L’autorizzazione Integrata Ambientale non è l’applicazione asettica di un insieme di tecniche e di relative “prestazioni ambientali” ma piuttosto il risultato di un percorso di analisi volto ad individuare l’assetto impiantistico e produttivo che combina assieme i tre elementi cardine dell’IPPC: controllo combinato delle emissioni aria-acqua-suolo, riferimento a standard tecnologici e gestionali di settore, valutazioni delle condizioni locali.

Attori principali sono fondamentalmente le amministrazioni che avranno il compito di rilasciare le autorizzazioni, i gestori che le richiedono e la comunità locale destinataria indiretta delle scelte delle pubblica amministrazione che dovrà provvedere al contemperamento degli interessi di cui tali attori si fanno portatori all’interno del provvedimento complesso.
Ricorso al TAR Palermo di Cittadini di Isola delle Femmine per annullamento decreto n 693 della Regione Sicilia a favore della Italcementi

Conferenze: 31 Luglio 2007-21 Novembre 2007-31 gennaio 2008-20 febbraio 2008-19 marzo 2008

Cambiamo Aria


Il Piano regionale per la qualità dell'aria presentato dalla regione Sicilia nel 2007 somiglia stranamente a quello del Veneto. Semplice coincidenza?

E' da un pò che in Sicilia non si respira più la stessa aria. Da Palermo a Gela, da Catania a Caltanisetta ci sono segnali di cambiamento che vengono dalla società civile, dai commercianti, dagli industriali che si ribellano contro la mafia e il pizzo. Anche la burocrazia regionale se n'è accorta. Per questo nel "Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell'aria", pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana, sono state introdotte importanti novità. Ora siamo più europei e lo conferma il rigido clima dell'isola. In più abbiamo un "bacino aerologico padano" e "piste ciclabili lungo gli argini dei fiummi e dei canali" presenti nei centri storici dei comuni siciliani. A leggere il piano in questione si può fare a meno anche dell'autonomia, dato che anche il Parlamento , l'Assemblea Regionale, è diventato un normale Consiglio regionale come quello del Veneto.

Un bel sogno che è stato interrotto da quei materialisti di Legambiente che hanno rilevato come il Piano sia, per usare un eufemismo, troppo simile a quello del Veneto. E dire che porta la firma di ben nove eccellenti autori: dirigenti dell'Assessorato e professori universitari, L'Assessore all'Ambiente Rossana Interlandi, dice che nel caso in cui errori vi siano stati, questi devono essere accertati, e comunque questo non legittima nessuno a parlare di plagio. L'Assessore ha ragione, in primo luogo perchè ispirarsi a un piano esistente conferma la teoria che riciclare conviene. E poi, non è che i piani regionali sono tutelati da diritto d'autore, senno dovrebbero riconoscere anche i diritti Siae ai dirigenti e consulenti che li preparano, Quidi è giusto che nessuno dei responsabili di questo piano cambi aria. In fondo la Regione non è mica il Palermo Calcio, che dopo una partita persa 5 a 0 con la Juve esonera l'allenatore. Bisogna prima accertarsi di non aver perso la partita.

Se intanto il camponato finisce, pazienza.

Gianpiero Caldarella Sdisonorata Società Navarra editore
Piano Regione Sicilia Qualità e Tutella dell'Aria

domenica 5 luglio 2015

APPUNTI SU ISOLA DELLE FEMMINE: E' UFFICIALE: IL GOVERNO DI ROMA AFFAMA LA SICILIA...

E' ufficiale: il
Governo di Roma affama la Sicilia, ma la notizia sfugge alla stampa...


Antonella Sferrazza
 5 Jul 2015



A
gran parte della stampa, vedi caso, sfugge una passaggio importante
dell'analisi della Corte dei Conti Siciliana, quello in cui, 
mentre
nel resto del Paese si registrano segnali di risveglio, secondo i giudici in
Sicilia la situazione continua a deteriorarsi, la regione è indietro pure
rispetto alle altre regioni meridionali e anche 
il Governo nazionale viene inchiodato alla sue
responsabilità...



Il recente giudizio della Corte dei Conti Siciliana sulle finanze della Regione offre uno spunto prezioso per riflettere, ancora una volta, sull'obiettività della 'grande' stampa. Soprattutto, sui suoi pregiudizi quando si parla di Sicilia e di Sud Italia in genere. Un approccio già molte volte denunciato dalla Svimez (l'Associzione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno) e che in Sicilia trova la sua massima espressione.
Che succede stavolta? Succede che i magistrati contabili, nel giudizio di parifica del bilancio regionale, hanno tracciato un quadro a tinte fosche sui conti della Sicilia. Se non è default, ci somiglia molto. Con l'aggravante che, come dicono i giudici, mentre nel resto del Paese si registrano segnali di risveglio, in Sicilia la situazione continua a deteriorarsi e la regione è indietro pure rispetto alle altre regioni meridionali.
Insomma, un disastro. Un quadro che è stato ampiamente ripreso dalla stampa siciliana e non con titoli a tutta pagina e commenti tanto scontati quanto strumentali.
La notizia è notizia. E, indubbiamente, la relazione della Corte dei Conti lo è.
Ma, ed ecco la solita 'obiettività', a gran parte della stampa, vedi caso, sfugge un passaggio importante dell'analisi dei giudici contabili, quella in cui il Governo nazionale viene inchiodato alla sue responsabilità e sono tante, come scriviamo da tempo. 
Una notizia che, a nostro avviso, avrebbe meritato un risalto ancora maggiore delle solite considerazioni sulla fragilità dei conti, perché è la prima volta che la Corte dei Conti Siciliana rifugge dalla diplomazia, dalle atmosfere ipocrite del politically correct, e scrive a chiare lettere, in un documento ufficiale che, se la Sicilia naviga in brutte acque, la colpa è anche (se non soprattutto) di Roma.
Eppure, tranne LiveSicilia.it, e un accenno nell'editoriale di Nino Sunseri sul Gds, a tutti gli altri giornalisti, per quel che abbiamo visto, la notizia è sfuggita. Troppo caldo? Distrazione? O è la solita informazione di facciata o di regime? Chissà....
Fatto sta che il giudizio della Corte dei Conti non lascia dubbi e mette a tacere anche chi, con superficialità o partigianeria, relega la battaglia per il riconoscimento dei diritti della Sicilia al capitolo  'lamentele infondate di un gruppo di indipendentisti o autonomisti', o peggio, alle 'pretese assurde dei soliti Siciliani spreconi'.
Il Procuratore generale della Corte dei Conti,  Diana Calaciura, numeri alla mano, ha risposto per tutti. Con coraggio e chiarezza. Cominciando da un 'furto' di risorse siciliane operato dalla Agenzia delle Entrate:
“Nel corso del 2014, la Struttura di gestione dell’Agenzia delle entrate ha trattenuto le entrate riscosse nella Regione per complessivi 585,5 milioni di euro, riversandole direttamente al bilancio dello Stato a titolo di accantonamenti tributari e, per di più, in assenza di qualsiasi comunicazione formale alla Regione. Quest’ultima, in tal modo, non ha potuto accertare la medesima somma in entrata e, conseguentemente in uscita - a titolo di concorso alla finanza pubblica - atteso che, nell’ordinamento contabile della Regione, le entrate erariali sono accertate all’atto del versamento. Queste Sezioni riunite, pertanto, - aggiugne - evidenziano come l’operato degli anzidetti Uffici statali, che hanno posto in essere una sostanziale “compensazione per cassa”, abbia realizzato una procedura unilaterale e poco trasparente, che non consente un corretto riscontro al livello di banca dati SIOPE e che mal si concilia con il principio di “leale collaborazione” che deve presidiare i rapporti istituzionali tra Stato e Regione”.
Insomma, il Governo italiano è stato sleale, una slealtà "che ha prodotto un duplice ordine di criticità: da una parte, non ha consentito alla Regione di operare in termini di corretta contabilizzazione delle entrate, di talché risulta fuorviante e di difficile comprensione, attraverso il rendiconto, non solo la modalità con la quale la Regione ha contribuito al risanamento della finanza pubblica, ma anche l’analisi della “serie storica” degli accertamenti”.
Non solo. Il magistrato entra nel merito del mancato riconoscimento dell'articolo 37 dello Statuto Siciliano  “che prevede ’attribuzione alla Regione del gettito dell’imposta sul reddito degli impianti industriali e commerciali con stabilimenti ubicati nell’Isola: per l’esercizio 2014, a tale titolo, è stata assegnata la complessiva somma di 50,2 milioni che, tuttavia, non risulta ancora versata dalla Struttura di gestione, né risultano esplicitati i criteri di stima utilizzati dal Mef (Ministero dell'Economia e Finanze) per l’attribuzione di siffatta entrata”.
 “Queste Sezioni riunite sottolineano come, ancora una volta, in un momento di affanno finanziario per i conti della Regione siciliana, somme statutariamente spettanti non vengano erogate dai competenti organi statali”.
E ancora un passaggio sui danni prodotti delle manovre nazionali. Danni denunciati dalla Svimez in più di una occasione, ma ahimé, anche qusti sfuggiti alla grande stampa:
“Sulle già ridotte risorse erariali, - si legge sul rendiconto - pesano in misura preponderante i tagli subiti per effetto delle pesanti manovre di finanza statale, che hanno determinato disponibilità assolutamente insufficienti a far fronte agli oneri di spesa incomprimibili; nè il sistema economico dell’Isola offre segnali di ripresa della produzione e dei consumi, timidamente registrati in ambito nazionale. Il concorso alla finanza pubblica – prosegue il documento - richiesto alla Regione siciliana per il 2014 ha drenato risorse per complessivi 1.142 milioni, di cui 508,3 milioni sulle risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione e 80,6 milioni di euro, quale cessione di spazio finanziario in favore della Regione Puglia”.
Insomma, da oggi potremmo affermare, con buona dose di certezza, che chi non vuole riconoscere questa verità- e cioè che il Governo di Roma ha contribuito non poco ad affamare la Sicilia- o è sordo e cieco,  oppure è un ascaro 'salariato' da Roma.

