di cui all'articolo 10, quando tali modifiche sono
soggette alle disposizioni in materia di pianificazione del territorio prevista dal presente decreto;
c) creazione di nuovi insediamenti e infrastrutture attorno agli
stabilimenti esistenti.
2. Il parere di cui al comma 1 e' espresso nell'ambito del
procedimento di formazione dello strumento urbanistico o del procedimento di valutazione di impatto ambientale con le modalita' stabilite dalle regioni o dal Ministro dell'ambiente, secondo le rispettive competenze, che possono prevedere ha possibilita' di utilizzare la conferenza di servizi con la partecipazione dei rappresentanti istituzionali, delle imprese, dei lavoratori e della societa' civile, qualora si ravvisi la necessita' di comporre conflitti in ordine alla costruzione di nuovi stabilimenti, alla delocalizzazione di impianti nonche' alla urbanizzazione del territorio.
- Art. 24 . - 1 -
Art. 24
Accadimento di incidente rilevante

1. Al verificarsi di un incidente rilevante, il gestore e' tenuto
a:
a) adottare le misure previste dal piano di emergenza di cui
all'articolo 11;
b) informare il prefetto, il sindaco, il comando provinciale dei
Vigili del fuoco il presidente della giunta regionale e il presidente dell'amministrazione provinciale comunicando, non appena ne venga a conoscenza:
1) le circostanze dell'incidente;
2) le sostanze pericolose presenti;
3) i dati disponibili per valutare le conseguenze
dell'incidente per l'uomo e per l'ambiente;
4) le misure di emergenza adottate;
5) le informazioni sulle misure previste per limitare gli
effetti dell'incidente a medio e lungo termine ed evitare che esso si riproduca;
c) aggiornare le informazioni fornite, qualora da indagini piu'
approfondite emergessero nuovi elementi che modificano le precedenti informazioni o le conclusioni tratte.
2. Il prefetto informa immediatamente i Ministri dell'ambiente,
dell'interno e il Dipartimento della protezione civile nonche' i prefetti delle province limitrofe che potrebbero essere interessate dagli effetti dell'evento e dispone per l'attuazione del piano di emergenza esterna; le spese relative agli interventi effettuati sono poste a carico del gestore, anche in via di rivalsa, e sono fatte salve le misure assicurative stipulate.
3. Il Ministro dell'ambiente, non appena possibile, predispone un
sopralluogo ai fini della comunicazione alla Commissione europea delle informazioni di cui all'articolo 15, comma 3, lettera b).
((3-bis. Il personale che effettua il sopralluogo puo' accedere a qualsiasi settore degli stabilimenti, richiedere i documenti ritenuti necessari e quelli indispensabili per la relazione di fine sopralluogo.))
- Art. 25 . - 1 -
Art. 25
Misure di controllo

1. Le misure di controllo, effettuate ai fini dell'applicazione del
presente decreto, sulla base delle disponibilita' finanziarie previste dalla legislazione vigente, oltre a quelle espletate nell'ambito delle procedure di cui all'articolo 21, consistono in verifiche ispettive al fine di accertare adeguatezza della politica di prevenzione degli incidenti rilevanti posta in atto dal gestore e dei relativi sistemi di gestione della sicurezza.
((1-bis. Le verifiche ispettive di cui al comma 1 sono svolte al fine di consentire un esame pianificato e sistematico dei sistemi tecnici, organizzativi e di gestione applicati nello stabilimento, per garantire che il gestore possa comprovare di:
a) aver adottato misure adeguate, tenuto conto delle attivita'
esercitate nello stabilimento, per prevenire qualsiasi incidente rilevante;
b) disporre dei mezzi sufficienti a limitare le conseguenze di
incidenti rilevanti all'interno ed all'esterno del sito;
c) non avere modificato la situazione dello stabilimento rispetto
ai dati e alle informazioni contenuti nell'ultimo rapporto di sicurezza presentato.))
2. Le verifiche ispettive di cui al comma 1 sono effettuate, sulla
base delle disponibilita' finanziarie previste dalla legislazione vigente, dalla regione; in attesa dell'attuazione del procedimento previsto dall'articolo 72 del decreto legislativo n. 112 del 1998, quelle relative agli stabilimenti di cui all'articolo 8 sono disposte ai sensi del decreto del Ministro dell'ambiente 5 novembre 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 27 del 3 febbraio 1998.
3. Le verifiche ispettive di cui al comma 1 sono svolte sulla base
dei criteri stabiliti con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con i Ministri dell'interno, della sanita' e dell'industria, del commercio e dell'artigianato, d'intesa con la Conferenza Stato- regioni, da emanarsi entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto e sono effettuate indipendentemente dal ricevimento del rapporto di sicurezza o di altri rapporti e devono essere concepite in modo da consentire un esame pianificato e sistematico dei sistemi tecnici, organizzativi e di gestione applicati nello stabilimento.
