L’autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazioni delle condizioni locali.

Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte delle pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all’interno del provvedimento complesso.
Ricorso al TAR Palermo di Cittadini di Isola delle Femmine per annullamento decreto n 693 della Regione Sicilia a favore della Italcementi

Conferenze: 31 Luglio 2007-21 Novembre 2007-31 gennaio 2008-20 febbraio 2008-19 marzo 2008

Cambiamo Aria


Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio. L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene. E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quidi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.

Se intanto il camponato finisce, pazienza.

Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore
Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

sabato 25 aprile 2015

Calusco: assemblea Italcementi, i sindaci ''lamentano'' il mancato coinvolgimento

Calusco: assemblea Italcementi, i sindaci ''lamentano'' il mancato coinvolgimento





Dibattito serrato mercoledì sera a Calusco d'Adda, dove il PD dei Circoli Meratese e dell'Isola hanno promosso un incontro su Italcementi. Tema della serata, in sintesi, la richiesta del cementificio di aumentare da 30mila a 110 mila tonnellate-anno i CSS (combustibili Solidi Secondari, non pericolosi) in parziale sostituzione del Pet coke bruciato finora nel forno di cottura del clinker. Stefano Golfari di Telelombardia a coordinare, i due segretari di zona, Augusto Rimini per il Meratese e Raffaello Teani dell'Isola, hanno subito sottolineato come "quello di cui si andava discutere non fosse certo un problema solo di Calusco, ma dell'intero territorio". Affidata a Paolo Longaretti di Legambiente Lombardia, la relazione introduttiva. 


Lo stabilimento di Calusco




"Nella nostra Regione il tetto di rifiuti è di 3 milioni di tonnellate annuo. Il fabbisogno della Lombardia si ferma a 1.700.000 tonnellate. Dobbiamo chiedere ai cittadini di produrre più rifiuti?" si è chiesto ironicamente l'ambientalista, che è amministratore delegato di una società di analisi. 
Con un excursus molto tecnico, ma decisamente chiaro, Longaretti ha illustrato le differenze tra Pet coke, CDR e CSS nella produzione di calore e dunque di energia, nonchè in quella di inquinanti. In cinque punti le sue conclusioni da proporre all'azienda. Riduzione dell'impatto ambientale. Controllo della tipologia di CSS e filiera. Protocollo di sperimentazione sul progetto. Istituzione di un Osservatorio Ambientale. Scalo Merci da realizzare. 




"Questo è l'ultimo punto e può sembrare meno importante. Lo diventa perchè la sua realizzazione era prevista dall'accordo del 2012. Che dunque non ha esaurito quanto era stato deciso e sottoscritto. Come possiamo discutere di futuro - si è chiesto Longaretti - se non è stato ancora completato quanto previsto nel recente passato?" Dalle tabelle ufficiali, l'impianto di Calusco produce 2000 tonnellate all'anno di ossido di azoto, inquinante che a sua volta produce piogge acide. Con l'impianto di Rezzato, in provincia di Brescia, l'ossido di azoto, che qui è quasi ai limiti di legge, è stato ridotto della metà. "E' necessario che anche qui, come nel bresciano, venga applicato un catalizzatore che dimezzi l'NOx". Jacopo Scandella e Vittore Soldo, rispettivamente consigliere regionale e responsabile regionale ambiente del PD, hanno sottolineato "quello che stiamo affrontando è un problema di vasta area". 
A raccogliere consensi e applausi è stato poi Agostino Agostineli, presidente del Parco Adda Nord. "Arrivo ora da una riunione con Agenda 21,  che si sta tenendo nel municipio di Calusco - ha esordito il responsabile dell'area in salvaguardia - si sta discutendo del raccordo ferroviario. Non so dirvi quale futuro avrà. Io dico invece che deve esser fatto. Gli accordi vanno rispettati. Quanto al resto, cito Stigliz, quando dice che "con la vita ordinaria mettiamo a rischio quella del pianeta. Ho tre punti da sottolineare. I sindaci si sono impegnati presentando, in tempo utile, le osservazioni alla conferenza dei servizi promossa dalla Provincia di Bergamo, ente preposto ad istituire l'istanza di autorizzazione. Qualsiasi intervento produttivo che verrà messo in atto, deve avere un risultato positivo dal punto di partenza. Ovvero che le emissioni inquinanti devono scendere. La partita si gioca sull'intero territorio, ma, lo ripeto, la realizzazione del raccordo ferroviario diventa il simbolo di un accordo rispettato". 








