L’autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazioni delle condizioni locali.

Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte delle pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all’interno del provvedimento complesso.
Ricorso al TAR Palermo di Cittadini di Isola delle Femmine per annullamento decreto n 693 della Regione Sicilia a favore della Italcementi

Conferenze: 31 Luglio 2007-21 Novembre 2007-31 gennaio 2008-20 febbraio 2008-19 marzo 2008

Cambiamo Aria


Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio. L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene. E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quidi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.

Se intanto il camponato finisce, pazienza.

Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore
Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

sabato 22 novembre 2014

Diritto alla Informazione: Caso Maiorana: Rossella Accardo e quel silenzio ch...

Caso Maiorana: Rossella Accardo e quel silenzio che urla giustizia





Da questa mattina una donna ha fermato il suo camper davanti il Palazzo di Giustizia di Roma. E’ lì, in silenzio. Si chiama Rossella Accardo, è arrivata da Palermo e ha deciso che non si muoverà di lì finché non avrà risposte. La sua storia l’abbiamo raccontata QUI e QUI . E’ una storia terribile, iniziata il 3 agosto 2007 con la scomparsa nel nulla dell’ex marito Antonio e del figlio Stefano, 23 anni. Un’assenza di dieci minuti: e che dura da sette anni. Il  6 gennaio 2009,  l’altro figlio, Marco, 22 anni, decideva di gettarsi nel vuoto, sotto il peso di una storia devastante e forse per non aver fermato, in quella mattina di agosto, il fratello, di cui sapeva che sarebbe andato col padre a discutere qualcosa di grave, qualcosa di lavoro. Una storia che ha sullo sfondo un cantiere edile di Isola delle Femmine, consulenze, amici eccellenti o  chiacchierati (Francesco Paolo Alamia, Dario Lopez), un padre che vuole farsi largo nell’edilizia e che prende con sé a lavorare uno dei figli. E poi un pentito di mafia, che coinvolge il boss della zona, Salvatore Lo Piccolo.

Potremmo scrivere che Rossella è una madre coraggio, ma siamo sicuri che qualcun altro userà questa frase fatta. Qui non si tratta più di coraggio: quando hai perso due figli non so più se sia il coraggio o la disperazione a muoverti ed a farti alzare la mattina; se sia il bisogno di avere almeno giustizia, di trovare una faccia ed un nome a chi ti ha portato via la vita. La tua vita.

Il  2 novembre scorso Rossella ha deciso di non parlare più, né fuori né dentro casa: sciopero del silenzio, visto che le sue parole e la sua richiesta di giustizia (e di essere ricevuta dal facente funzioni del Procuratore della Repubblica di Palermo) rimanevano inascoltate. Visto che le domande restavano senza risposte. Per intervistarla, sono dovuto ricorrere all’ aiuto prezioso di Federica Maceratesi ed abbiamo fatto così: io facevo le domande e Rossella scriveva le risposte su dei pizzini.

Rossella, che succede? Sette anni che urlo e non mi s’è filata nessuno, adesso sono muta e si sta muovendo tutto”. Poi si ferma, prende un altro foglietto: “Resto no stop davanti alla città giudiziaria col camper…dovranno pur ascoltarmi”.


Maiorana Accardo

Cosa chiede Rossella? Chiede ad alta voce che siano riaperte le indagini sul caso Maiorana, che finora è stato trattato con leggerezza. Siamo infatti alla seconda richiesta di archiviazione da parte della Procura. La prima era stata fatta il 26 luglio 2010; e Rossella s’era opposta, dicendo che molte indagini potevano ancora esser fatte. Il Gip le dette ascolto un anno dopo. Ma non è che poi siano stati fatti chissà quali nuovi accertamenti: giusto l’uso del georadar per cercare i corpi, peraltro in una ex fabbrica che, quel 3 agosto, funzionava ancora, dove quindi non c’era niente da cercare (e sembra anche che la Procura abbia rinfacciato alla Accardo di avergli fatto spendere i soldi del georadar). 

Ora c’è la seconda richiesta di archiviazione.

Eppure, a chiusura delle indagini, i Carabinieri avevano fatto un rapporto completo e dettagliato, in cui a marzo 2008 mettevano nero su bianco tutte le cose che non tornavano, i sospetti e le piste da seguire. Le indagini vere sono in pratica finite qui.

