L’autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazioni delle condizioni locali.

Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte delle pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all’interno del provvedimento complesso.
Ricorso al TAR Palermo di Cittadini di Isola delle Femmine per annullamento decreto n 693 della Regione Sicilia a favore della Italcementi

Conferenze: 31 Luglio 2007-21 Novembre 2007-31 gennaio 2008-20 febbraio 2008-19 marzo 2008

Cambiamo Aria


Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio. L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene. E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quidi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.

Se intanto il camponato finisce, pazienza.

Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore
Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

domenica 13 novembre 2011

Cosa succede al Servizio 3 Tutela Ambiente della Regione Sicilia?






A proposito delle ingiurie, delle falsità e delle diffamazioni del dott. Anzà
Sen. Tommaso Sodano e ad altri indirizzi il 27 settembre 2007


CONSIDERAZIONI E RISPOSTA


Di fronte alle ultime false, ingiuriose e visionarie farneticazioni del dott. Salvatore Anzà, personaggio che ogni giorno di più, in assoluto deficit di correttezza comportamentale, appare vocato solo al turpiloquio ed all’arte della diffamazione e mostra di aver perso ormai qualsiasi forma di autocontrollo nella vana e disperata ricerca di autoreferenziazione per un ruolo, che, come emerge ictu oculi, gli è stato assegnato ed occupa in dispregio dei requisiti essenziali di trasparenza (art. 3 L. 241/90) e del rispetto di ogni norma (L.R. 10/2000, CCRL area dirigenza), raccomandazione (Commissione di garanzia e trasparenza) ed indicazione (Delibera della Giunta di Governo n. 249/2001) di settore, diventa necessario ristabilire quantomeno decenza e verità documentale sui fatti così dolosamente e malignamente manipolati.

 Premessa      

Per dovere di cronaca è opportuno ricordare che la “metamorfosi” del dott. Anzà, autore tra il 2001 e parte del 2005 di denunce sindacali assieme allo scrivente, dott. Gioacchino Genchi, contro le ripetute violazioni delle norme di trasparenza sulle assegnazioni degli incarichi dirigenziali ed atti di abuso dei Dirigenti Generali pro tempore nel Dipartimento Territorio e Ambiente, si verifica proprio alla fine del 2005 allorquando, nel corso di un’ennesima ristrutturazione del Dipartimento si veniva a preconfezionare un suo improvviso “salto di qualità” con la trasformazione della Unità Operativa “Monitoraggio delle acque”, da lui diretta da poco più di un anno, nell’omonimo Ufficio superiore, cioè il Servizio “Monitoraggio delle acque” con annesse n. 2 Unità operative.

Questa operazione, assieme ad altre similari escogitate con la ristrutturazione, era apertamente denunciata dallo scrivente, in tutta coerenza con quanto avvenuto in passato, prima in sede di contrattazione sindacale a nome delle RdB-CUB, poi con esposto alla Procura della Corte dei Conti (fascicolo in atto aperto e sul quale lo scrivente è stato già sentito qualche mese addietro).

Infatti, si andavano ad istituire Servizi palesemente fasulli, basandosi esclusivamente sull’ipotesi, di cui era già nota la irrealizzabilità, che, una volta terminato al 31/12/2005 lo stato di emergenza commissariale della Regione Siciliana in materia di acque e rifiuti, le relative competenze della Struttura commissariale sarebbero ritornate al Dipartimento Territorio e Ambiente.

Orbene, come era noto e scontato, non solo lo stato di emergenza veniva dapprima prorogato al giugno 2006 (poi, a seguire, al 31/12/2006 ed al 31/01/2008), ma ai primi di dicembre del 2005 veniva istituita con legge l’Agenzia regionale per le acque ed i rifiuti, con la conseguenza che nessuna competenza in materia tornava al Dipartimento, anzi, ulteriori competenze transitavano dal Dipartimento all’Agenzia.