"Gluteo
brasiliano", "dottor Ochoa"  Tutte le accuse a Matteo
Tutino


Martedì 30 Giugno 2015 - 06:17

Truffa,
falso, peculato e abuso d'ufficio: sul primario di Chirurgia plastica sono
piovute diverse accuse. La Procura parla di "spaccato inquietante"
che potrebbe avere riflessi a cascata su altre indagini.




PALERMO - Quelle “occhiaie” erano un cruccio per l'uomo intercettato mentre
parlava con Matteo Tutino.
“Non le sopporto proprio”, diceva. “Farei questo... superiori
Botulino”, gli consigliava il Chirurgo plastico, mostrandogli alcune fotografie
al computer o facendo uno schizzo a penna su un foglio di carta. Alla
conversazione partecipava pure una donna: “No, no il naso non lo voglio
ritoccato, mi piace da morire, lo voglio lasciato così”. Tutino si rammaricava:
“Staresti molto meglio”.


È solo uno degli incontri registrati dai carabinieri del Nucleo anti
sofisticazione e inseriti nell'ordinanza di custodia cautelare che ha raggiunto
Tutino
, finito ieri agli arresti domiciliari. Le cimici erano state
piazzate nella stanza del medico all'ospedale Villa Sofia. E avrebbero raccolto
la prova che il primario di Chirurgia plastica avrebbe eseguito interventi
estetici spacciandoli per funzionali e cioè necessari a salvaguardare la salute
dei pazienti. Il tutto senza avere scelto il regime di attività intramuraria.


“Però... io farei un lifting medio frontale con un pilin”; “Ti
faccio il corpo veramente bello”; “... io con la bodyjet ti definiscono tutto
il gluteo... te lo faccio brasiliano”: frasi pure queste, dicono gli
investigatori, dal significato inequivocabile. Tutino avrebbe dirottato i
pazienti in ospedale, senza che per altro fossero mai passati dal centro di
prenotazione di Villa Sofia. Si sarebbe fatto pagare per operazioni che non
avrebbe potuto eseguire in ospedale, incassando soldi che non poteva incassare,
falsificando le cartelle cliniche affinché i pazienti ottenessero un rimborso
che non gli spettava dal servizio sanitario nazionale. I periti nominati dai
pubblici ministeri - l'indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo
Agueci e dal sostituto Luca Battinieri - non hanno avuto dubbio alcuno a definirli
“interventi chirurgici di natura estetica” per i quali lo stesso Tutino ha
voluto che l'azienda sanitaria acquisisse, in comodato d'uso,
un'apparecchiatura - il body jet - di proprietà privata dello stesso Tutino che
lo avrebbe utilizzato per le liposuzioni, nonostante avesse detto che servisse
per trattamenti con le cellule staminali.

E così nei suoi confronti vengono ipotizzati i reati di truffa, peculato e
falso.
 Come falsa sarebbe stata l'autocertificazione con la quale Tutino,
nel momento in cui presentò la domanda per diventare primario, dichiarò di non
avere precedenti penali. Ed invece nel suo casellario giudiziale c'è una
sentenza irrevocabile con la quale nel 1989 è stato condannato per omicidio
colposo nel 1989.


E poi, ci sono gli abusi d'uffici: quello che avrebbe commesso
assieme all'ex commissario Giacomo Sampieri per evitare che si completasse
l'iter del procedimento disciplinare aperto a suo carico quando da Palermo si
era trasferito a Caltanissetta e quello che ha avuto come "vittima"
Francesco Mazzola. Mazzola è uno dei medici arrivati allo “scontro” con Tutino
e Sampieri. Era stato pure sospeso per sei mesi, senza stipendio. L'inchiesta
per abuso d'ufficio alla fine è stata archiviata. A Mazzola Sampieri contestò
la violazione del contratto di lavoro. Il chirurgo era accusato di avere
eseguito un intervento fuori dalle mura dell'ospedale senza alcuna
autorizzazione. Si trattava dell'escarectomia eseguita sulla gamba di Giovanna
Mesia, una donna che sarebbe poi deceduta in ospedale. Sul decesso l'indagine è
ancora in corso. “Una prestazione occasionale urgente che non necessita di
alcuna autorizzazione da parte dell'azienda”, si era difeso Mazzola, assistito
dall'avvocato Giuseppe Gerbino, e il giudice gli ha dato ragione.



In un capitolo delle indagini sfociate nell'arresto di Tutino si fa
riferimento ad un “pretestuoso” ordine di servizio: in pratica il primario e la
direttrice sanitaria Maria Concetta Martorana si sarebbero messi d'accordo per
trasformare la reperibilità di Mazzola durante la notte di capodanno in guardia
attiva in reparto.



Infine c'è un altro falso legato ad un intervento chirurgico. Il 2
luglio 2013 la scheda di intervento segnalava la presenza in sala operatoria di
“tale dottor Ochoa (dovrebbe trattarsi del chirurgo Enrique Ochoa)” in veste di
“observer", cioè di osservatore. In realtà, così hanno detto alcuni
testimoni, il medico - "amico di Tutino e di fama internazionale" -
avrebbe preso parte all'intervento senza alcuna autorizzazione". Ce n'è
abbastanza per parlare, come ha fatto il procuratore aggiunto Agueci, di
"spaccato inquietante" e ipotizzare che l'arresto di Tutino
sbloccherà una serie di indagini che lo vedono coinvolto.