Ad oggi, infatti, mancano risposte non da poco. Perché Karina Gabriela Andrè, all’epoca convivente di Antonio Maiorano, fece distruggere l’hard disk del pc di lui ma non è stata mai inserita nel registro degli indagati? Perché quel giorno l’apparato di videosorveglianza nella presunta zona di scomparsa era spento? Eppure, si trattava di un sistema importantissimo, quello della Palermo-Punta Raisi, montato dopo la morte di Falcone ed a tutela dei tanti giudici che ancor oggi fanno quel percorso. Un sistema che non può stare spento: ma nessun giudice ha ritenuto di indagare davvero. 

Perché il perito della Procura è andato a verificare in che area si trovasse il cellulare di Lopez ma ha verificato la data del 27 luglio, quando padre e figlio sono scomparsi invece il 3 agosto?

E dopo la protesta di oggi, che farai? Le chiedo.“Incontrerò anche il presidente della prima commissione dell’assemblea regionale siciliana”.


Perché? Rossella scrive la risposta.“Voglio che il mio disegno di legge sugli scomparsi diventi realtà, che la Sicilia lo promuova in ambito italiano ed europeo. L’Europa o diventa l’Europa dei popoli o non diventa niente”.

Che si dovrebbe fare?

“Ci vorrebbero nuove regole sugli scomparsi”.

Io penso che i casi di scomparsa andrebbero trattati con lo stesso approccio investigativo dei casi omicidio. Con la stessa gravità. Che ne pensi? Annuisce.

Si fanno tanti processi indiziari in questo Paese, ma il caso Maiorana continua a essere del tutto sottovalutato. Per Yara s’è fatta una ricerca sul dna gigantesca, epocale. Per la Ragusa è arrivato l’esercito a cercarla. 

Qui tre persone sono morte, una famiglia è distrutta. Che altro occorre per cercare chi è stato? Ma forse in Sicilia è davvero così normale morire che quei cadaveri sono di serie B.

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giovedì 20 novembre 2014

Condanna annullata, l'ira e il dolore dei parenti

CONDANNA ANNULLATA, L'IRA E IL DOLORE DEI PARENTI



Andato in onda il: 20/11/2014
Rabbia, manifestazioni spontanee e appelli alle istituzioni. E' il dolore dei familiari delle vittime d'amianto dopo la sentenza sulla vicenda Eternit. La Cassazione ha chiuso il processo dichiarando il reato prescritto e cancellando la condanna a 18 anni per il manager del colosso svizzero. Si stima che l'amianto abbia ucciso tremila persone nella sola Casale Monferrato. Carolina Casa poi Giulia Palmieri
































Condanna annullata, l'ira e il dolore dei parenti

giovedì 13 novembre 2014

La discarica di Siculiana nell'occhio del ciclone Domani Catanzaro davanti al Gip di Agrigento AUTORIZZAZIONI PER LA DISCARICA DI SICULIANA, QUATTRO INDAGATI IN TRIBUNALE

La discarica di Siculiana nell'occhio del ciclone
Domani Catanzaro davanti al Gip di Agrigento


CRONACA – A comparire davanti al giudice sarà il fratello del vice presidente di Confindustria Sicilia, insieme con l'ex Presidente della Provincia e due funzionari regionali. I Carabinieri parlano di autorizzazioni illegittime rilasciate con la complicità di funzionari pubblici. Mentre le denunce dell'ex assessore Marino vengono segnalate alla Commissione Nazionale Antimafia