Malgrado ciò, i Servizi, con per di più le Unità Operative aggregate, venivano ugualmente costituiti, il tutto configurando Uffici fasulli, duplicazioni di competenze, spreco di risorse umane e finanziarie, ecc., ovvero chiare ipotesi di danno erariale.

Da allora il dott. Anzà, nominato alla direzione di uno di questi Servizi fasulli (Servizio 7 “Monitoraggio delle acque”) scavalcando peraltro, da geologo, colleghi che risultavano ben più attinenti all’incarico per laurea specifica (chimica e biologia), titoli professionali, esperienza pregressa nella materia e persino anzianità di servizio – guarda caso proprio le fattispecie oggetto delle sue precorse denunce – toglieva di colpo il saluto allo scrivente ed ai colleghi delle RdB-CUB ed iniziava nei loro confronti, con livore rancoroso, un crescendo di attività denigratorie, diffamatorie e calunniose che oramai sembrano essere diventate una sua ragione ossessiva di vita.

Di tutte le affermazioni infamanti il dott. Anzà sarà tenuto a rendere conto in sede giudiziaria.


 Sul contenuto della missiva

  1. Illegittimità dell’attuale incarico del geologo Anzà      

Per come il geologo Anzà è arrivato a compiti di responsabilità nel settore del Monitoraggio delle acque, vale a dire in base a quale competenza specifica, a quale pregressa esperienza e attraverso quali crismi di regolarità, sarebbe già motivo sufficiente a sconsigliarlo di sproloquiare in materia di trasparenza e legittimità di procedure e provvedimenti amministrativi.

Di peggio è avvenuto, tuttavia, riguardo l’investitura a responsabile del Servizio dell’inquinamento atmosferico elargitagli dal Dirigente Generale del Dipartimento Territorio e Ambiente, arch. Pietro Tolomeo.

Quest’ultimo, infatti, ha operato e gli ha conferito l’incarico esattamente nei modi e con gli stessi metodi utilizzati nei confronti di altri dirigenti dal Dirigente Generale pro tempore suo predecessore, che Anzà – vedi ironia della sorte - poco più di un anno prima aveva denunciato con una nota sindacale a propria firma (CODIR prot. 1771 del 06/10/2005, in Allegato) alla Procura della Repubblica, alla Procura della Corte dei Conti, alla Commissione regionale di garanzia per la trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni e la verifica delle situazioni patrimoniali (cui aveva chiesto urgente audizione) ed ancora ad altri indirizzi, rilevando “violazioni delle norme del CCRL… violazioni del corretto esercizio delle libertà e dell’attività sindacale… violazioni dell’art. 28 dello Statuto dei lavoratori… atti arbitrari… atti contro la trasparenza… atti illegittimi… atti contro il buon andamento della pubblica amministrazione”.

Per avere una pallida idea del personaggio Anzà basterà ricordare che in sede di audizione da parte della Commissione di garanzia, poiché nel frattempo aveva ricevuto l’incarico dirigenziale, si era candidamente limitato a ritrattare ogni denuncia.   

Tra le violazioni più rilevanti, oltre quelle più specifiche delle relazioni sindacali, prima denunciate e poi beneficiate dal dott. Anzà, si elencano di seguito:

a)     La Delibera della Giunta di Governo n. 249/01, laddove si dice che “fermo restando che gli incarichi tecnico-professionali sono conferiti esclusivamente a dirigenti reclutati per specifiche professionalità, si dovrà tenere conto della professionalità dei singoli dirigenti ed in particolare del i) titolo di studio specifico in relazione all’incarico da conferire, ii) anzianità di servizio maturata nelle soppresse qualifiche di dirigente superiore e di dirigente, iii) dell’esperienza acquisita nelle funzioni di coordinamento, iiii) degli incarichi espletati”. Orbene, nessuno dei suddetti requisiti era in possesso di Anzà.
b)    L’art. 13, comma 7, del CCRL, area dirigenza, laddove si rimanda alle procedure di selezione per il conferimento degli incarichi (comunicazione incarichi disponibili, criteri di selezione e di  nomina, presentazione curricula, ecc.). Orbene, nessuno di questi passaggi è stato espletato.
c)     La raccomandazione della Commissione regionale di garanzia per la trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni e la verifica delle situazioni patrimoniali del 14/06/2005, laddove tassativamente si puntualizza che i provvedimenti di conferimento degli incarichi devono essere motivati e l’Amministrazione è tenuta ad indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della determinazione. Orbene, come si evidenzia al punto successivo, il provvedimento di nomina di Anzà è privo di qualsiasi motivazione.
d)     Il pilastro cardine di ogni provvedimento amministrativo, ovvero la motivazione posta a fondamento della sua emanazione, secondo quanto espressamente previsto dall’art. 7 della L. 241/90. Orbene, il Decreto di incarico di Anzà difetta in assoluto della motivazione.
 
Alla luce delle superiori considerazioni risulta più che evidente che il dott. Anzà occupa illegittimamente il suo attuale incarico, in quanto frutto di procedure e provvedimenti adottati in violazione di legge da parte del Dirigente Generale, arch. Pietro Tolomeo, con il quale ha ormai stabilito uno stretto sodalizio di obiettivi e di intenti, tra i quali, ad esempio, quello di dichiarare il falso e diffamare i colleghi, come lo scrivente porterà dimostrazione documentale più avanti trattando la questione delle Commissioni Provinciali per la Tutela dell’Ambiente.

  1. Illegittimità e nullità della revoca dell’incarico del dott. Genchi

Così come è del tutto irregolare la posizione del dott. Anzà, altrettanto e di più lo è la duplice revoca dell’incarico da responsabile del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosferico” dello scrivente dott. Genchi operata con arbitrio assoluto dall’arch. Tolomeo (buona parte dei retroscena sono riportati nel documento delle 4C).   

L’8 gennaio 2007, senza comunicare l’avvio del procedimento (violazione art. 3 L. 241/90) e senza alcuna motivazione (violazione art. 7 L. 241/90), l’arch. Tolomeo revocava unilateralmente allo scrivente il contratto di responsabile del Servizio 3. Per la cronaca, lo faceva ricorrendo all’art. 96 della L.R. n. 2/2002, c.d. “spoil system”, che, tuttavia, non avendo le caratteristiche dell’automaticità della norma nazionale, era soggetta alle disposizioni della L. 241/90. Il provvedimento era, pertanto, manifestamente illegittimo.   

Il 27 marzo la Corte Costituzionale dichiarava anticostituzionale l’art. 96. L’arch. Tolomeo, suo malgrado, si vedeva costretto ad annullare con un proprio decreto la revoca dell’incarico, ma, in contemporanea, inventandosi la procedura, con una semplice lettera ne “sospendeva” l’efficacia. La procedura, inesistente, e la lettera, frutto di puro arbitrio, erano totalmente illegittime.

L’8 giugno 2007, l’arch. Tolomeo, inventandosi un’altra procedura abusiva ed inesistente, ovverosia sostituendosi nei poteri alla Giunta di Governo, (violazione art. 10, commi 3 e 4, L.R. n. 10/2000) completava l’opera, revocando ancora una volta unilateralmente il contratto di lavoro. Il provvedimento, prima ancora di essere illegittimo, era nullo per difetto assoluto di attribuzione (violazione art. 21 septies, L. 241/90).

Alla luce dei fatti sopra riportati, di un’unica affermazione si deve dare ragione ad Anzà, ovverosia che lo scrivente ed il dott. Pellerito sono stati “coattivamente” (proprio nel senso rozzo e brutale del termine) trasportati altrove.

Tutti i provvedimenti di cui sopra sono stati impugnati, con richiesta di sospensione cautelare, innanzi al Tribunale del Lavoro ed andranno in giudicato ai primi del 2008.
Sugli stessi è stato inoltrato ricorso straordinario, con richiesta di sospensione cautelare, al Presidente della Regione ed attualmente sono in istruttoria presso l’Ufficio Legislativo e Legale della Regione.