Primo ad intervenire Luigi Ferreri, sindaco di Madone in provincia di Bergamo, che ha chiesto di "conoscere la situazione sanitaria dell'area. Dove c'è combustione - ha sottolineato - c'è inquinamento". "L'impianto di Calusco produce Nox (ossido di azoto) che arriva anche a 440 normal-milligrammi per metro cubo . Negli impianti simili di altri Paesi europei, ci si ferma ad un massimo di 61" ha detto invece Manzoni, vicesindaco di Solza. "Non siamo stati consultati. Non siamo stati coinvolti. Abbiamo saputo dalla stampa che l'Italcementi aveva in programma un progetto di ampliamento dei combustibili- non rifiuti da bruciare - ha detto Giovanni Ghislandi, sindaco di Imbersago - noi continueremo la nostra battaglia". "In consiglio comunale - ha sottolineato Francesca Punzi, lista civica di minoranza - non siamo stati ascoltati".Mentre Paolo Mauri, del Comitato che sta raccogliendo le firme che stigmatizzano il progetto di ampliamento, ha sottolineato come"le leggi vigenti non aiutino il territorio, anzi".  Durissima Carla Rocca, sindaco di Solza, che ha ricevuto consensi "Chiedo ai colleghi dell'Isola (come viene chiamata questa parte di territorio della provincia di Bergamo ndr) di non lasciarmi sola. Quanto intervengo in assemblea - ha concluso - vengo attaccata. E non ho nessuno al mio fianco". "Con la nostra amministrazione - ha ricordato Renzo Rotta, sindaco di Paderno d'Adda, applaudito a lungo - Solza è peraltro l'unico Comune a non aver sottoscritto, tre anni fa, il protocollo con Italcementi. Nelle osservazioni presentate in Provincia, abbiamo sostanzialmente avanzato le stesse richieste di Legambiente. Chiedendo però che anche l'Asl di Lecco venga coinvolta nella procedura di valutazione in corso presso la provincia di Bergamo". 


Conclusione unanime, "il raccordo deve essere realizzato, lo prevedeva quanto sottoscritto in precedenza. Adesso serve un tavolo allargato, dove tutti possano presentare le proprie istanze. Tra pochi mesi la Provincia di Bergamo dovrà dare un parere. Dobbiamo fare qualcosa, subito". 






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venerdì 24 aprile 2015

MIRAMARE ORAZIO CATALDO TAR PALERMO SENTENZA 01015 23 APRILE 2015 SU RICORSO 01358 2013

N. 01015/2015 REG.PROV.COLL
N. 01358/2013 REG.RIC.
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REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1358 del 2013, proposto da Orazio Cataldo, quale titolare e legale rappresentante del lido balneare denominato “Lido Miramare”, rappresentato e difeso dagli avv.ti Francesco Rappa e Giovanni Immordino, con domicilio eletto presso Giovanni Immordino in Palermo, via Libertà n. 171; 
contro
Comune di Isola delle Femmine in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Giancarlo Pellegrino, con domicilio eletto presso lo studio del medesimo in Palermo, via Principe di Granatelli n. 37; 
per l'annullamento
- della certificazione di agibilità n. 9 del giorno 11.6.2013, nella parte in cui l'Ufficio Tecnico — III Settore — Urbanistica - Edilizia Privata del Comune di Isola delle Femmine ha imposto genericamente e senza distinzione tra le diverse parti che compongono lo stabilimento balneare denominato "Lido Miramare" che "... la presente certificazione di agibilità si intende valida per la sola stagione balneare 2013 e comunque fino alla data del 30.9.2013, così come previsto dalla relativa concessione con obbligo di smontaggio delle strutture entro i gg. 15, fatte salve eventuali altre proroghe che l 'A.R.T.A. intenderà rilasciare in forma esplicita e che potrà essere concessa in virtù del relativo provvedimento...;";
- della precedente autorizzazione edilizia n. 12 del 9.5.2013, notificata 1110.5.2013, con riferimento alla parte in cui lo stesso Ufficio ha disposto del tutto genericamente e senza alcuna distinzione tra le diverse parti che compongono lo stabilimento balneare "Lido Miramare" che "... conclusione della stagione balneare, vengano smontate le strutture e ripristinato lo stato dei luoghi entro il termine di gg 15 dalla fine stagione balneare fissata per il 30.09.2013";
- nonché, di ogni ulteriore atto e/o provvedimento comunque collegato, connesso e/o consequenziale.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Isola delle Femmine;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 2 aprile 2015 il dott. Luca Lamberti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto quanto segue.