Riesplode in Sicilia, con un boato che è arrivato pure a Roma, l'affaire della gestione delle discariche private nell'Isola. A fare detonare la bomba le dichiarazioni che l'ex assessore regionale all'Energia e ai Rifiuti, Nicolò Marino, aveva rilasciato nel corso di una una intervista a Meridionews e che ha ribadito ieri su altri organi di stampa. Dichiarazioni in cui, in buona sostanza, Marino, che è tornato a fare il magistrato, attacca a muso duro Confindustria Sicilia e le sue ingerenze sul governatore Crocetta «per garantirsi delle situazioni di vantaggio con il mero biglietto da visita dell'antimafia, privo di sostanza».
«Ritengo - ha detto chiaramente al nostro giornale -  che la mia posizione molto dura contro l'ingerenza, anche nei settori dei rifiuti, di alcuni uomini di Confindustria che facevano riferimento a Ivan Lo bello, Antonello Montante e Giuseppe Catanzaro ha determinato una grande conflittualità per la quale sono stato allontanato». 
Come già aveva fatto da assessore (e per questo, secondo una opinione diffusa è stato 'defenestrato'), ha quindi  puntato il dito contro la discarica di Siculiana, nell'agrigentino, di cui è comproprietario il numero due dell'associazione degli industriali siciliani, Giuseppe Catanzaro: «Catanzaro, approfittando dell'emergenza, ha gestito per tanti anni una discarica che prima apparteneva al comune di Siculiana» ha detto Marino a Meridionews. E ieri, ha rincarato la dose: «Il problema è che Catanzaro aveva avuto un’autorizzazione illegittima». 
Nel bel mezzo di queste polemiche e scontri all'arma bianca (querele incluse), spunta anche una inchiesta giudiziaria sulla discarica di Siculianache va avanti da anni e che domani finirà sul tavolo del Giudice per le Indagini preliminari di Agrigento. Davanti al quale sono chiamati a comparire Lorenzo Catanzaro, fratello del numero degli industriali siciliani e rappresentante legale dell'impianto, l'ex presidente della Provincia regionale di Agrigento, nonché attuale deputato regionale in quota Ncd, Vincenzo Fontana,  e due funzionari della Regione, Vincenzo Sansone e Gianfranco Cannova (già rinviato a giudizio nell'inchiesta Terra Mia sulla discarica di Mazzarò). 
Il giudice dovrà decidere se archiviare il caso, come gli ha chiesto la Procura, o se andare avanti, come vorrebbe il Comune di Siculiana che nel procedimento è parte offesa. 
L'inchiesta parte nel 2007 quando il Nucleo operativo Ecologico dei Carabinieri, durante un controllo nella discarica dei Catanzaro, contesta alcune irregolarità sul suo ampliamento. E ipotizza per i sopra citati protagonisti di questa storia, il reato di abuso d'ufficio, falsità materiale ed ideologica in atti pubblici e illecita gestione di una discarica per rifiuti solidi urbani. 
I Catanzaro, in buona sostanza, secondo i Carabinieri, hanno ottenuto le autorizzazioni necessarie a gestire ed ampliare la loro discarica, attraverso falsa documentazione e con la complicità di funzionari pubblici. Ricordiamo che la storia di questo impianto è controversa sin dall'origine. Parliamo di una discarica che era pubblica, e che come in un racconto di Pirandello, un bel giorno si risveglia privata (qui vi abbiamo raccontato la sua storia nel dettaglio). 
Come finirà questa storia sul piano giudiziario è difficile da prevedere. 
Quello che è certo è che il vaso di Pandora del business rifiuti ormai è stato scoperchiato, e come abbiamo detto all'inizio, del suo contenuto si parlerà anche a Roma. Sempre ieri, infatti, Erasmo Palazzotto, deputato palermitano alla Camera, ha inviato una lettera alla Commissione Nazionale Antimafia,invitandola ad indagare sulle denunce di Marino sul ruolo di Confindustria e del Senatore Beppe Lumia

AUTORIZZAZIONI PER LA DISCARICA DI SICULIANA, QUATTRO INDAGATI IN TRIBUNALE

Autorizzazioni per la discarica di Siculiana, quattro indagati in Tribunale

Tutto partì da una denuncia dei carabinieri del Noe, i quali denunciarono i due funzionari dell'Assessorato regionale "Tutela ed Ambiente", il rappresentante legale della "Catanzaro" e l'allora presidente della Provincia di Agrigento, ritenendoli responsabili, a vario titolo, di abuso d'ufficio, falsità materiale ed ideologica

 


Autorizzazioni per la discarica di Siculiana, quattro indagati in Tribunale
 
Sono comparsi oggi dinnanzi al Gip del Tribunale di Agrigento, Ottavio Mosti, la "Catanzaro costruzioni", l’ex presidente della Provincia Enzo Fontana e i dirigenti regionali Vincenzo Sansone e Gianfranco Cannova, coinvolti in un presunto abuso d'ufficio nelle procedure di allargamento della discarica di contrada Materano, a  Siculiana. SI attende la decisione del giudice rispetto all’eventuale accoglimento della richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero.
Tutto partì nel 2007 da una denuncia dei carabinieri del Noe, i quali denunciarono i due funzionari dell’Assessorato regionale “Tutela ed Ambiente”, il rappresentante legale della “Catanzaro” e l’allora presidente della Provincia di Agrigento, ritenendoli responsabili, a vario titolo, di abuso d’ufficio, falsità materiale ed ideologica commessa in atti pubblici, nonché per “illecita gestione di una discarica per rifiuti solidi urbani”. 


 Autorizzazioni per la discarica di Siculiana, quattro indagati in Tribunale
 
“Ci sottoponiamo con serenità al giudizio”, è stato il commento della ditta che gestisce l’impianto.



