L’autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazioni delle condizioni locali.

Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte delle pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all’interno del provvedimento complesso.
Ricorso al TAR Palermo di Cittadini di Isola delle Femmine per annullamento decreto n 693 della Regione Sicilia a favore della Italcementi

Conferenze: 31 Luglio 2007-21 Novembre 2007-31 gennaio 2008-20 febbraio 2008-19 marzo 2008

Cambiamo Aria


Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio. L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene. E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quidi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.

Se intanto il camponato finisce, pazienza.

Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore
Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

sabato 4 maggio 2019

2019 29 APRILE DALLA TRASMISSIONE DELLA RETE 3 REPORT TU VUO’ FA’ L’AMERICANO


2019 29 APRILE DALLA TRASMISSIONE DELLA RETE 3 REPORT TU VUO’ FA’ L’AMERICANO
Di Giorgio Mottola Collaborazione Alessia Cerantola – Elisa Bruno – Lorenzo Di Pietro
Immagini Alessandro Nucci Montaggio Giorgio Vallati
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Cosa c’entra Steve Bannon con i nostri vice premier Salvini e Di Maio. Bannon è stato lo stratega, era dietro la campagna elettorale di Trump, è quello che ha contribuito alla sua vittoria. Ha curato la strategia della comunicazione e gli ha consentito di incassare anche i voti dell’estrema destra. Ora da un po’ di tempo ha gettato lo sguardo sull’Europa e anche sul nostro paese. Ha istituito una scuola di formazione in un’abbazia del 1200. Però ha messo il suo movimento, The Movement, nel cuore dell’Europa. La sede è a Bruxelles e il suo portavoce ha rilasciato un’intervista esclusiva al nostro Giorgio Mottola e ha rivelato un particolare inedito: Bannon avrebbe avuto un ruolo nella formazione del nostro governo. E non solo su quello.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Quando Donald Trump vinse le presidenziali nel 2016, buona parte del merito fu attribuito a quest’uomo rimasto fino ad allora nell’ombra: Steve Bannon. A Trump ha consigliato la strategia politica ed elettorale e soprattutto gli ha fatto conquistare il consenso dell’estrema destra americana. Ma alla Casa Bianca Steve Bannon ci è resistito davvero poco. Ha collezionato una gaffe dopo l’altra, a colpi di dichiarazioni sempre più razziste, che hanno messo in imbarazzo persino Donald Trump.
DONALD TRUMP – PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D’AMERICA Bannon mi piace, è una brava persona. Non è un razzista, ve lo garantisco. È davvero una brava persona, solo che la stampa lo tratta molto male.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Qualche giorno dopo Trump lo ha licenziato dalla Casa Bianca con un tweet, liquidandolo come “lo Sciatto Steve”.
DA THE BRINK DI ALISON KLAYMAN STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Siamo andati ad Atene, poi a Gerusalemme, Roma, Varsavia? No, Varsavia no. Aushwitz; Birkenau. Cazzo, Auschwitz ! Dio mio: è ingegneria di precisione all’ennesima potenza, fatta da Mercedes, Kropp, Hugo Boss. È un complesso industriale istituzionalizzato per eccidi di massa.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO In Europa Steve Bannon ha fondato una propria associazione; si chiama The Movement e ha sede in questo sobborgo del sud di Bruxelles. Questa villa è il quartier generale del network europeo di Steve Bannon. Coordinatore e portavoce di The Movement è Mischaël Modrikamen, avvocato e leader di un partito belga di estrema destra.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Steve Bannon dice spesso che la prima volta che ci siamo incontrati lui riusciva a finire le mie frasi e io le sue. Ed è vero!
GIORGIO MOTTOLA Come due amanti?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Lo dovresti chiedere a lui!
GIORGIO MOTTOLA Che cos’è the Movement? È un partito, un network, un gruppo di lobbisti?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Noi siamo nel mezzo di una guerra, che non è solo politica perché riguarda l’anima della nostra civiltà. Noi abbiamo un’immigrazione straripante. Qui ad esempio siamo a Bruxelles, capitale d’Europa e del Belgio. Tra cinque o sei anni avremo una maggioranza arabo-mussulmana. Il movimento serve a bloccare tutto questo. È come un club che serve a mettere insieme tutti i sovranisti, metterli in contatto, non farli sentire soli.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Per questo Bannon ha incontrato più volte la leader del Front National Marine Le Pen, il primo ministro ungherese Viktor Orban ed esponenti del partito di estrema destra tedesco Alternative für Deutschland. Ma Bannon sembra particolarmente concentrato sull’Italia.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Per noi è un modello perché avete questo governo che mette insieme populismo di destra e di sinistra. I 5 stelle sono un animale strano, non è esattamente un partito di sinistra, ma ha idee di sinistre. Ma alla fine sono riusciti a trovare un accordo con la Lega.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E proprio nella genesi del governo gialloverde, un ruolo importante lo avrebbe avuto anche Steve Bannon. Il 28 maggio del 2018, il presidente della Repubblica affida l’incarico di formare il Governo a Carlo Cottarelli, dopo il fallimento delle trattative tra Lega e 5 stelle. Lo stesso giorno Steve Bannon è a Roma e lancia un attacco al capo dello Stato Mattarella con una durezza che non ha precedenti.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Hanno l’audacia di piazzare al governo un altro tecnocrate del Fondo Monetario Internazionale. Da quanto tempo non avete un governo eletto dalla gente? Dal 2011? Tutto questo è disgustoso.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Mentre l’americano Steve Bannon denunciava le ingerenze straniere nelle decisioni del capo dello Stato, il portavoce di The Movement ci rivela un retroscena inedito che risale proprio ai giorni della formazione del governo gialloverde.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Questo non è un particolare noto all’opinione pubblica, ma Steve ha fatto pressioni su Salvini e Di Maio per formare l’attuale coalizione di governo. Ha detto loro: “Dovreste provare a farla questa alleanza populista”.
GIORGIO MOTTOLA Nei giorni precedenti alla nascita del governo?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sì, sì.
GIORGIO MOTTOLA Ha incontrato Di Maio e Salvini?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sì, certo. E alla fine entrambi sono riusciti a fare un passo indietro, consentendo al primo ministro Conte di assumere un ruolo di comando.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E dopo aver avuto un ruolo nella nascita del governo gialloverde, Steve Bannon ha iniziato a incontrare regolarmente anche altri capi di partito italiani come Giorgia Meloni. Alla festa di Atreju ha offerto pubblicamente il suo aiuto e il suo sostegno in vista delle elezioni europee.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Io vi posso aiutare, focalizzandoci sulle prossime europee per vincerle. Vi possiamo fornire e far realizzare sondaggi, analisi di big data, preparare cabine di regia. Tutto quello di cui si ha bisogno per vincere le elezioni. Vi aiutiamo in modo gratuito!
GIORGIO MOTTOLA State finanziando qualche partito italiano?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT No, no, no. Ci sentiamo molto vicini a Salvini, ma anche Giorgia Meloni fa parte di The Movement. Sono nostri alleati, li sosteniamo.
GIORGIO MOTTOLA In che modo?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Li sosteniamo politicamente.
GIORGIO MOTTOLA Gli organizzate strategie o gli pagate sondaggi?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT No affatto, affatto.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma le affermazioni di Modrikamen sembrano in contraddizione con quanto accade nella trasferta di Bannon in Italia dello scorso 7 settembre: nel viaggio in auto verso il Viminale, si trova con un emissario della Lega, Federico Arata, figlio di Paolo: colui che secondo la procura di Palermo sarebbe socio occulto del re dell’eolico, Vito Nicastri, presunto prestanome di Matteo Messina Denaro. Paola Arata è accusato di aver pagato al sottosegretario leghista Armando Siri una mazzetta da 30mila euro per inserire un emendamento a favore dell’eolico. Ed è proprio con il figlio Federico che Bannon parla di strategie elettorali.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Intendiamo fornire inchieste, analisi di dati, messaggi dal centro di comando.
