L’autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazioni delle condizioni locali.

Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte delle pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all’interno del provvedimento complesso.
Ricorso al TAR Palermo di Cittadini di Isola delle Femmine per annullamento decreto n 693 della Regione Sicilia a favore della Italcementi

Conferenze: 31 Luglio 2007-21 Novembre 2007-31 gennaio 2008-20 febbraio 2008-19 marzo 2008

Cambiamo Aria


Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio. L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene. E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quidi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.

Se intanto il camponato finisce, pazienza.

Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore
Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

mercoledì 23 luglio 2014

SCANDALO MAZZETTE, LA REGIONE CHIUDE LA DISCARICA DI MOTTA SANT'ANASTASIA IL BUSINESS DEI RIFIUTI IN MANO AI PRIVATI, ECCO I BIG E I LORO SPONSOR

IL BUSINESS DEI RIFIUTI IN MANO AI PRIVATI, ECCO I BIG E I LORO SPONSOR


di ANTONIO FRASCHILLA



La Sicilia è in mano ai padroni dei rifiuti e rischia di ritrovarsi in un'emergenza sanitaria senza precedenti se chiuderanno soltanto alcuni dei siti amministrati dagli imprenditori finiti agli arresti. Una situazione paradossale, frutto di scelte politiche e di un monopolio difeso con le unghie e con i denti dai proprietari dei principali impianti dell'Isola, spesso con l'aiuto dello sponsor politico giusto. A pagare, i cittadini di una regione che non ha praticamente livelli di differenziata accettabili, meno del 10 per cento, e si trova oggi con appena cinque grandi discariche in funzione e autocompattatori che viaggiano da una parte all'altra dell'Isola.

Ma chi sono i proprietari delle discariche? Quali i loro sponsor politici negli anni? E perché si è arrivati a questo stato dell'arte? Accantonata la vicenda termovalorizzatori dopo lo stop della Corte di giustizia europea e il sospetto di accordi a tavolino, il governo Lombardo nel 2009 punta tutto sulle discariche. Soprattutto su quelle private, che da sole si vedono in alcuni casi triplicare i volumi di abbancamento di rifiuti concessi per un giro d'affari da 700 milioni di euro. Una fetta grossa va proprio alla Oikos della famiglia di Domenico Proto che, come scrivono i pm nell'ordinanza di arresto, ottiene dal governo Lombardo autorizzazioni ad ampliamenti nelle discariche di Motta Sant'Anastasia per 2,5 milioni di mc.


Ma chi è Domenico Proto? Sicuramente un imprenditore conosciuto da diversi fronti della politica catanese, con rapporti e amicizie trasversali, dall'ex governatore Raffaele Lombardo all'ex senatore Domenico Sodano. Nelle ultime elezioni amministrative a Motta Sant'Anastasia il nome di Proto è stato spesso evocato dai vari candidati. Una campagna elettorale, quella nel Comune etneo, che si è giocata proprio sulla discarica della Oikos, contestata da alcuni, sostenuta da altri. Proto è considerato amico dell'ex senatore Sudano: la nipote, Valeria, è una deputata di Articolo 4 e insieme a Luca Sammartino, capogruppo all'Ars, ha sostenuto il sindaco vincente Anastasio Carrà, accusato dai rivali di avere una posizione morbida sul futuro della discarica.



Ma anche altri candidati sindaco hanno avuto un ruolo negli ampliamenti della discarica dei Proto, come l'ex sindaco Mpa Angelo Giuffrida, e proprio con il capo del partito, Lombardo, Proto vanta di avere rapporti diretti. In ogni caso, la Oikos insieme alla ditta romana Ipi è entrata anche nella raccolta dei rifiuti a Catania sotto l'amministrazione Stancanelli. Trovandosi oggi ad essere sia gestore della raccolta sia della discarica dove i rifiuti vanno a finire. Stancanelli però assicura di non avere tra i suoi amici i Proto: "Ho ricevuto nella scorsa campagna elettorale un finanziamento di 50 mila euro dalla Ipi, i Proto non mi hanno appoggiato nella sfida contro Enzo Bianco", dice.



Tra i principali avversari di Proto e della discarica dell'Oikos c'è il sindaco di Misterbianco Nino Di Guardo del Pd, che ha appena pubblicato un bando per la realizzazione di un grande impianto di compostaggio vinto dalla Sicula Trasporti. E qui compaiono gli altri grandi padroni dei rifiuti in Sicilia, la famiglia Leonardi che, nel 2009, si è vista autorizzare dalla Regione abbancamenti per 1,9 milioni di mc nella discarica di Grotte San Giorgio. Altra mega discarica è quella di Mazzarà Sant'Andrea, gestita dalla Tirreno Ambiente, il cui amministratore Giuseppe Antonioli è finito agli arresti: nel 2009 sotto il governo Lombardo ha avuto autorizzati abbancamenti per un fatturato apri a 155 milioni.



C'è poi una quarta grande discarica in funzione gestita da privati: quella di Siculiana di proprietà di Giuseppe Catanzaro, numero due di Confindustria Sicilia, l'associazione che dal 2009 esprime un assessore, sia nel governo Lombardo con Marco Venturi alle Attività produttive, sia in quello Crocetta con Linda Vancheri. Catanzaro ha avuto autorizzazioni nel 2009 per 2,9 milioni di metri cubi. Da qualche mese all'assessorato Energia sono stati avviati i procedimenti di revoca sia alla Oikos sia alla Tirreno Ambiente, ai quali si oppone l'assessorato Territorio e ambiente, ma una cosa è fuor di dubbio: un'eventuale chiusura dei siti farebbe scattare l'emergenza.



L'Isola com'è finita nelle mani dei privati? Il consulente nominato dall'ex assessore Marino, il docente Aurelio Angelini, non ha dubbi: "Per una scelta precisa del governo Lombardo, che negli stessi anni negava ai Comuni l'apertura di piccole discariche lasciando il monopolio ai privati".


http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/07/23/news/il_business_dei_rifiuti_in_mano_ai_privati_ecco_i_big_e_i_loro_sponsor-92245931/



SCANDALO MAZZETTE, LA REGIONE CHIUDE LA DISCARICA DI MOTTA SANT'ANASTASIA


Dopo l'arresto di un funzionario regionale e di quattro imprenditori del settore dei rifiuti, l'assessorato all'Energia non rinnova l'autorizzazione alla discarica catanese. A rischio il conferimento dei rifiuti per 90 comuni siciliani






L'assessorato regionale all'Energia non ha rinnovato l'autorizzazione per la discarica di contrada Valanghe d'Inverno, a Motta Sant'Anastasia, in provincia di Catania, bloccando il rinnovo del decreto del 2009 che la autorizzava. La decisione arriva dopo l'arresto di un funzionario regionale e di quattro imprenditori dei rifiutinell'ambito dell'operazione "Terra mia".


In particolare lo stop arriva anche per "la mancanza dell'obbligo di trattamento dei rifiuti con l'effetto che la discarica non è dotata di un impianto a monte idoneo". Il provvedimento firmato dal dirigente Marco Lupo dà 60 giorni di tempo alla Oikos, la società che gestisce la discarica, per presentare il piano di chiusura, in quanto la nuova discarica realizzata a fianco di quelle già esistenti e piene è stata aperta da meno di un anno e adesso deve essere bonificata. La società può fare ricorso al Tar, ma per la Regione a settembre la discarica deve essere chiusa




Soddisfazione per il no della Regione Siciliana alla discarica è stata espressa dai deputati M5s all'Ars. "Lo scorso anno - commentano i Cinquestelle - avevamo sottoscritto la mozione all'Ars, in cui impegnavamo il governo alla revoca del medesimo decreto. Veniva chiesto, altresì, di provvedere all'individuazione di un sito alternativo, adeguatamente distante dai centri abitati".






Il funzionario confessa e collabora
Rifiuti, l'indagine parallela






 
 







Il funzionario dell'assessorato regionale al Territorio e ambiente risponde al Gip e si dice pronto a farlo anche con i pubblici ministeri di Palermo. Che oggi gli chiederanno notizie non solo sull'inchiesta sfociata negli arresti di venerdì, ma pure su quella ancora top secret. Possibile il coinvolgimento di altri imprenditori.

PALERMO - Confessa e collabora. Gianfranco Cannova risponde al Giudice per le indagini preliminari e si dice pronto a fare la stessa cosa con i pubblici ministeri. Che gli chiederanno notizie non solo sull'inchiesta per cui venerdì è stato arrestato, ma pure su quella ancora top secret.

Esiste, infatti, un'indagine parallela a quella sulle mazzette intascate dal funzionario dell'assessorato regionale al Territorio e ambiente, sfociata nel blitz di venerdì scorso. E sempre di tangenti si tratterebbe, ma nel mirino ci sarebbero altri imprenditori. Non solo i quattro finiti ai domiciliari. E non è escluso il coinvolgimento anche di altri pubblici funzionari.


I pubblici ministeri di Palermo scandagliano quella che è stata definita la capacità di Cannova di sfruttare “le sue doti di abile tessitore di rapporti professionali, di amicizie e di contatti gestendo il proprio incarico di servizio come un fatto privato; peraltro è emerso che gli interventi facenti parte dei patti criminosi hanno riguardato anche atti non di stretta competenza dell'ufficio dove operava direttamente il funzionario, ma comunque venuti a conoscenza di quest'ultimo in ragione del suo ruolo istituzionale o sfruttando le sue conoscenze e amicizie con soggetti operanti in altri uffici pubblici, anch'essi impegnati nel settore delle discariche e dello smaltimento dei rifiuti”. 


La due giorni in Procura di Cannova è iniziata ieri e proseguirà oggi. Innanzitutto ha scelto di non avvalersi della facoltà di non rispondere nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al Giudice per le indagini preliminari Vittorio Anania. Tre ore di risposte, fra mattina e pomeriggio, in presenza dei suoi legali, gli avvocati Massimo Motisi e Giuseppe Torre, per ammettere alcuni episodi di corruzione e per smentirne altri. La vicenda della macchina e del televisore pagati dagli imprenditori per i suoi favori non sarebbero andate, secondo il suo racconto, per come li hanno ricostruiti i poliziotti della sezione Reati contro la pubblica amministrazione della Squadra mobile.

Era impossibile, però, negare l'evidenza delle intercettazioni da cui emergevano le mazzette in contanti. Gli imprenditori finiti ai domiciliari sono gli agrigentini Calogero e Nicolò Sodano, il catanese Domenico Proto e il novarese Giuseppe Antonioli. C'è, però, l'inchiesta parallela per cui Cannova nei mesi scorsi ha ricevuto la proroga delle indagini. Ed è un'indagine successiva ancora in divenire per la quale è stato necessario un supplemento investigativo.


http://livesicilia.it/2014/07/22/fianfranco-cannova-confessione-mazzette-corruzione-rifiuti-tangenti-palermo_519232/?stampa=1


Motta, i motivi della chiusura della discarica 
La Regione: stop e bonifica entro ottobre

Se il programma stilato dal dirigente regionale Marco Lupo verrà rispettato, entro l’autunno l’impianto di contrada Valanghe d’inverno dovrà terminare ogni attività. Nel frattempo l’azienda proprietaria – la Oikos spa, coinvolta nell’inchiesta della magistratura palermitana Terra mia – dovrà garantire il servizio di raccolta e conferimento dei rifiuti. Ma rimane l’incertezza su quali saranno le nuove destinazioni dei compattatori di 90 Comuni



Un’inchiesta effettuata da un pool di tecnici, diverse conferenze dei servizi, un’indagine della magistratura il cui eco ancora si fa sentire tra le pareti di numerosi uffici regionali e non solo. Tanto è stato necessario per permettere al dipartimento regionale dell’Energia di non rinnovare l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata alla Oikos spa per l’attività della discarica di contrada Valanghe d’inverno, a Motta Sant’Anastasia. La notizia è giunta oggi, ma la decisione è stata presa il giorno prima dal dirigente incaricato, Marco Lupo.


Le obiezioni presentate ai vertici della Oikos (il cui rappresentante, Domenico Proto, è agli arresti domiciliari perché coinvolto nell’operazione Terra mia) non sono state superate. Nella loro relazione i tecnici «avevano evidenziato, sotto diversi profili, l’insussistenza delle condizioni giuridiche e fattuali necessarie per il richiesto rinnovo del drs 221 del 29 marzo 2009», si legge nel decreto firmato ieri. Criticità non da poco, che «assumono particolare rilevanza, ai fini del diniego del rinnovo dell’autorizzazione». L’elenco è denso: si va dalla «dichiarazione di illegittimità dal punto di vista urbanistico», al «procedimento di Via (Valutazione di impatto ambientale, ndr) viziato» perché redatto e depositato oltre i termini. E poi la violazioni di alcune normative – anche comunitarie – per il pretrattaggio dei rifiuti e la biostabilizzazione della frazione organica e la mancanza di delimitazione dell’area di pertinenza dell’impianto Oikos
Nell’ordinanza viene citata l’inchiesta dalla Procura di Palermo, un elemento, confermano vertici del dipartimento regionale, che ha avuto un indubbio peso sulla decisione finale del dirigente Lupo. Viene dunque ritenuto «necessario e conseguente all’emissione del provvedimento di diniego di rinnovo dell’Aia 221/2009, la predisposizione di un progetto di chiusura definitiva» e inoltre «autorizzare e programmare le modalità di realizzazione del ripristino ambientale e le attività di postgestione della discarica». Chiusura e bonifica.
Ma il problema che numerosi cittadini di Motta e della vicinaMisterbianco, subito dopo l’euforia per la notizia della chiusura, hanno sollevato attraverso i social network riguarda la nuova destinazione dei rifiuti. Un interrogativo al quale i dirigenti regionali non danno risposta. «Ad oggi presso la discarica vengono conferiti i rifiuti prodotti nei territori di circa 90 Comuni appartenenti a diversi ambiti ottimali (Ato)». Sono quattro catanesi, uno di Enna e di Ragusa, tre di Messina. All’azienda è intimato di «assicurare la continuità del servizio pubblico di raccolta degli rsu destinati allo smaltimento, per un periodo breve ma idoneo a consentire al dipartimento di riorganizzare il flusso dei rifiuti e riprogrammare un piano dei conferimenti che ad oggi vengono effettuati nella discarica di contrada Valanghe d’inverno, mediante l’individuazione di siti alternativi per lo smaltimento». Quali saranno le nuove rotte è difficile prevederlo. L’altro sito emergenziale della Sicilia orientale è quello messinese di Mazzarrà Sant’Andrea, anche questo sotto inchiesta, che già ospita camion da oltre cento cittadine siciliane. L’altra struttura papabile è dunque quella di Siculiana, in provincia di Agrigento.
Per il sito mottese è disposto che il progetto definitivo di chiusura e ripristino ambientale «dovrà essere trasmesso al dipartimento regionale dell’Acqua e dei rifiuti entro il 31 agosto». Il documento sarà verificato dagli enti competenti e dovrà essere attuato entro 60 giorni dall’approvazione. Se il probabile ricorso presentato da Proto non dovesse essere accettato, entro ottobre i cancelli dell’impianto di contrada Valanghe d’inverno dovrebbero chiudersi.



"ECCO LE MAZZETTE NEGLI UFFICI": IL FUNZIONARIO CONFESSA. INCHIESTA BIS SULLE DISCARICHE


Cannova parla per otto ore e sarà interrogato di nuovo oggi. Ancora corruzione nella nuova indagine della procura
di SALVO PALAZZOLO



" TERRA MIA" ALCUNI SEQUESTRI 
 Ammette di aver preso mazzette dai ras dello smaltimento rifiuti in Sicilia. "Avevo bisogno di soldi per i miei figli", sussurra quasi in lacrime. Gianfranco Cannova, il funzionario dell'assessorato al Territorio arrestato venerdì dalla squadra mobile, ha confessato davanti al gip Vittorio Anania. E adesso è disposto pure a collaborare con la procura di Palermo: già questa mattina, si ritroverà davanti ai pubblici ministeri Alessandro Picchi, Daniela Varone e Alessandro Clemente, per un altro lungo interrogatorio che potrebbe segnare l'inizio di un nuovo terremoto giudiziario alla Regione.