CANNOVA SANSONE SETTEMBRE 2008 DRS 996 30 SETT  E DRS 1457 16 DIC 2008 CISMA AMBIENTE CONTRADA BAGALLI MELILLI


PIANO ARIA REGIONE SICILIA PERITO CTU 22 1 14 FABIO DAGOSTINO 22 1 14 COPIATO DAL VENETO 34 7 PER CENTO CASSAZIONE.

PIANO ARIA REGIONE SICILIA PERITO CTU 22 1 14 FABIO DAGOSTINO 22 1 14 COPIATO DAL VENETO 34 7 PER CENTO CASSAZIONE. 


Le AIA di Competenza delle Regioni ammontano a circa 7500! cementifici, inceneritori, discariche devono e Altre Attività possedere l'AIA. I cementifici consistono in impianti Che generano delle Nazioni Unite sull'ambiente Impatto considerevole.Il COMBUSTIBILE utilizzato E rappresentato da carbone, coke, olio COMBUSTIBILE, lignite, gas e Rifiuti venire Gli oli esausti, i Solventi organici, le pitture, le Vernici, CDR, le plastiche, le resine non clorurate, i Pneumatici, Le Farine Animali ( rapporto Cembureau). 

Il Piano di Monitoraggio e Controllo costituisce la VERIFICA della Conformità di ONU Impianto una delle Nazioni Unite Paradigma Normativo predeterminato. La Pianificazione dell'Azione di Controllo consente la VERIFICA della Conformità Ai Valori Che caratterizzano la Prestazione Ambientale dell'impianto, e alle visionato Che Saranno Stabilite nell'aia. La DEFINIZIONE dello Scopo del monitoraggio, la DEFINIZIONE dell'intensità e della Frequenza del monitoraggio, correlata al Rischio Ambientale, e l'ottimizzazione della Scelta dei Parametri consentono di controllare l'Impatto Ambientale dell'attività produttiva, comportano l'ATTENZIONE A Tutta la Catena di Produzione dei Dati e la Codifica delle Azioni di segnalazione. Il Registro INES (Inventario Nazionale delle Emissioni inquinanti e Loro Sorgenti Creato un Seguito adempimento art 15 Direttiva IPPC) consente o meglio dovrebbe consentire l'ACCESSO AI Cittadini alle Informazioni e al procedimento autorizzatorio.I Dati di INES Vanno convalidati da ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale). I Dati dell'Ultimo anno non have been possibile Averli considerato Che Ispra non ha convalidato Ancora i Dati del Nuovo Registro E-PTR (European Pollution delle emissioni e dei trasferimenti di una causa dell'evidente Azione di "smobilitazione" in cui versa l'Istituto . Il Piano di Risanamento e Tutela dell'Aria e Quello delle Acque (Competenza regionale) tengono Conto delle Caratteristiche complessive della Regione (regime dei venti, inversione termica, concentration del manifatturiero, Aree da Tutelare, Inquinamento complessivo, ecc), delle prescrizioni del Sindaco (comma 11 art 5 Dlgs 59/2005) e dell'Aia, il Che ha also la Finalità di Differenziare i Limiti RISPETTO all'inquinamento del Territorio, e alla Voglia della Regione di "PRODURRE" qualità urbana. Connessa al Problema cementificio E, IINOLTRE , la Regolamentazione delle Attività di Cava, Dalle Quali OGNI anno sc estraggono Tra inerti, sabbia e ghiaia, circa 142 Milioni di metri cubi. I Primi posti spettano a Puglia, Lombardia e Lazio Che estraggono La Meta del Totale. 

Le Regioni ricavano poco Più di 55 Milioni di euro Dai Canoni di Concessione, il Che E Sorprendentemente ridicolo RISPETTO ia poco Meno dovuto miliardi di euro affluiti Nelle tasche dei cavatori Dalla Vendita. Un caso eclatante E Quello della Puglia da colomba SI estraggono circa 25 Milioni di Tonnellate, con introiti per i cavatori di Oltre 300 Milioni di euro e nulla E Versato al Territorio! Siamo convinti delle Ragioni dell'ambientalismo, a dispetto delle Sue numerosi Vestali, e della possibilita di coniugare le ragioni della tutela dei Beni Ambientali con Uno Sviluppo Economico rispettoso delle Vocazioni dei Territori.