FATTO
Il ricorrente, titolare di concessione demaniale marittima per la gestione di uno stabilimento balneare in Comune di Isola delle Femmine, ha impugnato gli atti in epigrafe indicati, con cui l’Ente locale ha circoscritto alla sola stagione estiva (con termine al 30 settembre) l’efficacia del certificato di agibilità e dell’autorizzazione edilizia riferiti al lido da lui gestito, senza porre alcuna distinzione fra le diverse parti dello stesso e, altresì, imponendo lo smontaggio di tutte le strutture ed il ripristino dello stato dei luoghi entro quindici giorni dalla fine della stagione estiva.
Sostiene, in particolare, che, ai sensi dell’art. 2 della l.r. 15/2005, il concessionario demaniale marittimo avrebbe il pieno diritto, previa mera comunicazione all’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente (d’ora in avanti semplicemente “A.R.T.A.”), di prolungare anche nella stagione invernale l’occupazione delle aree oggetto di concessione e di mantenere in situ le strutture adibite a servizio dello stabilimento balneare, nella specie un “chiosco bar” con relativi annessi.
Lamenta inoltre: l’assunta contraddittorietà della condotta del Comune, che negli anni precedenti avrebbe autorizzato l’utilizzo anche nel periodo invernale del “chiosco bar”; la mancata indicazione dell’interesse pubblico sotteso ad una scelta così fortemente lesiva del contrapposto interesse privato; la mancata comunicazione di avvio del procedimento.
Il Comune si è costituito con memoria, in cui ha rappresentato che, con nota prot. n. 9617 del 14 febbraio 2012 emessa in risposta alla comunicazione con cui il ricorrente significava la propria intenzione di mantenere in loco, anche nel periodo invernale, il menzionato chiosco bar con i relativi annessi, lo stesso A.R.T.A. ha invitato il ricorrente a produrre, a supporto dell’istanza, “copia della concessione edilizia rilasciata dal Comune di Isola delle Femmine … e di provvedere all’accatastamento delle opere in questione”, in quanto il mantenimento delle stesse in situ tutto l’anno ne escluderebbe eo ipso la natura precaria.
Inoltre, prosegue la difesa dell’Ente locale, la Soprintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali, con nota prot. n. 2974 del 30 aprile 2012 di risposta alla sopra menzionata nota dell’A.R.T.A., ha rappresentato di non aver mai “emesso alcuna autorizzazione in merito all’intera struttura dello stabilimento balneare in oggetto”, precisando altresì che non si applicherebbe, nella specie, l’art. 46 della l.r. 17/2004 (recante, come noto, l’istituto del silenzio assenso), in quanto le opere de quibus si trovano entro i 150 mt. dalla battigia, area soggetta ex lege (non a vincolo paesistico, bensì) a inedificabilità assoluta, ai termini dell’art. 15 l.r. 78/1976.
Il Comune evidenzia, inoltre, che la limitazione temporale dell’efficacia dei gravati atti conseguirebbe, nelle more dell’approvazione del Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, sia all’art. 19 delle N.T.A. del vigente P.R.G., che, appunto, circoscrive l’impianto di attrezzature strumentali alla balneazione al solo periodo estivo, sia all’art. 15, lett. a), l.r. 78/1976, che esclude dal generale vincolo di inedificabilità entro la fascia dei 150 mt. dalla battigia le sole opere destinate alla “diretta fruizione del mare”, categoria entro cui non potrebbe sussumersi il chiosco con i relativi annessi, in quanto organismo edilizio in tesi privo di diretta strumentalità con la fruizione del mare.
Il Comune, infine, rileva che la mancata comunicazione di avvio del procedimento non avrebbe portata invalidante, ai sensi dell’art. 21 octies l. 241/90.
Con ordinanza cautelare n. 542 del 5 settembre 2013 l’istanza cautelare avanzata dal ricorrente è stata rigettata con la seguente motivazione: “Ritenuto che, ad una sommaria cognizione, il ricorso non appare assistito da adeguato fumus boni juris avuto riguardo alle articolate deduzioni difensive di cui alla memoria del Comune resistente e, in particolare, al richiamato disposto dell’art. 15, lettera a, della l.r. n. 78/1976 ed alla prospettabilità della destinazione alla diretta fruizione del mare solo relativamente alla stagione estiva”.
Il C.G.A., tuttavia, con ordinanza n. 18 del 17 gennaio 2014 ha riformato il provvedimento di prime cure, ritenendo che “si manifestano anche sotto il profilo del danno attuale profili di rilevanza per le ragioni del ricorrente che giustificano la richiesta misura cautelare”.
In vista dell’udienza di discussione, quindi, il solo ricorrente ha versato in atti memoria, in cui, premesso che “la materia del contendere non verte sulla pacifica legittimità delle opere installate, ma sulla possibilità o meno di mantenerle anche dopo la chiusura della stagione balneare”, valorizza l’assunto “diritto alla destagionalizzazione” plasmato dall’art. 2 l.r. 15/2005 e riferito, in tesi, “non solo al titolo demaniale, ma anche a quelli relativi ad interessi pubblici concorrenti”. Cita, a supporto delle proprie deduzioni, vari arresti giurisprudenziali sia di primo sia di secondo grado (in particolare, T.A.R. Sicilia, Palermo, I, 25 luglio 2013, n. 1543; III, 3 novembre 2011, n. 1987, I, 23 gennaio 2014, n. 209; C.G.A., 18 settembre 2012, n. 782).
All’udienza pubblica del 2 aprile 2015, esaurita la discussione, il ricorso è stato introitato per la decisione su conforme richiesta dei difensori delle parti, presenti come da verbale.
DIRITTO
Il Collegio ritiene il ricorso privo di fondamento.
Centrale, ai fini della decisione della presente controversia, è il disposto dell’art. 2 l.r. 15/2005, ai termini del quale, come noto, “La gestione di stabilimenti balneari è consentita per tutto il periodo dell'anno, al fine di svolgere le attività collaterali alla balneazione avvalendosi della concessione demaniale in corso di validità, delle licenze e delle autorizzazioni di cui sono già in possesso per le attività stagionali estive, previa comunicazione di prosecuzione dell'attività all'autorità concedente competente per territorio con l'indicazione delle opere e degli impianti da mantenere installati”.
Questo Tribunale, con la sentenza n. 209/2014 richiamata dal ricorrente, ha, per quanto qui di interesse, stabilito che “In merito alla sua interpretazione, va nuovamente richiamata la recente sentenza di questa sezione n. 1543 del 25 luglio 2013, la quale ha condivisibilmente affermato che si tratta di una disposizione che, nell’evidente intento di favorire lo sviluppo delle attività turistiche anche oltre il consueto orizzonte temporale, ha operato una estensione ex lege dei relativi titoli abilitativi (non solo demaniali), privando l’autorità preposta al rilascio di tali concessioni del potere di subordinare la stessa ad una valutazione discrezionale propriamente intesa: dal momento che i concessionari possono avvalersi “della concessione demaniale in corso di validità, delle licenze e delle autorizzazioni di cui sono già in possesso per le attività stagionali estive”.
Sempre questo Tribunale, con l’anteriore sentenza n. 1543/2013 (peraltro riformata da C.G.A., 10 luglio 2014, n. 408), aveva avuto modo di affermare che “La disciplina richiamata è chiara nell’evidenziare l’estensione annuale del titolo concessorio [del demanio marittimo] previa comunicazione di prosecuzione dell'attività.
La sentenza n. 2257/2011 di questa Sezione (confermata con sentenza del C.G.A. n. 782/2012), citata nella motivazione del provvedimento impugnato a sostegno dell’interpretazione ivi sostenuta, non ha affatto proposto una diversa ricostruzione in diritto, tale da legittimare l’esistenza di un potere discrezionale circa il prolungamento ultra-stagionale delle attività oggetto della concezione: ma, in una fattispecie del tutto peculiare, caratterizzata dalla riscontrata mancanza di un provvedimento di altra amministrazione relativo alla compatibilità con un interesse pubblico diverso da quello curato dall’autorità preposta alla gestione del demanio marittimo, ha rilevato che la parte ricorrente non si era ritualmente munita di tale provvedimento”.