Su tutte le irregolarità, atti d’abuso e violazioni comportamentali e di norme avvenute al Dipartimento Territorio e Ambiente lo scrivente, assieme ai colleghi chimici, dott. Alessandro Pellerito e dott. Salvatore Cammarata, ed alla collega biologa, dott.ssa Assunta Candido, ha chiesto l’intervento del Servizio Ispettivo della Presidenza della Regione. Con Deliberazione n. 435 del 26 ottobre, la Giunta ha incaricato l’Assessore al Territorio e Ambiente di dare corso all’intervento ispettivo richiesto.    
  
  1. Le procedure Anzà per il rilascio delle autorizzazioni ex art. 269, D.Lgs. 152/06

Anzà rivendica competenza in materia di emissioni in atmosfera e rispetto delle leggi. Precisa, inoltre, che la Regione Siciliana (ma il riferimento è tutto di autoreferenziazione) segue un “iter corretto e legittimo”, nonché pienamente “legale”, non tenta “colpi di mano”, non “scavalca procedure” e non utilizza “funzionari compiacenti”. Tali esternazioni sono, come al solito, accompagnate da quella rozza sequela di improperi, ingiurie, orpelli di vario tipo che da tempo contraddistingue le sue invettive.

Orbene, mentre continua a restare oscuro da dove possano derivare o discendere le competenze vantate a sproposito e con autoesaltazione dal dott. Anzà in materia di inquinamento atmosferico e di emissioni in atmosfera, tanto da trovarsi a ricoprire un incarico di specificità tecnica, che non gli attiene, senza essere citata alcuna motivazione, tutto il resto ha assunto connotati ben definiti e decisamente preoccupanti.

Infatti, da quando il dott. Anzà ha beneficiato dall’arch. Tolomeo della nomina a responsabile del Servizio 3, con una inopinata ed incomprensibile inversione d’indirizzo delle modalità e delle finalità seguite fino all’8 gennaio 2007 dallo scrivente, quale responsabile dello stesso Ufficio, e dal dott. Alessandro Pellerito, responsabile dell’Unità Operativa “Autorizzazioni emissioni in atmosfera”, le conferenze dei servizi ex art. 269 del D.Lgs. n. 152/06 sono state svuotate del tutto della funzione attribuita loro dalla legge, cioè quella istruttoria, e trasformate in pure “formalità” se non in vere e proprie farse, come può evincersi anche dai relativi verbali, composti soltanto da qualche riga.

Dalla verbalizzazione risulta che pressoché in tutti i casi alle ditte invitate non è stato neppure chiesto di esporre gli aspetti progettuali delle istanze presentate, né che alle stesse è stata rivolta la benché minima domanda, tanto meno osservazioni di carattere tecnico.
    
 Una semplice riprova è fornita già dalla lettura dello stesso elenco di convocazione delle conferenze, sulla scorta del quale, per taluni giorni, risulterebbe indetto un numero spropositato (da 8 a 12) di conferenze, tale da essere praticamente incompatibile con un loro normale svolgimento.

Lo svolgimento fittizio risulta accompagnato in parallelo dal fatto che le conferenze, da istruttorie, sono state convocate e trasformate in forma decisoria (circostanza non prevista dalla legge ed inquietante, sotto ogni punto di vista, proprio in relazione alle modalità di effettuazione); ulteriore elemento di anomalia rispetto alle autorizzazioni rilasciate in precedenza appare anche in vari casi il dimezzamento del numero degli autocontrolli sulle emissioni prescritto alle ditte, che passa da semestrale ad annuale, e, di contro, l’innalzamento dei valori limite di taluni inquinanti, fissati dalle stesse Ditte più restrittivi di quelli di legge in applicazione delle migliori tecnologie disponibili.