CTU D'AGOSTINO PERIZIA PROCED. 9916 2011 ANZA CIAMPOLILLO CTU D'AGOSTINO FABIO

CTU D'AGOSTINO PERIZIA PROCED. 9916 2011 ANZA CIAMPOLILLO CTU D'AGOSTINO FABIO


INTERROGAZIONI PARLAMENTO EUROPEO PIANO ARIA REGIONE SICILIA

INTERROGAZIONI PARLAMENTO EUROPEO PIANO ARIA REGIONE SICILIA
PIANO ARIA SENTENZA CORTE EUROPEA 2012  


INTERROGAZIONE SCRITTA di Giusto Catania (GUE/NGL) alla Commissione  4 febbraio 2009

Oggetto: Piano regionale siciliano di tutela dell'aria del 2007, copiato da quello presentato dalla Regione Veneto nel 2000, adottatto dalla Regione e presentato alla Commissione europea

Premesso che:
·        la Regione Sicilia ha approvato con delibera n.176 del 9.8.2007 il proprio Piano regionale per la tutela dell'aria, grazie ad un collage di diversi documenti provenienti dal Piano di Tutela e Risanamento della Regione Veneto dell'anno 2000, peraltro bocciato e rinviato al mittente dalla Commissione europea;

·        in particolare sono citate direttive comunitarie in vigore nel 2000, come ancora da recepire o che sono state persino modificate, gli stessi DOCUP, documenti di programmazione, si riferiscono alla Regione Veneto, come alcune misure di decongestione del traffico urbano quali «percorsi ciclabili protetti ... utilizzando gli argini dei fiumi e dei canali» che appartengono alla realtà veneta e non a quella siciliana, oppure condizioni ambientali come «l'intero territorio pianeggiante» o le comunità montane, dissolte in Sicilia da 20 anni, o misure per «limitare le ore di riscaldamento degli impianti termici civili »;

·        è stata copiata anche la documentazione bibliografica, nonché i riferimenti a progetti della Regione Lombardia del 2004, attribuiti al Comune di Palermo nel 2006: il capitolo 6 del Piano risulta un collage di misure venete e siciliane, in seguito alle correzioni maldestre dell'Assessorato che, dopo la denuncia alla stampa di Legambiente il 21.11.2007, ha ritoccato il Piano trasformando i refusi veneti in refusi siciliani;

·        il responsabile dell'assessorato Territorio ed Ambiente, dopo aver inveito nel dicembre 2007 contro la denuncia del Piano, eticamente e professionalmente inaccettabile per una Pubblica Amministrazione, lo ha modificato con delibera n. 43 del 12.3.2008, attribuendo i refusi ad errori di stampa e sviste redazionali;

·        nel novembre 2008, i responsabili di tale maldestra copiatura, peraltro inefficace per l'adozione e il finanziamento delle misure idonee alla tutela della salute e della qualità dell'aria siciliana, sono stati citati in giudizio, in considerazione del fatto che, nonostante le modifiche tardive, i refusi incomprensibili compaiono comunque sul sito web dell'Assessorato: tale documentazione è stata inviata anche alla CE; 

Potrebbe la Commissione specificare se non ritiene di dover controllare congruità e attendibilità del Piano, nella versione che ha ricevuto eventualmente corretta, ma pur sempre con refusi, nel marzo 2008, e sollecitare quindi la Regione Sicilia alla redazione di un nuovo Piano di tutela dell'aria, deontologicamente accettabile ed efficace?




La Commissione segue dal 2001 l’attuazione delle direttive 96/62/CE(1) e 1999/30/CE(2) da parte dell’Italia, con particolare riguardo all’elaborazione dei piani per la qualità dell’aria per le zone in cui sono stati identificati livelli di inquinamento elevati. Come ha ricordato l’onorevole parlamentare, il piano per la qualità dell’aria presentato dalla Regione Veneto è stato inizialmente respinto dalla Commissione nel contesto del procedimento di infrazione dell'aprile 2006 riguardante la mancata notifica dei piani o programmi. In seguito l’Italia ha trasmesso un piano aggiornato per il Veneto che comprendeva tutti gli elementi essenziali previsti dall’allegato IV della direttiva 96/62/CE.

I piani per la qualità dell’aria della Regione Sicilia sono stati esaminati nell’ambito dei procedimenti di infrazione del 2007 riguardanti il superamento dei valore limite per il biossido di zolfo (SO2) fissati dalla direttiva 1999/30/CE. 