4. Il sistema delle misure di controllo di cui al presente articolo
comporta che:
a) tutti gli stabilimenti sono sottoposti a un programma di
controllo con una periodicita' stabilita in base a una valutazione sistematica dei pericoli associati agli incidenti rilevanti in uno specifico stabilimento e almeno annualmente per gli stabilimenti soggetti alla presentazione del rapporto di sicurezza di cui all'articolo 8;
b) dopo ogni controllo deve essere redatta una relazione e data
notizia al Ministero dell'ambiente;
c) i risultati dei controlli possono essere valutati in
collaborazione con la direzione dello stabilimento entro un termine stabilito dall'autorita' di controllo.
5. Il personale che effettua il controllo puo' chiedere al gestore
tutte le informazioni supplementari che servono per effettuare un'adeguata valutazione della possibilita' di incidenti rilevanti, per stabilire le probabilita' o l'entita' dell'aggravarsi delle conseguenze di un incidente rilevante, anche al fine della predisposizione del piano di emergenza esterno.
6. Ferme restando le misure di controllo di cui al comma 1, il
Ministero dell'ambiente puo' disporre ispezioni negli stabilimenti di cui all'articolo 2, comma, 1, ai sensi del citato decreto 5 novembre 1997, usufruendo delle disponibilita' finanziarie previste dalla legislazione vigente.
- Art. 26 . - 1 -
Art. 26
(Procedure semplificate)

1. Fino all'attuazione dell'articolo 72 del citato decreto
legislativo n. 112 del 1998, per gli stabilimenti soggetti alla presentazione del rapporto di sicurezza di cui all'articolo 8 e per quelli interessati alle modifiche con aggravio del rischio di incidente rilevante di cui all'articolo 10, la documentazione tecnica presentata per l'espletamento della procedura di cui all'articolo 21 viene esaminata dal Comitato, le cui conclusioni vengono acquisite dal Comando provinciale dei Vigili del fuoco competente per territorio ai fini del rilascio del certificato di prevenzione incendi di cui all'articolo 17 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577.
2. Con decreto del Ministro dell'interno, da emanarsi entro tre
mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, sono stabilite le procedure semplificate di prevenzione incendi per gli stabilimenti di cui al comma 1; fino all'emanazione di tale decreto si applicano, in quanto compatibili, le procedure di cui al decreto del Ministro dell'interno 30 aprile 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 114 del 19 maggio 1998.
3. Gli atti conclusivi dei procedimenti di valutazione del rapporto
di sicurezza sono trasmessi dall'autorita' di cui all'articolo 21, comma 1, agli organi competenti perche' ne tengano conto, in particolare, nell'ambito delle procedure relative alle istruttorie tecniche previste:
a) dalla legge 8 luglio 1986, n. 349, dalla legge 28 febbraio
1992, n. 220, e dalle leggi regionali in materia di valutazione di impatto ambientale;
b) dal regio decreto-legge 2 novembre 1933, n. 1741, convertito
dalla legge 8 febbraio 1934, n. 367, e dal decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 420;
c) dall'articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica
15 febbraio 1952, n. 328;
d) dal regio decreto 9 gennaio 1927, n. 147, e dal regio decreto
18 giugno 1931, n. 773;
e) dall'articolo 48 del decreto del Presidente della Repubblica
19 marzo 1956, n. 303;
f) dall'articolo 216 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265;
g) dal decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive
modificazioni e integrazioni;
h) dalla legge 28 gennaio 1977, n. 10.
- CAPO V SANZIONI, DISPOSIZIONI TRANSITORIE E ABROGAZIONI - Art. 27 . - 1 -
Art. 27
Sanzioni

1. Il gestore che omette di presentare la notifica di cui
all'articolo 6, comma 1, o il rapporto di sicurezza di cui all'articolo 8 o di redigere il documento di cui all'articolo 7 entro i termini previsti, e' punito con l'arresto fino a un anno.
2. Il gestore che omette di presentare la scheda informativa di cui
all'articolo 6, comma 5, e' punito con l'arresto fino a tre mesi.
3. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, il gestore che
non pone in essere le prescrizioni indicate nel rapporto di sicurezza o nelle eventuali misure integrative prescritte dall'autorita' competente ((, anche a seguito di controlli ai sensi dell'articolo 25,)) o che non adempie agli obblighi previsti dall'articolo 24, comma 1, per il caso di accadimento di incidente rilavante, e' punito con l'arresto da sei mesi a tre anni.
4. Fatti salvi i casi di responsabilita' penale, qualora si accerti
che non sia stato presentato il rapporto di sicurezza o che non siano rispettate le misure di sicurezza previste nel rapporto o nelle eventuali misure integrative prescritte dall'autorita' competente ((, anche a seguito di controlli ai sensi dell'articolo 25,)) l'autorita' preposta al controllo diffida il gestore ad adottare le necessarie misure, dandogli un termine non superiore a sessanta giorni, prorogabile in caso di giustificati, comprovati motivi. In caso di mancata ottemperanza e' ordinata la sospensione dell'attivita' per il tempo necessario all'adeguamento degli impianti alle prescrizioni indicate e, comunque, per un periodo non superiore a sei mesi. Ove il gestore, anche dopo il periodo di sospensione, continui a non adeguarsi alle prescrizioni indicate l'autorita' preposta al controllo ordina la chiusura dello stabilimento o, ove possibile, di un singolo impianto di una parte di esso.
5. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, il gestore che
non attua il sistema di gestione di cui all'articolo 7, comma 2, e' punito con l'arresto da tre mesi ad un anno.
6. Il gestore che non aggiorna, in conformita' all'articolo 10, il
rapporto di sicurezza di cui all'articolo 8 o il documento di cui all'articolo 7, comma 1, e' punito con l'arresto fino a tre mesi.
7. Il gestore che non effettua gli adempimenti di cui ((...))
all'articolo 11, all'articolo 12, comma 2, e ((all'articolo 14, comma 6)), e' tenuto al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria da lire trenta milioni a lire centottanta milioni.
8. Alla violazione di cui all'articolo 22, comma 3, si applica la
pena prevista all'articolo 623 del Codice penale.
- Art. 28 . - 1 -
Art. 28
(Norme transitorie)

1. Per gli stabilimenti gia' autorizzati in base alla previgente
normativa e per i quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto, non sia stata ultimata la costruzione, la notifica di cui all'articolo 6, comma 1, deve essere trasmessa centoventi giorni prima dell'inizio dell'attivita'.
2. Fino all'emanazione del decreto di cui all'articolo 25, comma 3,
le misure di controllo di cui all'articolo 25 sono effettuate conformemente a quanto previsto dalle norme tecniche in materia riconosciute a livello nazionale ed internazionale.
3. Fino all'emanazione dei decreti di cui all'articolo 8, comma 4,
il rapporto di sicurezza deve essere redatto in conformita' alle indicazioni di cui al citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 31 marzo 1989, integrato con gli ulteriori elementi di cui all'allegato II. Per i nuovi stabilimenti o per le modifiche di stabilimenti esistenti di cui all'articolo 10, fino all'emanazione dei decreti di cui all'articolo 8, comma 4, il rapporto di sicurezza deve essere formulato secondo le specificazioni contenute al punto 5 dell'allegato A al decreto del Ministro dell'interno 2 agosto 1984, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 246 del 6 settembre 1984, e secondo la struttura di cui all'allegato I al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 31 marzo 1989, utilizzando la corrispondenza riportata nell'appendice allo stesso allegato, e integrato con gli ulteriori elementi di cui all'allegato II.
4. Fino all'emanazione del decreto di cui all'articolo 10, si
applicano i criteri stabiliti nell'allegato al decreto del Ministro dell'ambiente del 13 maggio 1996.
- Art. 29 . - 1 -
Art. 29
(Norme di salvaguardia)

1. Dall'attuazione del presente decreto non debbono derivare
maggiori oneri o minori entrate a carico del bilancio dello Stato e, in relazione alle previste istruttorie e controlli, i relativi oneri sono posti a carico dei soggetti gestori.
2. Con decreto del Ministro dell'ambiente di concerto con il
Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato e con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica sono disciplinate le modalita', anche contabili, e le tariffe da applicare in relazione alle istruttorie ed ai controlli previsti dal presente decreto.
3. Per le istruttorie ed i controlli di competenza delle regioni e
degli enti locali, le somme derivanti dalle tariffe di cui al comma 2 sono versate all'entrata dei rispettivi bilanci per essere riassegnate ai pertinenti capitoli di spesa.
4. Il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio, ai fini della riassegnazione delle somme di cui alle tariffe del comma 2 alle apposite unita' previsionali di base relative ai controlli e alle istruttorie dei Ministeri interessati.
- Art. 30 . - 1 -
Art. 30
(Abrogazione di norme)

1. A partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
sono abrogate le disposizioni incompatibili con il presente decreto ed, in particolare:
a) il decreto del Presidente della Repubblica 18 maggio 1988, n.
175; ad eccezione dell'articolo 20;
b) l'articolo 1, comma 1, lettera b), e commi 7 e 8, della legge
19 maggio 1997, n. 137.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara'
inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addi' 17 agosto 1999
CIAMPI
D'ALEMA, Presidente del Consiglio
dei Ministri
LETTA, Ministro per le politiche
comunitarie
RONCHI, Ministro dell'ambiente
DINI, Ministro degli affari esteri
DILIBERTO, Ministro della giustizia
AMATO, Ministro del tesoro, del
bilancio e della programmazione
economica
BINDI, Ministro della sanita'
RUSSO JERVOLINO, Ministro
dell'interno
BERSANI, Ministro dell'industria,
del commercio e dell'artigianato
BELLILLO, Ministro per gli affari
regionali
Visto, il Guardasigilli: DILIBERTO
- - - Allegato A - - - -
ALLEGATO A
(articolo 5, comma 2)
1- Stabilimenti per la produzione, la trasformazione o il
trattamento di sostanze chimiche organiche o inorganiche in cui vengono a tal fine utilizzati, tra l'altro, i seguenti procedimenti:
alchilazione
amminazione con ammoniaca
carbonilazione
condensazione
deidrogenazione
esterificazione
alogenazione e produzione di alogeni
idrogenazione
idrolisi
ossidazione
polimerizzazione
solfonazione
desolfonazione, fabbricazione e trasformazione di derivati solforati
nitrazione e fabbricazione di derivati azotati
fabbricazione di derivati fosforati
formulazione di antiparassitari e di prodotti farmaceutici
distillazione
estrazione
solubilizzazione
miscelazione
2- Stabilimenti per la distillazione o raffinazione, ovvero altre successive trasformazioni del petrolio o dei prodotti petroliferi.