Di sicuro, sull'assessorato al Territorio c'è già una nuova indagine della sezione reati contro la pubblica amministrazione della squadra mobile. Un'indagine su altre mazzette che sarebbero state intascate da Cannova e forse anche da altri impiegati avvicinati dagli imprenditori che gestiscono il business milionario delle discariche in Sicilia. Si tratta di un'inchiesta ancora coperta dal più rigido segreto istruttorio, ma Cannova deve aver capito che il cerchio attorno a lui si è ormai stretto. E così, ieri, si è trovato davanti a un bivio fondamentale per la sua vita. Ad assisterlo ci sono gli avvocati Massimo Motisi e Giuseppe Torre. Il funzionario, da venerdì in carcere, da sabato sospeso dal servizio, ha fatto la sua scelta e ha detto ai magistrati: "Sono disposto a raccontarvi cosa accadeva alla Regione".



http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/07/22/news/ecco_le_mazzette_negli_uffici_il_funzionario_confessa_inchiesta_bis_sulle_discariche-92113696/



Rifiuti, affari e campagne elettorali tutte le pressioni della politica

IL RETROSCENA
ANTONIO FRASCHILLA

LE PRESSIONI della politica e le discariche, un intreccio che rischia di consegnare la Sicilia ai padroni dei rifiuti. Senza alternative. L'indagine sulle mazzette che ha portato all'arresto di un funzionario regionale e di quattro imprenditori del settore alza il velo sulle pressioni che alcuni esponenti politici avrebbero fatto per far aprire o meno un sito, consentirne o meno l'allargamento.

Di certo c'è che questa vicenda ha una data d'inizio precisa: il grande affare delle discariche e l'enorme pressione sull'amministrazione per avere autorizzazioni inizia nel 2009, quando il governo Lombardo dà l'ok ad aumenti di volumi di rifiuti che valgono 700 milioni di euro di fatturato. Bloccati, giustamente, i termovalorizzatori, l'allora governo regionale autorizzò aumenti della capacità di accogliere rifiuti nelle discariche dell'Isola per 13 milioni di metri cubi. Quali sono i siti che hanno ricevuto i via libera maggiori? Certamente tra questi c'è la discarica di Mazzarà Sant'Andrea, gestita dalla Tirreno ambiente amministrata da Giuseppe Antonioli, finito agli ar-stu resti: a questo sito sono stati autorizzati conferimenti per 1,7 milioni di metri cubi, che valgono un volume d'affari pari a 155 milioni. Ancora maggiori i volumi autorizzati dal governo Lombardo alla discarica di Motta Sant'Anastasia, gestita dalla Oikos di Domenico Proto, anche lui agli arresti: 1,8 milioni di metri cubi per un fatturato di 185 milioni. Leggermente inferiori i numeri autorizzati all'altra mega discarica del Catanese, quella di Grotte San Giorgio gestita dalla Sicula trasporti della famiglia di Giuseppe e Salvatore Leonardi: 1,9 milioni di tonnellate per un volume d'affari pari a 173 milioni.

Qui inizia la pressione nei confronti dell'amministrazione. Dalle carte dell'indagine che ha portato agli arresti della scorsa settimana emergono conferme a questo scenario. Gli inquirenti sottolineano, a esempio, l'ampliamento "anomalo" consentito dal governo Lombardo per una discarica Oikos, quella di Tiritì, nonostante fosse «già attiva da trent'anni, ad una distanza dai centri abitati ben inferiore ai 5 chilometri prescritti da una legge del ‘94». Assodato comunque l'interesse di Proto e il ruolo del governo Lombardo nel puntare sulle discariche, dalle carte emerge dell'altro. Ad esempio quando gli imprenditori Sodano di Agrigento, anche loro finiti agli arresti, chiedono al funzionario Cannova di sapere perché ci sono opposizioni alla realizzazione delle loro due discariche a Noto e Pachino, la risposta del dipendente regionale è questa: «Mi chiamano tutti i politici, mi chiama pure il Presidente Lom-bardo, mi dice il presidente Lombardo vedi di revocare questa, questa discarica perché altrimenti il posto ti giochi ».Ma il nome del governatore non compare solo in questo passo. In un'altra intercettazione l'imprenditore Calogero Sodano, al telefono con Cannova, dice: « Per ora c'è «chi » presidente Lombardo che mi ha mandato a chiamare, tramite.. Di Mauro (deputato regio-nale dell'Mpa, ndr) perché vuole una presenza alle elezioni ».Contro la discarica dei Sodano si sarebbe schierato poi anche l'ex deputato dell'Mpa, Giuseppe Gennuso. Scrivono gli inquirenti: «In particolare, ad assecondare le proteste era un consigliere regionale, tale Giannuso, il quale — pur senza averne titolo — avrebbe preso parte alla conferenza dei servizi».

In un altro passaggio, invece, gli inquirenti continuano a citare il nome di Lombardo, quando Proto non sembra avere remore «a confidare al Cannova del suo incontro avuto con l'allora presidente ». In altre intercettazioni invece Cannova fa il nome del deputato Lino Leanza, parente dell'ingegnere Zuccarello allora responsabile del servizio Via-Vas, che si oppone ad ampliamenti della discarica dell'Oikos. E dalle carte saltano poi fuori i nomi dell'ex senatore Domenico Sudano, al quale Proto chiamava per avere ragguagli su un decreto nazionale al quale teneva molto. E il politico lo tranquillizzava: «Martedì è alla firma di Berlusconi».

Incontri, pressioni, emissari politici per aiuti alle elezioni. Qualcosa non torna, quanto meno. Una cosa è fuori di dubbio: le scelte politiche avallate tra il 2009 e il 2011 hanno messo la Sicilia in mano ai privati gestori delle discariche. E adesso il paradosso è che un'eventuale chiusura dei siti della Oikos e della Tirreno ambiente potrebbe creare un allarme sanitario senza precedenti.
Così il business dei rifiuti è finito nelle mani dei privati L'ok del governo Lombardo all'ampliamento dei siti dell'Isola

Gli inquirenti giudicano "anomalo" l'allargamento di un bacino dell'Oikos "troppo vicino al centro abitato"




INTANTO NEL 2011..........


Bonaiuto, sulla discarica basta speculazioni.


Il sindaco, Paolo Bonaiuto, spiega le motivazioni che lo hanno portato a revocare il parere espresso in precedenza. E’ stato evidenziato come il luogo prescelto dalla SoAmbiente per realizzare l’opera fa parte di una zona archeologica. Inoltre il Comune non aveva dato parere sul piano tecnico.
PACHINO – «Sulla vicenda discarica credo che siano state poste le basi per mettere la parola fine a tutta la vicenda». Ad affermarlo è stato il sindaco di Pachino Paolo Bonaiuto che mercoledì scorso si è recato a Palermo, insieme all’architetto Enzo Frazzetto dell’ufficio tecnico ed all’ingegnere Piero Drago in qualità di rappresentante del comitato civico sorto per protestare contro la realizzazione dell’impianto di stoccaggio, ed al deputato all’Ars Pippo Gennuso. «Adesso cessino tutte le speculazioni sorte sull’argomento, -ha affermato Bonaiuto, che ha smentito con i fatti le illazioni circa la sua diserzione dell’importante appuntamento-.
Agli altri enti che partecipano alla conferenza dei servizi è stata illustrata la posizione del comune di Pachino, e sono state ribadite le motivazioni che ci hanno portato a revocare il parere in precedenza espresso. Grazie anche al comitato ed alla partecipazione popolare infatti, -ha continuato Bonaiuto- ci siamo accorti di alcuni punti oscuri che prima non erano stati evidenziati a dovere. Dopo avere approfondito la vicenda, anche mediante la consultazione di esperti di fiducia, abbiamo ritenuto doveroso chiedere la riconvocazione della conferenza e revocare il parere positivo dato in assoluta buona fede
Ora attendiamo il parere degli altri enti fra cui la Soprintendenza che, in prima istanza non era stata convocata. Siamo fiduciosi, comunque, in merito a quanto sarà deciso. Certamente il parere negativo del comune ha un peso determinante». Nel corso della conferenza dei servizi la casa municipale ha evidenziato come il luogo prescelto dalla SoAmbiente per la realizzazione della discarica, fa parte di una zona archeologica, e a pochi metri siano stati approvati dei progetti di insediamenti turistici per un totale di circa 1.400 posti letto. Inoltre il comune di Pachino, fino ad oggi non aveva mai espresso un parere sul piano tecnico, mentre le relazioni dell’Area 3 (dipartimento regionale di sviluppo ambientale) è pervenuto successivamente alla data della prima conferenza dei servizi.
Contrario alla realizzazione della discarica è stato anche il rappresentante dell’Asp (servizio igiene ed ambienti di vita) che ha sottolineato come non sia affatto chiaro quali sono i tipi di materiale da smaltire in discarica. Il presidente della conferenza dei servizi, l’architetto Cannova ha preso atto dei nuovi pareri delle varie componenti e delle eccezioni della So Ambiente che invece considerava chiusa la partita dopo l’esito della prima conferenza svoltasi il 13 aprile scorso, riservandosi di decidere. Nessun rischio, inoltre, dovrebbe correre l’amministrazione in ordine ad una possibile richiesta di risarcimento danni della SoAmbiente.
Autore: Salvatore Marziano.
Fonte: La Sicilia 01/07/2011



C'è l'ipotesi di una discarica vicino al centro abitato



PACHINO - Una discarica non molto distante dal centro abitato? L'ipotesi è più che plausibile stando ad un documento dell'Assessorato Regionale al territorio e ambiente registrato al protocollo del comune il 23 marzo scorso. L'oggetto del documento è il seguente: Procedura Aia - impianto Ippc - ditta Soambiente srl - progetto per i lavori di recupero ambientale di una ex cava di calcarenite mediante la realizzazione di un impianto di smaltimento per rifiuti non pericolosi, principalmente terre e rocce da scavo, sita in contrada Camporeale nel territorio di Pachino. La conferenza dei servizi decisoria si è tenuta il 13 aprile scorso.


La Soambiente srl di Agrigento ha presentato istanza per ottenere il rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, ai sensi del decreto legislativo 59/2005, per l'impianto di contrada Camporeale. L' assessorato regionale, in qualità di autorità competente, dopo il controllo preliminare della documentazione allegata all'istanza stessa ha convocato l'incontro informativo lo scorso 9 febbraio e la conferenza dei servizi istruttoria il 15 marzo. La conferenza dei servizi decisoria si è svolta a Palermo, negli uffici del servizio 1/Via dell'assessorato regionale territorio e ambiente. Nella stessa sede sono depositati gli atti relativi alla pratica in questione. Responsabile del procedimento è l'architetto Gianfranco Cannova.


MAZZETTE TRUCCATE, SMS IN CODICE, INCONTRI IN AUTO: ECCO IL MANUALE DEL TANGENTISTA


Le intercettazioni svelano i retroscena dell'inchiesta che ha portato alla sbarra il funzionario dell'assessorato Ambiente, arrestato con altri burocrati, e i suoi rapporti con i big del settore rifiuti
di SALVO PALAZZOLO


L'ultima regola del perfetto tangentista è davvero un colpo di genio: il funzionario corrotto fa un piccolo bonifico all'imprenditore. "Te li do io i soldi, sono dodici tondi - spiegava Giuseppe Antonioli, amministratore della "Osmon" a Gianfranco Cannova, impiegato infedele dell'assessorato al Territorio - basta a giustificare... Se vengono e dicono, io gli rispondo: "Ma questo è un mio amico, questo signore mi deve dare dei soldi...". Dunque, una tangente travestita da prestito. La mazzetta è diventata ormai una roba da manuale, con le sue regole fisse, che emergono tutte dall'ultima inchiesta della squadra mobile e della procura.


Regola numero uno. La mazzetta continua ad essere consegnata in auto. "Aspetta che ti lascio quelle cose", diceva l'imprenditore Domenico Proto a Cannova. C'era una cimice piazzata nella vettura del funzionario. "Mettiti più avanti", sussurrava Proto. "Io non ti voglio far camminare con la borsa, Mimmo mi metto là vicino?", chiedeva Cannova. A quel punto, la cimice rassegnò dei rumori: l'apertura di un cruscotto, un fruscio di banconote. L'impreditore disse: "Scusa, t'abbastano i piccioli per Cappeddanno?". Nell'auto di Cannova si tenne anche un'altra consegna di denaro, quella fatta da Antonioli, per consentire al funzionario di fare un bonifico di copertura. Anche in quel caso, i poliziotti della "mobile" sentirono fruscio di banconote che venivano contate.


Regola numero due del nuovo tangentista: meglio gli sms in codice delle telefonate. Anche questa regola è stata svelata dagli investigatori. L'imprenditore Proto, il grande corruttore, veniva chiamato dal funzionario con l'appellativo di "fax". Quando sorgeva la necessità di un incontro riservato, Cannova mandava un messaggio a un intermediario, scrivendogli: "Il fax in ufficio è acceso?". Un giorno, sul telefonino di Cannova arrivò un altro sms: "Aspetta il fax all'Excelsior per le 11,30". Era il segale dell'ennesimo incontro. Al Grande hotel Excelsior di Catania.


Regola numero tre. I pagamenti per le vacanze-regalo al funzionario corrotto meglio farli fare alla segretaria con la sua carta di credito. "Poi Mimmo (Domenico Proto  -  ndr) gli restituisce i soldi", così Cannova spiegava alla moglie, che però si insospettiva: "Sì, ma non ha senso, un'impiegata come se lo permette di pagare una vacanza di 6000 euro per una settimana? Perché tanto noi consumiamo". Il marito la rassicurava: "Lo può fare". La moglie insisteva: "Un'impiegata lo può fare? Perché, quanto guadagna?". Risposta di Cannova: "Lo può fare nel senso che è la ditta che le offre il premio del soggiorno". Commento della moglie: "Mi sembra una stronzata. E se questa un giorno se la canta come quella di Bossi? Lui non deve dare... lui non deve dare". La signora Cannova invocava il rispetto alla lettera del manuale del perfetto tangentista.


Regola numero quattro, la più criminale di tutte. In un ufficio meglio avere due corrotti che uno. Ma prima di corrompere il secondo, informarsi bene con il primo. Così faceva Proto, che chiese notizie a Cannova su un suo collega: "Ci faccio firmare sta cosa. Dieci, venti, trentamila euro pure per... ". Cannova fece intendere che anche il suo collega aveva già preso soldi in passato. Dunque, via libera con la proposta: "Ancora legna ci devi mettere nel fuoco?".


Le intercettazioni hanno svelato tutte le regole dei corrotti. Quelle vecchie e quelle nuove. Regole che hanno fatto della corruzione un "lavoro". Così spiegava il solerte funzionario Gianfranco Cannova al figlio: "Se io lavoro mi da... mi da i soldi... non regala nessuno niente. Se tu li meriti perché sei bravo e lavori, te li danno". Ti "danno" non lo stipendio, ma le mazzette. Il giudice delle indagini preliminari Vittorio Anania commenta nel suo provvedimento: "La corruzione vista come un "lavoro" ed applicata come fosse una "regola di vita"".




Mazzette e discariche, aperta un'indagine interna all'assessorato Ambiente: "Si cercano complicità"

Nelle carte dell'inchiesta i dubbi degli inquirenti sul sistema dei controlli. Una commissione al dipartimento "Accertamenti affidati a esterni". Nel mirino i contatti del funzionario regionale arrestato con altri burocrati e politici. I rapporti con i big del settore rifiuti


Davvero un semplice funzionario poteva influenzare e a volte prendere decisioni su discariche, rifiuti e autorizzazioni milionarie? Davvero Gianfranco Cannova, arrestato perché secondo gli inquirenti avrebbe intascato mazzette dai titolari delle principali discariche private siciliane, ha fatto tutto da solo? A queste domande proverà a dare una risposta una commissione che sarà nominata dal dirigente del dipartimento Territorio e ambiente Gaetano Gullo, che sulla vicenda delle discariche dell'Oikos e della Tirreno ambiente vuole vederci chiaro. Specie dopo che lui stesso lunedì scorso ha firmato un verbale che alle contestazioni mosse dall'ex assessore Nicolò Marino e dal dirigente Rifiuti Marco Lupo sull'Oikos risponde che tutto è a posto e la discarica può continuare a lavorare: "Convocherò subito i dirigenti del mio dipartimento per capire perché hanno dato parere favorevole e mi hanno fatto firmare questo atto su una discarica nell'occhio del ciclone", dice. Il funzionario
del servizio autorizzazioni Via-vas deve rispondere al dirigente dell'Unità operativa, al dirigente del servizio, al dirigente generale del dipartimento e, a volte, anche all'assessore al ramo. Come faceva Cannova a garantire il risultato agli imprenditori in piena solitudine? Insomma, sull'assessorato Territorio e ambiente, ma anche sui dirigenti che hanno lavorato all'assessorato Energia, ancora ci sono zone d'ombra sulle quali fare luce. Da qui la decisione del neo dirigente generale Gullo di nominare una commissione d'inchiesta esterna: "Voglio nominare professionisti che non hanno alcun rapporto con dipendenti dell'amministrazione ", dice Gullo.