In tale occasione la Commissione aveva riscontrato, in particolare, che i piani non recavano sufficienti informazioni sulle misure strutturali intese a garantire in modo duraturo il rispetto dei valori limite per l’SO2. Anche il piano aggiornato della Sicilia trasmesso alla Commissione nel novembre 2008 destava perplessità riguardo all’effettiva capacità di conseguire gli obiettivi fissati dalla direttiva 1999/30/CE, benché presentasse tutti gli elementi essenziali descritti nell’allegato IV della direttiva 96/62/CE.

Secondo la pertinente normativa comunitaria, scopo principale del piano per la qualità dell’aria è consentire all’autorità competente di identificare il tipo di inquinamento e le misure di abbattimento necessarie per conformarsi alle norme. 

Il piano dovrebbe permettere di introdurre misure di abbattimento delle emissioni atmosferiche nell’ambito delle strategie in atto, agevolare l'acquisizione di finanziamenti adeguati e in particolare garantire l’attuazione del processo di consultazione e partecipazione del pubblico che costituisce, in ultima analisi, una garanzia della sua qualità. 

L’esperienza maturata nella Comunità dimostra che la qualità del piano e la conoscenza ed accettazione delle misure di abbattimento da parte del pubblico costituiscono due elementi essenziali per ridurre le emissioni in modo efficace.

La Commissione ha la facoltà di verificare che il piano sia conforme ai requisiti normativi e venga correttamente attuato; a tal fine essa ne valuta lo svolgimento ed esamina le tendenze dell’inquinamento atmosferico. La Commissione promuove inoltre lo scambio di buone pratiche tra le autorità competenti degli Stati membri attraverso l’organizzazione di gruppi di lavoro.

Una recente sentenza(3) della Corte di giustizia europea ha confermato che ai cittadini direttamente interessati è conferito un diritto individuale a chiedere dinanzi ai giudici nazionali che venga elaborato un piano e vengano adottate misure di abbattimento delle emissioni atmosferiche se sussiste il rischio di superamento delle soglie di allarme o dei valori limite.


Come è già stato precisato, la Commissione ha preso provvedimenti volti a garantire l’osservanza dei valori limite per la qualità dell’aria. Nel 2007 sono stati avviati procedimenti di infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto, da parte della Regione Sicilia nel 2005 e nel 2006, dei valori limite orari per l’SO2 fissati dalla direttiva 1999/30/CE. 

Come dichiarato dall’Italia il 21 novembre 2008, il rispetto dei valori limite per l’SO2 è stato tuttavia conseguito nel 2007. La Commissione continua a monitorare attentamente i livelli di biossido di zolfo in Sicilia per verificare che sia effettivamente in atto un miglioramento duraturo e per valutare la possibilità di chiudere il caso.

Anche i valori limite giornalieri ed annuali per il particolato (PM10) sono stati ripetutamente superati, dalla loro entrata in vigore nel 2005, in diverse zone istituite in Sicilia ai fini del controllo e della gestione della qualità dell’aria. 

A fronte delle difficoltà riscontrate in tutta la Comunità in relazione ai valori limite del PM10, la nuova direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria(4) ha introdotto la possibilità per gli Stati membri di notificare una deroga all’obbligo di applicare tali valori limite in determinate zone fino al giugno 2011, subordinatamente al rispetto di alcune condizioni. Non avendo ricevuto alcuna richiesta in tal senso per la Sicilia dalle autorità italiane fino al gennaio 2009, la Commissione ha ritenuto che non sussistessero le condizioni per l’applicazione della deroga e, in data 29 gennaio 2009, ha avviato un procedimento di infrazione contro l’Italia.

Se in una fase successiva le sarà notificata una richiesta di deroga per il PM10, la Commissione, una volta accertato il rispetto dei pertinenti requisiti, esaminerà con attenzione i piani per la qualità dell’aria per sincerarsi che offrano sufficienti garanzie di conformarsi alle prescrizioni della direttiva entro il nuovo termine. La Commissione può sollevare obiezioni nei confronti della notifica e invitare lo Stato membro a modificare il piano in questione o a presentarne uno nuovo. Una valutazione approfondita del piano sarà realizzata anche nel caso in cui ad esso venga fatto esplicito riferimento nella risposta alla lettera di costituzione in mora attesa per la fine di marzo 2008 
1)Direttiva 96/62/CE del Consiglio, del 27 settembre 1996, in materia di valutazione e di gestione della qualità dell'aria ambiente, GU L 296 del 21.11.96
(2)Direttiva 1999/30/CE del Consiglio, del 22 aprile 1999, concernente i valori limite di qualità dell'aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo, GU L 163 del 29.6.1999
(3) Janacek contro Freistaat Bayern, C-237/2007.
(4) Direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa, GU L 152 dell’11.6. 2008