Invero, una siffatta pericolosa deregulation, persino riguardo le figure professionali, poco o affatto competenti nella materia, presenti per l’Amministrazione in sede di conferenza, deve necessariamente preoccupare, oltre che per i dubbi di liceità degli atti e dei comportamenti dei soggetti interessati, anche per le conseguenze di carattere ambientale che potrebbero derivare dalla pericolosa smagliatura nel sistema di concessione delle autorizzazioni, venendo meno uno dei tasselli chiave di esame, valutazione e giudizio in capo alle responsabilità dell’Autorità  preposta. Si pensi, ad esempio, ai casi di particolare complessità tecnica e di impatto sull’ambiente e sulla salute (petrolchimici, centrali termoelettriche, cementifici, inceneritori di rifiuti, ecc.) : in un contesto del tipo di quello sopra rappresentato quali garanzie di rispetto dei propri compiti istituzionali verrebbero ad essere assicurate dall’Amministrazione?

Valga, come caso esemplare, proprio la vicenda dell’Italcementi, che condensa il cumulo di anomalie cui si è prima fatto riferimento e che è stata sottoposta all’attenzione delle Autorità giudiziarie e contabili con la nota che è riportata di seguito.


     
                                Dipartimento Territorio Ambiente

Prot.   55345                   del    23/07/2007 

Oggetto : Ditta Italcementi SpA – Isola delle Femmine (PA) – Richiesta di modifica dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera – Conferenza dei servizi, art. 269 D.Lgs. 152/06 - Esposto

                                                                                   Alla Procura della Repubblica
                                                                                   del Tribunale di Palermo
                                                                                   c.a. dott. Roberto Scarpinato

                                                                       p.c.      Alla Procura della Corte dei Conti
                                                                                   c.a. dott.ssa Maria Luigia Li Castro
                                                                                   


       Con riferimento e facendo seguito all’esposto denuncia del 29/06/2007 si rappresenta quanto segue:

       In data 15/06/2007, con nota prot. n. 45549 (Allegato n. 1), il dott. Salvatore Anzà, responsabile del Servizio 3 del Dipartimento Territorio e Ambiente, convocava una conferenza dei servizi per il giorno 04/07/2007 ai sensi dell’art. 269 del D.Lgs. 152/06 a seguito della richiesta di modifica dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera presentata dalla ditta Italcementi S.p.A. del Comune di Isola delle Femmine.

Preliminarmente si evidenzia che ancora una volta risulta invitata alla Conferenza, non si comprende a che titolo, la Commissione Provinciale per la Tutela dell’Ambiente (di Palermo). Infatti, il dott. Anzà, nella duplice veste di responsabile del Servizio 3 e di Presidente di una  CPTA (di Messina), è tornato ad imporre con l’avallo del Dirigente Generale del Dipartimento, arch. Pietro Tolomeo, il ruolo e la presenza delle CPTA nell’iter istruttorio per il rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera, sostenendo, in modo falso e fuorviante, la necessità di un parere obbligatorio ma non vincolante da parte di detti organi, ai sensi degli artt. 17 l.r. 39/77 e 18 l.r. 78/80. Tali aspetti sono stati dettagliatamente descritti nell’esposto presentato alla Procura della Corte dei Conti il 04/07/2007, che si acclude in allegato alla presente per gli eventuali reati ravvisabili da codesta Procura (Allegato n. 2).