Una cosa è certa: dalle carte dell'indagine che ha portato all'arresto del funzionario e di quattro imprenditori (tra i quali i re delle discariche siciliane, il catanese Domenico Proto e Giuseppe Antonioli) emergono dubbi degli inquirenti sul coinvolgimento di altri dirigenti, quanto meno superficiali in alcuni atteggiamenti e decisioni. A esempio nelle carte dell'indagine si cita un pranzo avvenuto tra Proto, Cannova e un altro alto dirigente del settore Rifiuti in un noto ristorante di Palermo. Gli inquirenti sottolineano "l'atipicità" di questo incontro in ambienti non istituzionali tra i funzionari pubblici e "un soggetto privato" interessato in un procedimento amministrativo gestito da quegli stessi funzionari. Ma c'è di più. Dalle intercettazioni emerge anche che il Cannova avrebbe proposto a Proto di pagare anche questo alto dirigente del Rifiuti che, a suo dire, era vicino al Partito democratico.
In un'altra intercettazione, invece, Cannova tranquillizzava gli imprenditori sull'esito di una conferenza di servizio grazie ai "suoi canali e amicizie" all'interno della macchina burocratica. Non solo, dalle carte
emerge poi come Cannova entrava in contrasto con alcuni dirigenti dei dipartimenti Territorio e Rifiuti, questi magari erano mossi da altri motivi politici perché parenti di deputati catanesi che sponsorizzavano altre iniziative a scapito della Oikos.
E, ancora, Cannova dimostra di avere rapporti diretti anche con ispettori dell'Arpa, che invitava a pranzo per discutere di iniziative su alcune discariche. Ad altri dirigenti del dipartimento, invece, Cannova chiedeva "informazioni" riservate: come ad esempio sulla situazione burocratica riguardante la società Osmon, riconducibile all'imprenditore Antonioli, ottenendo "dettagliate informazioni nonché l'apparente disponibilità dello stesso dirigente contattato ad aiutare l'Antonioli e la sua società". Il dirigente in questione provava poi a convincere della bontà dell'iniziativa presentata dalla Osmon l'allora responsabile del dipartimento Energia Gianluca Galati.


Insomma, le complicità, più o meno volontarie, ci sono state, eccome. E proprio su queste si baserà adesso l'indagine interna al dipartimento Ambiente: "Ci saranno trasferimenti, qui dobbiamo cambiare proprio aria", assicura l'attuale dirigente generale Gullo, che denuncia come il caso Cannova riguardi anche il sindacato. "Avevamo trasferito il dipendente ben prima degli arresti di ieri, proprio perché ci era sembrato che qualcosa non quadrava  -  dice Gullo  -  a esempio vedevamo troppi politici venire in dipartimento a parlare direttamente con lui. Ma la Uil ci ha fatto opposizione perché in quanto rappresentante sindacale Cannova non poteva essere trasferito. Così è tornato nello stesso ufficio della Via-Vas e delle autorizzazioni. Anche questo un paradosso sul quale andrebbe fatta chiarezza". Intanto i grillini chiedono di revocare l'autorizzazione alla discarica di Motta Sant'Anastasia dell'Oikos, nonostante proprio lunedì scorso Gullo abbia firmato il verbale che invece sostiene che nel sito tutto è in regola. Una bella matassa che sarà difficile da districare.







Humanitas: è un cugino di Lino Leanza a firmare la concessione edilizia…







…E MENO MALE CHE L’ATTUALE GOVERNO REGIONALE HA FATTO APPROVARE DALL’ARS UNA LEGGE ANTIPARENTOPOLI…
Magari si tratta solo di una coincidenza. Ma in questa storia dell’Humanitas, le ’coincidenze’ anomale, i dietrofront e il valzer di dichiarazioni contradditorie sono davvero tante. La vicenda è ormai nota. Parliamo del nuovo centro oncologico di Misterbianco, in questi giorni al centro di furiose polemiche, come vi abbiamo raccontato in numerosi articoli.
In breve, la storia comincia nel 2011 quando il centro, già attivo a Catania,  chiede alla Regione di ampliare la struttura con  nuovi posti letto e la realizzazione di un nuovo centro a Misterbianco.
Permesso accordato nel 2012, come ha confermato lo stesso amministratore della società, Giuseppe Sciacca, zio (ed ecco la prima coincidenza) di Luca Sammartino,deputato regionale di Articolo 4, il Movimento fondato dall’ex Mpa, Lino Leanza (nella foto sotto), che da autonomista si è trasformato in uno dei main sponsor del Governo regionale di Rosario Crocetta, che dell’Autonomia siciliana sta facendo carta straccia. In ogni caso (si sa, i politici cambiano spesso idea e casacche) si procede dunque all’acquisto dei terreni e all’ottenimento di tutti i permessi necessari.
Si arriva così a Luglio di quest’anno, quando l’attuale assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino, porta in Giunta la delibera in questi giorni nell’occhio del ciclone. Prevede la realizzazione del centro e la creazione di nuovi posti letto per le branche urgenti di oncologia, ortopedia e neurologia. Ovviamente in convenzione.  Si gioca tutto
lino leanza

sugli accreditamenti indirettamente a carico dei contribuenti. Il tutto mentre la sanità pubblica siciliana è allo sfacelo.



Una volta scoppiata la bomba,  il Governo regionale cade  nel ridicolo: affermare che una delibera di Giunta “è sospesa” è una contraddizione in termini: che senso ha portare in Giunta regionale una delibera, approvarla e poi dire che è “sospesa”?
Ancora: perché se l’intenzione era di revocarla – e già questo è contraddittorio, se non ridicolo – si è proceduto poi alla firma dell’accordo esecutivo? Lo conferma lo stesso Sciacca: assessorato alla Salute e Humanitas hanno firmato il contratto lo scorso Settembre. Non a caso, i cantieri sono aperti, si lavora a pieno ritmo.
Insomma, parliamo di un business della sanità privata dai contorni oscuri e tenuto nell’ombra fino a quando i giornali non hanno provato a fare luce su una vicenda piuttosto strana. Un business ancora tutto da chiarire (di chi erano i terreni acquistati dall’Humanitas?) dove si intrecciano politica e affari e parenti.
L’ad della società, Giuseppe Sciacca, per l’appunto, non è l’unico a vantare parentele eccellenti. Vedi caso, c’è anche un cugino indiretto di Lino Leanza (acquisito dalla moglie), tra i protagonisti di questa storia. Si tratta di Salvatore Zuccarello, dirigente del Comune di Misterbianco che ha firmato le concessioni edilizie, come vi mostriamo nel documento in allegato.
Coincidenza? Sarà. Ma questa storia puzza. Pure troppo.
Ma il presidente della Regione, Crocetta, e la sua maggioranza – Lino Leanza in testa – non sono quelli che, la scorsa estate, hanno tenuto l’Ars impegnata con la legge ‘Antiparentopoli’?
Che coerenza, ragazzi!

LA CONNCESSIONE EDILIZIA FIRMATA DA ZUCCARELLO, CUGINO DI LEANZA



Humanitas: è un cugino di Lino Leanza a firmare la concessione edilizia…





Mazzette e discariche, aperta un'indagine interna all'assessorato Ambiente: "Si cercano complicità"

Nelle carte dell'inchiesta i dubbi degli inquirenti sul sistema dei controlli. Una commissione al dipartimento "Accertamenti affidati a esterni". Nel mirino i contatti del funzionario regionale arrestato con altri burocrati e politici. I rapporti con i big del settore rifiuti


Davvero un semplice funzionario poteva influenzare e a volte prendere decisioni su discariche, rifiuti e autorizzazioni milionarie? Davvero Gianfranco Cannova, arrestato perché secondo gli inquirenti avrebbe intascato mazzette dai titolari delle principali discariche private siciliane, ha fatto tutto da solo? A queste domande proverà a dare una risposta una commissione che sarà nominata dal dirigente del dipartimento Territorio e ambiente Gaetano Gullo, che sulla vicenda delle discariche dell'Oikos e della Tirreno ambiente vuole vederci chiaro. Specie dopo che lui stesso lunedì scorso ha firmato un verbale che alle contestazioni mosse dall'ex assessore Nicolò Marino e dal dirigente Rifiuti Marco Lupo sull'Oikos risponde che tutto è a posto e la discarica può continuare a lavorare: "Convocherò subito i dirigenti del mio dipartimento per capire perché hanno dato parere favorevole e mi hanno fatto firmare questo atto su una discarica nell'occhio del ciclone", dice. Il funzionario
del servizio autorizzazioni Via-vas deve rispondere al dirigente dell'Unità operativa, al dirigente del servizio, al dirigente generale del dipartimento e, a volte, anche all'assessore al ramo. Come faceva Cannova a garantire il risultato agli imprenditori in piena solitudine? Insomma, sull'assessorato Territorio e ambiente, ma anche sui dirigenti che hanno lavorato all'assessorato Energia, ancora ci sono zone d'ombra sulle quali fare luce. Da qui la decisione del neo dirigente generale Gullo di nominare una commissione d'inchiesta esterna: "Voglio nominare professionisti che non hanno alcun rapporto con dipendenti dell'amministrazione ", dice Gullo.

Una cosa è certa: dalle carte dell'indagine che ha portato all'arresto del funzionario e di quattro imprenditori (tra i quali i re delle discariche siciliane, il catanese Domenico Proto e Giuseppe Antonioli) emergono dubbi degli inquirenti sul coinvolgimento di altri dirigenti, quanto meno superficiali in alcuni atteggiamenti e decisioni. A esempio nelle carte dell'indagine si cita un pranzo avvenuto tra Proto, Cannova e un altro alto dirigente del settore Rifiuti in un noto ristorante di Palermo. Gli inquirenti sottolineano "l'atipicità" di questo incontro in ambienti non istituzionali tra i funzionari pubblici e "un soggetto privato" interessato in un procedimento amministrativo gestito da quegli stessi funzionari. Ma c'è di più. Dalle intercettazioni emerge anche che il Cannova avrebbe proposto a Proto di pagare anche questo alto dirigente del Rifiuti che, a suo dire, era vicino al Partito democratico.
In un'altra intercettazione, invece, Cannova tranquillizzava gli imprenditori sull'esito di una conferenza di servizio grazie ai "suoi canali e amicizie" all'interno della macchina burocratica. Non solo, dalle carte
emerge poi come Cannova entrava in contrasto con alcuni dirigenti dei dipartimenti Territorio e Rifiuti, questi magari erano mossi da altri motivi politici perché parenti di deputati catanesi che sponsorizzavano altre iniziative a scapito della Oikos.
E, ancora, Cannova dimostra di avere rapporti diretti anche con ispettori dell'Arpa, che invitava a pranzo per discutere di iniziative su alcune discariche. Ad altri dirigenti del dipartimento, invece, Cannova chiedeva "informazioni" riservate: come ad esempio sulla situazione burocratica riguardante la società Osmon, riconducibile all'imprenditore Antonioli, ottenendo "dettagliate informazioni nonché l'apparente disponibilità dello stesso dirigente contattato ad aiutare l'Antonioli e la sua società". Il dirigente in questione provava poi a convincere della bontà dell'iniziativa presentata dalla Osmon l'allora responsabile del dipartimento Energia Gianluca Galati.


Insomma, le complicità, più o meno volontarie, ci sono state, eccome. E proprio su queste si baserà adesso l'indagine interna al dipartimento Ambiente: "Ci saranno trasferimenti, qui dobbiamo cambiare proprio aria", assicura l'attuale dirigente generale Gullo, che denuncia come il caso Cannova riguardi anche il sindacato. "Avevamo trasferito il dipendente ben prima degli arresti di ieri, proprio perché ci era sembrato che qualcosa non quadrava  -  dice Gullo  -  a esempio vedevamo troppi politici venire in dipartimento a parlare direttamente con lui. Ma la Uil ci ha fatto opposizione perché in quanto rappresentante sindacale Cannova non poteva essere trasferito. Così è tornato nello stesso ufficio della Via-Vas e delle autorizzazioni. Anche questo un paradosso sul quale andrebbe fatta chiarezza". Intanto i grillini chiedono di revocare l'autorizzazione alla discarica di Motta Sant'Anastasia dell'Oikos, nonostante proprio lunedì scorso Gullo abbia firmato il verbale che invece sostiene che nel sito tutto è in regola. Una bella matassa che sarà difficile da districare.



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Nelle carte dell'inchiesta i dubbi degli inquirenti sul sistema dei controlli. Una commissione al dipartimento "Accertamenti affidati a esterni". Nel mirino i contatti del funzionario regionale arrestato con altri burocrati e politici. I rapporti con i big del settore rifiuti


Davvero un semplice funzionario poteva influenzare e a volte prendere decisioni su discariche, rifiuti e autorizzazioni milionarie? Davvero Gianfranco Cannova, arrestato perché secondo gli inquirenti avrebbe intascato mazzette dai titolari delle principali discariche private siciliane, ha fatto tutto da solo? A queste domande proverà a dare una risposta una commissione che sarà nominata dal dirigente del dipartimento Territorio e ambiente Gaetano Gullo, che sulla vicenda delle discariche dell'Oikos e della Tirreno ambiente vuole vederci chiaro. Specie dopo che lui stesso lunedì scorso ha firmato un verbale che alle contestazioni mosse dall'ex assessore Nicolò Marino e dal dirigente Rifiuti Marco Lupo sull'Oikos risponde che tutto è a posto e la discarica può continuare a lavorare: "Convocherò subito i dirigenti del mio dipartimento per capire perché hanno dato parere favorevole e mi hanno fatto firmare questo atto su una discarica nell'occhio del ciclone", dice. Il funzionario
del servizio autorizzazioni Via-vas deve rispondere al dirigente dell'Unità operativa, al dirigente del servizio, al dirigente generale del dipartimento e, a volte, anche all'assessore al ramo. Come faceva Cannova a garantire il risultato agli imprenditori in piena solitudine? Insomma, sull'assessorato Territorio e ambiente, ma anche sui dirigenti che hanno lavorato all'assessorato Energia, ancora ci sono zone d'ombra sulle quali fare luce. Da qui la decisione del neo dirigente generale Gullo di nominare una commissione d'inchiesta esterna: "Voglio nominare professionisti che non hanno alcun rapporto con dipendenti dell'amministrazione ", dice Gullo.

Una cosa è certa: dalle carte dell'indagine che ha portato all'arresto del funzionario e di quattro imprenditori (tra i quali i re delle discariche siciliane, il catanese Domenico Proto e Giuseppe Antonioli) emergono dubbi degli inquirenti sul coinvolgimento di altri dirigenti, quanto meno superficiali in alcuni atteggiamenti e decisioni. A esempio nelle carte dell'indagine si cita un pranzo avvenuto tra Proto, Cannova e un altro alto dirigente del settore Rifiuti in un noto ristorante di Palermo. Gli inquirenti sottolineano "l'atipicità" di questo incontro in ambienti non istituzionali tra i funzionari pubblici e "un soggetto privato" interessato in un procedimento amministrativo gestito da quegli stessi funzionari. Ma c'è di più. Dalle intercettazioni emerge anche che il Cannova avrebbe proposto a Proto di pagare anche questo alto dirigente del Rifiuti che, a suo dire, era vicino al Partito democratico.
In un'altra intercettazione, invece, Cannova tranquillizzava gli imprenditori sull'esito di una conferenza di servizio grazie ai "suoi canali e amicizie" all'interno della macchina burocratica. Non solo, dalle carte
emerge poi come Cannova entrava in contrasto con alcuni dirigenti dei dipartimenti Territorio e Rifiuti, questi magari erano mossi da altri motivi politici perché parenti di deputati catanesi che sponsorizzavano altre iniziative a scapito della Oikos.
E, ancora, Cannova dimostra di avere rapporti diretti anche con ispettori dell'Arpa, che invitava a pranzo per discutere di iniziative su alcune discariche. Ad altri dirigenti del dipartimento, invece, Cannova chiedeva "informazioni" riservate: come ad esempio sulla situazione burocratica riguardante la società Osmon, riconducibile all'imprenditore Antonioli, ottenendo "dettagliate informazioni nonché l'apparente disponibilità dello stesso dirigente contattato ad aiutare l'Antonioli e la sua società". Il dirigente in questione provava poi a convincere della bontà dell'iniziativa presentata dalla Osmon l'allora responsabile del dipartimento Energia Gianluca Galati.


Insomma, le complicità, più o meno volontarie, ci sono state, eccome. E proprio su queste si baserà adesso l'indagine interna al dipartimento Ambiente: "Ci saranno trasferimenti, qui dobbiamo cambiare proprio aria", assicura l'attuale dirigente generale Gullo, che denuncia come il caso Cannova riguardi anche il sindacato. "Avevamo trasferito il dipendente ben prima degli arresti di ieri, proprio perché ci era sembrato che qualcosa non quadrava  -  dice Gullo  -  a esempio vedevamo troppi politici venire in dipartimento a parlare direttamente con lui. Ma la Uil ci ha fatto opposizione perché in quanto rappresentante sindacale Cannova non poteva essere trasferito. Così è tornato nello stesso ufficio della Via-Vas e delle autorizzazioni. Anche questo un paradosso sul quale andrebbe fatta chiarezza". Intanto i grillini chiedono di revocare l'autorizzazione alla discarica di Motta Sant'Anastasia dell'Oikos, nonostante proprio lunedì scorso Gullo abbia firmato il verbale che invece sostiene che nel sito tutto è in regola. Una bella matassa che sarà difficile da districare.