La pronuncia in parola osservava, infine, che “Naturalmente questo assetto normativo indebolisce, anche in modo problematico, il controllo amministrativo sulle attività private esercitate sul demanio marittimo, perché riduce drasticamente, in esito ad una precisa scelta politica del legislatore regionale, i poteri dell’autorità pubblica competente alla gestione del demanio marittimo (peraltro, con riferimento al solo profilo dell’estensione temporale)”.
Nel caso di specie, evidenzia tuttavia il Collegio, sono gravati provvedimenti emessi non dalla “autorità pubblica competente alla gestione del demanio marittimo”, bensì dalla diversa autorità (il Comune) che, quale ente esponenziale di una collettività locale, cura (tra l’altro) il generale ed armonico assetto urbanistico di tutto un territorio.
Inoltre, osserva il Collegio, l’autorizzazione edilizia relativa (come nella specie) ad un chiosco ad uso bar costituisce un titolo provvedimentale emanato nell’esercizio della potestà di pianificazione urbanistica (regolata da disciplina statale – cfr. l. 1150/1942), laddove la norma (regionale) in commento è, con ogni evidenza, tesa alla (sola) regolamentazione del potere (regionale) di gestione del demanio marittimo e non pare aver inteso sovrapporsi, torcendola, sull’ordinaria ripartizione della potestà amministrativa in punto di gestione del territorio.
Il Collegio rileva, dunque, che la disposizione di cui all’art. 2 della l.r. 15/2005 opera sì una “destagionalizzazione” (peraltro, ad avviso di C.G.A. 18 settembre 2012, n. 782, tutt’altro che radicale ed assoluta), ma limitatamente a quanto di competenza dell’autorità preposta alla tutela, gestione e valorizzazione del demanio marittimo (in Sicilia la Regione), impregiudicate le attribuzioni riservate ad altre autorità da norme statali per la tutela di altri e diversi interessi pubblici.
E’, pertanto, ragionevole (e rispettoso dell’art. 12 delle preleggi), ad avviso del Collegio, riferire gli effetti dell’art. 2 alle sole deliberazioni dell’autorità cui compete la gestione del demanio marittimo: conseguentemente, la “destagionalizzazione” della concessione demaniale marittima prosciuga (peraltro non totalmente, secondo la richiamata pronuncia del C.G.A.) lo spatium deliberandi dell’autorità demaniale, ma non determina anche la parallela evaporazione degli altri e diversi presidi autorizzativi (urbanistici, sanitari, ambiental-paesistici) previsti dalla legge ed esclusi dalla “liberalizzazione” proprio perché afferenti (quanto meno anche) ad altri interessi pubblici e (non a caso) attribuiti alla cura di diverse autorità.
Del resto, osserva il Collegio, un’analoga traiettoria concettuale è percorsa, a ben vedere, pure dalla richiamata sentenza di questo Tribunale 5 dicembre 2011 n. 2257, ove si evidenzia che la portata estensiva dell’art. 2 si arresta di fronte alle attribuzioni amministrative di autorità preposte alla cura di interessi diversi rispetto a quelli squisitamente demaniali.
Oltretutto, rileva il Collegio, l’A.R.T.A. stesso, con la richiamata (e non impugnata) nota prot. n. 9617 del 14 febbraio 2012 emessa in risposta alla comunicazione di “destagionalizzazione” fatta pervenire dall’odierno ricorrente, “prende atto di quanto comunicato” e “fa presente che, esclusivamente per i profili di competenza di questa amministrazione, non si ravvisano ragioni ostative al mantenimento delle opere indicate”, ma invita espressamente il ricorrente a “produrre … copia della concessione edilizia rilasciata dal Comune … nonché a provvedere all’accatastamento delle opere in questione”.
Emerge, dunque, ad avviso del Collegio l’inidoneità della comunicazione ex art. 2 l.r. 15/2005 a plasmare ex se, in capo al concessionario, un diritto soggettivo pieno ed assoluto al mantenimento in situ di strutture edilizie anche nella stagione invernale: del resto, rileva conclusivamente il Collegio, la Regione non può, con proprio atto legislativo (da interpretarsi sempre, in dubio, in maniera costituzionalmente conforme), incidere sull’efficacia di provvedimenti o, comunque, sulla spendita di poteri attribuiti ad altre autorità da disposizioni legislative statali.
Nel caso di specie, il permanente mantenimento in situ del chiosco bar è precluso sia dalla mancanza del parere della Soprintendenza (necessario ai sensi del combinato disposto degli articoli 142, comma I, lett. A] e 146 D.Lgs. 42/2004), sia dalla previsione di cui all’art. 15 l.r. 78/1976, che, come noto, inibisce qualunque edificazione entro la fascia dei 150 mt. dalla battigia con la sola eccezione delle “opere ed impianti destinati alla diretta fruizione del mare”, categoria entro cui è assai dubbio che un chiosco per la somministrazione di bevande ed alimenti possa essere sussunto.
In proposito, può utilmente richiamarsi la sentenza del C.G.A. 29 marzo 2010 n. 425, ove il Giudice d’Appello ha condivisibilmente affermato che “Ai sensi dell'art. 15 l. reg. Sicilia n. 78 del 1976, costituiscono opere preordinate alla “diretta fruizione del mare” gli impianti e quelle opere destinate direttamente e specificamente alla fruizione del mare come l'accesso al lido, l'utilizzo di docce e di cabine spogliatoio da parte dei bagnanti. Quindi solo le opere destinate direttamente alla fruizione del mare, in quanto inerenti all'attività in esso esercitata, e non già quelle poste semplicemente in vicinanza del mare, per cui non è sufficiente che l’opera sia nelle vicinanze del mare per integrare il requisito della diretta fruizione del mare, ma è necessario che l'opera abbia una strumentalità diretta con gli usi del mare (pesca, navigazione, balneazione, ecc.) e pertanto non rientra in tale nozione un bene per il quale l'ubicazione nei pressi del mare è un dato puramente accidentale.
L'art. 15 l. reg. Sicilia 12 giugno 1976 n. 78 va interpretato restrittivamente, con la conseguenza che debbono ritenersi impianti destinati alla diretta fruizione del mare soltanto quelli che debbono, oggettivamente e per loro stessa natura, essere collocati in prossimità del mare o della costa …”.
Ne consegue che gli atti comunali in questa sede gravati rispettano l’ordito normativo e che la censura svolta in via principale dal ricorrente è priva di fondamento.
Quanto alle altre censure, ritiene il Collegio: che precedenti difformi orientamenti provvedimentali comunali non valgono a rendere eo ipso illecito il sopravvenuto mutamento di indirizzo, del resto – come sopra osservato – conforme alla (cogente ed imperativa) normativa in materia, ai sensi della quale un organismo edilizio di carattere non precario è soggetto ai normali vincoli autorizzativi disciplinanti l’uso del territorio; che il carattere vincolato dei provvedimenti gravati rende irrilevante la mancata comunicazione di avvio, attesa, oltretutto, la natura non officiosa ma ad istanza di parte del macro-procedimento in cui essi si inseriscono.
Il regolamento delle spese di lite, liquidate come in dispositivo, segue la soccombenza.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.
Condanna il ricorrente a rifondere al Comune resistente le spese di lite, complessivamente liquidate in € 1.500,00 (euro millecinquecento/00), oltre accessori di legge se dovuti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 2 aprile 2015 con l'intervento dei magistrati:
Nicolo' Monteleone, Presidente
Roberto Valenti, Consigliere
Luca Lamberti, Referendario, Estensore