Non è chiaro, ad esempio, a cosa potrà portare la valutazione giudiziaria
sul curriculum di Tutino.
 Le attenzioni del militari del Nas si sono
concentrate su una “sub specialità in Chirurgia cranio-facciale” conseguita fra
aprile e settembre 1997 all'Ospedal General Gonzalez di Mexico City. Un
“addestramento” per il quale la Procura ha chiesto lumi al ministero
dell'Istruzione. Risposta: non si tratterebbe di un titolo valido in Italia.
Anzi, non si tratterebbe neppure di un titolo, ma di un semplice attestato di
partecipazione.

http://livesicilia.it/2015/06/30/tutino-liposuzione-glutei-operazione-ospedale-palermo-chirurgia-estetica-palermo-inchiesta_643602/






Crocetta-PD: duello
al sole tra ‘ascari’. Commissariamento per la Regione siciliana?
Giulio Ambrosetti


30 Jun 2015


Lo scontro tra Crocetta e il PD sembra giunto alle battute finali. Ma non per andare al voto ad ottobre, perché il centrosinistra verrebbe massacrato. Molto più probabile - con il default della Regione che ormai è nelle cose - il commissariamento della Sicilia da parte di Palazzo Chigi. Che consentirebbe a Renzi di controllare tutto. E di risparmiare...
Cosa succederebbe in Sicilia se il PD dovesse decidere di ‘staccare la spina’ al governo regionale di Rosario Crocetta? A noi la prospettiva sembra improbabile, ma non impossibile. Certo, il Partito Democratico e quello che resta dei partiti di centrosinistra dell’Isola non ci sembrano nelle condizioni di affrontare una campagna elettorale. Ma potrebbero continuare a gestire la Sicilia con un commissariamento di sei mesi, di un anno o forse più.
Fantapolitica? Chissà. La cosa certa è che ci dovrà pur essere un motivo per il quale il presidente della Regione, Rosario Crocetta, ha iniziato a levarsi i sassolini dalle scarpe. Ha capito che la sua esperienza è al capolinea? Insomma, che sta per essere scaricato? In queste ore Crocetta ne sta dicendo di tutti i colori al sottosegretario alla Pubblica istruzione, Davide Faraone, un parlamentare nazionale made in Porcellum che impersona con grande coerenza la profonda mediocrità del renzismo in salsa sicula, ovvero iattanza e albagia a iosa per nascondere un vacuo e fatuo vuoto pneumatico-politico. Il governatore dell’Isola sembra essersi stancato di reggere il gioco non tanto a Renzi, quanto ai tirapiedi siciliani del capo del governo romano. Per dirla tutta, Crocetta non ha alcuna intenzione di passare, come si direbbe dalle nostre parti, per cornuto e mazziato. Della serie: se debbo andare a casa, tanto vale che racconto tutto quello che fino ad oggi non ho detto: e come finisce si racconta.
Crocetta, fino ad oggi, ha subito in silenzio lo scippo di un sacco di soldi ad opera del governo Renzi (come racconta Antonella Sferrazza in questo articolo). Lo scorso anno, tanto per gradire, ha anche firmato un accordo folle con il governo nazionale in base al quale la Regione siciliana ha rinunciato, per quattro anni, agli effetti positivi, in materia finanziaria, di un paio di sentenze della Corte Costituzionale favorevoli alla Sicilia. Insomma, per dirla tutta, la Sicilia di Crocetta è candidata al Nobel ‘Scendiletto in  politica’. In Italia, con l’avvento dell’Euro, gli scendiletti, in politica, sono ormai piuttosto diffusi: per ora, ad esempio, a Roma stendono tappeti alla Germania per dimostrare che noi siamo diversi dal greco Tsipras e che, da Hitler alla Merkel, nello straordinario mondo dei leccaculo italici, non è cambiato nulla (“Ce lo chiede l’Europa” insegna...).
Lo schema prevede che Roma faccia da scendiletto all’Europa dell’Euro secondo i dettami descritti dal
renzi crocetta
Manzoni nel primo coro dell’Adelchi; mentre le Regioni e i Comuni vengono ‘alleggeriti’ dal governo nazionale che scippa loro i soldi da portare a Bruxelles (i soldi strappati agl’italiani con le tasse, infatti, non servono più per dare servizi ai cittadini del nostro Paese, ma per pagare gli interessi sui 2 mila e 200 miliardi di euro di debito pubblico italiano a prezzi ‘tedeschi’).
A pagare, ovviamente, sono i cittadini con l’aumento delle tasse locali. La Sicilia, grazie al governo di ‘ascari’ di Crocetta, è la Regione che sta pagando di più. Lo sanno bene parlamentari e dirigenti del PD siciliano che, dopo avere svenduto la propria Isola al governo Renzi, massacrando le finanze della Regione, avvertono l’esigenza di far sapere ai siciliani il falso: e cioè che loro non c’entrano nulla e che la colpa è del solo Crocetta che non sa amministrare. I più impegnati in questo gesuitico scarica-barile sono proprio i renziani siciliani. Ma, a quanto pare, come già accennato, Crocetta rifiuta di interpretare il ruolo di cornuto e mazziato. Da qui i suoi strali al ‘capo’ dei renziani siciliani, Faraone. E non è da escludere che, nei prossimi giorni, il presidente della Regione cominci a vuotare tutto il sacco, tirando in ballo altre storie e altri personaggi.
In questo momento, intanto, grazie all’insipienza di Crocetta e del PD, la Regione - per ammissione dello stesso presidente della Regione (come potere leggere qui) - non ha le risorse finanziarie per andare avanti. E, sullo sfondo, si profila la manovra da 18-20 miliardi che il governo Renzi deve mettere in atto da qui a dicembre. In questo scenario è improbabile, se non impossibile, che Roma restituisca il mal tolto alla Sicilia. Già dal prossimo mese la Regione siciliana non sarebbe nelle condizioni di pagare interi settori della vita pubblica siciliana. Morale: si potrebbe sciogliere il Parlamento siciliano per andare al voto il prossimo autunno (ipotesi improbabile); o si potrebbe commissariare la Sicilia per persistente violazione dello Statuto (ovvero l’impossibilità di approvare il Bilancio del prossimo anno per mancanza di soldi). Questo potrebbe avvenire tra la fine di quest’anno e i primi mesi del 2016, ammesso che non esploda prima qualche rivolta sociale.
Ora proveremo a raccontare perché, a nostra avviso, il commissariamento della Regione - magari tra la fine di questo anno e l’inizio del 2016 - è molto più probabile delle elezioni a ottobre. Se di dovesse andare al voto il centrosinistra siciliano, infatti, verrebbe massacrato. Il PD dell’Isola non è credibile. Anzi, è incredibile, soprattutto dopo la ‘cura renziana’. I piccoli schieramenti di centrosinistra vanno scomparendo. L’Udc siciliana ormai la cercano a “Chi l’ha visto?”. I ‘lanzichenecchi’ di Totò Cardinale (il riferimento è ai deputati del Parlamento siciliano di centrodestra passati, armi e bagagli, con Crocetta in questa legislatura) hanno già fiutato l’aria e, sottobanco, trattano già con il centrodestra. Sicilia Democratica, con la scomparsa di Lino Leanza, sembra in caduta libera. I movimenti che stavano dietro Crocetta nel Megafono ormai lavorano per un nuovo soggetto di sinistra alternativa sia allo stesso confusionario e trasformista Crocetta, sia a un PD siciliano in disfacimento.
A sinistra, pur tra mille difficoltà, anche in Sicilia si lavora per un soggetto alternativo al PD. Non è mai stato facile per via delle tante ‘anime’ sempre rigorosamente divise. La novità è che a riunificare la sinistra alternativa al Partito Democratico sta pensando Renzi: pur di andare contro di lui - sembra incredibile! - persone e movimenti, in Sicilia da sempre divisi, sono disposti a mettere da parte le divisioni per privilegiare l’unità. Almeno sotto questo profilo il governo Renzi sta facendo qualcosa di utile.
Tirando le somme, se il PD dovesse decidere di mandare a casa Crocetta per andare al voto in autunno perderebbe le elezioni. A vincere potrebbero essere i grillini. Ma anche il centrodestra, che in Sicilia, se riunificato attorno a un candidato forte, potrebbe riprendersi la Regione.
Certo, a Roma Berlusconi sta provando a far rivivere il patto del Nazareno con Renzi. Ma questo non significa che nell’Isola i suoi non dovrebbero avere le mani libere per vincere le elezioni regionali. Forse è anche per questo che Nelle Musumeci si è rimesso in moto? Ricordiamo che, nel 2012, Musumeci è stato il candidato del centrodestra. Avrebbe vinto le elezioni se l’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, in combutta con Gianfranco Miccichè, non gli avessero sbarrato la strada spaccando lo stesso centrodestra siciliano. Allora a candidarsi - di fatto contro Musumeci - è stato lo stesso Miccichè che, prendendo il 15 per cento circa dei voti, ha impedito a Musumeci di vincere, dando la vittoria, seppur risicata, al candidato di centrosinistra, Crocetta.
nello musumeci
Se vogliamo essere precisi, Musumeci (nella foto, a destra) avrebbe vinto anche con il centrodestra spaccato se i ‘Traditori di Bronte’ - il simpatico nome con il quale sono conosciuti dal 2012 in poi Giuseppe ‘Pino’ Firrarello, già senatore del PDL, e suo genero Giuseppe Castiglione, oggi sottosegretario all’Agricoltura nel Nuovo centrodestra Democratico di Angelino Alfano - non avessero fatto votare, sottobanco, per Crocetta. Ma oggi Musumeci non dovrebbe avere problemi: Lombardo si occupa di grano e di galline nella sua amata fattoria di Grammichele; Miccichè, nonostante si agiti ancora, prende i bagni a Cefalù; mentre i ‘Traditori di Bronte’ contano ormai quanto il due di coppe con la briscola a denari: ‘Pino’ Firrarello non solo non è più senatore, ma non è stato nemmeno in grado di fare eleggere il sindaco nel suo paese (Bronte, per l’appunto); mentre Castiglione, a furia di giovare con il fuoco del Cara di Mineo, si è bruciato un po’…
Restano il Movimento 5 Stelle. I 14 parlamentari di questo schieramento politico sia nel Parlamento siciliano, sia fuori dallo stesso Parlamento si sono mossi bene. Sono gli unici, alla fine, che fanno politica nell’interesse dei cittadini e non per derubarli. Anche loro, però, scontano qualche limite: sono un po’ settari (il loro, più che un partito politico è una setta: di ‘scientologia’ politica, certo: ma pur sempre setta) e, qualche volta, lasciano perdere, forse perché qualche ‘sconticino’ lo fanno pure loro: sul Piano di sviluppo rurale (Psr), infatti, non hanno fatto molto. Sembra che abbiamo formulato la richiesta di accesso agli atti, per capire nelle tasche di chi sono finiti gli oltre 2 miliardi di euro del Psr 2007-2013: ma ‘sti atti non sono mai arrivati. E su questo argomento - pur potendo contare su un eurodeputato eletto in Sicilia che potrebbe scatenare un mezzo ‘bordello’ a Bruxelles - non hanno mai fatto una battaglia politica. Ma, tolto questo ‘scivolone’, sono in gamba.
Ma appunto perché sono in gamba - e appunto perché contenderebbero la Regione al centrodestra, con un centrosinistra ormai fuori gioco - il PD non dovrebbe mai e poi mai creare i presupposti per il voto nel prossimo autunno. Di fronte al default della Regione - che ormai è nelle cose - il commissariamento sembra l’ipotesi più probabile. Anche perché, con il commissariamento della Sicilia, Renzi e Padoan, impegnati a portare soldi all’Europa, risparmierebbero un bel po’ di quattrini non pagando più il Parlamento siciliano. Il commissariamento dovrebbe durare pochi mesi. Ma, nel nome dell’austerità europea, potrebbe durare anche due anni. Tanto in Italia lo Stato di diritto, ormai, somiglia al già citato scendiletto che a Roma stendono alla signora Merkel: basti pensare al blocco degli scatti delle retribuzioni dei dipendenti pubblici incostituzionale da oggi in poi, mentre prima i picciuli 'u Stato si ‘i putia futturi… (se li poteva trattenere per i non siciliani).   
http://www.lavocedinewyork.com/Crocetta-PD-duello-al-sole-tra-ascari-Commissariamento-per-la-Regione-siciliana/d/12943/