FEDERICO ARATA È l’idea che con questo possiamo diventare il partito numero uno in Italia. E poi dovrete dir loro che dobbiamo pianificare. “Pianificare” è la parola chiave… la vittoria per le elezioni europee.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Queste immagini che avete appena visto fanno parte del documentario “The Brink” di Alison Klayman, che Report vi mostra in esclusiva per l'Italia. Dimostrerebbero che Arata è il vero artefice dei rapporti tra Bannon e la Lega.
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sono Mischaël, dal Belgio. Sono di The Movement. MATTEO SALVINI Piacere.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E proprio il leader leghista è stato incoronato da Bannon come leader del suo progetto europeo.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA L’Italia è al centro dell’universo grazie all’ascesa di Salvini. Grazie a ciò che Salvini significa per l’Europa e grazie a ciò che significa per il mondo. Lo si capisce, ad esempio, in Brasile, dove il Capitano Bolsonaro ha vinto le elezioni facendo una campagna elettorale modellata su quella di Salvini.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO A sentire Bannon ha investito su Salvini quale leader del suo progetto europeo. Quando viene a Roma e viene scortato al Viminale, in macchina parla con un emissario della Lega, Federico Arata, che è un giovane collaboratore della Presidenza del Consiglio incaricato da Giorgetti, ma è anche il figlio di Paolo Arata, di quell’imprenditore che è accusato dai magistrati di essere il socio occulto del prestanome di Matteo Messina Denaro. Federico Arata però è immacolato, lo diciamo subito, ha esperienze in istituti bancari, è manager di una società di informatica con sede in Svizzera, non è un politico, tuttavia elegge Bannon quale stratega della campagna elettorale della Lega. Dovrà trasformare la Lega nel primo partito italiano e fargli vincere le elezioni europee. A che titolo lo fa? E Bannon da parte sua, da americano, era entrato a gamba tesa in maniera inopportuna sulle decisioni del nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: ha detto che metterà a disposizione dei sondaggi, dati e analisi dalla sua cabina di regia. Di quali dati parla? È importante saperlo, perché Bannon è stato vicepresidente e fondatore della Cambridge Analytica, cioè di quella società che ha violato 50 milioni di profili Facebook. Secondo un suo dipendente, Christopher Wylie, che è quello che ha denunciato lo scandalo, Bannon avrebbe autorizzato lo "spionaggio". Cambridge Analytica avrebbe analizzato i profili singolarmente e avrebbe veicolato la dottrina di Bannon e avrebbe mandato dei messaggi ad hoc, personalizzati per ogni utente, condizionando prima le primarie, poi le presidenziali americane e anche la Brexit. Ora Bannon getta il suo sguardo qui in Italia: vuole formare la nuova classe politica, vuole formare gli angeli del cambiamento, così li chiama. E da New York si è spostato in Ciociaria. Attraverso un’associazione privata, la Dignitatis Humanae, gestisce un’abbazia splendida del 1200 che era dei frati Certosini. L’ordine più rigoroso e inaccessibile degli ordini della storia. E il guardiano in questo momento è Harnwell, che non è un abate, ma un ex portaborse.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ed è così che Steve Bannon ha spostato la sua roccaforte dalla Trump Tower di New York in Ciociaria. L’ex stratega di Donald Trump ha infatti scelto di costruire il suo fortino sovranista a Collepardo, in provincia di Frosinone, dentro questa magnifica abbazia del 1200: la Certosa di Trisulti. Per otto secoli ci hanno vissuto i frati certosini, oggi nel monastero ci vive soltanto lui.
GIORGIO MOTTOLA E come ci si sente ad essere il custode di un’abbazia del 1200?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Impaurito.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Il suo nome è Benjamin Harnwell: non è un frate certosino ed è molto più di un custode. Qualche mese fa il ministero dei Beni Culturali gli ha affidato in concessione l’intero monastero. Sarà dunque il padrone di casa della Certosa di Trisulti per i prossimi 19 anni.
GIORGIO MOTTOLA Dall’accento non sembra di Frosinone?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No.
GIORGIO MOTTOLA E come è finito qui a Trisulti?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE È una lunga storia: io lasciato l’Inghilterra nel 2006 per lavorare a Bruxelles e poi mi sono trasferito in Italia nel 2010.
GIORGIO MOTTOLA Di cosa si occupava a Bruxelles?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io ero capufficio di un deputato inglese.
GIORGIO MOTTOLA Di che partito è?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Conservatore.
GIORGIO MOTTOLA Lei è un tory insomma?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Adesso sono un po’ più di destra dei Tory.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO
Ecco perché Benjamin Harnwell è diventato il braccio destro di Steve Bannon in Italia. Qui ha fondato un’associazione, la Dignitatis Humanae Institute, incubatore e gran cassa di teorie ultraconservatrici. E nell’abbazia, Harnwell crede di aver trovato affreschi che richiamano le sue idee.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Per me questa allegoria è un, anche se è molto prima, è una lezione contro le ideologie socialistiche, contro il comunismo. Perché con il comunismo, il socialismo, si tenta di raddrizzare una cosa che esiste nella natura, cioè nella natura umana.
GIORGIO MOTTOLA La diseguaglianza è naturale?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Bravo, sì, sì.
GIORGIO MOTTOLA Quindi i comunisti sono contro natura in qualche modo?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì, certo, secondo me in ogni modo.
GIORGIO MOTTOLA Sono come gli omosessuali quindi? Eh, questa è una domanda difficile.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Eh.
GIORGIO MOTTOLA La domanda è: sono contro natura o no gli omosessuali?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Gli atti omosessuali sono disordinati. GIORGIO MOTTOLA Sono disordinati, quindi sono contro natura? BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì. GIORGIO MOTTOLA Sono contro l’ordine della natura. GIORGIO MOTTOLA Sì. STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Lasciate pure che vi chiamino razzisti, lasciate che vi chiamino xenofobi, lasciate che vi chiamino nativisti. Fatene una medaglia d’onore.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO La nuova visione del mondo di Steve Bannon verrà divulgata proprio a partire dall’abbazia di Trisulti. Secondo il progetto della Dignitatis Humanae Institute, la Certosa sarà trasformata in una Scuola internazionale di sovranismo.
GIORGIO MOTTOLA Quante iscrizioni vi sono arrivate?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Mille richieste.
GIORGIO MOTTOLA Mille richieste?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì e non abbiamo pubblicizzato ancora. Io e Steve Bannon stiamo solo facendo le interviste.
GIORGIO MOTTOLA L’obiettivo di questa scuola è creare tanti piccoli Salvini, tante piccole Le Pen?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Il più, il meglio.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Quindi dalla certosa e dalla Ciociaria potrebbe partire la riscossa dell’internazionale sovranista di Steve Bannon. Ma come la prenderanno a Collepardo, comune di appena mille anime, quando vedranno calare nel loro paesello i sovranisti di tutta Europa?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Vogliamo verificare se ci sia l’aspetto commerciale e turistico e la ricaduta sul nostro territorio.
GIORGIO MOTTOLA Insomma voi puntate all’incasso. Più che questioni ideologiche puntate un po’ all’incasso.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Andiamo alla sostanza.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO L’associazione di Bannon dovrebbe versare al Ministero dei Beni culturali, per la concessione della Certosa, un canone di 100mila euro all’anno, da pagare in ristrutturazioni dell’abbazia e altri 80mila in tasse comunali.
GIORGIO MOTTOLA Ma ha capito chi è che ci li mette questi soldi?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Questo lo vorremmo capire anche noi.
GIORGIO MOTTOLA Ma ad Harnwell ha chiesto: “Ma dove prendi i soldi”?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Sì.
GIORGIO MOTTOLA E che ha risposto?
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Ha detto: “Ci penseranno gli zii d’America”.
GIORGIO MOTTOLA Chi è che sta finanziando l’associazione e che finanzierà la scuola?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE I nostri benefattori sono persone private.
GIORGIO MOTTOLA Avete una concessione statale, forse sarebbe il caso che diceste a tutti noi da dove vengono quei soldi.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Vi ripeto che sono persone private e hanno diritto alla privacy.
GIORGIO MOTTOLA Steve Bannon sta finanziando la scuola?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io posso nominarlo perché lui ha già parlato nella stampa di essere un benefattore.

GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Al momento per l’abbazia non è stato pagato nemmeno un euro dall’associazione. E per questo non resta che chiedere spiegazioni all’unico zio d’America al momento noto.
GIORGIO MOTTOLA Ma chi sta finanziando la concessione per la Certosa di Trisulti?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Te lo dico, sono io!
GIORGIO MOTTOLA Lei sta finanziando?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Oh, certo.
GIORGIO MOTTOLA Con quali soldi?
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Sì.
GIORGIO MOTTOLA Lei deve essere davvero ricco visto che costa molto costosa: 100mila euro all’anno.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Sono un multimilionario. G
IORGIO MOTTOLA Perché non ci dice dove ha preso i soldi?
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Sulla provenienza dei finanziamenti, Harnwell e Steve Bannon sono reticenti. Anche le carte presentate al ministero dei Beni Culturali per ottenere la concessione della Certosa sono infatti carenti di informazioni fondamentali.
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Ci troviamo di fronte a uno stato che affida una grandissima e importantissima struttura per un termine lunghissimo senza disporre neppure di una fideiussione, di una polizza fideiussoria, di una dichiarazione, di una garanzia di terzi che attesti l’effettiva realizzazione del progetto.
GIORGIO MOTTOLA Non aveva garanzie finanziarie l’associazione?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Fondamentalmente no: ci viene data soltanto una dichiarazione di asseverazione di un istituto, non so neppure se sia di carattere bancario oppure no, di Gibilterra, nella quale si assevera la coerenza del piano economico.
GIORGIO MOTTOLA E che vuol dire?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA La coerenza del piano economico non vuol dire che si garantisce la buona esecuzione del contratto, è un mondo a parte. Non abbiamo le garanzie della buona esecuzione del contratto. Perché ci viene detto che il piano economico è coerente.
GIORGIO MOTTOLA L’unico documento che ci assicura la solvibilità di questa associazione è questo? Una banca di Gibilterra?
XAVIER SANTIAPICHI - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Una banca di Gibilterra.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO La lettera che certificherebbe i conti è firmata dalla sede di Gibilterra della Jyske Bank, una banca danese, che dopo una serie di scandali finanziari legati al mancato rispetto delle norme anti riciclaggio e all’evasione fiscale poche settimane fa ha deciso di liberarsi proprio del suo ramo gibilterrino. La lettera della Jyske Bank è l’unica garanzia della tenuta finanziaria dell’associazione di Bannon, presentata al ministero dei beni culturali.
GIORGIO MOTTOLA Come mai una banca che ha sede a Gibilterra ha asseverato le vostre attività? Perché tra tante banche proprio una di Gibilterra?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Perché questa banca…
GIORGIO MOTTOLA Gibilterra è un paradiso fiscale nel cuore dell’Europa, quindi come mai proprio una banca di Gibilterra?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Perché aveva un buon rapporto con questa banca.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma ci sono anche altre anomalie nella pratica per il rilascio della concessione dell’abbazia di Trisulti. Per partecipare al bando del Ministero dei Beni Culturali, chiuso il 16 gennaio del 2017, servivano infatti requisiti ben precisi.
GIORGIO MOTTOLA La Dignitatis Humanae Institute aveva i requisiti per poter avere la concessione dell’abbazia di Trisulti?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Non aveva i requisiti: requisito formale era quello di avere la personalità giuridica.
GIORGIO MOTTOLA E ce l’aveva questa personalità giuridica?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Questa personalità giuridica non ce l’aveva. L’ha acquisita successivamente, ma l’ha acquisita, tra l’altro, con uno scopo esclusivamente religioso e non culturale.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Avere la personalità giuridica significa essere un’associazione riconosciuta. Bisogna presentare una richiesta alla Prefettura e attendere il riconoscimento. La Dignitatis Humanae ha dichiarato al Ministero di essere in possesso di questo requisito dalla fine del 2016, ma dalle carte della Prefettura questo non risulta. All’associazione di Bannon e Harnwell viene infatti riconosciuta la personalità giuridica solo il 20 giugno del 2017. Vale a dire oltre sei mesi dopo la scadenza del bando.
GIORGIO MOTTOLA La Prefettura ci dice che la personalità giuridica l’avete acquista il 20 giugno del 2017. Quindi quando voi avete partecipato al bando in realtà non avevate la personalità giuridica.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ok.
GIORGIO MOTTOLA Quindi non avevate diritto a partecipare a questo bando.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Penso che non avevamo diritto di firmare la concessione del bando.
GIORGIO MOTTOLA No: secondo il bando era necessaria la personalità giuridica, ma non ce l’avevate.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ok, controllerò e poi le faccio sapere.
GIORGIO MOTTOLA Questa sarebbe una cosa molto grave che rischia di annullare il bando, se ne rende conto?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Io controllo, ma non penso, no.
GIORGIO MOTTOLA Ma mi scusi, la personalità giuridica non è il requisito base per partecipare a questi bandi?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Era fondamentale avere questa personalità giuridica. Dal punto di vista formale era essenziale.
GIORGIO MOTTOLA Com’è possibile che il Ministero non se ne sia accorto e abbia dato in concessione l’abbazia?
FELICE MARIA SPIRITO - AVVOCATO AMMINISTRATIVISTA Questo è un mistero che non sono in grado di chiarire.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Un altro mistero, ci mancava. Tutto ruota intorno all’associazione Dignitatis Humanae che fa riferimento a Bannon, che è nel direttivo, ma il patrono fondatore è stato Rocco Buttiglione, che a noi ha confessato però di aver preso subito le distanze dalla dottrina di Bannon. Tuttavia nel frattempo l’associazione si è portata a casa la gestione, la concessione per 19 anni dell’abbazia del 1200, e secondo noi con qualche anomalia nei requisiti: mancava la personalità giuridica riconosciuta, mancherebbero anche secondo noi, comunque sono debole le garanzie bancarie, finanziarie: non c’erano le fideiussioni, c’è solo una lettera che viene da una banca offshore che dice che è coerente il progetto dal punto di vista economico. Però Harnwell dice non vi preoccupate perché tanto pagano gli zii d’America. Sì, ma quali. L’unico miliardario che conosciamo è Bannon, che però fino adesso non ha sganciato un euro, né per i 100mila euro di affitto da pagare, né per le ristrutturazioni, né per pagare le tasse, 80mila euro che dovrebbe al Comune. Ed è anche in trattative per cercare di spendere un po’ meno, ha un po’ il braccino corto il miliardario. E poi tra i requisiti richiesti ce ne sarebbe anche un altro: di dimostrare di aver gestito nei cinque anni precedenti un altro bene culturale. E qui l’associazione, la Dignitatis ce l’aveva questo requisito? Insomma qui la narrativa cambia passo. Emerge un conflitto tutto interno alla chiesa. È stato anche preso per il naso papa Francesco. E abati e vescovi hanno anche violato lo spirito dell’ottavo comandamento: che vieta di dare una falsa rappresentazione della realtà agli altri.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Il bene culturale che la Dignitatis Humanae dichiara di aver gestito è “Il Piccolo Museo di San Nicola”, che si troverebbe sempre nel Comune di Collepardo a pochi passi dalla certosa di Trisulti dentro a questa antica chiesa.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Il Museo non è mai esistito, tant’è che il Comune non ha mai rilasciato nessuna autorizzazione né tantomeno è arrivata una richiesta in tal senso.
GIORGIO MOTTOLA Lei è il primo cittadino di Collepardo e di questo museo non ha mai sentito parlare fino a questo momento, praticamente.
MAURO BUSSIGLIERI - SINDACO COLLEPARDO Sì, sì, questo lo posso affermare che è così.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ed eccolo il museo che l’associazione di Bannon e Harnwell sostiene di aver gestito. L’interno della vecchia chiesa è completamente diroccato. Tetti sfondati, mura crollate e al posto della navata oggi c’è una fantastica stalla per gli asini che pascolano di fuori.
GIORGIO MOTTOLA È un museo fantasma?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No.
GIORGIO MOTTOLA Ma questo museo è mai stato aperto al pubblico?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì.
GIORGIO MOTTOLA Non lo sa nessuno, però. Com’è possibile?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Si apriva…
GIORGIO MOTTOLA Nascosto lo avete fatto.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No, non facevamo grande pubblicità, si apriva solo a richiesta.
GIORGIO MOTTOLA Ma voi come attività museale che cosa avete fatto quindi? Avete catalogato, avete fatto mostre… Cosa avete fatto?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE La mostra degli oggetti che stavano lì.
GIORGIO MOTTOLA È un po’ generico la mostra degli oggetti che stavano lì. Anche perché non l’ha vista nessuno questa mostra.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Il punto è che il bene può essere o pubblico o privato. Dunque anche se il museo non è mai stato aperto al pubblico, non importa perché avevamo la gestione del bene.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO L’unico atto che attesta la gestione del bene da parte della Dignitatis Humanae è questa scrittura privata tra Benjamin Harnwell e l’abate di Casamari, Eugenio Romagnuolo, sotto cui ricadrebbe anche il presunto museo.
GIORGIO MOTTOLA Voi avete firmato un contratto con l’associazione per la gestione del museo?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No.