3- Stabilimenti destinati all'eliminazione totale o parziale di sostanze solide o liquide mediante combustione o decomposizione chimica.
4- Stabilimenti per la produzione, la trasformazione o il trattamento di gas energetici, per esempio gas di petrolio liquefatto, gas naturale liquefatto e gas naturale di sintesi.
5- Stabilimenti per la distillazione a secco di carbon fossile e lignite.
6- Stabilimenti per la produzione di metalli o metalloidi per via umida o mediante energia elettrica.
- - Allegato B - - - -
ALLEGATO B
(articolo 5, comma 3)
((ALLEGATO ABROGATO DAL D.LGS. 21 SETTEMBRE 2005, N. 238))
- - Allegato I - - - -
ALLEGATO I
((Parte di provvedimento in formato grafico))
- - Allegato II - - - -
ALLEGATO II
DATI E INFORMAZIONI MINIME CHE DEVONO FIGURARE NEL RAPPORTO DI
SICUREZZA DI CUI ALL'ARTICOLO 8
I. Informazioni sul sistema di gestione e sull'organizzazione dello
stabilimento in relazione alla prevenzione degli incidenti
rilevanti
Queste informazioni devono tener conto degli elementi di cui
all'allegato III.
II. Descrizione dell'ambiente circostante lo stabilimento
A. Descrizione del sito e del relativo ambiente, in particolare
posizione geografica, dati meteorologici. Geologici,
idrografici e, se del caso, la sua storia.
B. Identificazione degli impianti e di altre attivita' dello
stabilimento che potrebbero presentare un rischio di incidente
rilevante.
C. Descrizione delle zone in cui puo' verificarsi un incidente
rilevante.
III. Descrizione dell'impianto
A. Descrizione delle principali attivita' e produzioni delle
parti dello stabilimento importanti dal punto di vista della
sicurezza, delle fonti di rischio di incidenti rilevanti e
delle condizioni in cui tale incidente rilevante potrebbe
prodursi, corredata di una descrizione delle misure preventive
previste.
B. Descrizione dei processi, in particolare delle modalita'
operative.
C. Descrizione delle sostanze pericolose:
1) l'inventario delle sostanze pericolose, che include:
- identificazione delle sostanze pericolose: denominazione
chimica, numero CAS, denominazione secondo la nomenclatura
dell'IUPAC;
- quantita' massima di sostanze pericolose effettivamente
presente o possibile:
2) caratteristiche fisiche, chimiche, tossicologiche e
indicazione dei pericoli, sia immediati che differiti, per
l'uomo o l'ambiente:
3) proprieta' fisiche o chimiche in condizioni normali di
utilizzo o in condizioni anomale prevedibili.
IV. Identificazione e analisi dei rischi di incidenti e metodi di
prevenzione
A. Descrizione dettagliata dei possibili sviluppi di eventuali
incidenti rilevanti e delle loro probabilita' o delle
condizioni in cui possono prodursi, corredata di una sintesi
degli eventi che possono svolgere un ruolo nei determinare
tali sviluppi, con cause interne o esterne all'impianto.
((B. Valutazione dell'ampiezza e della gravita' delle conseguenze
degli incidenti rilevanti identificati, nonche' piante,
immagini o adeguata cartografia delle zone suscettibili di
essere colpite da siffatti incident i derivanti dallo
stabilimento.))
C. Descrizione dei parametri tecnici e delle attrezzature
utilizzate per garantire la sicurezza degli impianti.
V. Misure di protezione e di intervento per limitare le conseguenze
di un incidente
A. Descrizione dei dispositivi installati per limitare le
conseguenze di un incidente rilevante.
B. Organizzazione della procedura di allarme e di intervento.
C. Descrizione dei mezzi, interni o esterni, che possono essere
mobilitati.
D. Sintesi degli elementi di cui alle lettere A, B e C necessari
per l'elaborazione del piano di mergenza interno previsto
all'articolo II.