Il giallo del fascicolo "dimenticato"  Così sfumò il procedimento disciplinare

Martedì 30 Giugno 2015 - 15:00






A marzo del 2014 i carabinieri trovarono nella stanza di Sampieri un plico ancora sigillato. Era il carteggio sul procedimento disciplinare a carico di Tutino



PALERMO

- È il 25 marzo 2014. I carabinieri del Nas fanno irruzione all'ospedale Villa Sofia.
 È il giorno in cui vengono notificati gli avvisi di garanzia al primario

di Chirurgia plastica Matteo Tutino, al commissario dell'azienda Giacomo Sampieri, e al direttore sanitario Maria Concetta Martorana.






Nella stanza di Sampieri i militari oggi guidati dal comandante Giovanni Trifirò e allora da Mansueto Cosentino trovano un plico. È ancora sigillato. È il carteggio sul procedimento disciplinare a carico di Tutino che l'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta aveva spedito a Palermo dove nel frattempo Tutino era entrato in servizio, prima “in comando” e poi come vincitore del concorso per primario. Il plico è rimasto sigillato per un anno e due mesi. Chi doveva intervenire, secondo l'accusa, ha tergiversato, chiesto pareri, preso tempo, fino a fare scadere i termini. E così il procedimento disciplinare è stato dichiarato prescritto. E qui il tema diventa non solo giuridico ma anche, e soprattutto, amministrativo e, dunque politico, perché è la politica che sceglie i manager sanitari. Nonostante la stessa politica, al suo livello più alto, e cioè con il presidente della Regione, Rosario Crocetta, affermi che “non sono mai intervenuto nell'inferno di Villa Sofia e non l'ho nominato io (riferendosi a Tutino ndr)”. Nonostante, ancora, la politica per bocca dell'assessore regionale alla Sanità, Lucia Borsellino, al quale la stessa Procura ha riconosciuto il massimo della collaborazione, si dica oggi “stupita che Tutino, indagato, da mesi sia rimasto al suo posto finora”. La stessa Borsellino che si chiede, dalle colonne di Repubblica, “come mai il provvedimento disciplinare non si è mai concluso”. Dalla politica, laddove si si aspetterebbero risposte, arrivano invece nuovi interrogativi. Una cosa è certa: nell'ultimo anno e mezzo le note sindacali erano state spedite alla direzione generale dell'ospedale, in assessorato e alla Commissione Sanità dell'Ars per chiedere chiarimenti sul curriculum di Tutino. Secondo il sindacato Cimo, il primario non aveva i titoli per vincere il concorso (circostanza citata dalla Procura nell'ordinanza). Alle note non è mai arrivata risposta. Eppure poteva essere un campanello d'allarme.