PIANO ARIA SENTENZA CORTE EUROPEA 2012 INTERROGAZIONE SCRITTA di Giusto Catania (GUE/NGL) alla Commissione 4 febbraio 2009 RISPOSTA DUMAS

PIANO ARIA SENTENZA CORTE EUROPEA 2012  


INTERROGAZIONE SCRITTA di Giusto Catania (GUE/NGL) alla Commissione  4 febbraio 2009

Oggetto: Piano regionale siciliano di tutela dell'aria del 2007, copiato da quello presentato dalla Regione Veneto nel 2000, adottatto dalla Regione e presentato alla Commissione europea

Premesso che:
·        la Regione Sicilia ha approvato con delibera n.176 del 9.8.2007 il proprio Piano regionale per la tutela dell'aria, grazie ad un collage di diversi documenti provenienti dal Piano di Tutela e Risanamento della Regione Veneto dell'anno 2000, peraltro bocciato e rinviato al mittente dalla Commissione europea;

·        in particolare sono citate direttive comunitarie in vigore nel 2000, come ancora da recepire o che sono state persino modificate, gli stessi DOCUP, documenti di programmazione, si riferiscono alla Regione Veneto, come alcune misure di decongestione del traffico urbano quali «percorsi ciclabili protetti ... utilizzando gli argini dei fiumi e dei canali» che appartengono alla realtà veneta e non a quella siciliana, oppure condizioni ambientali come «l'intero territorio pianeggiante» o le comunità montane, dissolte in Sicilia da 20 anni, o misure per «limitare le ore di riscaldamento degli impianti termici civili »;

·        è stata copiata anche la documentazione bibliografica, nonché i riferimenti a progetti della Regione Lombardia del 2004, attribuiti al Comune di Palermo nel 2006: il capitolo 6 del Piano risulta un collage di misure venete e siciliane, in seguito alle correzioni maldestre dell'Assessorato che, dopo la denuncia alla stampa di Legambiente il 21.11.2007, ha ritoccato il Piano trasformando i refusi veneti in refusi siciliani;

·        il responsabile dell'assessorato Territorio ed Ambiente, dopo aver inveito nel dicembre 2007 contro la denuncia del Piano, eticamente e professionalmente inaccettabile per una Pubblica Amministrazione, lo ha modificato con delibera n. 43 del 12.3.2008, attribuendo i refusi ad errori di stampa e sviste redazionali;

·        nel novembre 2008, i responsabili di tale maldestra copiatura, peraltro inefficace per l'adozione e il finanziamento delle misure idonee alla tutela della salute e della qualità dell'aria siciliana, sono stati citati in giudizio, in considerazione del fatto che, nonostante le modifiche tardive, i refusi incomprensibili compaiono comunque sul sito web dell'Assessorato: tale documentazione è stata inviata anche alla CE; 

Potrebbe la Commissione specificare se non ritiene di dover controllare congruità e attendibilità del Piano, nella versione che ha ricevuto eventualmente corretta, ma pur sempre con refusi, nel marzo 2008, e sollecitare quindi la Regione Sicilia alla redazione di un nuovo Piano di tutela dell'aria, deontologicamente accettabile ed efficace?




La Commissione segue dal 2001 l’attuazione delle direttive 96/62/CE(1) e 1999/30/CE(2) da parte dell’Italia, con particolare riguardo all’elaborazione dei piani per la qualità dell’aria per le zone in cui sono stati identificati livelli di inquinamento elevati. Come ha ricordato l’onorevole parlamentare, il piano per la qualità dell’aria presentato dalla Regione Veneto è stato inizialmente respinto dalla Commissione nel contesto del procedimento di infrazione dell'aprile 2006 riguardante la mancata notifica dei piani o programmi. In seguito l’Italia ha trasmesso un piano aggiornato per il Veneto che comprendeva tutti gli elementi essenziali previsti dall’allegato IV della direttiva 96/62/CE.

I piani per la qualità dell’aria della Regione Sicilia sono stati esaminati nell’ambito dei procedimenti di infrazione del 2007 riguardanti il superamento dei valore limite per il biossido di zolfo (SO2) fissati dalla direttiva 1999/30/CE. 

In tale occasione la Commissione aveva riscontrato, in particolare, che i piani non recavano sufficienti informazioni sulle misure strutturali intese a garantire in modo duraturo il rispetto dei valori limite per l’SO2. Anche il piano aggiornato della Sicilia trasmesso alla Commissione nel novembre 2008 destava perplessità riguardo all’effettiva capacità di conseguire gli obiettivi fissati dalla direttiva 1999/30/CE, benché presentasse tutti gli elementi essenziali descritti nell’allegato IV della direttiva 96/62/CE.