- - Allegato III - - - -
ALLEGATO III
PRINCIPI PREVISTI ALL'ARTICOLO 7 E INFORMAZIONI DI CUI
ALL'ARTICOLO 8, RELATIVI AL SISTEMA DI GESTIONE E
ALL'ORGANIZZAZIONE DELLO STABILIMENTO AI FINI DELLA
PREVENZIONE DEGLI INCIDENTI RILEVANTI
Ai fini dell'attuazione della politica di prevenzione degli incidenti
rilevanti e del sistema di gestione della sicurezza elaborati dal
gestore, si tiene conto dei seguenti elementi. Le disposizioni
enunciate nel documento di cui all'articolo 7 dovrebbero essere
proporzionate ai pericoli di incidenti rilevanti presentati dallo
stabilimento.
a) La politica di prevenzione degli incidenti rilevanti dovra'
essere definita per iscritto e includere gli obiettivi
generali e i principi di intervento del gestore in merito al
rispetto del controllo dei pericoli di incidenti rilevanti;
b) il sistema di gestione della sicurezza dovra' integrare la
parte del sistema di gestione generale che comprende struttura
organizzativa, responsabilita', prassi, procedure,
procedimenti e risorse per la determinazione e l'attuazione
della politica di prevenzione degli incidenti rilevanti;
c) il sistema di gestione della sicurezza si fa carico delle
seguenti gestioni:
((i) organizzazione e personale: ruoli e responsabilita'del
personale addetto alla gestione dei rischi diincidente
rilevante ad ogni livello dell'organizzazione.
Identificazione delle necessita' in materia di formazione
del personale e relativa attuazione; coinvolgimento dei
dipendenti e del personale di imprese subappaltatrici
che lavorano nello stabilimento;))
ii) identificazione e valutazione dei pericoli rilevanti: adozione
e applicazione di procedure per l'identificazione sistematica
dei pericoli rilevanti derivanti dall'attivita' normale o
anomala e valutazione della relativa probabilita' e gravita';
iii) controllo operativo: adozione e applicazione di procedure e
istruzioni per l'esercizio in condizioni di sicurezza, inclusa
la manutenzione dll'impianto, dei processi, delle
apparecchiature e le fermate temporanee;
iv) gestione delle modifiche: adozione e applicazione di procedure
per la programmazione di modifiche da apportare agli impianti
o depositi esistenti o per la progettazione di nuovi
impianti, processi o depositi;
(( v) pianificazione di emergenza: adozione e attuazione delle
procedure per identificare le prevedibili situazioni di
emergenza tramite un'analisi sistematica, per elaborare,
sperimentare e riesaminare i piani di emergenza in modo da
far fronte a tali situazioni di emergenza, e per impartire una
formazione specifica al personale interessato. Tale formazione
riguarda tutto il personale che lavora nello stabilimento,
compreso il personale interessato di imprese subappaltatrici;))
vi) controllo delle prestazioni: adozione e applicazione di
procedure per la valutazione costante dell'osservanza degli
obiettivi fissati dalla politica di prevenzione degli
incidenti rilevanti e dal sistema di gestione della sicurezza
adottati dal gestore e per la sorveglianza e l'adozione di
azioni correttive in caso di inosservanza. Le procedure
dovranno inglobare il sistema di notifica del gestore in caso
di incidenti rilevanti verificatisi o di quelli evitati per
poco, soprattutto se dovuti a carenze delle misure di
protezione, la loro analisi e azioni conseguenti intraprese
sulla base dell'esperienza acquisita;
vii) controllo e revisione: adozione e applicazione di procedure
relative alla valutazione periodica sistematica della politica
di prevenzione degli incidenti rilevanti e all'efficacia e
all'adeguatezza del sistema di gestione della sicurezza.
Revisione documentata, e relativo aggiornamento,
dell'efficacia, della politica in questione e del sistema di
gestione della sicurezza da parte della direzione.


- - Allegato IV - - - -
ALLEGATO IV
DATI E INFORMAZIONI CHE DEVONO FIGURARE NEI PIANI DI EMERGENZA


1. Piani di emergenza interni
a) Nome o funzione delle persone autorizzate ad attivare le procedure di emergenza e della persona responsabile dell'applicazione e del coordinamento delle misure di intervento all'interno del sito.
b) Nome o funzione della persona incaricata del collegamento con
l'autorita' responsabile del piano di emergenza esterno.
c) Per situazioni o eventi prevedibili che potrebbero avere un
ruolo determinante nel causare un incidente rilevante,
descrizione delle misure da addottate per far fronte a tali
situazioni o eventi e per limitarne le conseguenze; la
descrizione deve comprendere le apparecchiature di sicurezza e
le risorse disponibili.
d) Misure atte a limitare i pericoli per le persone presenti nel
sito, compresi sistemi di allarme e le norme di comportamento
che le persone devono osservare al momento dell'allarme.
e) Disposizioni per avvisare tempestivamente, in caso di incidente,
l'autorita' incaricata di attivare il piano di emergenza
esterno: tipo di informazione da fornire immediatamente e misure
per la comunicazione di informazioni piu' dettagliate appena
disponibili.
f) Disposizioni adottate per formare il personale ai compiti che
sara' chiamato a svolgere e, se del caso, coordinamento di tale
azione con i servizi di emergenza esterni.
g) Disposizioni per coadiuvare l'esecuzione delle misure di
intervento adottate all'esterno del sito.