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CHI SONO I DIRIGENTI E FUNZIONARI DELL'ASSESSORATO TERRITORIO E AMBIENTE DELLA REGIONE SICILIA ANCHE DIVERSI DA QUELLO ARRESTATO? 


CHI SONO I DIRIGENTI E FUNZIONARI DELL'ASSESSORATO TERRITORIO E AMBIENTE DELLA REGIONE SICILIA ANCHE DIVERSI DA QUELLO ARRESTATO? 



Fermo restando il quadro accusatorio nei confronti del funzionario dell'assessorato territorio e ambiente, arch.Cannova, relativi soci attualmente individuati. quello che viene riportato dalla stampa e, stranamente, anche dal virgolettato degli inquirenti non può non apparire poco verisimile ed incongruo.

A quanto è dato conoscere :

Cannova è un funzionario e come tale, ovviamente, non era nei suoi poteri rilasciare, come invece erroneamente riportato, alcuna autorizzazione.

Cannova è stato, al più, il responsabile dei procedimenti amministrativi a lui affidati dal dirigente dell'unità operativa o dal dirigente del Servizio VIA-VAS, e tra l'altro è stato per anni fino a poco tempo fa il segretario di conferenze dei servizi, spesso per il rilascio delle AIA, ma la sua funzione non poteva andare oltre.

Cannova, in quanto funzionario, non poteva che svolgere le sue funzioni o incardinato in una Unità Operativa retta da un dirigente o alle dirette dipendenze funzionali del dirigente responsabile del Servizio VIA-VAS deputato al rilascio anche delle AIA; ci risulta che era il segretario delle conferenze dei servizi indette dal Servizio VIA-VAS e colui che andava a seconda dei casi a rendere i pareri nelle conferenze dei servizi per il rilascio di autorizzazioni di competenza di altri dipartimenti, pareri tuttavia predisposti non da lui ma dai responsabili gerarchici a lui superiori.
  
Quindi, Cannova poteva sì fornire "consigli" o qualcos'altro agli imprenditori "amici", ma poteva "condizionare" il rilascio delle autorizazioni solo ed esclusivamente se chi stava gerarchicamente sopra di lui
-          in prima battuta il dirigente dell'Unità Operativa doveva condividere il procedimento e trasmetterlo al responsabile del servizio,

-          in seconda il responsabile del servizio se condivideva la proposta dell'U.O. rilasciava l'autorizzazione nel caso di sua competenza,

-          in terza il dirigente generale del dipartimento se condivideva la proposta del servizio  rilasciava l'autorizzazione nel caso di sua competenza

-          ed in quarta se l'assessore condivideva la proposta del dipartimento, vagliata dal suo gabinetto,  rilasciava l'autorizzazione nel caso di sua competenza, 

non si accorgeva di nessuna eventuale irregolarità o faceva parte della rete del "condizionamento".

Quindi, ai vari livelli,

o Cannova, dal basso superava tutte le varie maglie e faceva fessi dirigenti di unità operativa e responsabile del servizio, dirigente generale, segreteria tecnica dell'assessore e l'assessore

o nessuno controllava gli atti e le autorizzazioni erano firmate senza neppure leggere i decreti che si firmavano
o...Cannova era soltanto il primo anello della catena.

Ecco perchè la versione così come riportata dalla stampa fa acqua da tutte le parti, le autorizzazioni rilasciate da Cannova sono inesistenti e se Cannova condizionava, chi erano i condizionati lungo i vari passaggi amministrativi che portavano al rilascio delle autorizzazioni o alla fornitura dei pareri del servizio VIA-VAS nelle conferenze dei servizi presso altri dipartimenti?
Può darsi, anzi speriamo, che lo dirà Cannova meditando nelle patrie galere.

  
Un'ultima perla.

Ricordiamo tutti quando "scoppia" al dipartimento ambiente la bomba Crocetta-Lo Bello delle 3500 pratiche inevase al servizio VIA-VAS.
Stante il numero esorbitante è logico pensare che si siano accumulate quantomeno nel corso degli ultimi anni.

Chi sono stati i dirigenti responsabili di questo Servizio negli ultimi anni, i dirigenti generali del dipartimento ambiente, i dirigenti responsabili del controllo di gestione ed i dirigenti responsabili della valutazione delle attività dirigenziali?

I nomi sono tutti arcinoti e si trovano nel sito dell'ARTA, ma ci limitiamo solo a rilevare, perchè sono dati pubblicati sempre nel sito dell'ARTA, che i responsabili del Servizio di quel periodo, hanno avuto attestato di avere raggiunto negli stessi anni dell'accumulo tutti gli obiettivi previsti (???) ed hanno di conseguenza intascato le relative indennità (circa 9300 euro/anno per gli obiettivi e oltre 23340 euro/anno in quanto a indennità d'incarico).

Quindi, per attestazione della stessa amministrazione, il Servizio VIA-VAS ha funzionato al meglio, nonostante che, a detta della stessa amministrazione, avesse accumulato 3500 pratiche inevase.

Qualcuno dei dirigenti del Servizio VIA-VAS ha ricevuto dall'amministrazione denunciante, in primis Crocetta, Lo Bello e Arnone (dirigente generale) qualche contestazione, qualche provvedimento di responsabilità dirigenziale? Manco a parlarne.

Anzi, come "botto" della bomba, i dirigenti responsabili del Servizio VIA-VAS non solo non sono stati chiamati a rispondere delle responsabilità dell'enorme accumulo, ma anzi, uno dei dirigenti è stato trasferito ad altro dipartimento sempre come capo servizio, l'altro è stato addirittura promosso da Crocetta a dirigente generale, prima nello stesso dipartimento ambiente e dopo in un altro (il dipartimento regionale tecnico).

E' notizia di qualche giorno che quest'ultimo si è appena messo in pensione con almeno 7000 euro al mese ed una buonauscita che assommerebbe di diverse centinaia di migliaia di euro.

Come si dice in siciliano, chi ddici?

Vabbè, tanto c'è...Cannova !!!

Comitato Cittadino isola Pulita

di Isola delle Femmine sede dello Stabilimento Italcementi


a cui è stato concessa  Autorizzazione Integrata Ambientale decreto 693 18 luglio 2008 a firma dell'ing. Vincenzo Sansone, responsabile del Servizio VIA-VAS, con segretario della relativa conferenza dei servizi arch. Gianfranco Cannova.





LA BELLA VITA DEL FUNZIONARIO REGIONALE CANNOVA FATTA DI "MONEZZA"


MARKEZ



Gianfranco Cannova, funzionario regionale all’assessoratoTerritorio Ambiente, faceva da consulente agli imprenditori dello smaltimento dei rifiuti. Dava le dritte su quanto avvenivano le ispezioni a “sorpresa”, consigliava gli adeguamenti della tariffa di smaltimento dei rifiuti dando anche le motivazioni delle richieste....e vacanze, viaggi, bella vita.
“…Mimmo…Mimmo…una cosa una cosa sola. – diceva Cannova a Domenico Proto titolare della discarica di Motta Sant’Anastasia – La tariffa di 5 anni fa. ma tu lo sai il gasolio a quanto era 5 anni fà?”. Per questi servigi veniva ripagato e bene. Sono stati almeno 20 i soggiorni per il funzionario e tutta la sua famiglia al prestigioso Baja Verde di Acicastello. Viaggi anche a Rimini tutto pagato dall’azienda di Proto.
Sempre Cannova nel corso di un’intercettazione spiegava al figlio il suo rapporto di “collaborazione” con Domenico Proto, titolare del mega impianto nel catanese. “Quello che io guadagno in un anno, lui lo guadagna in un mese”.
E il figlio gli chiede perché non gli dà un po’ soldi. “Se io lavoro mi da… mi da soldi pe… non regala nessuno niente. Se tu li meriti perché sei bravo e lavori, te li danno”. Il figlio a questo punto chiede se il padre collabora con Domenico Proto. “Certo! Non lo vedi che abbiamo lav… abbiamo parlato di lavoro?” E quanto ti dà chiede il figlio. “Dipende quello che faccio, se guadagno 10.000 mi da 10.000, se guadagno 5.000 mi da 5.000″.
Un dialogo (alla cui lettura si rinvia) i cui termini e i cui contenuti davvero non meritano altri commenti dal momento che il Cannova si esprimeva come se fosse stato lui l’imprenditore interessato alla pratica amministrava e non il funzionario pubblico dell’ufficio regionale.
C’erano alcuni problemi nella gestione della discarica di Motta Sant’Anastasia e Gianfranco Cannova organizzò un pranzo alristorante “Papoff” di via Isidoro La Lumia. Al tavolo si sedettero il 6 marzo 2012 Domenico Proto, Gianfranco Cannova, Domenico Michelon e Roberto Li Causi, questi ultimi funzionari del Dipartimento Acque Rifiuti.
Un consesso “atipico” sottolineano gli investigatori in ambienti non istituzionali tra i funzionari pubblici e un soggetto privato interessato in un procedimento amministrativo gestito da quegli stessi funzionari. Michelon svolgeva il ruolo di sub-commissario delegato all’emergenza rifiuti ed il Dipartimento Acque e Rifiuti era soggetto istituzionale coinvolto nelle Conferenze dei Servizi.
“Prima dell’incontro Cannova, – spiera prima dell’arrivo del Proto, aveva incontrato brevemente nella sua autovettura Michelon e Li Causi “preparandoli”, per così dire, sulle tematiche di interesse di “Mimmo” (cioè di Domenico Proto) in specie mostrandosi contrariato per la procedura di annullamento in autotutela del precedente decreto di autorizzazione a favore della società Oikos, che l’ingegnere Natale Zuccarello, avrebbe messo alla firma del Dirigente Arnone Giovanni, all’insaputa del Cannova stesso”

http://www.qtsicilia.it/2013-08-25-07-23-18/39-la-regione-siciliana/1603-la-bella-vita-del-funzionario-regionale-cannova-fatta-di-qmonezzaq.html








Rifiuti e corruzione, arrestato Mimmo Proto
In manette 4 imprenditori e un funzionario

L’operazione, denominata Terra mia, ha portato all’individuazione di un complesso sistema di procedure ambientali non seguite e controlli evitati grazie al presunto pagamento di tangenti. Coinvolti quattro titolari di discariche, tra i quali il proprietario dell’impianto di contrada Tiritì, a Motta Sant’Anastasia. Il dipendente regionale «rilasciava le autorizzazioni Aia e gestiva l’ufficio come suo feudo. Con gli imprenditori amici era prodigo di consigli anche per fregare l’amministrazione pubblica».
Discarica_interna


Un funzionario della Regione e quattro imprenditori legati alla gestione dei rifiuti sono stati arrestati stamattina dagli uomini della squadra mobile di Palermo. Tra loro spicca il nome di Domenico Proto, titolare della Oikos spa, la ditta proprietaria del mega-impianto di contrada Tiritì-Valanghe d’inverno. Secondo le accuse, Gianfranco Cannova (dipendente dell’assessorato regionale Territorio e ambiente) avrebbe avuto un ruolo nella gestione delle procedure più importanti, quelle legate al rilascio delle autorizzazioni all’attività delle discariche. In cambio di regali e viaggi, avrebbe agevolato gli iter d evitato agli impiantiamici controlli e monitoraggi ai quali avrebbero dovuto invece sottostare. Un quadro di corruzione definito dagli inquirenti molto grave nel quale sono coinvolti, oltre a Proto, gli imprenditori Giuseppe Antonioli (amministratore della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, in provincia di Messina) e i fratelli Calogero (ex senatore della Casa delle libertà) e Nicolò Sodano, responsabili della Soambiente di Agrigento.

L’operazione, denominata Terra mia, ha avuto inizio nel 2011 ed è durata oltre due anni. I titolati delle indagini hanno messo in rilievo come «questo settore amministrativo è caratterizzato da unastratificazione normativa e da un complesso e macchinoso apparato burocratico». Elementi che hanno facilitato l’azione contestata al presunto funzionario infedele. «La corruzione e i corrotti sono un rifiuto speciale e pericolosi - dichiara il procuratore aggiungo di Palermo Dino Petralia - L’imprenditore del Catanese (Domenico Proto, ndr) aveva bisogno di ampliare la discarica a tre milioni di metri cubi. Aveva bisogno dell’Autorizzazione integrata ambientale.Sembra che l’azione per ottenerla in modo illegale sia la regola». A lui fa eco il collega Leonardo Agueci: «Il funzionario regionale rilasciava le autorizzazioni Aia e gestiva l’ufficio come suo feudo. Con gli imprenditori amici era prodigo di consigli anche per fregare l’amministrazione pubblica». Nessuna remora di controlli. «Poteva svolgere una attività illecita con la massima disinvoltura».

Sia il sito di contrada Tiritì-Valanghe d’inverno che l’impianto messinese di Mazzarrà Sant’Andrea sono sotto inchiesta da parte della dirigenza regionale all’Ambiente per presunte violazioni compiute nella gestione dei rispettivi impianti. Un’inchiesta avviata qualche mese fa dall’ex assessore regionale Nicolò Marino. Soambiente gestisce i siti agrigentini di Siculiana e contrada Monserrato e a Noto (in provincia di Siracusa) quello di contrada Stallaini.

A poche ore dall’arresto di Proto, intanto, Confindustria Catania ha sospeso la ditta Oikos, interrompendo il suo rapporto con l’associazione. «Il provvedimento è stato adottato d’urgenza, in ottemperanza del codice etico di Confindustria, spiegano.

http://ctzen.it/2014/07/18/rifiuti-e-corruzione-arrestato-mimmo-proto-in-manette-4-imprenditori-e-un-funzionario/



Mafia, rifiuti e mazzette: i fratelli Sodano traditi dalle intercettazioni

Mafia, rifiuti e mazzette: i fratelli Sodano traditi dalle intercettazioni

Gli inquirenti hanno disegnato il quadro accusatorio grazie alle discussioni, tra le altre, dei fratelli Sodano, inizialmente sottoposti ad intercettazione per confermare un sospetto rapporto con la criminalità organizzata. LE INTERCETTAZIONI

Mafia, rifiuti e mazzette: i fratelli Sodano traditi dalle intercettazioni
LE intercettazioni telefoniche nei confronti dei fratelli Nicolò e Calogero Sodanoarrestati stanotte nell'ambito dell'indagine sulle mazzette alla Regione Sicilia, partirono inizialmente per acquisire elementi di prova che confermassero presunti rapporti tra i Sodano con ambienti della criminalità organizzata. Ma durante l'ascolto dei loro telefoni e delle microspie piazzate tra auto e uffici, i poliziotti hanno sentito tutt'altro.
Sin dalle fasi iniziali dell'indagine, infatti, venivano intercettati assidui contatti telefonici con il funzionario regionale Gianfranco Cannova, in qualità di responsabile del procedimento funzionale al rilascio del provvedimento di autorizzazione. Così gli inquirenti avrebbero appurato come lo stesso Cannova si sarebbe ripetutamente attivato ogniqualvolta gli imprenditori Sodano ne caldeggiavano un intervento. Ma non solo: talvolta è stato proprio lui stesso a sollecitare i due fratelli agrigentini, nel corso delle diverse fasi dei procedimenti amministrativi, ad assumere più iniziative; sollecitazioni che si sarebbero concretizzate in incontri anche a stretto giro, per i quali Cannova avrebbe più volte dato la disponibilità di raggiungere i due imprenditori ad Agrigento.
Mafia, rifiuti e mazzette: i fratelli Sodano traditi dalle intercettazioni
Sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori è finito, in particolare, un incontro avvenuto il 2 maggio del 2011, quando i Sodano incontrarono Cannova nei suoi uffici a Palermo. Poco prima che i fratelli giungessero nel capoluogo di regione, però, i poliziotti intercettarono una telefonata in cui Calogero Sodano chiede ad un proprio collaboratore di quantificare la disponibilità di soldi contanti in azienda; una richiesta alla quale il dipendente ha riferito l'ammontare di  3mila e 585 euro che Calogero Sodano - pur lamentato la scarsità della liquidità - avrebbe chiesto di avere il prima possibile, in quanto doveva recarsi urgentemente a Palermo. Una richiesta che per gli inquirenti trova spiegazione nella consolidata pratica di portare, di volta in volta, delle "mazzette" al funzionario regionale.
Ma per gli investigatori la dimostrazione forse più eloquente del rapporto delittuoso viene fornita una discussione tra i due fratelli Sodano, intercettata nel settembre del 2011 grazie ad una microspia piazzata sulla loro auto, nella quale Nicolò e Calogero commentano tra loro il "costo esagerato" del funzionario regionale, ricordando il fatto che lo stesso aveva già ricevuto circa cinquantamila euro.
C: SODANO Calogero
G: SODANO Nicolò Giovanni
Mafia, rifiuti e mazzette: i fratelli Sodano traditi dalle intercettazioni
C = a CANNOVA lo faccio chiamare tramite l'avvocato ora...
G = si!
C = …inc…
G = perchè non ha ancora convocato la conferenza dei servizi
C = Ah?
G = gli devi dire, avvocato, ...inc..., avvocato...e noi non lo  chiamiamo più ! Cioè, deve capire che siamo offesi noi con lui...
C = perciò, se noi gli facciamo capire che siamo offesi con lui, a questo il culo sai come gli diventa ? Dice non credo che mi denunciano... non credo che... minchia!
G = qualche trenta.. qualche trentamila euro (30.000) gli abbiamo dato...
C = ma che fa! ma che dici!
G = qualche cinquantamila euro (50.000) gli abbiamo dato.. Lì (diminutivo di Calogero)
C = ma che minchia dici ! E poi quando all'ultimo ci ha chiesto tutti quei soldi... hai visto che ci ha detto "accontentatevi con questa discarica"
G = si! bello chiaro...
C = bello chiaro... “per ora questo... prendetevi questo per ora...”
G = eh,infatti...
C = da lui dipende... tutte cose lui manovra...
G = si, tutte cose lui...
C = però ha di sopra la politica, capito?
G = la mafia politica...
C = no ! Lui è... lui è...
G = per dargli un incarico di questo... Li (diminutivo di Calogero)
C = lui è...
G = inc. per dargli un incarico di questo... inc. deve fare quello che dicono gli altri...
C = se c'è la politica ...inc... vanno secondo legge, secondo... qua la legge...inc.
G = ...inc... non solo i grana (soldi, n.d.r.), ma è diventato anche di prestigio, pure.
http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/intercettazioni-fratelli-sodano-villaseta-agrigento.html