Secondo la pertinente normativa comunitaria, scopo principale del piano per la qualità dell’aria è consentire all’autorità competente di identificare il tipo di inquinamento e le misure di abbattimento necessarie per conformarsi alle norme. 

Il piano dovrebbe permettere di introdurre misure di abbattimento delle emissioni atmosferiche nell’ambito delle strategie in atto, agevolare l'acquisizione di finanziamenti adeguati e in particolare garantire l’attuazione del processo di consultazione e partecipazione del pubblico che costituisce, in ultima analisi, una garanzia della sua qualità. 

L’esperienza maturata nella Comunità dimostra che la qualità del piano e la conoscenza ed accettazione delle misure di abbattimento da parte del pubblico costituiscono due elementi essenziali per ridurre le emissioni in modo efficace.

La Commissione ha la facoltà di verificare che il piano sia conforme ai requisiti normativi e venga correttamente attuato; a tal fine essa ne valuta lo svolgimento ed esamina le tendenze dell’inquinamento atmosferico. La Commissione promuove inoltre lo scambio di buone pratiche tra le autorità competenti degli Stati membri attraverso l’organizzazione di gruppi di lavoro.

Una recente sentenza(3) della Corte di giustizia europea ha confermato che ai cittadini direttamente interessati è conferito un diritto individuale a chiedere dinanzi ai giudici nazionali che venga elaborato un piano e vengano adottate misure di abbattimento delle emissioni atmosferiche se sussiste il rischio di superamento delle soglie di allarme o dei valori limite.


Come è già stato precisato, la Commissione ha preso provvedimenti volti a garantire l’osservanza dei valori limite per la qualità dell’aria. Nel 2007 sono stati avviati procedimenti di infrazione contro l’Italia per il mancato rispetto, da parte della Regione Sicilia nel 2005 e nel 2006, dei valori limite orari per l’SO2 fissati dalla direttiva 1999/30/CE. 

Come dichiarato dall’Italia il 21 novembre 2008, il rispetto dei valori limite per l’SO2 è stato tuttavia conseguito nel 2007. La Commissione continua a monitorare attentamente i livelli di biossido di zolfo in Sicilia per verificare che sia effettivamente in atto un miglioramento duraturo e per valutare la possibilità di chiudere il caso.

Anche i valori limite giornalieri ed annuali per il particolato (PM10) sono stati ripetutamente superati, dalla loro entrata in vigore nel 2005, in diverse zone istituite in Sicilia ai fini del controllo e della gestione della qualità dell’aria. 

A fronte delle difficoltà riscontrate in tutta la Comunità in relazione ai valori limite del PM10, la nuova direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell’aria(4) ha introdotto la possibilità per gli Stati membri di notificare una deroga all’obbligo di applicare tali valori limite in determinate zone fino al giugno 2011, subordinatamente al rispetto di alcune condizioni. Non avendo ricevuto alcuna richiesta in tal senso per la Sicilia dalle autorità italiane fino al gennaio 2009, la Commissione ha ritenuto che non sussistessero le condizioni per l’applicazione della deroga e, in data 29 gennaio 2009, ha avviato un procedimento di infrazione contro l’Italia.

Se in una fase successiva le sarà notificata una richiesta di deroga per il PM10, la Commissione, una volta accertato il rispetto dei pertinenti requisiti, esaminerà con attenzione i piani per la qualità dell’aria per sincerarsi che offrano sufficienti garanzie di conformarsi alle prescrizioni della direttiva entro il nuovo termine. La Commissione può sollevare obiezioni nei confronti della notifica e invitare lo Stato membro a modificare il piano in questione o a presentarne uno nuovo. Una valutazione approfondita del piano sarà realizzata anche nel caso in cui ad esso venga fatto esplicito riferimento nella risposta alla lettera di costituzione in mora attesa per la fine di marzo 2008 
1)Direttiva 96/62/CE del Consiglio, del 27 settembre 1996, in materia di valutazione e di gestione della qualità dell'aria ambiente, GU L 296 del 21.11.96
(2)Direttiva 1999/30/CE del Consiglio, del 22 aprile 1999, concernente i valori limite di qualità dell'aria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo, GU L 163 del 29.6.1999
(3) Janacek contro Freistaat Bayern, C-237/2007.
(4) Direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa, GU L 152 dell’11.6. 2008