GIORGIO MOTTOLA Eh sì.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Soltanto dal punto di vista nominale e basta.
GIORGIO MOTTOLA Cioè anche questa gestione non c’è mai stata veramente, ecco.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Ma no, ma non lo so io.
GIORGIO MOTTOLA Sarebbe un falso perché hanno potuto avere la Certosa perché hanno gestito il museo. Quindi sarebbe un falso anche molto importante.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Un falso? Non c’è niente là!
GIORGIO MOTTOLA Ah non ci sta niente?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No, ci sta qualche ricordo, non lo so…
GIORGIO MOTTOLA Ma non c’è un museo, ecco, sicuramente.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Io non l’ho visto mai! Mai!
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Eppure è proprio dell’abate Romagnuolo la firma in calce al contratto che affida alla Dignitatis Humanae le rovine del museo fantasma. Dando così la possibilità all’associazione di poter dichiarare di aver già gestito in passato un bene culturale e quindi vincere il bando. Tuttavia è una dimenticanza piuttosto strana quella dell’abate di Casamari; anche perché il nome di padre Eugenio Romagnuolo compare anche nell’organigramma dell’associazione di Bannon e Harnwell.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì. Fa parte del nostro consiglio direttivo, sì.
GIORGIO MOTTOLA Ed è il soggetto che ha certificato la vostra gestione. Vi siete autocertificati la gestione di questo bene, praticamente. È così?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Non so se accetterò queste parole…
GIORGIO MOTTOLA Ma lei è vicino a Steve Bannon? É sulle posizioni di Steve Bannon.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non lo conosco nemmeno. Io conosco Ben.
GIORGIO MOTTOLA Benjamin Harnwell…
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Il giovane che ha preso, diciamo, con altri possesso della Certosa.
GIORGIO MOTTOLA E lei fa parte della sua associazione Dignitatis Humanae.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI No, di nome così e basta.
GIORGIO MOTTOLA Ah così, formalmente, però sì, formalmente…
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Sì.
GIORGIO MOTTOLA Perché sono contro Papa Bergoglio, loro. Lo sa?
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non lo so questi sono i giornalisti che parlano…
GIORGIO MOTTOLA No, no loro… Steve Bannon dice che il Papa difende ricchi ed è contro i poveri e che è espressione della élite globalista, dicono loro.
EUGENIO ROMAGNUOLO - ABATE DI CASAMARI Non l’ho trovato scritto questo.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E invece Bannon non perde occasione di attaccare pubblicamente Papa Bergoglio, definendolo espressione delle élite globaliste e difensore dei ricchi.
STEVE BANNON - EX CAPO STRATEGA CASA BIANCA Ecco perché sono contro questo Papa. Dal punto di vista amministrativo sta prendendo una serie di terribili decisioni che porteranno alla distruzione della Chiesa Cattolica.
GIORGIO MOTTOLA Bergoglio è un pericolo per l’Europa?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Oh certo. Quando il Papa parla di aprire i confini, per noi è un vero problema.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Gli attacchi al Papa, farebbero parte di una strategia che Steve Bannon avrebbe condiviso anche con il leader della Lega Matteo Salvini. Secondo una ricostruzione fatta dal sito Source Material e ripresa dal Guardian, nell’aprile del 2016 Bannon avrebbe suggerito a Salvini di attaccare il Papa e indicarlo pubblicamente come un nemico. Poco tempo dopo alla festa di Pontida Salvini si fa fotografare in posa con una t-shirt antiBergoglio e comincia ad attaccare quotidianamente il Pontefice.
MATTEO SALVINI – MINISTRO DELL’INTERNO - 18 SETTEMBRE 2016 Il mio Papa è Benedetto. Papa Benedetto sull’Islam e sulla convivenza tra i popoli aveva le idee molto chiare. Quelli che invitano gli Imam in Chiesa non mi piacciono.
GIORGIO MOTTOLA Sembra che voi abbiate una strategia per fare pressioni sulla Chiesa Cattolica e sostenere la fronda anti Bergoglio?
MISCHAËL MODRIKAMEN - PORTAVOCE THE MOVEMENT Sia nella Chiesa Cattolica che in qualsiasi altro campo, noi puntiamo a sostenere coloro che credono nei nostri valori.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO E in questa strategia un ruolo centrale ce l’ha proprio la Dignitatis Humanae: presidente dell’associazione è infatti il cardinale ultraconservatore Raymond Leo Burke capo della fronda interna anti Bergoglio. Nel direttivo siede anche Monsignor Walter Brandmüller che insieme a Burke ha denunciato la presenza di una lobby gay nella Santa Sede e non manca neanche Edwin O’Brien molto vicino a Donald Trump ed estremamente critico nei confronti del papato di Bergoglio.
GIORGIO MOTTOLA Cioè quindi non vi sta per niente simpatico Begoglio?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Allora, non voglio aggiungere alla narrativa che qui sarà la sede antibergogliana, perché non è vero.
GIORGIO MOTTOLA Qui è molto ben rappresentata la fronda antiBergoglio della chiesa cattolica.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE La mia opinione è che il Papa parla troppo della politica anche della politica di sinistra che esclude anche i buoni cattolici di destra.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Nonostante ciò, è proprio al Papa che l’associazione Dignitatis Humanae scrive nel 2015 per ottenere in concessione la Certosa di Trisulti. Ma nella missiva, firmata dal cardinal Raffaele Martino, non si fa alcun riferimento al progetto di una scuola di formazione sovranista. Anzi viene annunciato a Papa Bergoglio la volontà di promuovere il concetto di dignità umana e di costruire all’interno della Certosa una comunità religiosa animata da carisma francescano.
GIORGIO MOTTOLA Qui non si parla di sovranismo in questa lettera. Avete preso in giro il Papa?
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE No. Prima cosa non abbiamo preso in giro il Papa. Seconda cosa, il Papa non ha risposto a questa lettera, dunque anche se è una cosa diversa in questa lettera, non siamo obbligati. Io non mi sento costretto a seguire alla parola una cosa di una lettera che non ha ricevuto una risposta.
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma la pressione sulle gerarchie vaticane sembra sortire il suo effetto. E infatti poco dopo arriva la lettera del vescovo di Anagni e Alatri, Lorenzo Loppa che dà la sua benedizione alla concessione della Certosa di Trisulti alla Dignitatis Humanae. Nella lettera il vescovo garantisce che l’associazione può contare sul suo sostegno.
GIORGIO MOTTOLA Come mai lei ha sostenuto l’assegnazione della Certosa all’associazione di Steve Bannon?
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI È falso, non l’ho mai sostenuta, l’ho sempre combattuta.
GIORGIO MOTTOLA Beh, qui abbiamo una lettera che dice però esattamente il contrario.
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI La lettera però…
GIORGIO MOTTOLA Se la firma è sua… lei parla proprio di sostegno.
LORENZO LOPPA - VESCOVO DIOCESI ALATRI E ANAGNI La lettera è prima che si rivelassero per quello che sono, prima che rivelassero le loro alleanze e le loro motivazioni. Siccome venivano da me sempre con il nome di un cardinale… e io che devo fare?
GIORGIO MOTTOLA FUORI CAMPO Ma c’è un’altra anomalia, forse la più preoccupante. Nella missiva a Papa Bergoglio, la Dignitatis Humanae, oltre a nascondere il progetto della scuola sovranista, chiede al pontefice di intervenire sull’allora ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. Franceschini però, a noi, nega qualsiasi pressione.
GIORGIO MOTTOLA Chiedete al Papa di influenzare una decisione del ministro Franceschini.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì, ma la Chiesa ha questa discrezione.
GIORGIO MOTTOLA Quindi ha la descrizione di dire al Ministro a chi dare l’Abbazia?
 BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Sì.
GIORGIO MOTTOLA Ah, beh questo non secondo le leggi italiane, mi sta dando una notizia.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Ci sono i monumenti che passano da una congregazione a un’altra.
GIORGIO MOTTOLA Da una congregazione a un’altra, non a un’associazione privata, di cittadini privati.
BENJAMIN HARNWELL – PRESIDENTE DIGNITATIS HUMANAE INSTITUTE Penso che queste cose… non so se risalgono ai patti lateranensi, a un accordo storico fra la Chiesa e lo Stato italiano di questi beni.
GIORGIO MOTTOLA Ma le do una notizia: non siamo più uno Stato pontificio. C’è l’Italia e quindi ci sono delle leggi dello Stato italiano, non è che la Chiesa può dire a chi affidare un bene.
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO La storia è questa: per tutelare un bene pubblico, il sottosegretario al ministero dei Beni Culturali Gianluca Vacca, ha annunciato a Report di aver chiesto all’Avvocatura dello Stato di verificare se esistono i presupposti per ritirare la concessione all’associazione di Bannon. Il verdetto nelle prossime settimane; ve ne daremo conto. Questo dal punto di vista formale. Poi c’è l’altro sguardo. L’abbazia di Trisulti è stata per otto lunghi secoli un luogo di inclusione: sono arrivate centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo per promuovere un messaggio d’amore. Qui invece oggi è in mano a un’associazione che l’ha ottenuta innanzi tutto con un imbroglio, imbrogliando papa Francesco e hanno detto “veicoliamo lo spirito di san Francesco” che significa povertà e amore indistinto per tutte le creature. E qui invece vogliono formare una nuova classe politica basandosi sulle disuguaglianze, sulle differenze tra uomini, mascherandosi anche dietro un nome: Dignitatis Humanae, che evoca la dichiarazione del Concilio Vaticano di Paolo VI. Dignitatis. Ma dietro quel concetto là di dignitatis, c’era la tolleranza la libertà, e l’uguaglianza. Qui, dietro l’associazione di Bannon di quale dignità parliamo?
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giovedì 2 maggio 2019