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Tutto parte dall'esposto di Gullo
"Sospensione per Cannova"

Venerdì 18 Luglio 2014 - 11:46 

La vicenda che ha portato agli arresti di stamattina è quella finita al centro dello scontro fra Nicolò Marino e Mariella Lo Bello. Il dirigente del Territorio: "Da lunedì il funzionario non sarà più in servizio"

, Cronaca
Gaetano Gullo
PALERMO – Mentre è in corso la conferenza stampa sugli arresti, Gaetano Gullo aspetta notizie. “Ma chi è, Cannova?”. Sì, è Gianfranco Cannova il funzionario arrestato stamattina dalla polizia nell'ambito dell'inchiesta su rifiuti e mazzette. Non indica un nome a caso, Gullo: era stato proprio il dirigente dell'assessorato al Territorio a segnalare alla Procura una strana vicenda che aveva appreso alla fine del 2013, una storia di presunte mazzette legate alle autorizzazioni per le discariche. Adesso, per Cannova scatta la sospensione, un provvedimento immediato: “Da lunedì – spiega Gullo – il funzionario arrestato non sarà in servizio per tutta la durata delle esigenze cautelari”.

La vicenda che ha portato al blitz di stamattina era esplosa a marzo. E si era trasformata in uno scontro politico fra l'allora assessore all'Energia Nicolò Marino e la titolare del Territorio Mariella Lo Bello: oggetto del contendere, l'autorizzazione per una discarica pubblica bloccata da una lettera che lo stesso Gullo aveva firmato “senza leggerla fino in fondo”, come spiegò il dirigente a LiveSicilia. “Quella lettera – dice Gullo – era stata materialmente predisposta da Cannova”. È così che si accesero i riflettori sul funzionario: Cannova fu trasferito al servizio Parchi, e intanto Gullo e Lo Bello raccontarono ai magistrati la storia appresa pochi giorni dopo la lettera. Il funzionario arrestato oggi ha gestito le autorizzazioni ambientali per la discarica di Mazzarrà Sant'Andrea e - secondo la tesi, tutta da dimostrare, raccontata da Gullo ai magistrati - poi avrebbe acquistato un'auto in Lombardia da un'azienda riconducibile a un altro degli indagati
.

Sospensione immediata, dunque. Ma non solo. “In questi casi – prosegue Gullo – si avvia un procedimento disciplinare che potrebbe portare al licenziamento. Quando ci sono profili di carattere penale la conclusione del procedimento è però successiva all'eventuale condanna. Insomma: prima si deve concludere l'eventuale processo e poi la commissione di disciplina prenderà una decisione”.

http://livesicilia.it/2014/07/18/tutto-parte-da-un-esposto-di-gullo-ora-sospensione-per-cannova_517755/

Tutto parte dall'esposto di Gullo 'Sospensione per Cannova' - Live Sicilia

Vacanze extralusso e soldi in contanti
Sms e intercettazioni svelano le mazzette


Venerdì 18 Luglio 2014 - 16:03 

Secondo gli inquirenti, tra il funzionario regionale Gianfranco Cannova e I'imprenditore catanese Domenico Proto c'era un “consolidato, stratificato e articolato rapporto criminoso". Le intercettazioni che inchioderebbero gli indagati.Una foto degli arresti del blitz tratta dal video.


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PALERMO - Soggiorni in hotel di lusso - più di venti vacanze - e mazzette in contanti. C'è tutto questo alla base di quello che i magistrati definiscono “il consolidato, stratificato ed articolato rapporto criminoso instaurato dal funzionario pubblico Gianfranco Cannova con l'imprenditore catanese Domenico Proto, detto Mimmo”.

Proto è presidente della Oikos, la società che gestiva lo smaltimento di rifiuti nella discarica di contrada Tiritì, a Motta Sant'Anastasia. Cannova aveva presentato all'assessorato regionale al Territorio e ambiente la richiesta per ampliare la discarica nella vicina contrada Valanghe d'Inverno. La Oikos è un colosso del settore. Nel 2011 ha fatturato 30 milioni di euro, saliti a 45 nel 2012. Il previsto ampliamento aveva scatenato la reazione di alcuni comitati “No discarica”, preoccupati per la salute pubblica.

Un affare milionario che Proto non poteva rischiare di mandare all'aria e si sarebbe “servito” della collaborazione di Cannova. E così quando, il 12 settembre 2011, Proto gli chiedeva informazioni (“Sai se domani è stato organizzato una visita in discarica da Palermo”), il funzionario lo metteva in guardia: “... domani l'ing Michelon (Domenico Michelon dell'Arpa ndr) domani alle ore 09:00 vengono a fare un controllo con ing Polizzi (Alberto Polizzi, dipendente del Dipartimento ndr) e un consulente dell'Assessore per le problematiche del comitato no discarica”. Cannova non sembrava preoccupato, ostentava sicurezza: “Per quanto riguarda domani, domani c'è questa riunione e tra l'altro Michelon e Pulizzi... che non gliene fotte niente di questa cosa. la stanno facendo soltanto perché gli lo ha ordinato l'assessore... non sono interlocutori che vengono per fare casino o per fare danno anche perché io gli l'ho detto a Michelon acquisisci i verbali dell'Arpa... prendendoti i verbali dell'Arpa non hai bisogno di fare niente... perché sta facendo queste cose. Perché l'assessore praticamente ha letto i giornali e sulla scorta dei giornali che hanno scritto che non sono state risposte... non sono state date risposte all'interrogazione di Burtone”.

Onde evitare di farsi trovare impreparati, però, Cannova decide di acquisire lo stesso delle informazioni. Tre giorni dopo contattava dopo Federico Vagliasindi (allora consulente dell'assessore regionale all'Energia Giosuè Marino) che era stato designato per partecipare all'ispezione: “Le ripeto la questione non è urgentissima… volevo concordarla con lei per studiare una linea comune tutto qua… per vedere se lei concordava con il mio pensiero”.

In ballo c'era un affare enorme, visto che la Oikos si era portata avanti con i lavori,spendendo 28 dei 31 milioni di euro necessari per l'ampliamento della discarica. E così il 10 ottobre Cannova passava a Proto una nuova notizia riservata: “Il fascicolo è in mano a Mimmo e stasera mi dice se va bene”. Alle 20 e 36 dello stesso giorno scriveva. “I documenti vanno bene. Domani mi faccio spedire da veronica la firma digitale e presento il tutto”. Veronica era una collaboratrice di Proto. Cannova, dunque, scrivono i pm, “ si è interessato di seguire, passo passo, tale pratica amministrativa addirittura concordando con il Proto le fasi successive”.

Più che un funzionario pubblico, dunque sarebbe stato al soldo di Proto. In cambio di cosa?Innanzitutto di viaggi e soggiorni. Tutti extra lusso. Nel novembre 2011 l'imprenditore catanese ha pagato al dipendente la trasferta a Rimini in occasione della fiera Ecomondo sul riciclo di rifiuti. “Ti ho messo partenza da Catania, vedi... perché se no dovevi... - diceva proto a Cannova -. Fai una cosa, parla con Veronica.... dagli l'input qual è la disponibilità e ti faccio cambiare tutte cose”. E Cannova ricambiava con informazioni preziose: “Senti, vedi che è arrivato l'altro documento che praticamente parla di nuovo di e... annullamento del decreto AIA nei confronti di Oikos... ora faccio i fax e glieli faccio arrivare a Veronica, quindi questa cosa continua, è quella del direttore, pensavo fosse finita e invece continua"


Proto temeva il ritiro dell'autorizzazione: Da parte di chi arriva questo documento?”. Risposta: “ Da parte del direttore, che, praticamente, gli ha scritto l'ufficio di gabinetto dell'assessore, perché ha avuto la richiesta da parte della Prefettura. Ufficio di presidenza, segreteria tecnica, da parte del presidente... della... della Regione... Scrive Arnone perché vuole risposta la Monterosso, Patrizia Monterosso, ch'è il capo di gabinetto di Lombardo... te lo faccio arrivare tramite fax.. ehm... stasera vattelo a prendere in ufficio”. Cannova è partito per Rimini, portandosi dietro il “documento in originale” e ha alloggiato al Grand Hotel. Cinque stelle lusso. Il conto - 717 euro - è stato pagato con carta di credito di Proto. E non è l'unico soggiorno.

Dal 3 al 7 gennaio 2012 Cannova, con tutti i suoi familiari, ha dormito all'Hotel Baja Verde di Acicastello. Sempre a spese della Oikos. È stato lo spunto investigativo per andare a ritroso nel tempo e scoprire che tra il 2008 ed il 2012 i Cannova hanno soggiornato venti volte nello stesso albergo. Le fatture erano tutte intestate, tranne una, alla Oikos per un totale di 31.152. D'altra parte, secondo i poliziotti della Sezione reati contro la pubblica amministrazione della Suadra mobile di Palermo, i servigi di Cannova sarebbero stati decisivi per gli affari dell'imprenditore.Era, ad esempio, lo stesso Cannova a suggerire al Proto di chiedere l’aumento della tariffa per il conferimento dei rifiuti in discarica: “Quindi, se tu vuoi, la revisione della tariffa, non della TIA (Tariffa Igiene Ambientale ndr), della tariffa la puoi chiedere a me direttamente... Mimmo... Mimmo... una cosa una cosa sola. La tariffa di 5 anni fa, ma tu lo sai il gasolio a quanto era 5 anni fà?... ti do un'altra chiave di lettura, un'altra soluzione. E...io sto mettendo avanti l'aggiornamento... ora a febbraio programmo la prima conferenza... in occasione dell'approvazione dell'AIA dell'aggiornamento... e tutto questo incide, incide tantissimo. Ecco perché non si può tenere quella tariffa. Infatti la questione va rivista, però la camuffiamo, come AIA. Capisci?”.

Viaggi, ma anche soldi in contanti. Come emergeva da una conversazione fra Cannova e il figlio che, sostengono gli aggiunti Agueci e Petralia e il sostituto Picchi, si commenta da sola: “Se io lavoro mi da… mi da soldi pe… non regala nessuno niente”; “Se tu li meriti perché sei bravo e lavori, te li danno”; “Ma tu con Mimmo ci collabori?”, “Certo”; “E quindi te li da i soldi?”; “Certo”; “Quanti soldi ti ha dato?”, “Dipende quello che faccio, se guadagno 10.000 mi da 10.000, se guadagno 5.000 mi da 5.000”.

“Bustarelle”, viaggi e sesso 
Arrestato funzionario regionale

“Bustarelle”, viaggi e sesso <br /> Arrestato funzionario regionale









In cambio di denaro, viaggi, regali costosi un funzionario regionale dell’Assessorato Ambiente della Regione siciliana, Gianfranco Cannova, avrebbe rilasciato autorizzazioni richieste per lo smaltimento dei rifiuti nell’Isola. Ma il dipendente ‘infedele’ è stato scoperto e arrestato. Con il funzionario regionale sono  finiti in carcere quattro imprenditori, tre siciliani e uno del Nord. Si tratta di Domenico Proto 48 anni di Catania, Giuseppe Antonioli, novarese di 53  anni e gli agrigentini Calogero e Niccolò Sodano rispettivamente di 54 e 53 anni.
L’operazione è stata condotta dalla Polizia di Stato che all’alba di oggi ha dato esecuzione ad un’ordinanza cautelare nei confronti dei  cinque arrestati, accusati, a vario titolo di corruzione nell’ambito dei procedimenti amministrativi volti al rilascio/rinnovo delle  autorizzazioni richieste per lo smaltimento dei rifiuti.
Il  provvedimento è stato emesso dal locale ufficio gip, su richiesta  della Procura della Repubblica di Palermo. L’indagine, iniziata nel 2011 e protrattasi per due anni, è  stata condotta dagli agenti di polizia di Palermo, con l’ausilio dei  colleghi di Agrigento, in considerazione del coinvolgimento  nell’indagine di due imprenditori nativi e operanti nell’Agrigentino e di altra attività investigativa, insistente in quel territorio, dalla  quale si è tratto spunto.
Nel corso delle indagini, la Polizia di Stato ha acclamato che  questo settore amministrativo è caratterizzato da una “stratificazione normativa e da un complesso e macchinoso apparato burocratico. Tali  peculiarità hanno permesso al funzionario infedele, nelle diverse fasi della procedura amministrativa, di ‘giostrare’ nella gestione delle  procedure connesse al rilascio dei provvedimenti, agevolando gli  imprenditori e preservandoli dall’ordinaria attività di controllo e  monitoraggio della PA circa le modalità di gestione delle discariche e dello smaltimento dei rifiuti, consentendo loro in questo modo di  bypassare indenni tutti i controlli”.
Il quadro di corruttela venuto alla luce è, per gli inquirenti “senza ombra di dubbio caratterizzato da estremi di rilevante gravità, in quanto strettamente connessi alla  salute pubblica e alla preservazione del territorio da gravi danni  ambientali”.
Le indagini hanno fatto emergere l’illecita attività del  funzionario regionale “che forniva i propri servizi ‘a pagamento’  anteponendo agli interessi pubblici mere logiche di guadagno e arricchimento personale”. Era lui il destinatario di sistematiche  regalie ed ingenti somme di denaro da parte degli imprenditori che  necessitavano della connessione di indispensabili autorizzazioni  amministrative rilasciate dall’uffcio a cui era preposto Cannova.
Secondo gli inquirenti il funzionario finito in carcere sarebbe  stato “a disposizione” degli imprenditori rilasciando o rinnovando i provvedimenti autorizzativi, o comunque “garantiva una corsia prefenziale al procedimento, nell’attività di consulenza tecnica degli aspetti amministrativi”. In sostanza il funzionario avrebbe rilasciato delle autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti in cambio di  ‘mazzette’. Alcune delle tangenti sono state carpite in diretta dagli  investigatori. Ricostruiti invariati benefit e regalie di cui  beneficiava: dai soggiorni gratis in prestigiose strutture alberghiere per sè e la sua famiglia e il pagamento e l’uso di una autovettura a  nolo, ma anche prestazioni sessuali a pagamento.
“Cannova faceva  della corruzione un lavoro, una regola di vita”, ha spiegato Silvia  Como, dirigente della sezione per i reati contro la pubblica amministrazione alla Squadra mobile di Palermo. “C’è una  intercettazione – spiega Como – in cui Cannova si trova in auto e  spiega al figlio: ‘se io lavoro mi danno i soldi’, riferendosi agli  imprenditori, insomma un padre dà un’educazione al figlio alquanto  inquietante, sul suo modo di affrontare una funzione pubblica”. Tra le  tangenti intascate ci sono anche soggiorni in alberghi lussuosi, nel Catanese “per un valore di 30 mila euro almeno”, dice Como. Oltre a un impianto tv e stereo ad altissimo livello.
“Le norme oscure e complicate  sono il sogno di ogni corrotto, ha detto il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo,  commentando gli arresti di oggi – non basta l’azione repressiva per  combattere la corruzione. È più importante semplificare le norme ed  eliminare le facoltà discrezionali, ma anche tempi e scadenze certi”.
http://www.siciliainformazioni.com/106497/viaggi-regali-smaltimento-rifiuti-terremoto-allassessorato-ambiente


Smaltimento rifiuti in Sicilia, arrestato funzionario della Regione e 4 imprenditori per corruzione



PALERMO. Un funzionario pubblico e quattro imprenditori, accusati a vario titolo di corruzione nell'ambito dei procedimenti amministrativi volti al rilascio e rinnovo delle autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti, sono stati arrestati questa mattina nel corso dell'operazione Terra Mia condotta dalla Polizia di Stato. Il provvedimento è stato emesso dal Gip, su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo. L'indagine, iniziata nel 2011 e protrattasi per due anni, è stata condotta dagli agenti di polizia di Palermo, con l'ausilio dei colleghi di Agrigento, in considerazione del coinvolgimento nell'indagine di due imprenditori agrigentini. Nel corso delle indagini, la Polizia di Stato ha constatato che "questo settore amministrativo è caratterizzato da una stratificazione normativa e da un complesso e macchinoso apparato burocratico". Un complesso di norme che ha consentito al funzionario infedele - dicono gli investigatori - nelle diverse fasi della procedura amministrativa, di "giostrare" nella gestione delle procedure connesse al  rilascio dei provvedimenti, agevolando gli imprenditori e preservandoli dall'ordinaria attività di controllo e monitoraggio della pubblica amministrazione circa le modalità di gestione delle discariche e dello smaltimento dei rifiuti, consentendo loro in questo modo di bypassare indenni tutti i controlli. Il quadro di corruzione emerso è molto grave, secondo gli investigatori, in quanto ha messo a repentaglio la salute pubblica e alla preservazione del territorio da gravi danni ambientali. I dettagli dell'operazione saranno resi noti durante una conferenza stampa che si terrà alle 11 nella sala stampa della Procura a Palermo.