2. Piani di emergenza esterni
a) Nome o funzione delle persone autorizzate ad attivare le
procedure di emergenza e delle persone autorizzate a dirigere e
coordinare le misure di intervento adottate all'esterno del
sito.
b) Disposizioni adottate per essere informati tempestivamente degli
eventuali incidenti: modalita' di allarme e richiesta di
soccorsi.
c) Misure di coordinamento delle risorse necessarie per
l'attuazione del piano di emergenza esterno.
d) Disposizioni adottate per fornire assistenza con le misure di
intervento adottate all'interno del sito.
c) Misure di intervento da adottare all'esterno del sito.
f) Disposizioni adottate per fornire alla popolazione informazioni
specifiche relative all'incidente e al comportamento da
adottare.
g) Disposizioni intese a garantire che siano informati i servizi di
emergenza di altri Stati membri in caso di incidenti rilevanti
che potrebbero avere conseguenze al di la' delle frontiere.
- - Allegato V - - - -
ALLEGATO V
SCHEDA DI INFORMAZIONE SUI RISCHI
DI INCIDENTE RILEVANTE PER I CITTADINI
ED I LAVORATORI
Sezione 1
Nome della societa'
....................................
(ragione sociale)
Stabilimento/deposito di ....................................
(comune) (provincia)
....................................
(indirizzo)
Portavoce della Societa'
....................................
(se diverso dal Responsabile) (nome) (cognome)
....................................
(telefono) (fax)
La Societa' ha presentato
la notifica prescritta
dall'art. 6 del D.Lgs o
La Societa' ha presentato il
Rapporto di Sicurezza
prescritto dall'art. 8 del D.Lgs o
((...)) o
Responsabile dello
stabilimento ....................................
(nome) (cognome)
....................................
(qualifica)
Sezione 2
Indicazioni e recapiti di amministrazioni, enti, isitituti, uffici o
Altri pubblici, a livello nazionale e locale a cui si e' comunicata
L'assoggettabilita' alla presente normativa, o a cui e' possibile
Richiedere inforniazioni in merito - da redigere a cura del
((gestore.))
((Riportare le autorizzazioni e le certificazioni adottate in campo
ambientale dallo stabilimento))
Sezione 3
Descrizione della/delle attivita' svolta/svolte nello
stabilimento/deposito
- specificare l'eventuale suddivisione in impianti/depositi
- descrizione del territorio circostante (ricettori sensibili -
quali: scuole; ospedali; uffici pubblici; luoghi di ritrovo,
ecc.-, altri impianti industriale presenti, ecc.), nel raggio di
5 km
((- riportare una cartografia, in formato A3 secondo una adeguata
scala, che metta in rilievo i confini dello stabilimento e delle
principali aree produttive, logistiche e amministra)).
Sezione 4
((Sostanze e preparati soggetti al decreto legislativo
n. 334/1999))
((Numero Nome comune Classificazione Principali Max quantita' CAS o o
generico di pericolo(*) caratteristiche presente(t)
altro di pericolosita'(*)
indice
identificativo
della sostanza/
preparato))
........ ............ ................ ................ ........
........ ............ ................ ................ ........
........ ............ ................ ................ ........
(*) Riportare la classificazione di pericolo e le frasi di rischio di
cui al D.Lgs 52/97 e DM della Sanita' 28.04.1997 e successive
modifiche e norme di attuazione.
Sezione 5
Natura dei rischi di incidenti rilevanti
Informazioni generali
Incidente (*) Sostanza coinvolta
............................... ................................
............................... ................................
............................... ................................
(*)Incendio, esplosione, rilascio di sostanze pericolose.
Sezione 6
Tipo di effetto per la popolazione e per l'ambiente
Es. intossicazione; malessere irraggiamento: onde d'urto (rottura
vetri), ecc.
Misure di prevenzione e sicurezza adottate
Es. sistemi di allarme automatico e di arresto di sicurezza;
serbatoi di contenimento; barriere antincendio; ecc.
Sezione 7
Il PEE e' stato redatto dall'Autorita' competente? si no
((Le informazioni debbono fare esplicito riferimento ai Piani di
emergenza interni di cui all'articolo 11 e ai Piani di emergenza
esterni di cui all'articolo 20 del presente decreto. Qualora
i Piani di emergenza esterni non siano stati predisposti, il gestore
dovra' riportare le informazioni desunte dal Rapporto di sicurezza,
ovvero dalla pianificazione di emergenza di cui all'allegato III,
lettera c), punto v) ))
Mezzi di segnalazione di incidenti
(es. sirene, altoparlanti, campane, ecc.)