L'ESTENSORE
IL PRESIDENTE





DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 23/04/2015
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)




N. 00018/2014 REG.PROV.CAU.
N. 00900/2013 REG.RIC.           
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REPUBBLICA ITALIANA
Il CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
in sede giurisdizionale
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 900 del 2013, proposto da:


Orazio Cataldo N.Q., rappresentato e difeso dall'avv. Giovanni Immordino, con domicilio eletto presso Giovanni Immordino in Palermo, via Liberta' 171;


contro
Comune di Isola delle Femmine in Persona del Sindaco P.T., rappresentato e difeso dall'avv. Giancarlo Pellegrino, con domicilio eletto presso Giancarlo Pellegrino in Palermo, via Principe di Granatelli, 37; 
per la riforma
dell' ordinanza cautelare del T.A.R. SICILIA - PALERMO: SEZIONE I n. 00542/2013, resa tra le parti, concernente autorizzazione edilizia ad installare strutture balneari sul lido - imposizione rimozione integrale di tutte le strutture a fine stagione


Visto l'art. 62 cod. proc. amm;
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visti tutti gli atti della causa;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Isola delle Femmine in Persona del Sindaco P.T.;
Vista la impugnata ordinanza cautelare del Tribunale amministrativo regionale di reiezione della domanda cautelare presentata dalla parte ricorrente in primo grado;
Viste le memorie difensive;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 15 gennaio 2014 il Cons. Giuseppe Mineo e uditi per le parti gli avvocati G. Immordino e G. Pellegrino;