Gli arrestati sono Giuseppe Antonioli 53 anni, amministratore delegato della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea (Me), Gianfranco Cannova, 56 anni, funzionario regionale dell'assessorato territorio e ambiente, Domenico Proto, 48 anni, titolare discarica di Motta Sant'Anastasia (Ct), i fratelli Calogero e Nicolò Sodano, 54 anni e 53 anni, titolari della discarica Soambiente ad Agrigento.

http://www.gds.it/gds/sezioni/cronache/dettaglio/articolo/gdsid/360979/

NEL MARZO DELL'ANNO IN CORSO............








Mazzette ad un funzionario regionale: ecco come avrebbe ottenuto l’Aia l’ecomostro, mentre al processo Vivaio regge l’impianto accusatorio. La discarica era “cosa” loro


L’assessorato siciliano all’Ambiente – dopo un’indagine interna avviata a seguito della segnalazione di “strani” ritardi nell’iter autorizzativo della nuova (sic) discarica di Gela – ha scoperchiato un giro di mazzette che coinvolgerebbe funzionari del dipartimento, con conseguente denuncia alla procura, firmata dall’assessore Mariella Lo Bello.
Nel mirino è finito un funzionario, non solo per il caso della discarica di Gela, ma anche per altre procedure autorizzative rilasciate in passato. In particolare per la convocazione, nel settembre 2008, di una conferenza dei servizi, dallo stesso presieduta, che ha rilasciato l’Autorizzazione integrata ambientale per l’ampliamento di una discarica nella Sicilia orientale, omettendo la vicinanza a un centro abitato. Il Tar ha poi annullato questa autorizzazione ma, guarda caso, nell’ottobre del 2008 il funzionario ha acquistato un’Audi A6 in Lombardia, in una concessionaria che faceva riferimento a un amministratore della discarica in questione.
«Così è stato nel caso di un funzionario del Dipartimento ambiente – riferisce l’assessore Lo Bello – che subito dopo aver presieduto una conferenza di servizi che procedeva al rilascio dell’autorizzazione, è diventato proprietario di un’automobile acquistata presso una concessionaria del novarese, il cui amministratore delegato risulta essere anche l’amministratore delegato della società alla quale era stata rilasciata l’autorizzazione, autorizzazione che poi il Tar, con due diverse sentenze nel 2012, ha annullato. Abbiamo così trasferito il funzionario e presentato una denuncia sospettando un giro di tangenti per oliare alcune pratiche piuttosto che altre, il tutto in un assessorato noto per le sue lentezze e le improvvise accelerazioni», dice Mariella Lo Bello.
Vi dice niente? A quale discarica si riferisce l’indagine dell’assessore Lo Bello? Chi presiedette quella conferenza dei servizi?
Per chi avesse avuto modo di leggere il mio La collina della munnizza (2012) ricorderà che nel riportare la cronaca relativa al secondo ampliamento della discarica di Mazzarrà scrivevo (pag. 61): «La seconda conferenza dei servizi si tenne il 12 settembre del 2008 […] dal verbale della riunione risulta che nell’occasione fu chiesto alla Tirrenoambiente dai rappresentanti dell’Arpa di spiegare l’incongruenza di informazioni circa la quantità di abbancamento dei rifiuti rilasciato sulla precedente Aia nei confronti della ditta stessa. Il punto doveva essere di una certa rilevanza visto che, come risulta sempre dal verbale, sull’argomento ci fu un’ampia discussione sul quale si erano bloccati i lavori della conferenza. L’intervento del presidente Cannova [che evidentemente aveva fretta di concludere i lavori, N.d.A.] con la dichiarazione che sull’argomento in questione avrebbe preparato una memoria, pose fine al dibattito».
Presunte mazzette o meno, sta di fatto che la decisione “d’imperio” del presidente diede il via definitivo all’Aia.
In questi stessi giorni è stata inoltre emessa l’attesa sentenza al processo d’appello scaturito dall’operazione Vivaio del 2008. Al centro dell’indagine gli illeciti interessi del clan di Mazzarrà dal 2003 in poi: il business rifiuti, con lo smaltimento e le assunzioni alle società che gestivano le discariche di Mazzarrà e Tripi, Tirrenoambiente e l’Ato comprensoriale, lo smaltimento illecito del pastazzo, le estorsioni alle imprese edili titolari di importati commesse pubbliche: le gallerie autostradali e ferroviarie, ad esempio, passando per la guerra interna al gruppo tra la famiglia di Bisognano, negli anni in cui il boss era in carcere, e il reggente Tindaro Calabrese, ansioso di prenderne il posto, forte dell’alleanza col reggente dei barcellonesi, Carmelo D’Amico, e i contatti con i Lo Piccolo, culminata nell’omicidio di Ninì Rottino. Agli atti dell’inchiesta anche l’interferenza nelle elezioni amministrative di Furnari, comune poi sciolto dal Presidente della Repubblica nel 2009 per infiltrazioni mafiose.
L’impianto accusatorio dei pm Verzera e Massara regge anche in secondo grado. Nel 2012 la prima sentenza aveva stabilito 16 condanne per quasi 130 anni di carcere e un ergastolo, e subito dopo erano scattati gli arresti per due “colletti sporchi” ritenuti collusi ai clan. Quella confermata dalla Corte d’appello di Messina può essere ritenuta a ragione la prima grossa condanna ad un maxi processo per ecomafia in Sicilia.
Il verdetto d’appello ha confermato l’ergastolo per Aldo Nicola Munafò, braccio destro del boss Tindaro Calabrese – al quale sono stati inflitti 16 anni – accusato di essere l’esecutore dell’omicidio Rottino, il camionista eliminato nell’estate nel 2006 nella guerra tra Calabrese e il boss, oggi collaboratore di giustizia, Melo Bisognano. Sconto di pena per quest’ultimo, 7 anni e mezzo. Sconto di pena anche per il professore Nello Giambò, ex presidente di Tirrenoambiente ed ex sindaco di Mazzarrà S. Andrea. La condanna per lui scende da 14 a 8 anni. Otto anni anche per l’imprenditore Michele Rotella inteso “u baruni” che, insieme a Bisognano e Giambò costituirono la “triade” a cui si deve la nascita della discarica.














Smaltimento rifiuti in Sicilia, arrestato funzionario della Regione e 4 imprenditori per corruzione “Bustarelle”, viaggi e sesso  Arrestato funzionario regionale


Smaltimento rifiuti in Sicilia, arrestato funzionario della Regione e 4 imprenditori per corruzione,ITALCEMENTI,CANNOVA,TOLOMEO,ZUCCARELLO,SANSONE 

ERA L'ANNO 2009 





Attualità Cuffaro impazzisce e fa i nomi - Tutti gli uomini di Lombardo, nei posti chiave - RagusaNews


CHI SONO I DIRIGENTI E FUNZIONARI DELL'ASSESSORATO TERRITORIO E AMBIENTE DELLA REGIONE SICILIA ANCHE DIVERSI DA QUELLO ARRESTATO? 



Fermo restando il quadro accusatorio nei confronti del funzionario dell'assessorato territorio e ambiente, arch.Cannova, &relativi soci attualmente individuati. quello che viene riportato dalla stampa e, stranamente, anche dal virgolettato degli inquirenti non può non apparire poco verisimile ed incongruo.

A quanto è dato conoscere :

Cannova è un funzionario e come tale, ovviamente, non era nei suoi poteri rilasciare, come invece erroneamente riportato, alcuna autorizzazione.

Cannova è stato, al più, il responsabile dei procedimenti amministrativi a lui affidati dal dirigente dell'unità operativa o dal dirigente del Servizio VIA-VAS, e tra l'altro è stato per anni fino a poco tempo fa il segretario di conferenze dei servizi, spesso per il rilascio delle AIA, ma la sua funzione non poteva andare oltre.

Cannova, in quanto funzionario, non poteva che svolgere le sue funzioni o incardinato in una Unità Operativa retta da un dirigente o alle dirette dipendenze funzionali del dirigente responsabile del Servizio VIA-VAS deputato al rilascio anche delle AIA; ci risulta che era il segretario delle conferenze dei servizi indette dal Servizio VIA-VAS e colui che andava a seconda dei casi a rendere i pareri nelle conferenze dei servizi per il rilascio di autorizzazioni di competenza di altri dipartimenti, pareri tuttavia predisposti non da lui ma dai responsabili gerarchici a lui superiori.
  
Quindi, Cannova poteva sì fornire "consigli" o qualcos'altro agli imprenditori "amici", ma poteva "condizionare" il rilascio delle autorizazioni solo ed esclusivamente se chi stava gerarchicamente sopra di lui
-          in prima battuta il dirigente dell'Unità Operativa doveva condividere il procedimento e trasmetterlo al responsabile del servizio,

-          in seconda il responsabile del servizio se condivideva la proposta dell'U.O. rilasciava l'autorizzazione nel caso di sua competenza,

-          in terza il dirigente generale del dipartimento se condivideva la proposta del servizio  rilasciava l'autorizzazione nel caso di sua competenza

-          ed in quarta se l'assessore condivideva la proposta del dipartimento, vagliata dal suo gabinetto,  rilasciava l'autorizzazione nel caso di sua competenza, 

non si accorgeva di nessuna eventuale irregolarità o faceva parte della rete del "condizionamento".

Quindi, ai vari livelli,

o Cannova, dal basso superava tutte le varie maglie e faceva fessi dirigenti di unità operativa e responsabile del servizio, dirigente generale, segreteria tecnica dell'assessore e l'assessore

o nessuno controllava gli atti e le autorizzazioni erano firmate senza neppure leggere i decreti che si firmavano
o...Cannova era soltanto il primo anello della catena.

Ecco perchè la versione così come riportata dalla stampa fa acqua da tutte le parti, le autorizzazioni rilasciate da Cannova sono inesistenti e se Cannova condizionava, chi erano i condizionati lungo i vari passaggi amministrativi che portavano al rilascio delle autorizzazioni o alla fornitura dei pareri del servizio VIA-VAS nelle conferenze dei servizi presso altri dipartimenti?
Può darsi, anzi speriamo, che lo dirà Cannova meditando nelle patrie galere.

  
Un'ultima perla.

Ricordiamo tutti quando "scoppia" al dipartimento ambiente la bomba Crocetta-Lo Bello delle 3500 pratiche inevase al servizio VIA-VAS.
Stante il numero esorbitante è logico pensare che si siano accumulate quantomeno nel corso degli ultimi anni.

Chi sono stati i dirigenti responsabili di questo Servizio negli ultimi anni, i dirigenti generali del dipartimento ambiente, i dirigenti responsabili del controllo di gestione ed i dirigenti responsabili della valutazione delle attività dirigenziali?

I nomi sono tutti arcinoti e si trovano nel sito dell'ARTA, ma ci limitiamo solo a rilevare, perchè sono dati pubblicati sempre nel sito dell'ARTA, che i responsabili del Servizio di quel periodo, hanno avuto attestato di avere raggiunto negli stessi anni dell'accumulo tutti gli obiettivi previsti (???) ed hanno di conseguenza intascato le relative indennità (circa 9300 euro/anno per gli obiettivi e oltre 23340 euro/anno in quanto a indennità d'incarico).

Quindi, per attestazione della stessa amministrazione, il Servizio VIA-VAS ha funzionato al meglio, nonostante che, a detta della stessa amministrazione, avesse accumulato 3500 pratiche inevase.

Qualcuno dei dirigenti del Servizio VIA-VAS ha ricevuto dall'amministrazione denunciante, in primis Crocetta, Lo Bello e Arnone (dirigente generale) qualche contestazione, qualche provvedimento di responsabilità dirigenziale? Manco a parlarne.

Anzi, come "botto" della bomba, i dirigenti responsabili del Servizio VIA-VAS non solo non sono stati chiamati a rispondere delle responsabilità dell'enorme accumulo, ma anzi, uno dei dirigenti è stato trasferito ad altro dipartimento sempre come capo servizio, l'altro è stato addirittura promosso da Crocetta a dirigente generale, prima nello stesso dipartimento ambiente e dopo in un altro (il dipartimento regionale tecnico).

E' notizia di qualche giorno che quest'ultimo si è appena messo in pensione con almeno 7000 euro al mese ed una buonauscita che assommerebbe di diverse centinaia di migliaia di euro.

Come si dice in siciliano, chi ddici?

Vabbè, tanto c'è...Cannova !!!

Comitato Cittadino isola Pulita

di Isola delle Femmine sede dello Stabilimento Italcementi


a cui è stato concessa  Autorizzazione Integrata Ambientale decreto 693 18 luglio 2008 a firma dell'ing. Vincenzo Sansone, responsabile del Servizio VIA-VAS, con segretario della relativa conferenza dei servizi arch. Gianfranco Cannova.