In secondo luogo, il verbale della Conferenza (Allegato n. 3) sta ancora una volta a dimostrare che il momento istruttorio fondamentale dell’intero procedimento, posto a base dell’autorizzazione da rilasciare ai sensi dell’art. 269 del D.Lgs. 152/06, è stato trasformato dal dott. Anzà e, da ultimo, anche dal dott. Attilio Cutaja, responsabile della Unità Operativa S3-I “Autorizzazioni alle emissioni in atmosfera”, in una vera e propria farsa, in cui nulla espone la ditta richiedente in merito al progetto presentato e nulla viene chiesto dall’Amministrazione (dott. Anzà e dott. Cutaja) sul medesimo progetto. Questi ultimi, infatti, si basano sul parere, artatamente definito obbligatorio ma non vincolante, rilasciato dalla CPTA, la quale peraltro neppure presenzia alla Conferenza. In sostanza si tratta di una Conferenza che di istruttorio non ha proprio alcun requisito, che si svolge pro forma e si basa su di un parere non previsto dalla normativa vigente : una Conferenza, in definitiva, dall’esito “preconfezionato”, in nessun modo un procedimento istruttorio tendente ad esaminare e valutare i documenti progettuali ed i sistemi di tutela ambientale facenti parte dell’istanza presentata.

Nel caso specifico riguardante la richiesta avanzata dalla ditta Italcementi S.p.A. circa l’utilizzo del pet-coke come combustibile, pur trattandosi di una situazione particolarmente complessa e dai risvolti ambientali di rilevanza tale da avere innescato numerosi contenziosi e procedimenti amministrativi e penali, la Conferenza dei servizi, ammesso che così possa definirsi quella in oggetto, si è svolta in modo del tutto anonimo e sbrigativo. Anzi, stando a quanto riportato a verbale, in assenza dell’esposizione della ditta e di alcun contraddittorio, stupisce persino che essa possa essere effettivamente durata 45 minuti. 

 L’iter amministrativo seguito dagli attuali responsabili del Servizio 3 e della Unità Operativa S3-I nel rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera, di cui risultano beneficiare le ditte richiedenti, ha assunto ormai connotati anomali, singolari e dai risvolti inquietanti ed appare fortemente pregiudizievole, ad avviso degli scriventi, sia riguardo l’intrinseco rispetto della normativa di settore, sia riguardo l’effettiva tutela dell’ambiente e la salvaguardia della salute della gente, stante la totale assenza della fase istruttoria e quindi di un esplicito esame e di un’altrettanto esplicita valutazione della documentazione progettuale.

 Gli scriventi fanno presente che i fatti descritti costituiscono integrazione a quelli già denunciati negli esposti sopra riportati.

Voglia, in aggiunta, codesta Procura accertare con il sequestro probatorio dei verbali delle Conferenze dei servizi, convocate dal dott. Anzà o dall’arch. Tolomeo, quante di esse abbiano visto la partecipazione delle CPTA territoriali e le “motivazioni” delle assenze.

       Gli scriventi, nel ribadire la propria disponibilità per qualsiasi chiarimento e/o collaborazione eventualmente ritenuti necessari, dichiarano di avvalersi delle facoltà di cui agli artt. 406 e 408 c.p.p.     
        
   Il Dirigente Chimico                                                         Il Dirigente Chimico

  dott. Alessandro Pellerito                                                 dott. Gioacchino Genchi 


4. A.I.A. Italcementi

La “ricostruzione” dell’iter procedurale operata da Anzà è palesemente distorta e fuorviante, tanto è vero che la realtà dei fatti sta ad indicare che lo scrivente ed il dott. Pellerito non hanno convocato alcuna conferenza dei servizi riguardante Italcementi volta ad attivare qualsiasi procedura di autorizzazione per le emissioni in atmosfera per lo stabilimento di Isola delle Femmine.

L’unica riunione convocata (giugno 2006) è stata funzionale al successivo provvedimento di diffida.

Di contro, Anzà è stato il promotore (2007) delle conferenze dei servizi nonostante che fosse già avviato l’iter istruttorio della procedura A.I.A. con le relative conferenze, ragione per cui tali iniziative non possono non apparire, ancor di più, incomprensibili ed ingiustificate.

La sentenza del TAR Sicilia, che rigetta il ricorso dell’Italcementi contro la diffida dello scrivente all’utilizzo del pet-coke, poiché risente proprio della mancanza dell’informazione cardine e cioè che le conferenze per l’A.I.A. erano già in corso di effettuazione, in realtà finisce con l’inquadrare una situazione del tutto differente (A.I.A ancora da definire),  e, quindi, come tale, non attinente al caso in questione.