Ritenuto che, nei limiti della cognizione propria del giudizio cautelare, si manifestano anche sotto il profilo del danno attuale profili di rilevanza per le ragioni del ricorrente che giustificano la richiesta misura cautelare.
Ritenuto che per la natura della controversia esistono ragioni per giustificare tra le parti le spese del giudizio
P.Q.M.
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale,
Accoglie l'appello e compensa tra le parti le spese del giudizio
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 15 gennaio 2014 con l'intervento dei magistrati:
Raffaele Maria De Lipsis, Presidente
Silvia La Guardia, Consigliere
Marco Buricelli, Consigliere
Pietro Ciani, Consigliere
Giuseppe Mineo, Consigliere, Estensore






L'ESTENSORE

IL PRESIDENTE












DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 17/01/2014
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)


N. 00542/2013 REG.PROV.CAU.
N. 01358/2013 REG.RIC.           
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REPUBBLICA ITALIANA
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
ORDINANZA
sul ricorso numero di registro generale 1358 del 2013, proposto da:


Cataldo Orazio, in proprio e nella qualità di titolare e legale rappresentante del lido balneare denominato “lido Miramare”, rappresentato e difeso dall'avv. Francesco Rappa, presso il cui studio in Palermo, via Sferracavallo, n. 146/A, è elettivamente domiciliato;


contro
Comune di Isola delle Femmine, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Giancarlo Pellegrino, presso il cui studio in Palermo, via Principe Granatelli, n. 37, è elettivamente domiciliato; 
per l'annullamento
previa sospensione dell'efficacia,
- della certificazione di agibilità n. 9 dell’11 giugno 2013, nella parte in cui l'Ufficio Tecnico — III Settore — Urbanistica - Edilizia Privata del Comune diIsola delle Femmine ha imposto genericamente e senza distinzione tra le diverse parti che compongono lo stabilimento balneare denominato "Lido Miramare" che "... La presente certificazione di agibilità si intende valida per la sola stagione balneare 2013 e comunque fino alla data del 30.9.2013, così come previsto dalla relativa concessione con obbligo di smontaggio delle strutture entro i gg. 15, fatte salve eventuali altre proroghe che l’A.R.T.A. intenderà rilasciare in forma esplicita e che potrà essere concessa in virtù del relativo provvedimento. ... ;"
- della precedente autorizzazione edilizia n. 12 del 9.5.2013, notificata il 10.5.2013, con riferimento alla parte in cui lo stesso Ufficio ha disposto del tutto genericamente e senza alcuna distinzione tra le diverse parti che compongono lo stabilimento balneare "Lido Miramare" che "... . conclusione della stagione balneare, vengano smontate le strutture ripristinato lo stato dei luoghi entro il termine di gg 15 dalla fine stagione balneare fissata per il 30.09.2013,"
- nonché, di ogni ulteriore atto e, o, provvedimento comunque collegato, connesso e/o consequenziale.


Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visti l'atto di costituzione in giudizio e la memoria del Comune di Isola delle Femmine;
Vista la domanda di sospensione dell'esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;
Visto l'art. 55 cod. proc. amm.;
Visti tutti gli atti della causa;
Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 5 settembre 2013 la dott.ssa Aurora Lento e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;


Ritenuto che, ad una sommaria cognizione, il ricorso non appare assistito da adeguato fumus boni juris avuto riguardo alle articolate deduzioni difensive di cui alla memoria del Comune resistente e, in particolare, al richiamato disposto dell’art. 15, lettera a, della l.r. n. 78/1976 ed alla prospettabilità della destinazione alla diretta fruizione del mare solo relativamente alla stagione estiva;
Ritenuto, pertanto, di rigettare l’istanza cautelare.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia (Sezione Prima)
respinge l’istanza cautelare;
Compensa le spese della presente fase cautelare.
La presente ordinanza sarà eseguita dall'Amministrazione ed è depositata presso la segreteria del tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.
Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 5 settembre 2013 con l'intervento dei magistrati:
Filoreto D'Agostino, Presidente
Aurora Lento, Consigliere, Estensore
Maria Cappellano, Primo Referendario



DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 05/09/2013
IL SEGRETARIO
(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE





martedì 21 aprile 2015

RIFIUTI NEI CEMENTIFICI, INDAGINE DELLA COMMISSIONE EUROPEA (GRAZIE A MOVIMENTO LEGGE “RIFIUTI ZERO”)

Rifiuti nei cementifici, indagine della Commissione Europea (grazie a Movimento Legge “Rifiuti zero”)