LA BELLA VITA DEL FUNZIONARIO REGIONALE CANNOVA FATTA DI "MONEZZA"


MARKEZ



Gianfranco Cannova, funzionario regionale all’assessoratoTerritorio Ambiente, faceva da consulente agli imprenditori dello smaltimento dei rifiuti. Dava le dritte su quanto avvenivano le ispezioni a “sorpresa”, consigliava gli adeguamenti della tariffa di smaltimento dei rifiuti dando anche le motivazioni delle richieste....e vacanze, viaggi, bella vita.
“…Mimmo…Mimmo…una cosa una cosa sola. – diceva Cannova a Domenico Proto titolare della discarica di Motta Sant’Anastasia – La tariffa di 5 anni fa. ma tu lo sai il gasolio a quanto era 5 anni fà?”. Per questi servigi veniva ripagato e bene. Sono stati almeno 20 i soggiorni per il funzionario e tutta la sua famiglia al prestigioso Baja Verde di Acicastello. Viaggi anche a Rimini tutto pagato dall’azienda di Proto.
Sempre Cannova nel corso di un’intercettazione spiegava al figlio il suo rapporto di “collaborazione” con Domenico Proto, titolare del mega impianto nel catanese. “Quello che io guadagno in un anno, lui lo guadagna in un mese”.
E il figlio gli chiede perché non gli dà un po’ soldi. “Se io lavoro mi da… mi da soldi pe… non regala nessuno niente. Se tu li meriti perché sei bravo e lavori, te li danno”. Il figlio a questo punto chiede se il padre collabora con Domenico Proto. “Certo! Non lo vedi che abbiamo lav… abbiamo parlato di lavoro?” E quanto ti dà chiede il figlio. “Dipende quello che faccio, se guadagno 10.000 mi da 10.000, se guadagno 5.000 mi da 5.000″.
Un dialogo (alla cui lettura si rinvia) i cui termini e i cui contenuti davvero non meritano altri commenti dal momento che il Cannova si esprimeva come se fosse stato lui l’imprenditore interessato alla pratica amministrava e non il funzionario pubblico dell’ufficio regionale.
C’erano alcuni problemi nella gestione della discarica di Motta Sant’Anastasia e Gianfranco Cannova organizzò un pranzo alristorante “Papoff” di via Isidoro La Lumia. Al tavolo si sedettero il 6 marzo 2012 Domenico Proto, Gianfranco Cannova, Domenico Michelon e Roberto Li Causi, questi ultimi funzionari del Dipartimento Acque Rifiuti.
Un consesso “atipico” sottolineano gli investigatori in ambienti non istituzionali tra i funzionari pubblici e un soggetto privato interessato in un procedimento amministrativo gestito da quegli stessi funzionari. Michelon svolgeva il ruolo di sub-commissario delegato all’emergenza rifiuti ed il Dipartimento Acque e Rifiuti era soggetto istituzionale coinvolto nelle Conferenze dei Servizi.
“Prima dell’incontro Cannova, – spiera prima dell’arrivo del Proto, aveva incontrato brevemente nella sua autovettura Michelon e Li Causi “preparandoli”, per così dire, sulle tematiche di interesse di “Mimmo” (cioè di Domenico Proto) in specie mostrandosi contrariato per la procedura di annullamento in autotutela del precedente decreto di autorizzazione a favore della società Oikos, che l’ingegnere Natale Zuccarello, avrebbe messo alla firma del Dirigente Arnone Giovanni, all’insaputa del Cannova stesso”

http://www.qtsicilia.it/2013-08-25-07-23-18/39-la-regione-siciliana/1603-la-bella-vita-del-funzionario-regionale-cannova-fatta-di-qmonezzaq.html








Rifiuti e corruzione, arrestato Mimmo Proto
In manette 4 imprenditori e un funzionario

L’operazione, denominata Terra mia, ha portato all’individuazione di un complesso sistema di procedure ambientali non seguite e controlli evitati grazie al presunto pagamento di tangenti. Coinvolti quattro titolari di discariche, tra i quali il proprietario dell’impianto di contrada Tiritì, a Motta Sant’Anastasia. Il dipendente regionale «rilasciava le autorizzazioni Aia e gestiva l’ufficio come suo feudo. Con gli imprenditori amici era prodigo di consigli anche per fregare l’amministrazione pubblica».
Discarica_interna


Un funzionario della Regione e quattro imprenditori legati alla gestione dei rifiuti sono stati arrestati stamattina dagli uomini della squadra mobile di Palermo. Tra loro spicca il nome di Domenico Proto, titolare della Oikos spa, la ditta proprietaria del mega-impianto di contrada Tiritì-Valanghe d’inverno. Secondo le accuse, Gianfranco Cannova (dipendente dell’assessorato regionale Territorio e ambiente) avrebbe avuto un ruolo nella gestione delle procedure più importanti, quelle legate al rilascio delle autorizzazioni all’attività delle discariche. In cambio di regali e viaggi, avrebbe agevolato gli iter d evitato agli impiantiamici controlli e monitoraggi ai quali avrebbero dovuto invece sottostare. Un quadro di corruzione definito dagli inquirenti molto grave nel quale sono coinvolti, oltre a Proto, gli imprenditori Giuseppe Antonioli (amministratore della discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, in provincia di Messina) e i fratelli Calogero (ex senatore della Casa delle libertà) e Nicolò Sodano, responsabili della Soambiente di Agrigento.

L’operazione, denominata Terra mia, ha avuto inizio nel 2011 ed è durata oltre due anni. I titolati delle indagini hanno messo in rilievo come «questo settore amministrativo è caratterizzato da unastratificazione normativa e da un complesso e macchinoso apparato burocratico». Elementi che hanno facilitato l’azione contestata al presunto funzionario infedele. «La corruzione e i corrotti sono un rifiuto speciale e pericolosi - dichiara il procuratore aggiungo di Palermo Dino Petralia - L’imprenditore del Catanese (Domenico Proto, ndr) aveva bisogno di ampliare la discarica a tre milioni di metri cubi. Aveva bisogno dell’Autorizzazione integrata ambientale.Sembra che l’azione per ottenerla in modo illegale sia la regola». A lui fa eco il collega Leonardo Agueci: «Il funzionario regionale rilasciava le autorizzazioni Aia e gestiva l’ufficio come suo feudo. Con gli imprenditori amici era prodigo di consigli anche per fregare l’amministrazione pubblica». Nessuna remora di controlli. «Poteva svolgere una attività illecita con la massima disinvoltura».

Sia il sito di contrada Tiritì-Valanghe d’inverno che l’impianto messinese di Mazzarrà Sant’Andrea sono sotto inchiesta da parte della dirigenza regionale all’Ambiente per presunte violazioni compiute nella gestione dei rispettivi impianti. Un’inchiesta avviata qualche mese fa dall’ex assessore regionale Nicolò Marino. Soambiente gestisce i siti agrigentini di Siculiana e contrada Monserrato e a Noto (in provincia di Siracusa) quello di contrada Stallaini.

A poche ore dall’arresto di Proto, intanto, Confindustria Catania ha sospeso la ditta Oikos, interrompendo il suo rapporto con l’associazione. «Il provvedimento è stato adottato d’urgenza, in ottemperanza del codice etico di Confindustria, spiegano.

http://ctzen.it/2014/07/18/rifiuti-e-corruzione-arrestato-mimmo-proto-in-manette-4-imprenditori-e-un-funzionario/



Mafia, rifiuti e mazzette: i fratelli Sodano traditi dalle intercettazioni

Mafia, rifiuti e mazzette: i fratelli Sodano traditi dalle intercettazioni

Gli inquirenti hanno disegnato il quadro accusatorio grazie alle discussioni, tra le altre, dei fratelli Sodano, inizialmente sottoposti ad intercettazione per confermare un sospetto rapporto con la criminalità organizzata. LE INTERCETTAZIONI

Mafia, rifiuti e mazzette: i fratelli Sodano traditi dalle intercettazioni
LE intercettazioni telefoniche nei confronti dei fratelli Nicolò e Calogero Sodanoarrestati stanotte nell'ambito dell'indagine sulle mazzette alla Regione Sicilia, partirono inizialmente per acquisire elementi di prova che confermassero presunti rapporti tra i Sodano con ambienti della criminalità organizzata. Ma durante l'ascolto dei loro telefoni e delle microspie piazzate tra auto e uffici, i poliziotti hanno sentito tutt'altro.
Sin dalle fasi iniziali dell'indagine, infatti, venivano intercettati assidui contatti telefonici con il funzionario regionale Gianfranco Cannova, in qualità di responsabile del procedimento funzionale al rilascio del provvedimento di autorizzazione. Così gli inquirenti avrebbero appurato come lo stesso Cannova si sarebbe ripetutamente attivato ogniqualvolta gli imprenditori Sodano ne caldeggiavano un intervento. Ma non solo: talvolta è stato proprio lui stesso a sollecitare i due fratelli agrigentini, nel corso delle diverse fasi dei procedimenti amministrativi, ad assumere più iniziative; sollecitazioni che si sarebbero concretizzate in incontri anche a stretto giro, per i quali Cannova avrebbe più volte dato la disponibilità di raggiungere i due imprenditori ad Agrigento.
Mafia, rifiuti e mazzette: i fratelli Sodano traditi dalle intercettazioni
Sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori è finito, in particolare, un incontro avvenuto il 2 maggio del 2011, quando i Sodano incontrarono Cannova nei suoi uffici a Palermo. Poco prima che i fratelli giungessero nel capoluogo di regione, però, i poliziotti intercettarono una telefonata in cui Calogero Sodano chiede ad un proprio collaboratore di quantificare la disponibilità di soldi contanti in azienda; una richiesta alla quale il dipendente ha riferito l'ammontare di  3mila e 585 euro che Calogero Sodano - pur lamentato la scarsità della liquidità - avrebbe chiesto di avere il prima possibile, in quanto doveva recarsi urgentemente a Palermo. Una richiesta che per gli inquirenti trova spiegazione nella consolidata pratica di portare, di volta in volta, delle "mazzette" al funzionario regionale.
Ma per gli investigatori la dimostrazione forse più eloquente del rapporto delittuoso viene fornita una discussione tra i due fratelli Sodano, intercettata nel settembre del 2011 grazie ad una microspia piazzata sulla loro auto, nella quale Nicolò e Calogero commentano tra loro il "costo esagerato" del funzionario regionale, ricordando il fatto che lo stesso aveva già ricevuto circa cinquantamila euro.
C: SODANO Calogero
G: SODANO Nicolò Giovanni
Mafia, rifiuti e mazzette: i fratelli Sodano traditi dalle intercettazioni
C = a CANNOVA lo faccio chiamare tramite l'avvocato ora...
G = si!
C = …inc…
G = perchè non ha ancora convocato la conferenza dei servizi
C = Ah?
G = gli devi dire, avvocato, ...inc..., avvocato...e noi non lo  chiamiamo più ! Cioè, deve capire che siamo offesi noi con lui...
C = perciò, se noi gli facciamo capire che siamo offesi con lui, a questo il culo sai come gli diventa ? Dice non credo che mi denunciano... non credo che... minchia!
G = qualche trenta.. qualche trentamila euro (30.000) gli abbiamo dato...
C = ma che fa! ma che dici!
G = qualche cinquantamila euro (50.000) gli abbiamo dato.. Lì (diminutivo di Calogero)
C = ma che minchia dici ! E poi quando all'ultimo ci ha chiesto tutti quei soldi... hai visto che ci ha detto "accontentatevi con questa discarica"
G = si! bello chiaro...
C = bello chiaro... “per ora questo... prendetevi questo per ora...”
G = eh,infatti...
C = da lui dipende... tutte cose lui manovra...
G = si, tutte cose lui...
C = però ha di sopra la politica, capito?
G = la mafia politica...
C = no ! Lui è... lui è...
G = per dargli un incarico di questo... Li (diminutivo di Calogero)
C = lui è...
G = inc. per dargli un incarico di questo... inc. deve fare quello che dicono gli altri...
C = se c'è la politica ...inc... vanno secondo legge, secondo... qua la legge...inc.
G = ...inc... non solo i grana (soldi, n.d.r.), ma è diventato anche di prestigio, pure.
http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/intercettazioni-fratelli-sodano-villaseta-agrigento.html



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Tutto parte dall'esposto di Gullo
"Sospensione per Cannova"

Venerdì 18 Luglio 2014 - 11:46 

La vicenda che ha portato agli arresti di stamattina è quella finita al centro dello scontro fra Nicolò Marino e Mariella Lo Bello. Il dirigente del Territorio: "Da lunedì il funzionario non sarà più in servizio"

, Cronaca
Gaetano Gullo
PALERMO – Mentre è in corso la conferenza stampa sugli arresti, Gaetano Gullo aspetta notizie. “Ma chi è, Cannova?”. Sì, è Gianfranco Cannova il funzionario arrestato stamattina dalla polizia nell'ambito dell'inchiesta su rifiuti e mazzette. Non indica un nome a caso, Gullo: era stato proprio il dirigente dell'assessorato al Territorio a segnalare alla Procura una strana vicenda che aveva appreso alla fine del 2013, una storia di presunte mazzette legate alle autorizzazioni per le discariche. Adesso, per Cannova scatta la sospensione, un provvedimento immediato: “Da lunedì – spiega Gullo – il funzionario arrestato non sarà in servizio per tutta la durata delle esigenze cautelari”.

La vicenda che ha portato al blitz di stamattina era esplosa a marzo. E si era trasformata in uno scontro politico fra l'allora assessore all'Energia Nicolò Marino e la titolare del Territorio Mariella Lo Bello: oggetto del contendere, l'autorizzazione per una discarica pubblica bloccata da una lettera che lo stesso Gullo aveva firmato “senza leggerla fino in fondo”, come spiegò il dirigente a LiveSicilia. “Quella lettera – dice Gullo – era stata materialmente predisposta da Cannova”. È così che si accesero i riflettori sul funzionario: Cannova fu trasferito al servizio Parchi, e intanto Gullo e Lo Bello raccontarono ai magistrati la storia appresa pochi giorni dopo la lettera. Il funzionario arrestato oggi ha gestito le autorizzazioni ambientali per la discarica di Mazzarrà Sant'Andrea e - secondo la tesi, tutta da dimostrare, raccontata da Gullo ai magistrati - poi avrebbe acquistato un'auto in Lombardia da un'azienda riconducibile a un altro degli indagati
.

Sospensione immediata, dunque. Ma non solo. “In questi casi – prosegue Gullo – si avvia un procedimento disciplinare che potrebbe portare al licenziamento. Quando ci sono profili di carattere penale la conclusione del procedimento è però successiva all'eventuale condanna. Insomma: prima si deve concludere l'eventuale processo e poi la commissione di disciplina prenderà una decisione”.

http://livesicilia.it/2014/07/18/tutto-parte-da-un-esposto-di-gullo-ora-sospensione-per-cannova_517755/

Tutto parte dall'esposto di Gullo 'Sospensione per Cannova' - Live Sicilia

Vacanze extralusso e soldi in contanti
Sms e intercettazioni svelano le mazzette


Venerdì 18 Luglio 2014 - 16:03 

Secondo gli inquirenti, tra il funzionario regionale Gianfranco Cannova e I'imprenditore catanese Domenico Proto c'era un “consolidato, stratificato e articolato rapporto criminoso". Le intercettazioni che inchioderebbero gli indagati.Una foto degli arresti del blitz tratta dal video.


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PALERMO - Soggiorni in hotel di lusso - più di venti vacanze - e mazzette in contanti. C'è tutto questo alla base di quello che i magistrati definiscono “il consolidato, stratificato ed articolato rapporto criminoso instaurato dal funzionario pubblico Gianfranco Cannova con l'imprenditore catanese Domenico Proto, detto Mimmo”.

Proto è presidente della Oikos, la società che gestiva lo smaltimento di rifiuti nella discarica di contrada Tiritì, a Motta Sant'Anastasia. Cannova aveva presentato all'assessorato regionale al Territorio e ambiente la richiesta per ampliare la discarica nella vicina contrada Valanghe d'Inverno. La Oikos è un colosso del settore. Nel 2011 ha fatturato 30 milioni di euro, saliti a 45 nel 2012. Il previsto ampliamento aveva scatenato la reazione di alcuni comitati “No discarica”, preoccupati per la salute pubblica.

Un affare milionario che Proto non poteva rischiare di mandare all'aria e si sarebbe “servito” della collaborazione di Cannova. E così quando, il 12 settembre 2011, Proto gli chiedeva informazioni (“Sai se domani è stato organizzato una visita in discarica da Palermo”), il funzionario lo metteva in guardia: “... domani l'ing Michelon (Domenico Michelon dell'Arpa ndr) domani alle ore 09:00 vengono a fare un controllo con ing Polizzi (Alberto Polizzi, dipendente del Dipartimento ndr) e un consulente dell'Assessore per le problematiche del comitato no discarica”. Cannova non sembrava preoccupato, ostentava sicurezza: “Per quanto riguarda domani, domani c'è questa riunione e tra l'altro Michelon e Pulizzi... che non gliene fotte niente di questa cosa. la stanno facendo soltanto perché gli lo ha ordinato l'assessore... non sono interlocutori che vengono per fare casino o per fare danno anche perché io gli l'ho detto a Michelon acquisisci i verbali dell'Arpa... prendendoti i verbali dell'Arpa non hai bisogno di fare niente... perché sta facendo queste cose. Perché l'assessore praticamente ha letto i giornali e sulla scorta dei giornali che hanno scritto che non sono state risposte... non sono state date risposte all'interrogazione di Burtone”.

Onde evitare di farsi trovare impreparati, però, Cannova decide di acquisire lo stesso delle informazioni. Tre giorni dopo contattava dopo Federico Vagliasindi (allora consulente dell'assessore regionale all'Energia Giosuè Marino) che era stato designato per partecipare all'ispezione: “Le ripeto la questione non è urgentissima… volevo concordarla con lei per studiare una linea comune tutto qua… per vedere se lei concordava con il mio pensiero”.

In ballo c'era un affare enorme, visto che la Oikos si era portata avanti con i lavori,spendendo 28 dei 31 milioni di euro necessari per l'ampliamento della discarica. E così il 10 ottobre Cannova passava a Proto una nuova notizia riservata: “Il fascicolo è in mano a Mimmo e stasera mi dice se va bene”. Alle 20 e 36 dello stesso giorno scriveva. “I documenti vanno bene. Domani mi faccio spedire da veronica la firma digitale e presento il tutto”. Veronica era una collaboratrice di Proto. Cannova, dunque, scrivono i pm, “ si è interessato di seguire, passo passo, tale pratica amministrativa addirittura concordando con il Proto le fasi successive”.