SICILIA, POLVERE E RANCORE «Vittime del Pet-coke»

«Vittime del Pet-coke»




2018 15 AGOSTO AUTORIZZAZIOINE ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE IN ALTO MARE DAL GENNAIO 2014 Portale SI-VVI-001




















COORDINAMENTO UFFICI TERRITORIALI DELL'AMBIENTE (UTA)
DOTTOR DI SALVO SALVATORE
VIA UGO LA MALFA 169
90146 PALERMO 

DIPARTIMENTO TERRITORIO AMBIENTE SERVIZIO 1
VALUTAZIONI AMBIENTALI
Corsaro Francesco
VIA UGO LA MALFA 169
90146 PALERMO    

e P.C.   dipartimento territorio e ambiEnte  
dr battaglia giuseppe
VIA UGO LA MALFA 169
90146 PALERMO

e P.C.    assessorato territorio ambiente
regione sicilia
ON.LE CORDARO avv salvatore
via ugo la malfa 169
90146 palermo

e P.C.     Responsabile per la prevenzione della corruzione
trasparenza REGIONE SICILIA
Avv. Emanuela Giuliano
Via generale Magliocco 46  
 90141 palerm0


Oggetto: Decreto A.I.A. Italcementi isola delle Femmine n 693 7 luglio 2008 scaduta 2014               

                            ll sottoscritto Giuseppe Ciampolillo nato a Candela (FG) il 22 giugno 1946,
residente a Isola Delle Femmine Via Sciascia 13, in  qualità di Coordinatore del Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine, chiede a Codesto spettabile Ufficio di essere informato, ed averne copia, del  rinnovo del decreto di Autorizzazione Integrata Ambientale n 693 del 18 luglio 2008 alla ditta Italcementi sita in  Isola delle Femmine  via delle cementerie 10 .
Resto in attesa di un Vostro cortese cenno di riscontro

Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13
90040 Isola delle Femmine