20 aprile 2015



“La Commissione Europea avvia un’indagine sui decreti del Ministero dell’Ambiente del 2013 che regolano l’utilizzo del combustibile solido secondario prodotto dai rifiuti (CSS) all’interno dei cementifici”. A darne notizia sono l’eurodeputato M5S Ignazio Corrao e la collega “pentastellata” alla Camera dei Deputati Claudia Mannino. “L’interrogazione – spiegano i due parlamentari siciliani – prende le mosse dalla denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” integrata nel 2014 con un contributo scientifico dell’International Society of Doctors on Environment (ISDE) che evidenzia tutte le possibili violazioni della normativa europea da parte di tali decreti. L’accento é posto in particolare sull’art. 6 della Direttiva 2008/98/CE per cui la classificazione di “non rifiuto” è attribuibile esclusivamente in assenza di impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana. Il contributo dell’ISDE dimostra con dati empirici come l’impiego dei CSS nei cementifici causi produzione ed emissione di sostanze nocive come i metalli pesanti, le diossine, il PCB, addirittura in misura superiore ai già dannosissimi inceneritori”. L’interrogazione alla Commissione Europea, depositata dall’europarlamentare Ignazio Corrao, richiama sia la denuncia del Movimento “Legge Rifiuti Zero” che una precedente denuncia di cui il Movimento 5 Stelle Palermo si era fatto promotore nella passata legislatura su questi stessi decreti (allora in fase di adozione). Oggi a tal proposito la risposta ufficiale della Commissione Europea dell’avvio di indagini. “Questi decreti – aggiungono i due portavoce Corrao e Mannino – cercano di ovviare al fatto che la gente non vuole più sentire parlare di inceneritori e, in palese violazione della normativa europea, stanno tentando di cambiare il nome ai rifiuti per bruciarli nei cementifici con danni ambientali e sanitari irreversibili. Vogliono sfruttare l’esistente per attirare meno l’attenzione pubblica, facendo circolare la menzogna che bruciare è la soluzione facile ed economica, senza alcun rischio. Per fortuna c’è una parte della cittadinanza estremamente attenta che va ringraziata e sostenuta a livello istituzionale nel suo percorso. Stiamo seguendo la vicenda da vicino in quanto il piano rifiuti della Sicilia, per quanto scaduto, pone il CSS come uno degli elementi chiave del ciclo dei rifiuti. Lo stesso mega impianto di TMB in via di ultimazione a Bellolampo è funzionale a tale politica. Stiamo cercando di lavorare per difendere i cittadini da ulteriori scelte disastrose dal punto di vista sanitario e ambientale. Pretendiamo – concludono i deputati – solo l’applicazione corretta della normativa europea in quanto sarebbe sufficiente a proteggere la popolazione”.

http://www.palermo5stelle.it/2015/04/20/rifiuti-nei-cementifici-indagine-della-commissione-europea-grazie-movimento-legge-rifiuti-zero/


Interrogazioni parlamentari
22 gennaio 2015 
E-000884-15 
 
Interrogazione con richiesta di risposta scritta
alla Commissione
Articolo 130 del regolamento
Ignazio Corrao (EFDD)
 Oggetto:  CSS, decreti sulla cessazione della qualifica di rifiuto in Italia («end of waste») e rispetto della normativa europea in materia di rifiuti

Un gruppo di associazioni italiane facente riferimento al movimento «Legge rifiuti zero» ha inviato alla Commissione una circostanziata denuncia relativa all'adozione di 2 decreti del 2013 del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, riguardanti la procedura sulla cessazione della qualifica di rifiuto per una tipologia di combustibile solido secondario (CSS).

La Commissione ha risposto con nota ENV.D.2/LS/VF/CHAP(2014)03643 e i denuncianti hanno replicato con nota del 21 dicembre 2014.

Nella risposta all'interrogazione P-007367/2012 (che si riferiva agli schemi di decreti poi adottati e oggetto della sopracitata denuncia) la Commissione ha affermato che «ne valuterà la conformità a tutti i pertinenti requisiti della normativa dell'UE in materia di rifiuti, anche rispetto alla gerarchia dei rifiuti prevista all'articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti e all'obbligo di evitare impatti nocivi sulla salute umana e sull'ambiente». Può quindi la Commissione produrre, come promesso, un'accurata valutazione della compatibilità dei decreti con la normativa europea, specie alla luce delle argomentazioni fornite dalle associazioni del movimento «Legge rifiuti zero», e trasmetterla allo scrivente e ai denuncianti, unitamente agli esiti della stessa valutazione?    
 Risposta(e) 
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+E-2015-000884+0+DOC+XML+V0//IT&language=it



Interrogazioni parlamentari
27 febbraio 2015
Risposta di Karmenu Vella a nome della Commissione
La comunicazione aggiuntiva trasmessa dall'onorevole parlamentare nell'ambito della denuncia protocollata con il riferimento CHAP(2014)3643 è attualmente in corso di valutazione. La Commissione informerà l'onorevole parlamentare in merito alle conclusioni della valutazione non appena queste saranno disponibili, conformemente all'ordinaria procedura di gestione delle denunce.
http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2015-000884&language=IT