Nell'attesa è toccato alla magistratura intervenire, descrivendo lo spaccato inquietante di cui ha parlato il procuratore aggiunto Leonardo Agueci. Lo stesso giudice per le indagini preliminari, Giovanni Francolini, che ha mandato il primario ai domiciliari ha sottolineato che se le regole fossero state rispettate il caso Tutino probabilmente non sarebbe mai esploso. Perché il chirurgo plastico -

almeno secondo l'accusa che naturalmente va verificata - non avrebbe dovuto e

potuto lavorare a Villa Sofia. Con il provvedimento disciplinare si sarebbe interrotta sul nascere la gestione del reparto che ieri è costata a Tutino l'arresto. Ed invece è andata diversamente con un susseguirsi di atti e contro atti che, secondo i carabinieri del Nas, è solo servito per centrare l'obiettivo. Evitare lo stop a Tutino.


Ricostruiamo solo i passaggi principali del tanto tormentato quanto inutile provvedimento disciplinare. A ritenere per prima che ci fossero delle irregolarità è stata la direzione generale del Policlinico di Palermo dove Tutino era in servizio. Il chirurgo aveva eseguito al Sant'Elia degi interventi senza essere stato autorizzato. Solo che nel frattempo Tutino era stato trasferito a Caltanissetta dove il direttore sanitario era Giacomo Sampieri. Sanitario, appunto, disse a Livescilia Sampieri per sostenere che non avesse alcuna responsabilità: “In quella veste non ho mai saputo che esistesse procedimento a Caltanissetta, ce l'aveva il direttore generale”. Quando Sampieri fu nominato commissario straordinario a Villa Sofia volle Tutino al suo fianco. E così il 23 gennaio 2013 sul suo tavolo arrivò il carteggio sul provvedimento disciplinare spedito da Caltanissetta. La competenza passava a Palermo. Solo tre mesi dopo, il 6 maggio, il fascicolo venne consegnato all'ufficio provvedimenti disciplinari di

Villa Sofia. O meglio, il fascicolo non c'era. C'era solo la nota di trasmissione del Sant'Elia. Il 29 maggio fu chiesto il il perché del ritardo a Sampieri che disse di non averlo aperto perché sopra vi era la scritta “riservato”. Sampieri a quel punto decise di chiedere ad un avvocato un parere per sapere se fosse sua competenza avviare il procedimento disciplinare visto che Tutino era ancora in comando. Nel frattempo Tutino divenne primario e l'avvocato arrivò alla conclusione che spettasse a Palermo a trattare la questione. Il parere dell'avvocato doveva essere vagliato dall'ufficio disciplinare.

Ci furono tre riunioni - 13 novembre, 11 e 16 dicembre - sempre con un nulla di

fatto. La Martorana era assente per impegni istituzionali, così come gli altri componenti alcuni dei quali impegnati altrove per decisione dello stesso Sampieri.


Finalmente l'ufficio si riunì. Era il 17 dicembre. Troppo tardi: non si poteva che dichiarare prescritto il procedimento disciplinare. Qualche mese prima, il 17 aprile, quando Sampieri fu convocato dai carabinieri disse che si sarebbe attivato al più presto con Caltanissetta. In effetti scrisse al Sant'Elia per ricevere

notizie “in merito alla sussistenza di un procedimento disciplinare”. La risposta non poteva che essere di stupore: il fascicolo su Tutino era stato trasmesso il 22 gennaio precedente. E si arrivò al 27 marzo, giorno in cui i carabinieri sequestrarono il plico sigillato nella stanza di Sampieri.





Sanità, si è dimessa

l’assessore Lucia Borsellino  Ma la formalizzazione ancora non è arrivata




E' il terzo assessore in pochi giorni che lascia il governo di Crocetta

L’assessore regionale alla Sanità Lucia Borsellino ha deciso di dimettersi dall’incarico. Manca solo la formalizzazione ma la notizia ormai è certa.
La decisione era maturata già ieri nel corso di una lunga giornata trascorsa in Procura della Repubblica in seguito alla emissione di un provvedimento di arresti domiciliari per il primario di Villa Sofia Matteo Tutino che rappresenta l’ennesimo colpo alla credibilità del sistema sanitario siciliano che ormai da due anni è al centro di numerosi casi da “prima pagina”,non ultimo quello che riguarda la vicenda Humanitas.
Una storia, quella che riguarda il dottor Tutino, che vede indagati anche i vertici dell’azienda ospedaliera palermitana ma nella quale l’assessorato regionale non è immune da responsabilità, avendo autorizzato con un provvedimento ad hoc la nomina a primario di Matteo Tutino (medico e amico personale del presidente Crocetta) in deroga al divieto posto dalla legge Balduzzi che condizionava nomine e assunzioni alla definizione delle nuove piante organiche.
Lucia Borsellino ha già avvertito il presidente Crocetta che ha cercato invano di dissuaderla. Adesso si attende solo la formalizzazione, che dovrebbe avvenire nelle prossime ore. Anche se – fanno notare i meno “amici” dell’assessore – non è la prima volta che l’assessore annuncia di essere pronta a dimettersi per poi ritornare alla scrivania. L’ultima volta accadde qualche mese fa in occasione della morte della piccola Nicole: il duro attacco del ministro Lorenzin aveva convinto la Borsellino a dimettersi, dimissioni poi rientrate per la pressioni politiche ricevute.

Con le dimissioni di Lucia Borsellino sono ora tre le dimissioni dal Governo regionale avvenute nell’ultima settimana: in precedenza era toccato a Leotta e Caleca. Adesso si profila con sempre maggiore probabilità l’ipotesi che in Sicilia si vada a votare subito dopo l’estate non essendoci più le condizioni minime per governare (per la verità non ci sono da tempo) nè esiste un minimo di compattezza all’interno del Pd che è il partito di maggioranza.















28 GIUGNO 2015


Sicilia, incarichi di consulenza. Nuove

nomine alla Regione. Spuntano pure tre ex assessori

Gli ex assessori che diventano consulenti sono Roberto Agnello e Salvatore Calleri firmano due nuovi contratti rinnovando degli incarichi che avevano già avuto dopo il  rimpasto di novembre. E torna anche Ester Bonafedeex assessore alla famiglia e agli ento locali, mandata via a fine 2014. Agnello, ex assessore all’Economia sostituito a novembre con Alessandro Baccei (a proposito, dicono che i rapporti con Crocetta siano di nuovo tesissimi….) continuerà ad occuparsi, per conto dell’assessorato alla Salute, di «definizione dei percorsi attuativi della certificabilità:

attività di verifica sullo stato di avanzamento del Pac da parte delle aziende del Servizio sanitario regional
e». Non chiedeteci cosa sia. Il nuovo contratto, valido dal primo giugno al 31 dicembre, prevede un compenso lordo di 14.460 euro. Buono. Sempre alla Sanità arriva Ester Bonafede, per lei incarico a titolo gratuito per occuparsi di «sviluppo integrato delle politiche socio assistenziali con particolare rifermento all’attività di raccordo istituzionale tra Assessorato della Salute e Assessorato perla Famiglia le Politiche Sociali e il Lavoro».

 Confermato anche l’incarico di
Salvatore Calleri, ex assessore all’Energia e ai Rifiuti che a novembre aveva lasciato il suo posto a Vania Contraffatto. Per lui è previsto un compenso di 13.772 euro lordi dal 10 giugno al 31 dicembre. Calleri continuerà ad occuparsi di consulenza giuridica «nell’ambito della sicurezza e della legalità» e in particolare di contratti pubblici di lavori, forniture e servizi, gare di appalto, beni confiscati alla criminalità organizzata, analisi del fenomeno della  criminalità organizzata e mafiosa. Calleri sarà consulente diretto di Crocetta, così come un altro assessore, Nelli Scilabra, ex contestata assessore alla Formazione, alla quale poi Crocetta ha dato un incarico di consulenza. Così come capo di gabinetto di Crocetta era Mariella Lo Bello, oggi assessore. Un gran via vai.  Fra le ultime nomine  da citare  quella di Roberto Immesi, giornalista che scrive per Live Sicilia, incaricato dall’assessore all’Energia e ai Rifiuti Vania Contraffatto di «consulenza per le relazioni istituzionali e sociali», con un compenso di 12.394 euro lordi per sei mesi. Incarico infine per Antonella Del Sordo, consulente dell’assessorato alle Infrastrutture e ai Trasporti per le «problematiche attinenti l’accordo di programma quadro su mobilità ecosostenibile» con un compenso di 7.863 euro lordi per tre mesi.  