Più che un funzionario pubblico, dunque sarebbe stato al soldo di Proto. In cambio di cosa?Innanzitutto di viaggi e soggiorni. Tutti extra lusso. Nel novembre 2011 l'imprenditore catanese ha pagato al dipendente la trasferta a Rimini in occasione della fiera Ecomondo sul riciclo di rifiuti. “Ti ho messo partenza da Catania, vedi... perché se no dovevi... - diceva proto a Cannova -. Fai una cosa, parla con Veronica.... dagli l'input qual è la disponibilità e ti faccio cambiare tutte cose”. E Cannova ricambiava con informazioni preziose: “Senti, vedi che è arrivato l'altro documento che praticamente parla di nuovo di e... annullamento del decreto AIA nei confronti di Oikos... ora faccio i fax e glieli faccio arrivare a Veronica, quindi questa cosa continua, è quella del direttore, pensavo fosse finita e invece continua"


Proto temeva il ritiro dell'autorizzazione: Da parte di chi arriva questo documento?”. Risposta: “ Da parte del direttore, che, praticamente, gli ha scritto l'ufficio di gabinetto dell'assessore, perché ha avuto la richiesta da parte della Prefettura. Ufficio di presidenza, segreteria tecnica, da parte del presidente... della... della Regione... Scrive Arnone perché vuole risposta la Monterosso, Patrizia Monterosso, ch'è il capo di gabinetto di Lombardo... te lo faccio arrivare tramite fax.. ehm... stasera vattelo a prendere in ufficio”. Cannova è partito per Rimini, portandosi dietro il “documento in originale” e ha alloggiato al Grand Hotel. Cinque stelle lusso. Il conto - 717 euro - è stato pagato con carta di credito di Proto. E non è l'unico soggiorno.

Dal 3 al 7 gennaio 2012 Cannova, con tutti i suoi familiari, ha dormito all'Hotel Baja Verde di Acicastello. Sempre a spese della Oikos. È stato lo spunto investigativo per andare a ritroso nel tempo e scoprire che tra il 2008 ed il 2012 i Cannova hanno soggiornato venti volte nello stesso albergo. Le fatture erano tutte intestate, tranne una, alla Oikos per un totale di 31.152. D'altra parte, secondo i poliziotti della Sezione reati contro la pubblica amministrazione della Suadra mobile di Palermo, i servigi di Cannova sarebbero stati decisivi per gli affari dell'imprenditore.Era, ad esempio, lo stesso Cannova a suggerire al Proto di chiedere l’aumento della tariffa per il conferimento dei rifiuti in discarica: “Quindi, se tu vuoi, la revisione della tariffa, non della TIA (Tariffa Igiene Ambientale ndr), della tariffa la puoi chiedere a me direttamente... Mimmo... Mimmo... una cosa una cosa sola. La tariffa di 5 anni fa, ma tu lo sai il gasolio a quanto era 5 anni fà?... ti do un'altra chiave di lettura, un'altra soluzione. E...io sto mettendo avanti l'aggiornamento... ora a febbraio programmo la prima conferenza... in occasione dell'approvazione dell'AIA dell'aggiornamento... e tutto questo incide, incide tantissimo. Ecco perché non si può tenere quella tariffa. Infatti la questione va rivista, però la camuffiamo, come AIA. Capisci?”.

Viaggi, ma anche soldi in contanti. Come emergeva da una conversazione fra Cannova e il figlio che, sostengono gli aggiunti Agueci e Petralia e il sostituto Picchi, si commenta da sola: “Se io lavoro mi da… mi da soldi pe… non regala nessuno niente”; “Se tu li meriti perché sei bravo e lavori, te li danno”; “Ma tu con Mimmo ci collabori?”, “Certo”; “E quindi te li da i soldi?”; “Certo”; “Quanti soldi ti ha dato?”, “Dipende quello che faccio, se guadagno 10.000 mi da 10.000, se guadagno 5.000 mi da 5.000”.

“Bustarelle”, viaggi e sesso 
Arrestato funzionario regionale

“Bustarelle”, viaggi e sesso <br /> Arrestato funzionario regionale







In cambio di denaro, viaggi, regali costosi un funzionario regionale dell’Assessorato Ambiente della Regione siciliana, Gianfranco Cannova, avrebbe rilasciato autorizzazioni richieste per lo smaltimento dei rifiuti nell’Isola. Ma il dipendente ‘infedele’ è stato scoperto e arrestato. Con il funzionario regionale sono  finiti in carcere quattro imprenditori, tre siciliani e uno del Nord. Si tratta di Domenico Proto 48 anni di Catania, Giuseppe Antonioli, novarese di 53  anni e gli agrigentini Calogero e Niccolò Sodano rispettivamente di 54 e 53 anni.
L’operazione è stata condotta dalla Polizia di Stato che all’alba di oggi ha dato esecuzione ad un’ordinanza cautelare nei confronti dei  cinque arrestati, accusati, a vario titolo di corruzione nell’ambito dei procedimenti amministrativi volti al rilascio/rinnovo delle  autorizzazioni richieste per lo smaltimento dei rifiuti.
Il  provvedimento è stato emesso dal locale ufficio gip, su richiesta  della Procura della Repubblica di Palermo. L’indagine, iniziata nel 2011 e protrattasi per due anni, è  stata condotta dagli agenti di polizia di Palermo, con l’ausilio dei  colleghi di Agrigento, in considerazione del coinvolgimento  nell’indagine di due imprenditori nativi e operanti nell’Agrigentino e di altra attività investigativa, insistente in quel territorio, dalla  quale si è tratto spunto.
Nel corso delle indagini, la Polizia di Stato ha acclamato che  questo settore amministrativo è caratterizzato da una “stratificazione normativa e da un complesso e macchinoso apparato burocratico. Tali  peculiarità hanno permesso al funzionario infedele, nelle diverse fasi della procedura amministrativa, di ‘giostrare’ nella gestione delle  procedure connesse al rilascio dei provvedimenti, agevolando gli  imprenditori e preservandoli dall’ordinaria attività di controllo e  monitoraggio della PA circa le modalità di gestione delle discariche e dello smaltimento dei rifiuti, consentendo loro in questo modo di  bypassare indenni tutti i controlli”.
Il quadro di corruttela venuto alla luce è, per gli inquirenti “senza ombra di dubbio caratterizzato da estremi di rilevante gravità, in quanto strettamente connessi alla  salute pubblica e alla preservazione del territorio da gravi danni  ambientali”.
Le indagini hanno fatto emergere l’illecita attività del  funzionario regionale “che forniva i propri servizi ‘a pagamento’  anteponendo agli interessi pubblici mere logiche di guadagno e arricchimento personale”. Era lui il destinatario di sistematiche  regalie ed ingenti somme di denaro da parte degli imprenditori che  necessitavano della connessione di indispensabili autorizzazioni  amministrative rilasciate dall’uffcio a cui era preposto Cannova.
Secondo gli inquirenti il funzionario finito in carcere sarebbe  stato “a disposizione” degli imprenditori rilasciando o rinnovando i provvedimenti autorizzativi, o comunque “garantiva una corsia prefenziale al procedimento, nell’attività di consulenza tecnica degli aspetti amministrativi”. In sostanza il funzionario avrebbe rilasciato delle autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti in cambio di  ‘mazzette’. Alcune delle tangenti sono state carpite in diretta dagli  investigatori. Ricostruiti invariati benefit e regalie di cui  beneficiava: dai soggiorni gratis in prestigiose strutture alberghiere per sè e la sua famiglia e il pagamento e l’uso di una autovettura a  nolo, ma anche prestazioni sessuali a pagamento.
“Cannova faceva  della corruzione un lavoro, una regola di vita”, ha spiegato Silvia  Como, dirigente della sezione per i reati contro la pubblica amministrazione alla Squadra mobile di Palermo. “C’è una  intercettazione – spiega Como – in cui Cannova si trova in auto e  spiega al figlio: ‘se io lavoro mi danno i soldi’, riferendosi agli  imprenditori, insomma un padre dà un’educazione al figlio alquanto  inquietante, sul suo modo di affrontare una funzione pubblica”. Tra le  tangenti intascate ci sono anche soggiorni in alberghi lussuosi, nel Catanese “per un valore di 30 mila euro almeno”, dice Como. Oltre a un impianto tv e stereo ad altissimo livello.
“Le norme oscure e complicate  sono il sogno di ogni corrotto, ha detto il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo,  commentando gli arresti di oggi – non basta l’azione repressiva per  combattere la corruzione. È più importante semplificare le norme ed  eliminare le facoltà discrezionali, ma anche tempi e scadenze certi”.
http://www.siciliainformazioni.com/106497/viaggi-regali-smaltimento-rifiuti-terremoto-allassessorato-ambiente


Smaltimento rifiuti in Sicilia, arrestato funzionario della Regione e 4 imprenditori per corruzione



PALERMO. Un funzionario pubblico e quattro imprenditori, accusati a vario titolo di corruzione nell'ambito dei procedimenti amministrativi volti al rilascio e rinnovo delle autorizzazioni per lo smaltimento dei rifiuti, sono stati arrestati questa mattina nel corso dell'operazione Terra Mia condotta dalla Polizia di Stato. Il provvedimento è stato emesso dal Gip, su richiesta della Procura della Repubblica di Palermo. L'indagine, iniziata nel 2011 e protrattasi per due anni, è stata condotta dagli agenti di polizia di Palermo, con l'ausilio dei colleghi di Agrigento, in considerazione del coinvolgimento nell'indagine di due imprenditori agrigentini. Nel corso delle indagini, la Polizia di Stato ha constatato che "questo settore amministrativo è caratterizzato da una stratificazione normativa e da un complesso e macchinoso apparato burocratico". Un complesso di norme che ha consentito al funzionario infedele - dicono gli investigatori - nelle diverse fasi della procedura amministrativa, di "giostrare" nella gestione delle procedure connesse al  rilascio dei provvedimenti, agevolando gli imprenditori e preservandoli dall'ordinaria attività di controllo e monitoraggio della pubblica amministrazione circa le modalità di gestione delle discariche e dello smaltimento dei rifiuti, consentendo loro in questo modo di bypassare indenni tutti i controlli. Il quadro di corruzione emerso è molto grave, secondo gli investigatori, in quanto ha messo a repentaglio la salute pubblica e alla preservazione del territorio da gravi danni ambientali. I dettagli dell'operazione saranno resi noti durante una conferenza stampa che si terrà alle 11 nella sala stampa della Procura a Palermo.

Gli arrestati sono Giuseppe Antonioli 53 anni, amministratore delegato della discarica di Mazzarrà Sant'Andrea (Me), Gianfranco Cannova, 56 anni, funzionario regionale dell'assessorato territorio e ambiente, Domenico Proto, 48 anni, titolare discarica di Motta Sant'Anastasia (Ct), i fratelli Calogero e Nicolò Sodano, 54 anni e 53 anni, titolari della discarica Soambiente ad Agrigento.

http://www.gds.it/gds/sezioni/cronache/dettaglio/articolo/gdsid/360979/

NEL MARZO DELL'ANNO IN CORSO............






Mazzette ad un funzionario regionale: ecco come avrebbe ottenuto l’Aia l’ecomostro, mentre al processo Vivaio regge l’impianto accusatorio. La discarica era “cosa” loro


L’assessorato siciliano all’Ambiente – dopo un’indagine interna avviata a seguito della segnalazione di “strani” ritardi nell’iter autorizzativo della nuova (sic) discarica di Gela – ha scoperchiato un giro di mazzette che coinvolgerebbe funzionari del dipartimento, con conseguente denuncia alla procura, firmata dall’assessore Mariella Lo Bello.
Nel mirino è finito un funzionario, non solo per il caso della discarica di Gela, ma anche per altre procedure autorizzative rilasciate in passato. In particolare per la convocazione, nel settembre 2008, di una conferenza dei servizi, dallo stesso presieduta, che ha rilasciato l’Autorizzazione integrata ambientale per l’ampliamento di una discarica nella Sicilia orientale, omettendo la vicinanza a un centro abitato. Il Tar ha poi annullato questa autorizzazione ma, guarda caso, nell’ottobre del 2008 il funzionario ha acquistato un’Audi A6 in Lombardia, in una concessionaria che faceva riferimento a un amministratore della discarica in questione.
«Così è stato nel caso di un funzionario del Dipartimento ambiente – riferisce l’assessore Lo Bello – che subito dopo aver presieduto una conferenza di servizi che procedeva al rilascio dell’autorizzazione, è diventato proprietario di un’automobile acquistata presso una concessionaria del novarese, il cui amministratore delegato risulta essere anche l’amministratore delegato della società alla quale era stata rilasciata l’autorizzazione, autorizzazione che poi il Tar, con due diverse sentenze nel 2012, ha annullato. Abbiamo così trasferito il funzionario e presentato una denuncia sospettando un giro di tangenti per oliare alcune pratiche piuttosto che altre, il tutto in un assessorato noto per le sue lentezze e le improvvise accelerazioni», dice Mariella Lo Bello.
Vi dice niente? A quale discarica si riferisce l’indagine dell’assessore Lo Bello? Chi presiedette quella conferenza dei servizi?
Per chi avesse avuto modo di leggere il mio La collina della munnizza (2012) ricorderà che nel riportare la cronaca relativa al secondo ampliamento della discarica di Mazzarrà scrivevo (pag. 61): «La seconda conferenza dei servizi si tenne il 12 settembre del 2008 […] dal verbale della riunione risulta che nell’occasione fu chiesto alla Tirrenoambiente dai rappresentanti dell’Arpa di spiegare l’incongruenza di informazioni circa la quantità di abbancamento dei rifiuti rilasciato sulla precedente Aia nei confronti della ditta stessa. Il punto doveva essere di una certa rilevanza visto che, come risulta sempre dal verbale, sull’argomento ci fu un’ampia discussione sul quale si erano bloccati i lavori della conferenza. L’intervento del presidente Cannova [che evidentemente aveva fretta di concludere i lavori, N.d.A.] con la dichiarazione che sull’argomento in questione avrebbe preparato una memoria, pose fine al dibattito».
Presunte mazzette o meno, sta di fatto che la decisione “d’imperio” del presidente diede il via definitivo all’Aia.
In questi stessi giorni è stata inoltre emessa l’attesa sentenza al processo d’appello scaturito dall’operazione Vivaio del 2008. Al centro dell’indagine gli illeciti interessi del clan di Mazzarrà dal 2003 in poi: il business rifiuti, con lo smaltimento e le assunzioni alle società che gestivano le discariche di Mazzarrà e Tripi, Tirrenoambiente e l’Ato comprensoriale, lo smaltimento illecito del pastazzo, le estorsioni alle imprese edili titolari di importati commesse pubbliche: le gallerie autostradali e ferroviarie, ad esempio, passando per la guerra interna al gruppo tra la famiglia di Bisognano, negli anni in cui il boss era in carcere, e il reggente Tindaro Calabrese, ansioso di prenderne il posto, forte dell’alleanza col reggente dei barcellonesi, Carmelo D’Amico, e i contatti con i Lo Piccolo, culminata nell’omicidio di Ninì Rottino. Agli atti dell’inchiesta anche l’interferenza nelle elezioni amministrative di Furnari, comune poi sciolto dal Presidente della Repubblica nel 2009 per infiltrazioni mafiose.
L’impianto accusatorio dei pm Verzera e Massara regge anche in secondo grado. Nel 2012 la prima sentenza aveva stabilito 16 condanne per quasi 130 anni di carcere e un ergastolo, e subito dopo erano scattati gli arresti per due “colletti sporchi” ritenuti collusi ai clan. Quella confermata dalla Corte d’appello di Messina può essere ritenuta a ragione la prima grossa condanna ad un maxi processo per ecomafia in Sicilia.
Il verdetto d’appello ha confermato l’ergastolo per Aldo Nicola Munafò, braccio destro del boss Tindaro Calabrese – al quale sono stati inflitti 16 anni – accusato di essere l’esecutore dell’omicidio Rottino, il camionista eliminato nell’estate nel 2006 nella guerra tra Calabrese e il boss, oggi collaboratore di giustizia, Melo Bisognano. Sconto di pena per quest’ultimo, 7 anni e mezzo. Sconto di pena anche per il professore Nello Giambò, ex presidente di Tirrenoambiente ed ex sindaco di Mazzarrà S. Andrea. La condanna per lui scende da 14 a 8 anni. Otto anni anche per l’imprenditore Michele Rotella inteso “u baruni” che, insieme a Bisognano e Giambò costituirono la “triade” a cui si deve la nascita della discarica.














Smaltimento rifiuti in Sicilia, arrestato funzionario della Regione e 4 imprenditori per corruzione “Bustarelle”, viaggi e sesso  Arrestato funzionario regionale


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