Telefono 3331017981 
Isola delle femmine 26.11.2018

Dopo il sequestro delle sedicimila tonnellate di Pet-coke da parte dei Carabinieri del NOE di Lecce all'interno dell'ILVA, a Taranto ci si chiede quanto sia pericolosa questa sostanza.
14 giugno 2008
Fonte: LEFT - avvenimenti - settimanale dell'altritalia http://www.avvenimentionline.it
L'indicazione del quartiere Tamburi, il quartiere a ridosso dell'area industriale di Taranto. Il color "rosso ilva" dimostra il degrado ambientale. Le polveri di minerale che ILVA utilizza nel ciclo produttivo sono ormai ovunque.Il pet-coke, secondo la definizione industriale, è un prodotto che si ottiene dal processo di condensazione di residui petroliferi pesanti e oleosi fino ad ottenere un residuo di consistenza diversa, spugnosa o compatta.
In sostanza il pet-coke è l'ultimo prodotto delle attività di trasformazione del petrolio e viene considerato lo scarto dello scarto dell'oro nero tanto da guadagnarsi il nome di "feccia del petrolio".
Per la sua composizione - comprendente oltre ad IPA (in particolare benzopirene), ossidi di zolfo e metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio - va movimentato con cura per evitare di sollevare polveri che verrebbero inalate con gravi rischi per la salute. Il trattamento infatti (carico, scarico e deposito) del Pet-coke deve seguire le regole dettate dal decreto del Ministero della Sanità (28-4-1997) concernente il trasporto di sostanze pericolose. L'Osha, ente statunitense per la sicurezza sul lavoro, ha fissato un limite di esposizione che non va mai superato in quanto è alta la probabilità che causi danni permanenti o la morte. Per questi motivi per esempio l'utilizzo del pet-coke è stato vietato in Giordania. L'Eni brucia il Pet-coke nella raffineria di Gela. L'uso del Pet-coke ha suscitato interrogativi sulla possibile correlazione con le malformazioni e i tumori numerosissimi nella popolazione locale. Nello stabilimento ENI di Gela i magistrati ravvisarono l'ipotesi di un "reiterato comportamento criminoso". In Italia fino a qualche anno fa era vietato utilizzare il pet-coke come combustibile alternativo, ma ci ha pensato Berlusconi con il decreto legge 22 del 2002, poi convertito dalla legge 82 del 6 maggio 2002, a trasformare il pet-coke, molto nocivo secondo alcuni studi epidemiologici, in vero e proprio combustibile. Il decreto approvato corresse la classificazione del discusso materiale, fino ad allora considerato dalla legge Ronchi (passata sotto il primo Governo Prodi) come uno scarto tossico, confermò la tesi dell' Eni e annullò i rilievi dei periti della procura Il Wwf intervenne dicendo che il decreto sul pet-coke diventato legge era basato su presupposti inventati ed in contrasto con la normativa europea sul riutilizzo dei sottoprodotti di lavorazione delle raffinerie e sull'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili. L'elusione della normativa sui rifiuti consente su tutto il territorio nazionale l'utilizzo di uno scarto di lavorazione ad alto tenore di zolfo, di idrocarburi policiclici aromatici e di metalli pesanti (nichel e vanadio), in qualsiasi bruciatore, anche nei cementifici, senza che vengano adottate le migliori tecnologie disponibili. In pratica la "straordinaria necessità ed urgenza" che ha indotto a suo tempo il Governo all'emanazione del provvedimento legislativo riguardava il sequestro preventivo della raffineria ENI di Gela disposto dal Tribunale a causa della violazione delle normative vigenti a tutela dell'ambiente e della salute. Il Petrolchimico di GelaTornando a Gela, il coke da petrolio, quale residuo di produzione della raffineria, dopo il trattamento e lo stoccaggio, veniva inviato alla centrale termica per la produzione di energia, successivamente venduta all'Enel e ad altre società. Eppure la magistratura di Gela aveva qualificato il coke come un rifiuto e quindi assoggettabile alla normativa sui rifiuti, di conseguenza la centrale termica collegata alla raffineria doveva rispettare i vincoli previsti per il funzionamento e le emissioni degli inceneritori e non la normativa disposta per le centrali elettriche alimentate con combustibili tradizionali. Dopo nuove elezioni del 2001 a Palazzo Chigi arriva Silvio Berlusconi. La Sicilia è in subbuglio per il pet-coke e di concerto con il Ministro per i rapporti con le regioni La Loggia, insieme con il Ministro dell'Ambiente Matteoli, Berlusconi emana un decreto legge contenente "Disposizioni urgenti per l'individuazione della disciplina relativa all'utilizzazione del coke da petrolio negli impianti di combustione" per rasserenare gli animi... Così il pet-coke non risulta rifiuto tossico ma combustibile: miracolo! Lo sanno in tanti che è tossico, ma il governo gli ha cambiato i connotati, classificandolo come combustibile, utilizzabile quindi per alimentare il petrolchimico. I gelesi adesso "respirano" perché il pet-coke non è fuorilegge. Respirano veleno, come fanno da quarant'anni. Il decreto passa in parlamento mentre la città di Gela scioperava contro il sequestro della raffineria: la raffineria di Gela impiega circa tremila operai, l'economia di mezza città. L'ennesimo duro colpo ai sigilli della magistratura. Il decreto del Governo Berlusconi definiva, considerato l'elevato livello tecnologico, la combustione di pet-coke nella centrale di Gela "ambientalmente" sicura in considerazione dell'importanza strategica di tale prodotto per l'occupazione e l'economia nazionale (dl 7 marzo 2002, n.22) Nessuno, o quasi, mette in discussione l'Eni, che oggi è ancora più forte di prima. In merito all'aumento dei tumori a Gela, il Presidente della Raffineria Giorgio Lenzi, in occasione dell'incontro semestrale sull'attività del petrolchimico, ha fatto il punto sul piano di miglioramento ambientale dichiarando: «Se ci sono responsabilità accertate scientificamente, l'Eni è pronta a fare la sua parte» Intanto, Silvio e l'ENI hanno perlomeno "legalizzato" l'inquinamento con il silenzio-assenso della sinistra e con la destra che in Sicilia non ha rivali.
Le problematica di Gela si è ovviamente riproposta in altri posti d'Italia come Gaeta, dove se porti di Napoli e di Salerno hanno da anni vietato l'arrivo di queste carboniere, Gaeta si e' trasformata in un vero e proprio centro di smistamento verso i depositi presenti nella provincia di Sessa destinati ad alimentare i cementifici delle province limitrofe. Anche qui c'è stato un blitz della Procura nel porto dove si scarica pet-coke e la faccenda continua ad animare le popolazioni locali. Eppure nel 1991 la Capitaneria di Porto nel 1991 impose persino con due precise ordinanze l'uso di innaffiatori per evitare la sollevazione in aria del pulviscolo, il divieto di scarico in condizioni ventose e l'uso di contenitori o teli isolanti per evitare la fuoriuscita di materiale sulla banchina o nel bacino. Il deposito di pet-coke della Italcementi nell'Isola delle Femmine Località Raffo Rosso in Sicilia. Pet-coke nella cava a cielo aperto come Le "emergenze pet-coke" non riguardano purtroppo soltanto Gela. In Sicilia, nell'isola delle Femmine, la Cementeria della Italacementi, la principale società italiana nel settore dei materiali da costruzione, utilizza questo combustibile nei cicli produttivi. Eppure l'utilizzo del pet-coke può essere consentito non con un semplice confronto sull'eventuale rispetto dei limiti di legge, ma con una valutazione completa, che tenga conto della localizzazione, delle tecnologie applicate, delle vocazioni del luogo, dello sviluppo dello stesso.  