Questi i nomi dell’ultima tornata. Altre consulenze erano state date il mese scorso. Sami Ben Abdelaali, il burocrate tunisino,  figura tra i consulenti direttamente nominati dal presidente della Regione Rosario Crocetta. . Per il consulente ecco altri 29.265 euro lordi per sette mesi di lavoro: dal primo maggio al 31 dicembre. Nello specifico dovrà occuparsi di fornire “assistenza all’Organo Politico nelle relazioni con i Paesi del Mediterraneo, Africa e Mondo Arabo e approfondimento e supporto al Presidente della Regione nelle problematiche afferenti all’immigrazione, Expo 2015, programma transfrontaliero Italia/Malta e Italia/Tunisia”.

Antonella Del Sordo è stata chiamata dall’assessore alle Infrastrutture Giovanni Pizzo per una consulenza per le “problematiche attinenti l’accordo di programma quadro su mobilità ecosostenibili”. 7.863 euro lordi per tre mesi di consulenza.

Stefania Guccione è stata chiamata direttamente dall’assessore Mariella Lo Bello per la Formazione. Per lei, 4.131 euro lordi per due mesi di consulenza. Quasi cinquemila euro lordi, invece, per lo stesso periodo di lavoro (due mesi) a Giuseppe Cicala. Chiamato direttamente dall’assessore al territorio Maurizio Croce, dovrà occuparsi della “valutazione delle proposte di collaborazione e partenariato con enti di ricerca, università nell’ambito dei programmi di iniziativa comunitaria Life+ e Horizon 2020”.  Sempre Croce ha rinnovato infine il contratto di Ester Daina: 5.242 euro per due mesi per esprimere parere e giudizi in materia di diritto urbanistico e ambientale.


28 GIUGNO 2015

AGNELLO,CALLERI,CUFFARO Rosaria Barresi  è il quarto assessore di Crocetta all’Agricoltura dopo Cartabellotta, Reale e Caleca. 

27 GIUGNO 2015



Il nuovo assessore all’ agricoltura della Sicilia Rosaria Barresi. Prende il posto di Caleca

Il Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta ha nominato il nuovo assessore all’Agricoltura Rosaria Barresi, dirigente regionale, che prende il posto di Nino Caleca, che ieri ha lasciato a sorpresa il suo incarico  dopo  – a sua volta – la nomina di Giovanni Pistorio alla Funzione pubblica, ex assessore del Governo Cuffaro. Caleca ieri lasciando l’incarico aveva parlato di un “ritorno al passato”. La scelta di Barresi è condivisa da Sicilia democratica, seppure dopo qualche fibrillazione perchè il gruppo, pare, non era stato informato della scelta di Crocetta.

INDAGATO L’ASSESSORE PIZZO. C’e’ un’inchiesta della Procura di Messina sul fallimento della societa’ che ha gestito la clinica Santa Rita di Messina, un fascicolo in cui e’ indagato l’assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti, Giovanni Pizzo. A Pizzo e’ stato notificato da tempo un avviso di garanzia, ma lo si apprende soltanto adesso. Si tratta di un atto dovuto da parte dei magistrati, che hanno gia’ sentito l’assessore.

L’inchiesta e’ coordinata dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e condotta dal sostituto procuratore Fabrizio Monaco. 

26 GIUGNO 2015
Si dimette anche Nino Caleca. Regione, caos nel governo di Rosario Crocetta



Anche Nino Caleca, l’assessore all’Agricoltura, si è dimesso dalla giunta di Rosario Crocetta. Lo fa dopo la nomina, da parte del governatore, di Pistorio quale successore di Leotta (si era dimesso ieri sera) alla Funzione Pubblica. Pistorio non è un tecnico, è il segretario dell’Udc e per Caleca ciò rappresenta un “ritorno al passato”. Le dimissioni sono irrevocabili.



“Continuo a sognare una politica nuova, pulita e trasparente.

Per la Sicilia non ci rinuncio. Avverto un totale senso di estraneità di fronte ad 
incomprensibili ritorni al passato. Le mie dimissioni sono irrevocabili e con affetto immediato. Presidente, ti voglio bene, Nino Caleca“.
Le dimissioni hanno suggerito a Crocetta di rinviare la conferenza stampa con la quale avrebbe discusso coi giornalisti del vertice di maggioranza appena concluso. Un vertice dal quale è emersa la necessità di ricompattare la maggioranza in vista del dibattito in Aula sulla riforma delle Province.
Nel corso dell’incontro sono emersi anche dissapori tra il presidente della Regione e l’assessore all’Economia Baccei.“Condivido la posizione del

presidente – dice il deputato Nino Oddo – la politica del rigore non può essere portata avanti senza garantire  i livelli occupazionali e sulla pelle dei lavoratori “.


4 APRILE 2015
Busta paga ma senza stipendio,  ora sospesi da Regione

Per oltre un anno hanno ricevuto la busta paga ma non lo stipendio. Restando scoperti persino sul fronte dei versamenti previdenziali, assicurativi e contributivi a Inail e Inps.



Le loro posizioni però non sono mai state comunicate all'Inps e dalla firma del nuovo contratto, siglato dall'ex dirigente generale Gaetano Gullo all'inizio del marzo scorso, quando sono stati sospesi dal servizio, i 33 non hanno ricevuto nessuno stipendio.




Regione, dipartimento Ambiente senza direttore generale Gullo


spostato, Marco Lupo non si è mai insediato




REDAZIONE FEBBRAIO 2015



POLITICA – I boatos dicono che Lupo rinuncerà all'incarico. Intanto da un mese il dipartimento è senza un direttore generale;


a fine gennaio, alla scadenza del contratto,  Gaetano Gullo è stato 

spostato al Comando del corpo forestale e il dipartimento di via Ugo La 




Malfa è rimasto senza vertice amministrativo 

Dal 27 gennaio il dipartimento regionale dell’ambiente è senza dirigente generale. O la cosa è gravissima oppure non si capisce davvero perché ai capi dipartimento della Regione Siciliana vengano corrisposti stipendi di centinaia di migliaia di euro.



Certo è che si tratta di uno dei dipartimenti regionali più importanti e nevralgici, dal quale passano tra l'altro, il rilascio delle autorizzazioni VAS e VIA, obbligatorie per legge per l'approvazione di progetti privati e non. 



A fine gennaio, alla scadenza del contratto, il direttore generale dell’Ambiente Gaetano Gullo - denunciato 

dall'associazione Rita Atria per l'autorizzazione al Muos - è stato spostato al Comando del corpo forestale, dando il 

via ad un altro dei tanti valzer di poltrone a cui ci ha abituato questo governo, e il dipartimento di via Ugo La Malfa è rimasto senza vertice amministrativo.