Interrogazioni parlamentari
23 luglio 2012
P-007367/2012
Interrogazione con richiesta di risposta scritta
alla Commissione
Articolo 117 del regolamento
Sonia Alfano (ALDE)
Oggetto: Affermazioni del ministro Clini su possibile utilizzo cementifici per incenerimento rifiuti
Descrizione: http://www.europarl.europa.eu/img/struct/functional/answer.gif
A metà aprile il ministro dell'ambiente Clini ha annunciato pubblicamente che entro maggio verrà varato un decreto atto ad autorizzare nei processi industriali — e in particolare nei cementifici — l'utilizzo dei combustibili solidi secondari (CSS) derivati dai rifiuti.
Un simile decreto avrebbe diverse controindicazioni. Innanzitutto andrebbe a danneggiare le amministrazioni e le comunità che stanno profondendo un concreto impegno per un circolo virtuoso della gestione dei rifiuti; difatti, in virtù degli accordi con le industrie che verrebbero predisposti a seguito del decreto, le amministrazioni sarebbero incentivate a produrre CSS piuttosto che a promuovere la riduzione, il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti e una loro valorizzazione come materie prime. Un simile decreto rappresenterebbe sotto questo punto di vista una evidente violazione della direttiva rifiuti che pone l'incenerimento tra le opzioni residuali per lo smaltimento dei rifiuti.
In secondo luogo, pur se di primaria importanza, un tale decreto metterebbe a serio rischio la salute dei cittadini e l'ambiente in quanto non è ancora chiaro in che maniera verrebbe assicurata la composizione del CSS, al cui interno potrebbero trovarsi sostanze che in caso di combustione genererebbero delle emissioni nocive e inquinanti. Inoltre la normativa prevista per i cementifici consente dei livelli massimi di emissioni ben superiori a quelle previste per gli inceneritori. Sotto questo punto di vista, attraverso un decreto, si potrebbe eludere la normativa sugli impianti di incenerimento che mira a limitare i danni per la salute umana, ampiamente dimostrati da studi scientifici.
La trasformazione dei rifiuti urbani in CSS impone inoltre la loro trasformazione in rifiuti speciali, con le connesse difficoltà nella loro gestione e nel loro controllo e con preoccupanti occasioni di impresa da parte della criminalità organizzata.
Già nella risposta all'interrogazione E-6659/2009 la Commissione europea ha chiarito che l'utilizzo del coincenerimento nei processi industriali deve essere soggetto al rispetto rigoroso sia della direttiva 2000/76/CE che della direttiva 2008/1/CE.
Pertanto, può la Commissione avviare tempestivamente un dialogo con le autorità italiane, già in procedura di infrazione per la gestione sconsiderata dei rifiuti in diverse zone del suo territorio, per promuovere un rigido rispetto delle direttive esistenti e la piena tutela della salute dei cittadini e dell'ambiente? Può la Commissione informare la scrivente circa gli esiti di tali contatti?




Interrogazioni parlamentari
22 agosto 2012
Risposta di Janez Potočnik a nome della Commissione
La Commissione non è al corrente del fatto che l’Italia abbia adottato nuove misure regolamentari riguardo all’utilizzo dei combustibili solidi secondari (CSS) nei processi industriali, in particolare nei cementifici. Se tali misure dovessero essere adottate, la Commissione ne valuterà la conformità a tutti i pertinenti requisiti della normativa dell’UE in materia di rifiuti, anche rispetto alla gerarchia dei rifiuti prevista all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti(1) e all’obbligo di evitare impatti nocivi sulla salute umana e sull’ambiente.
Descrizione: http://www.europarl.europa.eu/img/struct/navigation/hr.gif
GU L 312 del 22.11.2008.


Interrogazioni parlamentari
13 gennaio 2010
E-6659/09
INTERROGAZIONE SCRITTA di Nuno Melo (PPE) alla Commissione

Descrizione: http://www.europarl.europa.eu/img/struct/functional/arrow_title_doc.gif Oggetto: Coincenerimento come metodo per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi
Descrizione: http://www.europarl.europa.eu/img/struct/functional/answer.gif
In considerazione del fatto che il coincenerimento è tuttora utilizzato in alcuni paesi come metodo per l'eliminazione dei rifiuti pericolosi, in particolare mediante l'utilizzo dei forni dei cementifici;
in considerazione dei rischi derivanti per la salute della popolazione;
in considerazione degli obiettivi previsti dal vertice di Copenaghen;
può la Commissione rispondere alla seguente domanda:
quale è il suo parere sul coincenerimento come metodo per lo smaltimento dei rifiuti pericolosi?
Parliamentary questions
8 April 2010
Answer given by Mr Potočnik on behalf of the Commission
Article 4 of Directive 2008/98/EC of the Parliament and of the Council of 19 November 2008 on waste(1) defines the waste hierarchy that shall apply as a priority order in waste management and policy:
(a) prevention;
(b) preparing for re-use;
(c) recycling;
(d) other recovery, e.g. energy recovery; and
(e) disposal.
The assessment of co-incineration from an environmental point of view should be done in view of the waste hierarchy and the specific context of the waste in question.
Co-incineration of hazardous wastes in industrial processes such as cement production is a commonly used option, allowing to use the calorific value of waste in order to substitute fossil fuels. In co-incineration plants, waste can either be recovered or disposed of. In both cases, the same environmental requirements will apply.
Directive 2000/76/EC(2) on the incineration of waste covers both waste incineration plants and co-incineration plants. It sets strict requirements for the operating conditions of those plants, emission limit values, conditions for the treatment of residues as well as monitoring requirements. The limit values and their monitoring should prevent or limit, as far as practicable, negative effects on the environment and the resulting risks to human health. The requirements to be set for co-incineration plants are such that the same level of environmental protection should be reached as is required for dedicated incineration plants.
The operation of the larger co-incineration plants, such as power plants or cement kilns, is also subject to Directive 2008/1/EC(3) concerning integrated pollution prevention and control (IPPC Directive). The IPPC Directive requires installations falling under its scope to operate in accordance with permits, including emission limit values based on the application of best available techniques (BAT), designed to prevent and, where that is not practicable, generally to reduce emissions and the impact on the environment as a whole. The prevention or reduction of emissions to air, water and soil is therefore dealt with in the framework environmental permits issued in accordance with the IPPC Directive.
Descrizione: http://www.europarl.europa.eu/img/struct/navigation/hr.gif
OJ L 312, 22.11.2008.
OJ L 332, 28.12.2000.
OJ L 24, 29.1.2008.
http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2009-6659&language=IT




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