Invece, nella richiesta di parere inoltrata all’Ufficio Legislativo e Legale della Regione, redatta da Anzà e da lui richiamata a supporto delle sue argomentazioni, si cela del tutto – si potrebbe ipotizzare non a caso - ogni riferimento alle conferenze A.I.A. avviate, lasciando l’ufficio interlocutore nel vago e nel generico a rispondere per una fattispecie che, come detto, non era proprio quella attinente.          

Anche in questa circostanza ci si trova di fronte a comportamenti di Anzà decisamente inquietanti e meritevoli quantomeno di approfondimento.
  
Per quanto riguarda le vantate attenzioni sulle questioni ambientali legate all’uso del pet-coke, alle autoreferenzianti competenze tecniche in materia di sistemi di abbattimento degli inquinanti atmosferici, ecc. di Anzà, nell’ambito dell’esame istruttorio della proposta progettuale dell’Italcementi, si rimanda al verbale della conferenza dei servizi del 4 luglio 2007. In esso, a fronte di un dichiarato svolgimento della conferenza per 45 minuti, vi si ritrovano soltanto i nominativi dei presenti e uno scarno intervento di 5 righe da parte del Comune di Isola delle Femmine, poi il nulla : nessun intervento dell’Italcementi per illustrare il progetto, nessun intervento di Anzà per l’esame istruttorio previsto dalla legge, nessuna osservazione sugli aspetti tecnico-impiantistici, sui sistemi di monitoraggio in continuo, insomma il nulla più concorde e pacifico a fronte, invece, di una situazione impiantistica complessa, di accentuato degrado ambientale e di allarmato timore per la salute pubblica manifestato dai cittadini di Isola e dal Comitato Isola Pulita. Insomma, come già detto prima, nessun momento istruttorio, ma solo la registrazione di un mutismo generale. Perché la riunione sia durata formalmente 45 minuti, che cosa si siano detti i presenti che non necessitasse della verbalizzazione ed a che cosa sia servito riunirsi, visto che non si è discusso di niente, resta francamente oscuro e lascia ben più di un dubbio sull’operato dell’organizzatore e conduttore Anzà.

Infine, tre osservazioni. La prima riguarda l’asserita disponibilità dell’Italcementi – secondo quanto enfatizzato da Anzà – ad accettare  limiti dieci volte più restrittivi di quelli attuali. Ebbene, da quanto si evince dalla presentazione del progetto nel sito web della Italcementi, tale disponibilità sembra riguardare soltanto la S02, mentre nulla viene riferito riguardo ai parametri ambientalmente più pericolosi, quali IPA, metalli pesanti, ecc. La seconda riguarda la manifestazione di scarsa conoscenza tecnica da parte di Anzà, laddove si avventura  a parlare delle “centraline per il monitoraggio in continuo delle emissioni nell’ambiente einquinanti emesse da fonti puntuali e diffuse) con le “immissioni” (inquinanti presenti nell’aria ambiente, le c.d. ricadute); b) i sistemi di monitoraggio in continuo al camino (delle emissioni) con le centraline di rilevamento della qualità dell’aria. La terza riguarda una plateale menzogna, cioè che “tutti gli impianti che oggi utilizzano tale prodotto (pet-coke) in Sicilia (diverse cementerei e la Raffineria di Gela) sono stati autorizzati dal dottor Genchi”. Orbene, ad eccezione della Raffineria di Gela, per la quale il governo Berlusconi emanò apposito D.L., successivamente tramutato in legge, cui ci si dovette necessariamente attenersi nel rilascio dell’autorizzazione, lo scrivente non ha mai autorizzato altri impianti, anzi non ha ricevuto comunicazione del suo uso come combustibile,eccettuato il caso Italcementi di Isola delle Femmine.           



              

Nessun commento:

Posta un commento