Infatti, il nuovo direttore Marco Lupo, l’esterno fortemente voluto dal governatore e dall’assessore all’Ambiente Croce, nominato con delibera di giunta n. 5 del 13 gennaio 2015, dopo aver dettato le sue  condizioni e aver preso tempo per liberarsi dai precedenti impegni, ad oggi non si è ancora insediato e, iboatos che trapelano da Palazzo D’Orleans dicono che non lo farà più e che rinuncerà all’incarico. E Crocetta, che più e più volte ha dichiarato strategico il dipartimento Ambiente, in tutti questi giorni non ha affidato nessun incarico ad interim, evidentemente ritenendo più opportuno lasciare tutto fermo.



completare il  quadro, si legge ancora nella delibera appena citata, che all’interno del dipartimento Ambiente «Tra i profili dei dirigenti regionali selezionati (...) non vi è un soggetto che soddisfi i requisiti professionali e culturali richiesti per il conferimento dell’incarico», motivo per cui era stato nominato Lupo.



Così, dopo un intero mese, la poltrona di dirigente generale è ancora vuota e il dipartimento Ambiente è 

alla paralisi. Le imprese, dopo mesi di attesa, sono costrette ad aspettare 

ancora i mandati di pagamento, già pronti; i Comuni e le imprese continuano ad aspettare le autorizzazioni ambientali; la Commissione Europea, che chiede conto e ragione su attività di progetti Life per milioni e milioni di euro, può aspettare.


da ultimo, continua ad aspettare il personale a tempo determinato del dipartimento, che non prende lo stipendio da 13 mesi: un caso surreale di cui ormai si parla con incredulità anche a Roma e che molti ben informati indicano come la vera causa che rende oggi così scottante la poltrona di direttore del dipartimento Ambiente.



14 GENNAIO 2015

Al Dipartimento Turismo della Sicilia viene nominato Sergio Gelardi, che già lo guidava ad interim.

13 gennaio 2015
Regione, valzer di dirigenti:


ritorna Marco Lupo, Gullo al corpo forestale La giunta Crocetta delibera alcune nomine: l'ex capo dipartimento alle Acque e ai rifiuti rientra nell'amministrazione e  va al Territorio.


18 NOVEMBRE 2014
La seconda vita dell’ex assessore Scilabra Crocetta


la nomina suo segretario particolare




Nelli Scilabra, ex assessore alla Formazione coinvolta nello scandalo “Piano giovani”. E infatti i siciliani avevano ragione: per Nelli Scilabra è pronto il posto di segretaria 

particolare del presidente della Regione.


La nomina sarà ufficializzata nelle prossime ore, perché si devono effettuare alcune verifiche sul decreto anticorruzione. Scilabra prenderà il posto in Segreteria che fu di Mariella Lo Bello che, a sua volta, ha preso il posto che fu di Nelli Scilabra all’assessorato alla Formazione: un valzer di nomine che vede protagonista il governatore e due delle sue donne preferite, insieme agli assessori Lucia Borsellino e Linda Vancheri, che hanno visto confermato il loro posto in giunta.


NOVEMBRE 2014
IL RITORNO DELLA CORSELLO



Il dirigente generale Anna Rosa Corsello torna nella “squadra” del governatore Rosario Crocetta.
Il presidente le ha affidato la guida del dipartimento Lavoro, fino a due giorni fa gestito a interim da Dario Cartabellotta.
Per Corsello si tratta di un ritorno dopo la feroce polemica con l’ex assessore alla Formazione Nelli Scilabra per il fallimento del click day per la selezione dei tirocinanti nell’ambito del Piano giovani.


Corsello e Scilabra si erano accusate a vicenda per quel flop, finito prima in Parlamento e poi sul tavolo della Procura di Palermo che aprì una inchiesta, acquisendo anche gli scambi di sms tra la dirigente, finita indagata, e l’ex assessore. Dopo l’azzeramento del Crocetta bis e la formazione della nuova giunta, la Corsello torna in pista grazie ai buoni rapporti che ha sempre mantenuto col governatore Crocetta, che non ha mai nascosto stima e fiducia nel superburocrate, alla quale aveva affidato temi delicati come la “pulizia” nel bacino degli ex Pip, ridotti da 3200 a 2400 con l’espulsione dei precari che hanno continuato a delinquere nonostante beneficiassero del sussidio regionale.


29 OTTOBRE 2014
Da assessore a segretario (e ritorno) Lo Bello, l'eterna sorpresa

L'esponente politica agrigentina torna in giunta dopo un breve incarico da braccio destro di Crocetta. Come, prima di lei, era toccato a Michela Stancheris. E dopo essere stata silurata sul fotofinish durante la nascita del Crocetta-bis.

Non è l'unico incrocio, per Lo Bello. Basta scorrere la sua storia recente, per trovarne un altro: in aprile, quando nacque il Crocetta-bis, la conferma dell'esponente politica agrigentina era data per certa fino a pochi minuti prima della divulgazione dei nomi degli assessori. A sorpresa – sì, perché la sorpresa è un tratto caratteristico, in questa storia – fu però il comunicato ufficiale di Rosario Crocetta a bruciare le certezze:

fuori
Mariella Lo Bello, finita al  centro di uno scontro con il collega di giunta Nicolò Marino, dentro Mariarita Sgarlata. Chiamata in giunta per “bilanciare”

geograficamente la nomina di
Ezechia Paolo Reale, siracusano come lei, e trascinata dentro il Partito democratico dopo essere stata nel Megafono fino al giorno prima.

Muos, denuncia per lo stop alla revoca   «Il dirigente regionale ha detto il falso»




SALVO CATALANO AGOSTO 2013


CRONACA L'associazione Rita Atria ha presentato una denuncia 

alla procura di Palermo nei confronti di Gaetano Gullo, il dirigente regionale



che ha firmato l'annulamento della revoca delle autorizzazioni per l'impianto 

Usa. «Nel provvedimento riporta solo una parte della relazione dell'Iss da cui 




si evincerebbe la certezza che le parabole non fanno male, omettendo le 




conclusioni, dove si sottolinea che si tratta di pura teoria», spiega 




l'avvocato D'Antona. L'accusa è di falso in atto pubblico. Venerdì 




manifestazione a Niscemi



Si moltiplicano i filoni giudiziari della vicenda Muos, l'impianto miltare Usa di telecomunicazioni satellitare in costruzione a Niscemi. L'associazione Rita Atria, tramite il suo legale Goffredo D'Antonaha denunciato alla Procura di Palermo il dirigente della Regione Gaetano Gullo. Sul decreto che annulla la revoca delle autorizzazioni alla costruzione dell'impianto, dando di fatto il via libera alla prosecuzione dei lavori, non c'è la firma del governatore Rosario Crocetta, ma la sua. L'accusa è di falso in atto pubblico. «Nel provvedimento - spiega l'avvocato D'Antona - a sostegno della decisione di annullare la revoca, il dirigente riporta solo una parte della relazione dell'Istituto superiore di sanità.

Estrapola il testo da cui si evincerebbe la certezza che le parabole non fanno male alla salute, omettendo le conclusioni, dove l'Iss sottolinea che si tratta di pura teoria, da verificare in concreto e che, infine, quanto affermato non può essere usato a fini autorizzativi».

Questa denuncia arriva poco tempo dopo l'esposto alla procura di Caltagirone, sempre da parte dell'associazione Rita Atria, per accertare se, come anticipato dal giornalista Antonio Mazzeo, i lavori per la costruzione del Muos nella base statunitense di Niscemi siano iniziati davvero tre anni prima del rilascio delle autorizzazioni necessarie da parte della Regione Sicilia e come mai nessuno ha chiesto conto di questa mancanza. «Il Tar di Palermo, respingendo il

ricorso del Ministero della Difesa
 - aggiunge D'Antona - aveva sottolineato che non si poteva andare avanti senza la prova assoluta e concreta della non nocività del sistema Muos. E questa prova l'Iss non se l'è sentita di darla, non si è assunta questa responsabilità». Di conseguenza, denuncia l'associazione Rita Atria, «quanto dichiarato, riportato dal dirigente è assolutamente falso. E la falsità non promana da una querelle tra scienziati (che pure sussiste ma non è questa la sede ove discernere) ma dalla relazione stessa. Ed invero i tecnici dell
Iss riportano quanto trascritto dal Gullo, ma con molta onestà concludono la loro relazione, con un enorme ed insuperabile dubitativo».