Comportamento da seguire
(specificare i diversi comportamenti; in generale e' opportuno: non
lasciare l'abitazione, fermare la ventilazione, chiudere le finestre,
seguire le indicazioni date dalle autorita' competenti)
Mezzi di comunicazione previsti
(specificare quali: es. radio locale, Tv locale, altoparlanti, ecc.)
Presidi di pronto soccorso
(es. interventi VV.FF., Protezione civile e forze dell'ordine;
allerta
di autoambulanze ed ospedali; blocco e incanalamento del traffico,
ecc.)
INFORMAZIONI PER lE AUTORITA'COMPETENTI
SULLE SOSTANZE ELENCATE NELLA SEZIONE 4
Sezione 8
Sostanza
............................... ................................
............................... Codice aziendale:...............
Utilizzazione:
materia prima solvente
intermedio catalizzatore
prodotto finito altro
Identificazione
Nome chimico:......................................................
Nomi commerciali:..................................................
Nomenclatura Chemical Abstracts:...................................
Numero di registro CAS:............................................
Formula bruta:.....................................................
Peso motecolare:...................................................
Formula di struttura:..............................................
Caratteristiche chimico-fisiche
Stato fisico:......................................................
Colore:............................................................
Odore:.............................................................
Solubilita' in acqua:..............................................
Solubilita' nei principali solventi organici:......................
Densita':..........................................................
Peso specifico dei vapori, relativo all'aria:......................
Punto di fusione:..................................................
Punto di ebollizione:..............................................
Punto di infiammabilita':..........................................
Limite inferiore e superiore di infiammabilita' in aria (% in
volume):...........................................................
Temperatura di auto
accensione:........................................................
Tensione di vapore:................................................
Reazioni pericolose:...............................................
Classificazione ed etichettatura
Di legge Provvisoria Non richiesta
Simbolo di pericolo:...............................................
Indicazione di pericolo:...........................................
Frasi di rischio:..................................................
Consigli di prudenza:..............................................
Informazioni tossicologiche
Vie di penetrazione
O Ingestione O Inalazione O Contatto
Tossicita' acuta:
DL50 via orale (4 ore):.............................................
CL50 per inalazione (4 ore):........................................
DL50 via culanea (4 ore):...........................................
CL50 su uomo (30 minuti):...........................................
IDLH...............................................................
Tossicita' cronica:................................................
cute occhio vie respiratorie
Potere corrosivo: o o
Potere irritante: o o o
Potere sensibilizzante: o o
Cancerogenesi:.....................................................
Mutagenesi:........................................................
Teratogenesi:......................................................
Informazioni ecotossicologiche
Specificare: Aria Acqua Suolo
Biodegradabilita': BOD5/COD
Dispersione:
Persistenza: T1/2 (m-g-h) Koc - T1/2
Bioaccumulo/
bioconcentrazione : BCF-log Pow
((Informazioni per le autorita' competenti sugli scenari incidentali
con impatto all'esterno dello stabilimento (fare riferimento alle
zone individuate nel Piano di emergenza esterno. Quando il PEE non
e' stato predisposto o non e' previsto dalla normativa vigente, il
gestore fa riferimento al RdS o all'analisi dei rischi). ))
Sezione 9
Indicare le coordinate del baricentro dello stabilimento in formato
UTM X:..... Y:..... Fuso:.....
Evento Condizioni Modello I zona(m) II zona(m) II Z(m)
iniziale sorgente
Incendio in fase incendio
liquida da recipiente
(Tank fire) o
si localizzato incendio da
in aria pozza
ad alta (Pool fire) o
velocita' getto di fuoco
in fase (Jet fire) o
gas/vapore incendio di nube
no (Flash fire) o
in fase sfera di fuoco
gas/vapore (Fireball) o
Esplosione reazione
sfuggente
si confinata (run-a-way
reaction) o
non confinata miscela
gas/vapori
no transizione infiammabili o
rapida di fase polveri
infiammabili o
miscela
gas/vapori
infiammabili
(U.V.C.E.) o esplosione o
fisica
Rilascio in acqua dispersioni
si in fase liquido/liquido
liquida (fluidi solubili)o
sul suolo emulsioni
no in fase liquido/liquido
gas/vapore (fluidi
ad alta o insolubili) o
bassa evaporazione
velocita' da liquido
di rilascio (fluidi
insolubili) o
dispersione
da liquido
(fluidi
insolubili) o
dispersione o
evaporazione
da pozza o
dispersione per
turbolenza
(densita' della
nube inferiore a
quella dell'aria)o
dispersione per
gravita'
(detisita' della nube superiore a
quella dell'aria)o
- - Allegato VI - - - -
ALLEGATO VI
CRITERI PER LA NOTIFICA DI UN INCIDENTE ALLA COMMISSIONE
I. Ogni incidente di cui al punto I o avente almeno una delle
conseguenze descritte, ai punti 2,3,4 e 5 deve essere
notificato alla Commissione.
1. Sostanze in causa
Ogni incendio o esplosione o emissione accidentale di sostanza
pericolosa implicante un quantitativo almeno pari al 5 %
della quantita' limite prevista alla colonna 3 dell'allegato I.