Di recente LA7 in un rotocalco ha proposto le immagini del cumulo a cielo aperto di pet-coke in località Raffo Rosso nell'Isola delle Femmine; lo stesso deposito confina con una vasta area considerata dalla Comunità Europea ad alta protezione ambientale. Il comitato cittadino "Isola Pulita" in un comunicato stampa si è chiesto come faranno i dirigenti dell'Assessorato Territorio Ambiente che dovranno elaborare il loro parere all'interno dell'istruttoria A.I.A. della Italcementi, sono gli stessi dirigenti impegnati ad elaborare piani per la qualità dell'aria, che secondo informazioni di stampa e televisioni sembrano copiati totalmente da piani elaborati in precedenza dall'Assessorato Regione Veneto. Misteri della Politica.  Definiva Gela “una delle città più martoriate di un martoriato Mezzogiorno d'Italia” l’attuale Presidente della Regione Puglia, in una interrogazione parlamentare dai i banchi di rifondazione comunista. I fatti di Gela erano allora paragonabili, secondo Vendola, a quelli di Porto Marghera o in forme differenti a quelli di Brindisi, Manfredonia, Taranto e tante parti d'Italia, soprattutto del Mezzogiorno.  L’allora deputato Vendola prese posizione contro quel difficile conflitto tra le ragioni del lavoro e quelle dell'ambiente e della salute dei cittadini, con l'aggravante che a Gela 3.000 posti di lavoro rappresentavano tanta parte dell'economia di quella città.  Oggi il Presidente della Regione Puglia probabilmente rileggendo quella sua missiva sentirebbe il peso degli anni e della lotta. Di quella strana e anomala differenza fra attività di opposizione e di governo che sta al centro della vita democratica del nostro paese.  Nichi Vendola illustrava i successi della bonifica del distretto più industrializzato d'Europa, quello della Ruhr, dove si è stati in grado - senza perdere un posto di lavoro - di realizzare una bonifica straordinaria, anche in termini di riconversione industriale. Un sogno che Vendola rincorre ancora oggi con le bonifiche sui territori di Brindisi e Taranto devastati da decenni di industrialismo selvaggio.  Il Governo Berlusconi, secondo Vendola, all’epoca si rifugiò in un atto di copertura dell'ENI, emanando decreto di classificazione del pet-coke che smise improvvisamente di essere rifiuto per diventare combustibile. Un decreto che serviva semplicemente a formalizzare il prolungamento dell'agonia dello stabilimento di Gela.
“Una matassa veramente ingarbugliatissima di interessi e di beni che sono in gioco e che non dovrebbero essere posti in alternativa”, in questo modo Vendola definiva la contraddittorietà dei plausi del mondo sindacale presente sul territorio che accoglieva con favore il provvedimento del Governo Berlusconi che stringeva la mano all’ENI che pur avendo disatteso gli interventi di risanamento che era tenuta a realizzare vinse una battaglia importantissima. Nessuna richiesta di garanzia dei posto di lavoro per tutti i dipendenti diretti, per tutti i lavoratori dell'indotto e per tutti i dipendenti che sono da tempo a rischio di licenziamento; nessuna garanzia della retribuzione di fronte a una gravissima situazione che quei lavoratori che pagheranno anche con uno stillicidio di malattie tumorali; nessun impegno ad investire massicciamente in termini di bonifica ambientale e di lavoro ecocompatibile.
A Taranto invece a lanciare l'allarme è stato proprio il Sindaco Ezio Stefàno chiedendo all'Arpa Puglia di effettuare monitoraggi nei rioni Tamburi e Paolo VI. Parallelamente la magistratura ha fatto scattare un'inchiesta, grazie ai carabinieri del Noe e all'Agenzia dogane. Le contestazioni della magistratura partono da un'indagine fiscale: circa seimila tonnellate di pet-coke, stoccate nell'Italcave sequestrate per presunte irregolarità. La richiesta di del Sindaco deriva dalla notizia secondo la quale "per circa un decennio e solo fino a pochi giorni fa; numerosi autocarri sono stati adibiti giornalmente alla movimentazione del pet-coke dal porto al luogo di stoccaggio (l'Italcave, in territorio di Statte) e di qui alle varie cementerie dislocate nel Sud dell'Italia, prima fra tutte la Cementir di Taranto". Eppure nel verbale di accordo sindacale fra la Cementir e i sindacati del 20 Marzo 2002, si parla di "salvaguardia degli impianti", le Parti concordano che le situazioni di conflittualità non devono compromettere la funzionalità e la vita tecnica degli stessi, dietro strani algoritmi si parla di incentivi e premi di produzione per gli operai ma nessuna parola riguardante il pet-coke, nemmeno un commento relativo all'impatto della sostanza sulla salute dei lavoratori. In Puglia oltre alla Cementir ci sono altre 2 cementerie situate a Barletta e Galatina. Nella vicina Matera c'è una cementeria della Italcementi. Taranto quindi risulterebbe un porto hub per la movimentazione di una sostanza altamente cancerogena come il pet-coke. Le dichiarazioni del Sindaco di Taranto e la notizia del sequestro tornano a generare preoccupazione fra le popolazioni. L'indagine giudiziaria è cominciata dalla scoperta di una partita di pet-coke proveniente dallo stabilimento gelese, transitata in Puglia e destinata alla commercializzazione estera. Per gli inquirenti, quel tipo di Pet-coke non sarebbe legale, superando la soglia del 6% di zolfo. I Carabinieri del NOE di Lecce hanno sequestrato, presso uno stabilimento siderurgico di Taranto, circa 16.000 tonnellate di pet-coke. Si tratta di materiale importato dagli Stati Uniti e destinato alla miscelazione con carbone fossile per la produzione di coke siderurgico. Contestualmente, i militari hanno denunciato il legale rappresentante dello stabilimento per aver effettuato deposito di pet-coke su area priva di autorizzazione allo smaltimento nel sottosuolo di acque di dilavamento, per assenza di autorizzazione alle emissioni in atmosfera e per gestione illecita del rifiuto destinandolo ad un impiego diverso da quello previsto.
Ad oggi non è dato sapere in che termini si è discusso del pet-coke Ilva e se per caso qualcuno si è espresso contro il suo uso nella cokeria all'interno di un costituendo gruppo ristretto con funzioni istruttorie, nel quale si discute a porte chiuse. Tutto ciò non fa ben sperare la città di Taranto, la pubblicizzazione dei componenti di questo gruppo e del loro operato garantirebbe invece maggiore trasparenza ai cittadini di Taranto e all'intera Regione Puglia.
Adesso – in fase di rinnovo delle autorizzazioni ambientali (AIA) – istituzioni e organi tecnici dovrebbero fissare limiti precisi (ed "europei") per tutti gli inquinanti, pet-coke compreso: lo faranno?
Note: Vedi anche: http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/cronaca/gela/gela/gela.html