L'associazione chiede quindi di fermare i lavori del Muos, «la cui ultimazione - concludono - sarebbe consentita da una autorizzazione idelogicamente falsa, infondata, non rispettosa del dettame del Tar Sicilia, sulla certezza assoluta della non nocività». La stessa richiesta che si alzerà forte dalle strade di Niscemi

venerdì pomeriggio, 9 agosto, in occasione della manifestazione indetta dal Coordinamento Regionale dei No Muos. L'ultima, sostengono alcuni attivisti, prima che le tre parabole vengano issate sui blocchi di cemento.

E proprio oggi, in contrada Ulmo, due persone sono state denunciate dagli agenti del commissariato di Niscemi con l'accusa di attentato alla sicurezza dei trasporti e porto abusivo di oggetti atti ad offendere. I

due, infatti, una 39enne di Trapani e un 32enne di Niscemi, sarebbero stati scoperti dopo avere collocato una serie di tavole di legno chiodate al centro della carreggiata di una strada sterrata che conduce alla stazione militare. L'uomo avrebbe dichiarato alla polizia che si trovava nella riserva naturale della sughereta per raccogliere frutti di bosco.

30 MAGGIO 2013



Dirigenti alla Regione. Parte la rotazione di Crocetta


All’Ufficio Tecnico nominato il dott. Giovanni Santone che lascia il Dipartimento Territorio e Ambiente; questo settore viene assegnato ad interim al dott. Gaetano Gullo, al fine di uniformare le politiche tra territorio e urbanistica; all’Osservatorio Epidemiologico Regionale va il dott. Ignazio Tozzo che lascia il Fondo Pensioni, quest’ultimo posto viene occupato dal dott. Rosolino Greco che lascia la Pesca; il Dipartimento Pesca viene assegnato a Felice Bonanno che lascia la Programmazione, nell’ottica di un rilancio e utilizzo dei fondi europei in quel settore.

Al Dipartimento Programmazione viene nominato il dott. Falgares, proveniente dalle Infrastrutture per portare l’esperienza di concreta gestione in ambito della programmazione. Alle infrastrutture viene collocato un uomo di grande esperienza tecnica come il dott. Giuseppe Arnone che lascia l’azienda Forestale. La posizione del direttore della Forestale viene occupata dott. Lo Monaco.



Martedì 28 Ottobre 2014 



Nasce il 'Crocetta Ter'  I nomi del nuovo governo


La squadra: Borsellino, Vancheri, Contrafatto, Purpura, Caruso, Li Calzi, Caleca, Pizzo, Castronovo, Croce, Baccei, Lo Bello. Le probabili deleghe.  Non c'è l'accordo con Articolo 4

Castronovo alla Funzione pubblica, Contrafatto all'Energia, Li Calzi al Turismo, Purpura ai Beni culturali. L'intesa trovata oggi pomeriggio. I ritratti degli assessori - Baccei, il "commissario" Contrafatto, una pm ai Rifiuti - Croce, il "semplificatore




PALERMO

- E' maturato nel pomeriggio l'accordo definitivo sulle deleghe del Crocetta ter
. Eccole:

Vania Contrafatto all'Energia, Cleo Li Calzi al Turismo, Marcella Castronovo alla Funzione Pubblica, Mariella Lo Bello alla Formazione, Maurizio Croce al Territorio, Nino Caleca all'Agricoltura, Alessandro Baccei all'Economia, Antonio Purpura ai Beni Culturali, Sebastiano Caruso al Lavoro, Giovanni Pizzo alle Infrastrutture, Lucia Borsellino alla Salute, Linda Vancheri alle Attività produttive.


23 OTTOBRE 2014


Crocetta con gli ex assessori Scilabra, Calleri, Valenti e Stancheris


Venerdì 11 Aprile 2014



Nasce il Crocetta bis:  assegnate tutte le deleghe


 Il dado è tratto.

Il governatore ha assegnato tutte le deleghe. Agnello va all'Economia, l'Agricoltura a Reale. Valenti nominata vicepresidente della Regione. Ma è rottura con Raciti: "I posti del Pd sono a disposizione. Spero di riprendere a dialogare col segretario. Il partito mi ha spiegato che di Sicilia si occupa anche Faraone".

Ecco le altre deleghe: Salvatore Calleri Energia, Roberto Agnello Economia, Nico Torrisi Infrastrutture, Antonio Fiumefreddo Beni culturali, Nelli Scilabra Formazione e istruzione, Linda Vancheri Attività produttive, Mariarita Sgarlata Territorio e ambiente, Michela Stancheris Turismo, Lucia Borsellino Salute. Giuseppe Bruno Famiglia e lavoro. Bruno avrà anche la delega alla Protezione civile.

 





Venerdì 

30 Novembre 2012 



Crocetta presenta  la giunta della 

rivoluzione

LA 

PRIMA GIUNTA DELL'ERA CROCETTA.  Il governatore 

"congela" la situazione dell'assessore agli Enti locali: "Voglio approfondirla bene". Ma lascia intendere di essere orientato a mantenere la Valenti in giunta. Il caso del figlio del fisico "è un problema risolto". Assente Marino, si attende il Csm.

Segretario generale Patrizia Monterosso: Nelli Scilabra, il più giovane assessore della giunta.Presenti quindi tutti gli altri, tranne Nicolò Marino e Patrizia Valenti. Così, ecco gli altri assessori: Luigi Bianchi (Economia), Nino Bartolotta (Infrastrutture), Franco Battiato (Turismo), Ester Bonafede (Lavoro e Famiglia), Dario Cartabellotta (Agricoltura), Linda Vancheri (Attività produttive), Antonino Zichichi (Beni culturali), Lucia Borsellino (Sanità), Mariella Lo Bello (Territorio e ambiente).

La giunta






Presidente: Rosario Crocetta







Economia: Francesca Basilico D'Amelio







Formazione: Nelli Scilabra







Infrastrutture: Nino Bartolotta







Turismo: Franco Battiato







Lavoro e Famiglia: Ester Bonafede







Funzione Pubblica: Patrizia Valenti







Agricoltura: Dario Cartabellotta







Attività produttive: Linda Vancheri







Cultura: Antonino Zichichi







Sanità: Lucia Borsellino







Territorio: Mariella Lo Bello







Energia: Nicolò Marino


25 NOVEMBRE 2012

CGIL
su nomina assessore Mariella Lo Bello


 Pavarotti cantava "Nessun dorma", qua pare "Nessun veglia", o no?





"GLUTEO BRASILIANO", "DOTTOR OCHOA"  TUTTE LE ACCUSE A MATTEO TUTINO IL GIALLO DEL FASCICOLO 'DIMENTICATO' COSÌ SFUMÒ IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE  CROCETTA-PD: DUELLO AL SOLE TRA ‘ASCARI’. COMMISSARIAMENTO PER LA REGIONE SICILIANA?


BACCEI, BARRESI, BONAFEDE, BORSELLINO LUCIA, CICALA, CONTRAFATTO, CROCE, CROCETTA, FARAONE, GULLO, LUMIA, MARINO, MONTANTE, PISTORIO, SAMPIERI, SANSONE, SCILABRA, STANCHERIS, TUTINO, ZUCCARELLO,
E' UFFICIALE: IL GOVERNO DI ROMA AFFAMA LA SICILIA, MA LA NOTIZIA SFUGGE ALLA STAMPA...