2. Conseguenze per le persone o i beni
Un incidente, connesso direttamente con una sostanza pericolosa che
determini uno dei seguenti eventi:
- un morto;
- sei persone ferite all'interno dello stabilimento e ricoverate
in ospedale per almeno 24 ore;
- una persona situata all'esterno dello stabilimento ricoverata
in ospedale per almeno 24 ore:
- abitazione/i all'esterno dello stabilimento, danneggiata/e
inagibile/i a causa dell'incidente;
- l'evacuazione o il confinamento di persone per oltre 2 ore
(persone moltiplicate per le ore): il risultato e' almeno pari
a 500;
- l'interruzione dei servizi di acqua potabile, eletricita', gas,
telefono per oltre 2 ore (persone moltiplicate per le ore): il
risultato e' almeno pari a 1000.
3. Conseguenze immediate per l'ambiente
- danni permanenti o a lungo termine causati agli habitat
terrestri
- 0,5 ha o piu' di un habitat importante dal punto di vista
dell'ambiente o della conservazione e protetto dalla
legislazione:
- 10 ha o piu' di un habitat piu' esteso, compresi i terreni
agricoli:
- danni rilevanti o a lungo termine causati a habitat di acqua
superficiale o marini (*)
- 10 km o piu' di un fiume o canale;
- 1 ha o piu' di un lago o stagno;
- 2 ha o piu' di un delta;
- 2 ha o piu' di una zona costiera o di mare:
- danni rilevanti causati a una falda acquifera o ad acque
sotterranee(*)
- 1 ha o piu'.
4. Danni materiali
- danni materiali nello stabilimento: a partire da 2 milioni
di ECU;
- danni materiali all'esterno dello stabilimento: a partire da
0,5 milioni di ECU.
5. Danni transfrontalieri
Ogni incidente connesso direttamente con una sostanza pericolosa che
determini effetti all'esterno del territorio dello Stato
membro interessato.
II. Dovrebbero essere notificati alla Commissione gli incidenti e i
"quasi incidenti" che, a parere degli Stati membri, presentano un
interesse tecnico particolare per la prevenzione degli incidenti
rilevanti e per la limitazione delle loro conseguenze ma che non
rispondono ai criteri quantitativi soprammenzionati.
* Se del caso, si potra' far riferimento, per valutare un danno, alle
direttive 75/440/CEE, 76/464/CEE e alle direttive adottate per la
loro
applicazione rispetto a determinate sostanze ossia le direttive
76/160/CEE 78/659/CEE 79/923/CEE oppure la concentrazione letale
CL 50
per le specie rappresentative dell'ambiente pregiudicato come
definite
dalla direttiva, 92/32/CEE per il criterio "Pericolose per
l'ambiente".
- - Allegato VII - - - -
ALLEGATO VII
CRITERI ARMONIZZATI RELATIVI ALLA LIMITAZIONE DELLE INFORMAZIONI
RICHIESTE DI CUI ALL'ARTICOLO 8, ((COMMA 10))
La limitazione delle informazioni richieste ai sensi dell'articolo 8, ((comma 10)) puo' essere concessa se almeno uno dei seguenti criteri
generici e' soddisfatto.
1. FORMA FISICA DELLA SOSTANZA
Sostanze sotto forma solida, per le quali, sia in condizioni
normali sia anormali ragionevolmente prevedibili, non e'
possibile un rilascio di materia o di energia in grado di
creare un pericolo di incidente rilevante.
2. MODALITA' DI CONTENIMENTO E QUANTITA'
Sostanze imballate o immagazzinate in modo tale e in quantita' tali che il massimo rilascio possibile in qualsiasi circostanza sia in grado di non creare un pericolo di incidente rilevante.
3. UBICAZIONE E QUANTITA'
Sostanze presenti in quantita' tali e a distanza tale da altre
sostanze pericolose (presso lo stabilimento o altrove) da non
creare di per se stesse un pericolo di incidente rilevante ne
provocare un incidente rilevante che coinvolga altre sostanze
pericolose.
4. CLASSIFICAZIONE
Sostanze definite come pericolose in base alla loro
classificazione generica riportata nell'allegato I, parte 2,
ma che non sono in grado di creare un pericolo di incidente
rilevante e per le quali pertanto la classificazione generica e'
inadeguata a tal fine.






Il capo Gabinetto in risposta alla richiesta
del dr. Genchi circa
le concluioni della
commissione ispettiva istituita dall'Assessore
Interlandi, comunica che la Commissione
NON ha redatto alcuna
relazione Conclusiva.

Certificazione che la Commissione Ispettiva
NON ha redatto alcuna relazione conclusiva.
MOTIVAZIONE:
a) la complessità dei quesiti;
b) troppi documenti da compulsare ed analizzare
CAUSE:
a) componente commissione assente per malattia
b) cessazione mandato dell'Assessore



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