SICILIA, POLVERE E RANCORE

01/06/2011
Un inceneritore bloccato, un cementificio in attesa dell'ok definitivo per l'uso di un certo combustibile, un piano regolatore per la tutela dell'ambiente copiato, in molte sue parti, da quello della Regione Veneto, rancori e denunce: succedeva in Sicilia nel 2007
http://www.la7.it/ambiente/video/sicilia-polvere-e-rancore-01-06-2011-77064


ANZA' SALVATORE, BELLOLAMPO, BERTOLINO, CAGGESE GIUSEPPE, CANNOVA GIANFRANCO, DIOSSINA, ISOLA DELLE FEMMINE, Italcementi, PETCOKE, POLVERE E RANCORE, SANSONE VINCENZO,TARANTO, TOLOMEO PIETRO, TUMORI INFANTILI,

  SICILIA, POLVERE E RANCORE «Vittime del Pet-coke»


  SICILIA, POLVERE E RANCORE «Vittime del Pet-coke» ANZA' SALVATORE, BELLOLAMPO, BERTOLINO, CAGGESE GIUSEPPE, CANNOVA GIANFRANCO, DIOSSINA, ISOLA DELLE FEMMINE, Italcementi, PETCOKE, POLVERE E RANCORE, SANSONE VINCENZO,TARANTO, TOLOMEO PIETRO, TUMORI INFANTILI,